UNA RAGIONE IRRESISTIBILE PER ESSERE SOCIALISTI di Alberto Angeli

27 settembre 2017

UNA RAGIONE IRRESISTIBILE PER ESSERE SOCIALISTI di Alberto Angeli

Per comprendere quanto sta avvenendo nella sinistra italiana, in prima battuta, e ricorrendo ad una semplificazione erudita, ci si può spingere nella interpretazione, fino a darne una sfumatura romanzata, richiamando il saggio di Goethe: “Le affinità elettive”. pubblicato nel 1809. Il titolo deriva dall'affinità chimica, proprietà degli elementi chimici che descrive la tendenza di alcuni di essi a legarsi con alcune sostanze a scapito di altre. Ecco, allora, perchè si può pensare a quanto avviene in questa parte della società politica, la sinistra, come ad un corpo geneticamente complesso e formato di soli elementi chimici (organici), che si scompongono e ricompongono e si possono leggere nei loro movimenti solo con lo spettroscopio. Nel nostro caso lo spettroscopio è  la stampa, che ci ha informati che MdP e CP di Pisapia si sono accordati per presentare una loro lista alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Siciliana, con Claudio Fava candidato alla Presidenza, mettendo in atto una irrefutabile sfida a Leoluca Orlando e contro Micari (e il PD, soprattutto). Questa intesa si proietta nel prossimo futuro con il fine di costruire un soggetto politico alternativo al PD o, per lo meno, antagonista e concorrenziale, poiché qualificato come partito moderato con tendenze conservatici.

Tuttavia, i media ci informano che il disegno organizzativo del nuovo soggetto non è stato ancora definito, permanendo da indicare chi e in quale veste sarà chiamato a rappresentarlo. l’interpretazione più corrente, che alcuni dirigenti del MdP si spingono a dare dell’accordo, chiarisce che alla guida del nascituro movimento si perverrà mediante primarie e che sarà alternativo al PD. Quindi, non sarà Pisapia, nonostante Bersani lo indichi come portavoce o coordinatore,  (il che non vuol dire leader e pertanto prossimo, eventuale candidato alla Presidenza del consiglio), e mentre altri soci del gruppo, tipo D’Alema, si limitano a dire: “si vedrà. Nulla è determinato!”. Ma anche lo stesso Pisapia pare incerto sul da farsi, tanto che, come si dice,” dà un colpo al cerchio e uno alla botte”, un giorno dicendo una cosa per poi affermare il contrario, sia in relazione alla rappresentatività del nuovo soggetto, che per quanto attiene ai rapporti con il PD.

Insomma, ciò che sta  nascendo in Sicilia costituisce un miscellaneo fallout, che origina dalla mescolanza chimica di ambiziosi propositi e di contrapposte visioni sul futuro, di cui non riusciamo ad individuare alcuna  ragionevole valenza  politica. Ciò che si prospetta è un caleidoscopio di  risultati, che da questa contrapposizione possono condizionare ed influenzare negativamente una possibile alleanza tra le forze di sinistra e riformiste. E’ questo che si decifra dal cripto linguaggio della politica: il pericolo indotto dalla contaminazione della mente e dello spirito dei numerosi rappresentanti, dell’uno e dell’altro schieramento, su cui il nuovo soggetto politico (Pisapia-Speranza, Bersani, etc), che pretende l’esclusività della sinistra e costruire la propria avventura, ma che rischia di trasmettersi nel mondo della sinistra come una pandemia suicida.

D’altro canto, sempre i media ci informano che da Pisapia, e dal suo alter ego Tabacci (nel regno delle due Sicilie, luogotenente del RE), giungono interpretazioni e precisazioni meno coinvolgenti, in specie per quanto attiene alla collocazione del nuovo soggetto dato dai capi del MdP come alternativo o concorrenziale al PD. Ciò che si prospetta allora è una molteplicità di possibili risultati dai quali, comunque, non nascerà nulla di buono. E si creda, questa non è una sensazione o una opposizione pregiudiziale al  nascente soggetto  politico,  che si pone come alternativa al candidato di Leoluca Orlando e al suo movimento civico, ma un ragionamento di buon senso e una preoccupazione per le prospettive politiche di questo Paese.

