01.03.1998 - COSTITUZIONE: ABOLIAMO LE PROVINCIE - Roberto BISCARDINI, Il Giorno

01 gennaio 2000

Trasformare le Province ed eliminare ogni loro riferimento dalla nuova Costituzione.
Questa è la proposta che i Socialisti italiani hanno avanzato in occasione della Bicamerale. La proposta non è stata finora accolta, ma il Parlamento potrebbe farla propria. Si tratta di abolire le attuali Province, in quanto enti sostanzialmente inutili, espressione dello Stato centralista contro le Regioni e i Comuni. Le Province d’altra parte dai tempi di Cavour, figlie dei dipartimenti napoleonici, (con le loro annesse prefetture) sono nate in funzione del centralismo e dello statalismo contro i Comuni. Così come le nuove Province, arricchite di nuove competenze, sono l’espressione dello Stato centralista oltre che contro i Comuni, anche contro le Regioni.
Se nell’attuale Costituzione c’è scritto che “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni” nella nuova ci dovrà essere scritto che “La Repubblica in quanto Stato federale si riparte in Stato centrale, Regioni e Comuni”.
Nello Stato ridisegnato dalla nuova Costituzione, i tre soggetti: Stato centrale, Regioni e Comuni bastano e avanzano.
Ciò detto, le Province potranno permanere (senza valenza costituzionale), ma solo come enti amministrativi, regolate dalle leggi regionali, come luoghi dell’autocoordinamento dei Comuni per l’esercizio delle funzioni da gestire in forma associata.
In questo senso le Province potrebbero essere trasformate in enti intercomunali, quali Consorzi di Comuni per iniziativa delle Regioni e dei Comuni stessi.
Tale impostazione trova riscontro nel fatto che già oggi costituzionalmente le
Province non hanno competenze generali, e che il governo del territorio e la “cura” di ogni aspetto che attiene alle comunità compete alla “potestà” dei comuni.
In questa direzione si sono mossi i rappresentanti dei Comuni e delle Regioni presso la Presidenza della Commissione Bicamerale. E’ un passo avanti, non tanto di chi come Comuni e Regioni, potrebbero chiedere la sostanziale abolizione delle Province per aumentare il proprio potere, quanto (se il Parlamento ne assume fino in fondo il significato) per disegnare concretamente un modello di Stato federale nel quale in modo paritario dovranno contare lo Stato centrale, le Regioni e i Comuni.
Nella cultura socialista e liberale il federalismo è l’autonomia di ogni singola istituzione esercitata in modo paritario, l’una rispetto all’altra, e tutte concorrono alla risoluzione degli interessi generali.
Se le Province saranno trasformate in Consorzi di Comuni e regolate dalle leggi regionali potranno essere in numero maggiore di quelle attuali e potranno essere istituite, là dove occorre, per libera iniziativa dei Comuni stessi. Nel caso lombardo, per esempio, se trasformate in questo senso, potranno nascere le Province di Monza e quella di Busto ed altre ancora, con una dimensione giustificata dall'esercizio ordinato delle funzioni intercomunali.
La necessità di abolire dalla Costituzione ogni riferimento alle Province vale ancor più per le Città metropolitane, che non devono essere imposte dal Parlamento, ma solo se condivise e riconosciute utili dai Comuni, potranno da loro stessi essere proposte alle Regioni, con compiti e ordinamenti tra loro differenziati a seconda dei casi.
Se non passa questo modello istituzionale, l’opera di semplificazione che si era riproposto il Parlamento vedrà nella nuova Costituzione oltre alle vecchie Province da eliminare, l’aggiunta anche delle contraddittorie e inutili Città metropolitane. Ciò indebolirà ulteriormente le Regioni e i Comuni e qualsiasi ipotesi federale.

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