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MILANO, LUNEDI’ IN PIAZZA PER EBRAHIM HAMIDI
Vogliamo denunciare la grave violazione dei diritti umani in Iran. Dopo il caso clamoroso di Sakineh, minacciata di morte per adulterio, vogliamo sollevare anche in Italia il caso drammatico di Ebrahim Hamidi, giovane diciottenne, arrestato in Iran e minacciato di morte perché sospettato di essere omosessuale. A Milano davanti al Consolato Generale dell’Iran, lunedì 6 settembre alle ore 18.00 manifestazione di protesta per svegliare il governo italiano, perché faccia almeno quello che ha fatto il governo francese. Questo caso internazionale è tenuto volutamente sotto silenzio. A questo bisogna ribellarsi.
FESTA SOCIALISTA, LAICA E LIBERTARIA A MILANO
Avevamo annunciato che l’iniziativa socialista a Milano sarebbe stata orientata alla ricostruzione di un’area socialista, laica e libertaria. Un’esigenza culturale oltre che politica, per cambiare Milano. Per affrontare in modo diverso le elezioni amministrative del prossimo anno. Per andare oltre la logica dei vecchi schieramenti. Una opportunità per tutto il centrosinistra di rinnovarsi, cambiando il suo modo di essere e il suo modo di pensare. Senza un forte presenza riformista, socialista, laica e libertaria, Milano continuerà a vivere nella logica degli interessi economici prevalenti e di pochi, estranea agli interessi e alla domanda sociale di tanti e dei giovani in particolare. Milano non sarà all’altezza delle sfide mondiali che una grande città, capitale economica e morale del Paese. Una prima occasione di incontro è promossa dai socialisti nella Festa che si terrà tra il 24 e il 26 settembre presso la Cooperativa Labriola in via Enrico Falck 49/51.
SULLA CRISI POLITICA ATTUALE di Roberto Biscardini del 31 luglio 2010
Avevamo previsto a Perugia un mese fa la frantumazione dei partiti maggiori. Quella del PDL é in atto, quella del PD vedremo. Dalla crisi che si é aperta in queste ore emergono comunque alcuni scenari dai quali trarre delle conseguenze.
1. L'anomalia berlusconiana trascina con sé la fine del bipolarismo.
2. La fine del bipolarismo italiano toglie di mezzo ogni orizzonte bipartitico.
3. Il sistema bipolare e bipartitico, nato con la nascita della Seconda repubblica, finisce con le crisi dei suoi figli legittimi: il PDL e il PD.
4. Ogni forza poitica si deve predisporre a rigiocare le sue carte in mare aperto, senza la sponda dei soli due poli di riferimento.
5. Il centro, che non é ancora una realta' politica, lo diventera' in caso di elezioni anticipate.
6. Anche i partiti minori dovranno affrontare eventuali elezioni anticipate, o le prossime a scadenza naturale, fuori dagli schemi delle alleanze e dei sostegni che pensavano di avere fino ad ieri.
7. Tutti i partiti che hanno vissuto ai margini del bipolarismo o da esso sono stati espulsi, fino ad esserne marginalizzati, potranno affrontare nuove elezioni, solo se saranno stati in grado di riorganizzarsi come forze politiche credibili ed utili.
8. Pertanto ogni partito deve avere un'idea sull'evoluzione politica nella quale il paese si é infilato ed ha il dovere di indicare cio' che, secondo lui, sarebbe bene che avvenga.
9. Anche sulle alternative di sistema dovranno pronunciarsi gli elettori.
A MILANO RIORGANIZZARE L’AREA SOCIALISTA, LAICA E LIBERTARIA
L’obiettivo è riorganizzare l’area socialista, laica e libertaria. Una rete di circoli, realtà politiche e sociali assolutamente decisiva per cambiare il quadro politico bloccato ormai da vent’anni. Ma anche per garantire un programma di rilancio di Milano fuori dalla cultura ideologica dell’affarismo di destra e del massimalismo di sinistra. Quest’area vuole promuovere una lista municipale, che deve nascere non contro i partiti, ma con il loro contributo, per superare la logica dei vecchi schieramenti. Una lista aperta alla società e in grado di recuperare il voto di astensione che cinque anni fa consentì alla Moratti, anche per poco, di vincere le elezioni.