Nella convinzione eudemonica, che sembra inebriare alcuni dei dirigenti del neo nato MpD, la ragione perde il contatto con la realtà così che, come nel celebre saggio sull’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, la convinzione di essere nel giusto si riproduce come soddisfazione di un desiderio; più psicologicamente si può anche interpretare come una deformazione del sogno che maschera il desiderio espresso nel sogno perché irrealizzabile. Invero, la spietatezza della realtà ci porta a considerare quello che si prospetta come un risultato sicuro: una débâcle elettorale della sinistra. Dopo la chiusura delle urne né Leoluca Orlando (PD, per non sbagliarci), né il nuovo soggetto vedranno l’affermazione del proprio candidato. Un esito nefasto per entrambe le forze della sinistra, comunque schierate,  su cui non sarà possibile ritornare con riflessioni e letture dei risultati scaturiti dalla urne che, quali essi siano per l’una o l’altra parte, non porteranno pace, serenità e condizioni favorevoli alla ricostruzione di un quadro di sinistra indispensabile per le imminenti elezioni politiche del 2018.

A questo punto del racconto ci si deve chiedere se la sinistra di cui stiamo esaminando i comportamenti, le parole d’ordine e le motivazioni su cui intende fondare una sua appartenenza, si evidenzino come ragioni estetiche o etiche, di forma o di sostanza. Poiché la forma e l’estetica improntano un modo di pensiero piccolo borghese, aristocratico per l’essenza di superiorità che intende trasmettere e che contrasta con l’eticità e la sostanza propositiva del pensiero riformista e progressista  su cui si fonda il socialismo. Non si percepisca l’inciso come una sgrammaticatura funzionale ad una costruzione pregiudiziale avverso una formazione politica, PD e MdP, essendo questa critica assolutamente culturale e ideologica. Si tratta cioè di un pensiero che si pone come alternativo al tentativo di considerare la differenza che intercorre tra le forze che si collocano a sinistra indistinguibile. Un richiamo storico, (a 96 anni dalla scissione di Livorno ) quindi, con il quale si invita a non subordinare una identità nel vuoto dell’irrilevanza identitaria che, se proprio vogliamo essere precisi e coerenti, solo nel socialismo ritroviamo la natura antropologica del significato dell’essere di sinistra.

Allora, senza mai derogare da questa premessa teorica e storica,  se si parte dal presupposto che il PD è uno degli avversari da battere, al pari della destra, non solo sul terreno della campagna Siciliana, ma soprattutto alle politiche, la possibilità di ricostruire uno schieramento riformista,  alternativo all’attuale quadro politico che governa il Paese, non ha alcuna chance, donando alla destra o ai pentastellati la vittoria politica e il governo del Paese.

All’orizzonte sembra comunque formarsi un certo ravvedimento. Proprio Pisapia, in una intervista rilasciata al Corriere il 19 settembre, chiarisce in termini espliciti che con il PD è in corso un confronto, che in Sicilia si corre divisi, ma nel suo piano di lavoro il centro sinistra è l’obiettivo ed il PD un interlocutore politicamente importante per dare al Paese, con le elezioni del 2018, un Governo di Sinistra. Già l’idea di un centro-sinistra presuppone che ci sia un centro e una sinistra, due forze e rappresentanze politiche che si pongono prospettive diverse, ma che possono  convergere su temi specifici e insieme governare. Ma chi sarà il centro e chi la sinistra non può deciderlo né Pisapia né altri pretendenti al quel ruolo. Sarà quindi una sfida sul terreno della qualità delle scelte e dei programmi, che determinerà l’identità delle forze chiamate a sostenere il ruolo di centro e di sinistra.

I socialisti hanno le carte in regola per partecipare al confronto già in corso per le elezioni Siciliane e per quelle imminenti del voto politico del 2018. Lavorare per ricostruire una forza di sinistra, una credibile forza politica in cui sia possibile coesistere, utilizzando tuti gli strumenti democratici di rappresentatività, costituisce l’unica condizione per dare corpo e vita ad un progetto politico capace di recuperare credibilità e consenso tra gli elettori e i lavoratori. In questa fase i socialisti devono lavorare per questo progetto, senza affrettarsi a dare preferenza ad una o l’altra forza in campo. Coscienti che questo momento storico è tra i più difficili del XXI secolo: per la pericolosa  politica di Trump, sia internazionale, (come è stata esplicitata all’ONU nei confronti della Corea del Nord e dell’Iran), che nei rapporti con gli altri Paesi, in specie verso l’Europa, neppure menzionata nel suo intervento. Le infinite guerre dell’Africa, i cambiamenti climatici, le migrazioni di milioni di poveri che fuggono anche dalle atrocità della guerra. Le instabilità dell’economia e della deregolamentazione della finanza globalizzata. I giovami senza prospettive di una vita dignitosa, le emarginazioni e le esclusioni sociali.

Portare una voce di cambiamento, in questo mondo sull’orlo del disastro, può costituire un’occasione perché anche altri Popoli si associno e insieme si lavori per creare le condizioni di un mondo migliore. Questo è lo scopo di essere socialisti!


 

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