EDGAR MORIN: LA MIA SINISTRA E IL "SOCIALISMO DELLA FINITUDINE" di Franco Astengo
01 giugno 2026
È morto Edgar Morin: a 104 anni uno degli
ultimi maîtres à penser della cultura contemporanea. Sociologo,
filosofo, antropologo e epistemologo: un “intellettuale onnivoro”.Mi permetto di ricordarlo (in maniera del tutto indegna
considerato un evidente deficit culturale da parte mia) per via di un passaggio
di pensiero che mi ha fatto ritornare ad un testo di Felice Besostri, la cui
mancanza proprio in questi giorni non è mai stata così forte nella sinistra
italiana.Nel luglio 2014 sul blog "Perché la sinistra"
compariva infatti un intervento di Felice che prendeva spunto proprio
dal libro di Morin "Ma gauche" (Erickson, Trento 2011): "La sua sinistra è anche la mia, quella che
ricomponga i suoi filoni ideali storici: socialista, comunista e libertaria con
l’aggiunta dell’Ambientalismo e dei diritti umani e civili. Si parla dei filoni
ideali, perché le loro realizzazioni storiche hanno deluso, mentre gli ideali
non tradiscono mai. La situazione attuale della sinistra è peggiore che 100
anni fa. Ora come allora la sinistra è divisa, ma almeno allora si divideva tra
socialdemocratici e comunisti su come arrivare ad una società socialista, non
per avervi rinunciato. Allora si pensava che il Partito dovesse prefigurare la
futura società. Se ne fossimo ancora convinti ci sarebbe da averne paura.
Sappiamo tutti come è la vita interna ai partiti. Cosa manca alla sinistra per
aspirare a governare il paese con suoi uomini e donne e suoi programmi? Si
pensa che non ha un leader carismatico. Sbagliato! È la mancanza di sintonia
con la maggioranza dei cittadini, quelli che hanno pagato e pagheranno la
crisi. Più che di un leader abbiamo bisogno di tante persone
assolutamente normali che vivano insieme ad altri come loro, ne ascoltino le
domande anche se non hanno subito le risposte, ma si impegnano cercarle. C’è
una crisi della rappresentanza e perciò della democrazia, anche perché ci si è
fatti abbagliare a sinistra dai miti della governabilità, ma anche perché
abbiamo separato la rappresentanza dalla sua organizzazione. Denunciamo che i
poveri assoluti sono passati da 2 milioni e 400 mila a 4 milioni e 800 mila. È
un dramma che non si traduce in un aumento dei consensi per chi ritiene che sia
intollerabile. Ci sono anche 2 milioni e mezzo di depressi, che non si
aggiungono ai poveri assoluti, è molto probabile che i poveri assoluti siano
anche depressi. Perché questo fatto, la mancanza di consenso tra chi è
emarginato, non è al centro delle nostre riflessioni? Che è poi l’unico modo
per rendere credibile il legame indissolubile tra libertà democrazia e
socialismo. Quello cui credo perché lo ripeto sono qua da socialista, e i
socialisti devono ritrovare piena cittadinanza nella sinistra" . Fin qui Felice Besostri nell'occasione citata. Su quella base elaborammo, lui socialista e chi scrive
proveniente da un comunismo almeno anomalo dal punto di vista delle
appartenenze immediate, l'idea del "socialismo della finitudine"
le cui basi politiche ancora nel 2020 eravamo così capaci di riassumere: Siamo
nel pieno di un processo di cambiamento che richiede uno sforzo di
rielaborazione cui nessuna generazione è mai stata chiamata, a partire dalla
prima rivoluzione industriale e dal sorgere del capitalismo e dall’organizzarsi
della classe operaia nei sindacati e nei partiti di massa. E’ questo , della presa d’atto dell’avvenuto mutamento di paradigma, il senso
di una proposta d’analisi che ci siamo permessi di definire come
del “socialismo della finitudine”.
“Socialismo della finitudine” per ripartire dall’idea dell’impossibilità,
rispetto a quello che abbiamo pensato per un lungo periodo di tempo, di
procedere sulla linea dello sviluppo infinito inteso quale motore della storia
inesorabilmente lanciato verso “le magnifiche sorti e progressive”. Il primo punto di programma di una aggregazione politica così teoricamente
impostata dovrebbe allora essere quello rappresentato dalla progettazione e da
una programmazione di un gigantesco spostamento di risorse tale da modificare
profondamente il meccanismo di accumulazione dominante (forse qui
servirebbe un punto d'aggiornamento attorno al tema dell'egemonia dell'AI
e dei sui produttori e del loro strapotere tecnocratico anche sul
piano ideale).Una progettazione e una programmazione che non potrà essere
che governata dal “pubblico” e non potrà essere lasciata all'arbitrio di
chi crede come dogma assoluto lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo".
Naturalmente tutto l'impianto di questa proposta ruotava
(e ruota) attorno all'intreccio tra l'antica, insopprimibile
"contraddizione principale" e le nuove fratture affermatesi nella
fase "post-materialista" (almeno così rozzamente definibile).
Un intreccio la cui definizione e trasformazione
in progetto politico appare più che mai oggi in fatale
ritardo nell'assenza di un disegno di società alternativa e di sintesi
politica.
Felice Besostri ci ha lasciato nei primi giorni del 2024,
Edgar Morin adesso: senza presunzione possiamo considerare l'idea del
"socialismo della finitudine" come un lascito di entrambi cui tenere
fede mantenendo l'impegno quotidiano nella ricerca e nella militanza.