AUTONOMIA E LAICITA’ NEL 48° CONGRESSO DEL PSI
“Ci sono tutte le condizioni per ricostruire in Italia un Partito Socialista più forte. Lo spazio politico oggi c’è molto più di ieri per ragioni strutturali e per ragioni politiche. La crisi economica, il conflitto sociale e i diritti di libertà obbligheranno con durezza la politica a schierarsi da una parte o dall’altra. Ma soprattutto è ormai evidente la grave crisi del sistema politico, che per fortuna porta con sé il superamento del bipolarismo e del bipartitismo, nonché la frantumazione dei partiti maggiori”. Lo ha dichiarato Roberto Biscardini della Segreteria Nazionale del PSI, che nel suo intervento ha aggiunto: “Il Partito può crescere e rimettere radici se difende la sua autonomia e lo spirito della laicità, e se non perde di vista la responsabilità del PD per avere fatto passare l’idea della fine del Socialismo in Italia come in Europa. Adesso che dopo sedici anni ci chiamiamo nuovamente PSI, abbiamo come primo obiettivo quello della sua ricostruzione. Per questa ragione propongo che questo sia il 48° congresso del PSI di sempre. Una tappa nuova della lunga storia”.
MILANO, I SOCIALISTI CONTRO IL PGT CHE NON AFFRONTA IL PROBLEMA DELL’EDILIZIA POPOLARE
Continua la battaglia del PSI affinchè nel Piano di Governo del Territorio del Comune di Milano siano previste con assoluta certezza le aree necessarie per realizzare l’edilizia economica e popolare. La legge 167/62 non è ancora stata abrogata. Quella legge obbliga i comuni a mettere a disposizione arre destinate a cooperative, imprese e Aler per costruire case in edilizia convenzionata, agevolata o sovvenzionata. Per questo i socialisti sono andati in piazza lunedì 5 luglio davanti a Palazzo Marino contro la proposta di PGT predisposta dal Comune di Milano. Noi, a differenza di altri movimenti e partiti, non diciamo no per partito preso, non diciamo no a questo PGT per ragioni ideologiche, ma solo perché è contrario al nostro modo di guardare alla città per rispondere ai problemi più urgenti. Il bisogno di case è uno di questi. Sono molte le ragioni della nostra contrarietà, che avremo modo di illustrare e di comunicare in tutte le forme possibili qualora il PGT fosse adottato senza modifiche. In modo particolare, denunciamo fin d’ora l’assoluta assenza di previsioni di aree per l’edilizia economica e popolare, facendo finta che le nuove normative abbiano abolito le leggi nazionali che prescrivono l’obbligatorietà per i comuni di destinare aree o volumetrie a questo scopo. Si sollecita inoltre i partiti di opposizione a far valere questa verità, più di quanto finora non l’abbiano fatto.
Per Milano i socialisti lanciano l'idea di una grande lista civica
Parlando di Milano in occasione dell’assemblea congressuale del PSI, tenuta oggi a Milano in preparazione del Congresso Nazionale del PSI, che si terrà a Perugia tra il 9 e l’11 luglio prossimo, Roberto Biscardini della segreteria nazionale del PSI ha detto: “Se la sinistra non ha il coraggio di cambiare in pochi mesi, si appresta ad affrontare le prossime elezioni comunali, come sempre, nel modo peggiore. Ma noi socialisti, alle condizione poste dal PD, non ci saremo. I socialisti chiediamo che i partiti del centrosinistra mettano da parte i vecchi simboli e le vecchie logiche di schieramento e sappiano cogliere la domanda di partecipazione democratica presente nella città, offrendo a tutti il terreno di una grande alleanza civica.”
Biscardini ha aggiunto: “Bisogna avere uno scatto di fantasia e di orgoglio civico per il bene della città. E costruire nei prossimi mesi i contorni di una alleanza civica di garanzia democratica, per lo sviluppo e la qualità, in vista dell’Expo 2015. Poi verrà anche il sindaco. Solo cosi si può pensare di costruire un alternativa seria alla Moratti e al PDL. Solo così si può pensare di costruire un area civica che superi la logica degli schieramenti per vincere sui programmi. Se questa proposta, già avanzata al PD, non dovesse trovare ascolto, i socialisti proseguiranno sulla strada della lista civica con chi ci sta. Milano ha bisogno di una svolta e i partiti devono avere la forza di promuoverla uscendo dalla logica dei loro vecchi egoismi.”
NIENTE SCONTI ALLA LEGA, di Peppino Caldarola, da Il Riformista del 22 giugno 2010
Si sono sprecati gli elogi alla Lega in questi ultimi mesi. Sta sul territorio, ha buoni amministratori locali, è un elemento di stabilità del governo. Anche a sinistra crescono gli ammiratori dei nordisti che spesso vengono indicati come un esempio da imitare. Tuttavia quando la Lega esce al naturale, come è accaduto a Pontida, ci si accorge che il suo impianto culturale fa veramente schifo. Cori anti-meridionali dalla platea, appelli alla secessione da parte di Castelli, caccia agli immigrati nelle parole del governatore del Veneto Zaia. Sono ormai decenni che la Lega domina la vita pubblica italiana ma nessuna forza politica ha mai avviato una seria riflessione fra questo mix di governismo e di pulsioni xenofobe e anti-italiane. Il partito di Bossi ha avviato una vera e propria strategia di occupazione del potere con l’ambizione di penetrare persino nel profondo del sistema bancario. Lottizza dovunque arrivi e piazza uomini suoi dappertutto. Alimenta campagne anti- politiche ma collabora con tutte le cricche senza arrossire né mai avere un ripensamento. I suoi alleati di governo pensano che sia un prezzo giusto da pagare per tenere in piedi questa armata Brancaleone guidata da Berlusconi. La sinistra spera che ancora una volta Bossi stacchi la spina lasciando il PDL alla sua solitudine. Per anni la Lega al Nord è stata costretta a risultati elettorali modesti perché è stata contrastata la sua impostazione culturale. Oggi non lo fa più nessuno. Quando ci toglieremo il bavaglio?
LA SVOLTA NEL CASO CUCCHI: RINVIATE A GIUDIZIO 13 PERSONE
E’ notizia di ieri che la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone, tra medici, infermieri e agenti penitenziari, accusate di aver provocato la morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto il 22 ottobre scorso nell'ospedale Sandro Pertini, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga. I reati contestati vanno dalle lesioni aggravate, all'abuso di autorità, al falso ideologico e all’abbandono di incapace. Secondo la ricostruzione dei pm Vincenzo Barba e Francesca Maria Loy, tre agenti della polizia penitenziaria avrebbero abusato dei loro poteri spingendo e colpendo con dei calci Cucchi, procurandogli ematomi, traumi e lesioni alla colonna vertebrale. Ai medici e agli infermieri dell’ospedale Sandro Pertini viene invece contestato l’abbandono di persona incapace, in quanto avrebbero omesso di adottare i più elementari presidi terapeutici e di assistenza, che, sempre secondo la ricostruzione dei pm, avrebbero evitato il decesso del paziente. L’avvocato di famiglia, dichiarandosi soddisfatto per l’apertura del procedimento penale, ha preannunciato che presenterà un memoriale nel quale ipotizzerà l'omicidio preterintenzionale a carico dei tre agenti imputati. Forse finalmente si inizierà a vedere chiaro in una brutta vicenda che speriamo non si debba ripetere mai più.
MILANO RICORDA CON UNA LAPIDE L’ASSASSINIO DI CARLO ROSSELLI, di Nicola Del Corno
Si è svolta ieri, proprio il 9 giugno in occasione del 73° anniversario del barbaro assassinio dei fratelli Rosselli a Bagnoles-de-l’Orne, la scopertura della lapide in via Ancona 2 che ricorda una delle abitazioni dove visse Carlo Rosselli durante il suo soggiorno milanese, e dove si insediò la redazione della rivista socialista “Quarto Stato”, fondata e diretta assieme a Pietro Nenni. La targa così infatti ricorda: “In via Ancona 2 visse nel 1926 il martire antifascista Carlo Rosselli e qui ebbe sede la redazione del "Quarto Stato" rivista socialista a difesa della libertà e della democrazia”. Dopo le due lauree conseguite a Firenze nel luglio del 1921 in Scienze sociali, con la tesi Il sindacalismo, e a Siena nel luglio del 1923 in Giurisprudenza, con quella intitolata Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai, tramite il fondamentale aiuto di Attilio Cabiati Carlo Rosselli arrivò a Milano nell’autunno del 1923 come assistente di Einaudi all’Istituto di Economia Politica dell’Università Luigi Bocconi. Iniziò un periodo molto importante per la sua vicenda umana, e per la conseguente elaborazione del pensiero politico. Tale esperienza fu infatti caratterizzata da proficui incontri e importanti frequentazioni (fra tutte si possono qui ricordare quelle con Angelo e Piero Sraffa, Anna Kuliscioff, Claudio Treves, Filippo Turati, Riccardo Bauer, Alessandro Schiavi) che servirono a confermare e a sviluppare nel giovane quelle idee politiche-economiche su cui aveva iniziato a ragionare da qualche tempo, rafforzato nelle sue convinzioni socialiste e liberali. Il soggiorno milanese fu altresì decisivo per la prassi della politica rosselliana; nella fondazione di un giornale coraggioso e innovativo per la storia del socialismo italiano come il “Quarto Stato”; nell’organizzazione del congresso del Partito socialista dei lavoratori italiano; nella progettazione e poi concretizzazione degli espatri di antifascisti (uno su tutti quello di Turati che gli costerà l’arresto) Carlo si mise già in luce come futuro leader per la sinistra italiana. Almeno all’inizio della sua esperienza milanese, l’impatto con la città e con buona parte degli abitanti non fu entusiasmante; dobbiamo rifarci a due lettere alla madre per capire il motivo di tale contrarietà: Rosselli notava lo scarso fervore intellettuale da parte dei ceti più benestanti, per colpa di un eccessivo, ed esclusivo attaccamento, da parte di questi, al denaro. Giudizi poco lusinghieri se si pensa che comunque Milano in quegli anni era sicuramente la città dove più attecchiva e ferveva una forte presenza socialista e democratica; qui infatti stampavano i loro giornali e vi avevano le loro centrali il PSI, il PSU (a cui Rosselli aderirà dopo l’assassinio di Matteotti), il PCI, l’Associazione per il Controllo democratico, la CGL; e a questi si affiancavano alcune iniziative giovanili, quali il “Gruppo goliardico per la libertà” di cui presidente era Lelio Basso, e la rivista “Il caffè” che raggruppava giovani di diverse tendenze politiche, uniti da un’opposizione morale e ideale al fascismo dai forti richiami gobettiani. Naturalmente Rosselli colse col tempo l’importanza di Milano quale centro propulsore di una possibile riscossa contro il fascismo; ne è testimonianza soprattutto una famosa lettera a Salvemini, datata 29 settembre 1925, in cui esortava lo storico pugliese, allora emigrato a Londra, a rientrare in Italia per guidare da Milano una forte azione politica e culturale d’impronta socialista, sul cui successo Carlo ne era fin troppo entusiasticamente sicuro. E qualche tempo dopo Rosselli ribadiva l’imprescindibile ruolo della città lombarda quale centro propulsore per una rinascita del socialismo italiano e per una riscossa antifascista nell’altrettanto famosa lettera a Pietro Nenni, databile verso il febbraio-marzo 1926, quando, esortandolo a sciogliere le riserve per far decollare l’esperienza del “Quarto stato”, affermava come fosse necessario “piantare le tende a Milano”.
I SOCIALISTI A PONTIDA intervento di Roberto Biscardini 5 giugno 2010
Ritorniamo qui a Pontida dopo venti anni, per celebrare insieme l’Unità d’Italia e la Festa della Repubblica. Per restituire la verità della storia contro la strumentalizzazione, ed insieme qualche pagliacciata, che ogni anno la Lega Nord mette in scena in questo luogo.
Il primo errore commesso da questo movimento è stato quello di utilizzare la storia medioevale dei Comuni e della loro gloriosa battaglia per combattere il potere del Sacro Romano Impero, non riconoscendo che quello fu il primo baluardo di un’identità italiana, capace di contrapporsi con successo allo strapotere dello straniero. Quel giuramento fu l’espressione di diverse coscienze municipali in lotta per i propri diritti, ma consapevoli tuttavia della necessità dell’unità per poter raggiungere la vittoria. L’esatto contrario della cultura della separazione e della più recente cultura della secessione.
E ancora, la ridicola contrapposizione della Lega Nord nei confronti della storia del Risorgimento italiano rinnega un dato di fatto: l’aspirazione del popolo, e soprattutto del popolo del Nord, a trasformare quella che è sempre stata una unità geografica in una unità politica.
Nel 1861 l’Italia diventa nazione europea, recuperando un ritardo che aveva accumulato rispetto alle altre nazioni, costituitesi tali molti secoli prima.
Certo, il fatto che ancora oggi si parli di unità d’Italia, indica che siamo l’espressione nazionale di un insieme di tante realtà territoriali e politiche diverse.
Non dimentichiamoci infatti che prima di Garibaldi, che partì da Quarto con l’aiuto di tanti bergamaschi, i bisnonni degli attuali leghisti, ci fu la pagina gloriosa dei moti insurrezionali del ’48, che, per dislocazione su tutto il territorio nazionale, da Palermo a Firenze, a Milano e a Venezia, testimonia, la comune volontà di ribellarsi alla dominazione straniera, come espressione di ideali nazionali e di giustizia sociale.
La storia dei socialisti è la storia del riformismo municipale. È la storia delle autonomie ed è la storia della libera associazione dei comuni come espressione di libertà, di autodeterminazione e di autoorganizzazione, contro lo stato centralista, per il federalismo, ma non contro la nazione, di cui i comuni sono parte fondante in quanto appunto Stato dei Comuni, paritario per valore e peso politico allo Stato Centrale.
Non a caso, in Italia e solo in Italia si parla di Repubblica delle Autonomie, e di questa idea di Repubblica è impregnata la nostra Costituzione, al di là delle spinte centralistiche che pur l’hanno accompagnata fin dal suo nascere.
Non a caso, nelle aspirazioni lungimiranti di Carlo Cattaneo, che la Lega dovrebbe imparare a leggere correttamente, c’era il federalismo municipale, inito al valore della nazione, essa stessa federata negli Stati Uniti d’Europa. Un ordinamento federale, a garanzia dell’indipendenza e di rispetto dei diritti dei cittadini.
Alla faccia ancora una volta della Lega, una delle forze politiche più euroscettiche del nostro Paese e meno rispettose dei diritti.
Il federalismo, nelle migliori accezioni, è il segno delle comunità che si aprono all’esterno, che si uniscono ad altri e condividono con altri grandi principi.
L’esatto contrario del far da sé e per sé.
Con questo spirito, per essere molto chiari, siamo contro la Lega e contro la sua idea del federalismo, ma non siamo contro il federalismo.
Siamo pronti a sfidarla su ogni questione che riguarda l’assetto istituzionale del Paese. Quarant’anni fa nacquero le Regioni. Furono per primi i socialisti a volerle. Oggi sono per la Lega un punto di riferimento di un futuro sistema federale. Ma noi oggi abbiamo il coraggio di essere critici, di vedere le cose che nelle Regioni non funzionano e non cogliamo difendere un nostro simulacro. Le Regioni non funzionano perché, nate per garantire l’autogoverno dei cittadini e per rafforzare il pluralismo istituzionale dei territori, sono purtroppo diventate portatrici del peggiore centralismo. Si sono spesso associate al centralismo statale contro l’autonomia dei comuni. Lo hanno fatto sul terreno del potere legislativo come su quello fiscale. Rivendicano federalismo, ma hanno rinnegato il federalismo originario, quello che è nato in queste terre. Ed anche la forma di governo presidenziale con cui oggi le Ragioni si rapportano, a partire dall’elezione diretta dei presidenti, è il peggio che si poteva pensare. Ma la Lega su questo non solo sta zitta, ma anzi si siede al tavolo per spartire al Nord i suoi presidenti.
Siamo infine venuti qui oggi per celebrare la Repubblica, di cui la Lega sembra aver fastidio. Il 2 giugno del 1946 si tenne un referendum e delle libere elezioni. Il popolo scelse liberamente la Repubblica, e l’Italia pose fine alla monarchia. La Lega dica da che parte sta: non è d’accordo con la Repubblica? Lo dica!
Il vincitore allora fu Pietro Nenni, che con grande abilità politica riuscì a convincere le altre forze politiche di tenere il referendum per la Repubblica contestualmente al voto per l’elezione dell’Assemblea costituente. Aveva paura che il rinvio del referendum e la separazione del voto avrebbe potuto far slittare o l’una cosa o l’altra. E così in un sol giorno gli italiani avviarono il processo democratico e costituzionale, dando all’Assemblea costituente un mandato preciso.
Piaccia o non piaccia alla Lega, fu proprio dal Nord che venne il maggior sostegno alla Repubblica e venne proprio dal “Vento del Nord” il maggior contributo alla democrazia.
I SOCIALISTI TORNANO A PONTIDA
I socialisti tornano a Pontida esattamente dopo vent’anni anni per celebrare insieme l’Unità d’Italia e la festa della repubblica, per smascherare la Lega e il suo falso federalismo. L’occasione fu quella di rilanciare il ruolo delle Regioni. Allora, Bettino Craxi iniziò così il suo discorso: “Riuniti in questo luogo, che è simbolo nella storia di’Italia del vigore delle comunità locali, del loro spirito di progresso e di indipendenza nella aspirazione e nel principio della unità della nazione, noi socialisti italiani ci impegnamo a dedicare le nostre energie e la nostra forza politica affinchè si apra per le Regioni una nuova fase costituente per dare loro nuove prospettive di autonomia, di responsabilità e quelle più larghe possibilità di governo, che a vent’anni dalla nascita non si sono ancora realizzate.”
MAI COME IN QUESTO MOMENTO FESTA DELLA REPUBBLICA. ASSEMBLEA COSTITUENTE O CAOS
Il 2 giugno 1946 gli italiani scelsero la Repubblica contro la Monarchia. Le prime elezioni dal 1924. Avevano diritto di voto tutti gli italiani maggiorenni, maschi e, per la prima volta, femmine.
Il vincitore politico e morale fu Petro Nenni che con grande abilità politica riuscì a convincere la Democrazia Cristiana di tenere il referendum per la Repubblica contestualmente al voto per l’elezione dell’Assemblea costituente. Aveva paura che il rinvio del referendum e la separazione del voto avrebbe potuto far slittare o l’una cosa o l’altra. E così in un sol giorno gli italiani avviarono il processo democratico e costituzionale, dando all’Assemblea costituente un mandato preciso.
E oggi? Di riforme si parla da più di trent’anni. Ma la classe politica non si rende conto della crisi di sistema in cui ci siamo infilati e non accenna a voler rimettere nelle mani degli italiani, anche mediante referendum, le sorti della nostra democrazia. Non c’è all’orizzonte nè il referendum su Stato unitario o stato Federale, nè su presidenzialismo o parlamentarismo. All’orizzonte non c’è il voto per una nuova Assemblea costituente invocata da anni solo dai Socialisti, necessaria per sottrarre ad un Parlamento deleggitimato dal premio di maggioranza qualunque riforma costituzionale. E infatti non la fa.
I SOCIALISTI CON TREMONTI? DI FRONTE ALLA CRISI
Difficile prendere sotto gamba la manovra economica di Tremonti. La crisi è seria e probabilmente molto più serie di quanto la manovra da 24 miliardi di euro non lasci intendere. Anzi, noi crediamo che non sia sufficiente, e nulla esclude che se le cose dovessero volgere al peggio ci potrebbe essere bisogno di altri ritocchi entro l’anno. Qualcuno dice persino pari al doppio dei sacrifici fin qui programmati. Ma arriviamo alla politica. Il ministro dell’economia ha dovuto fare salti mortali per conciliare l’esigenza di risanamento e l’atteggiamento demagogico del Cavaliere, che dopo aver sostenuto per mesi che in Italia le cose andavano bene, adesso deve ingoiare il rospo che gli ha preparato Tremonti. Non entriamo ancora nel merito di tutte le voci che compongono il provvedimento. Forse troppe. Poco chiaro l’intento di recuperare risorse dalla lotta all’evasione fiscale. Le Banche ancora una volta, a differenza che in Gran Bretania, escono ingemmi da una tassazione sugli utili che invece sarebbe stata possibile e doverosa anche da noi. Ma per concludere. La sinistra PD insieme alla sinistra della CGIL si apprestano fin da ora ad andare in piazza e a mettersi di traverso. Naturale, questo fa parte delle regole del gioco. Ma i socialisti che stanno a sinistra? Con l’assoluto diritto di entrare nel merito, saranno capaci di distinguersi, affrontando la questione con quel realismo necessario che la difficoltà impone? Lo scontro ormai non è più tra destra e sinistra. Ma tra Tremonti e Berlusconi. Quindi conviene a molti schierarsi subito con il primo per evitare di trovarsi alleato con la demagogia del secondo.
INIZIATIVA DE IL SOCIALISTA CONTRO L’OMOFOBIA
L’associazione il Socialista, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia, rivolge a tutti gli amministratori locali la richiesta di presentare nell’ambito dei loro consigli, una mozione affinché il loro Comune s’impegni a: - aderire ad iniziative che vengano proposte contro la discriminazione delle persone omosessuali; - predisporre una campagna di sensibilizzazione del cittadino al problema, sin dall’età adolescenziale, favorendo la nascita di iniziative formative all’interno delle scuole anche sul tema della violenza e delle forme di discriminazione relative all’orientamento sessuale o all’identità di genere; - aderire alla rete Ready – Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere; - promuovere la costituzione di un osservatorio (con amministrazioni, prefettura, associazioni, mondo del lavoro) per l’analisi dei fenomeni di violenza contro le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali), la sensibilizzazione delle pubbliche amministrazioni e della pubblica opinione e la promozione di azioni positive contro omofobia, intolleranza e discriminazione.
SIAMO TUTTI GARIBALDINI
Dall'intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del 5 maggio: "Sono qui per celebrare l'anniversario della partenza della spedizione dei Mille, il 5 maggio 1860, ma credo che ogni tappa, a cominciare da questa, non sia un fuor d'opera. In fin dei conti celebrare i 150 anni dell'Unità significa diverse cose. Significa verificare da dove veniamo, ma anche dove siamo arrivati e dove andiamo." E poi:"Quando si visita l'Ansaldo si vede che di strada ne abbiamo fatta e siamo arrivati molto lontano....." E noi aggiungiamo: La migliore risposta al ministro "pirla" Roberto Calderoli.
FINE DEL PDL, FINE DELLA COALIZIONE, FINE DEL GOVERNO. FORSE. E I PARTITI DELL’OPPOSIZIONE NON RIESCONO AD ENTRARE IN PARTITA.
Lo strappo tra Fini e Berlusconi è stato di una violenza tale da essere difficilmente riparabile sul piano personale. Sul piano politico, le cose sembrano ancora più complesse. Berlusconi dichiara di fatto che il PDL è praticamente finito, dopo la nascita della minoranza finiana: “le correnti o componenti negano la natura stessa del PDL”. E per Berlusconi questo ha un grandissimo significato: non è più il padrone assoluto, non può decidere da solo, ha al suo interno una forza organizzata con la quale, o la elimina o deve fare i conti. Fini ha aperto lo scontro con la Lega e accusa Berlusconi di essere al Nord la fotocopia della Lega e di aver ammainato la “bandiera identitaria del PDL”. Bossi reagisce. Sapeva da tempo che Fini, prima o poi, avrebbe messo sul tavolo degli imputati la Lega. E Bossi risponde: se così stanno le cose, non c’è più l’alleanza PDL-Lega. Fine della coalizione. La coalizione potrebbe quindi andare in frantumi per una rottura vera tra la Lega e il PDL o per un’intesa furbesca fra Berlusconi e Bossi. Far saltare il Governo, andare alle elezioni anticipate, ammazzare Fini e conquistare una maggioranza parlamentare che spiani la strada a Berlusconi Presidente della Repubblica e a Tremonti Presidente del Consiglio. Forse. Gli unici che non riescono ad entrare in gioco, sono i partiti dell’opposizione.
LA POLITICA IN MOVIMENTO
Il sistema politico è cambiato dopo le elezioni regionali. Piaccia o non piaccia, la vittoria della Lega ha innescato un processo di sgretolamento del sistema politico basato su un modello di riferimento all’unità nazionale. Perdono i grandi partiti, a favore dell’astensione, della scheda bianca e della scheda nulla insieme ai voti dati ai partiti più antisistema: Lega, IDV, Grillo. Ma perdono anche i partiti con maggiore radicamento nazionale. Su questo terreno la Lega ha trovato a sinistra la sponda dei Chiamparino e persino in Prodi, lì ad invocare la forza dei partiti e delle articolazioni regionali del PD, ma lo scontro tra Berlusconi e Fini ha rimesso in qualche modo al centro i termini della questione e consente ora anche al PD di ritornare a dire la sua. La centralità della politica nazionale non poteva non farsi sentire. Tanto più nel momento in cui ci si è rimessi a parlare di riforme istituzionali. Una cosa sembra certa, Fini ha aperto lo scontro con Berlusconi nella consapevolezza che la seconda Repubblica stia toccando il fondo. Nella convinzione che la terza non debba essere consegnata nuovamente nelle mani di Berlusconi. E sulla base della ragionevole considerazione che il sistema non può più essere solo bipolare. E D’Alema, che l’aveva capito da tempo, incomincia a rifarsi sentire, cerca appoggi.
BERTONE, L’OMOSESSUALITA’ E LA DEBOLEZZA DEL VATICANO
All’infelice uscita del cardinale Bertone, ha risposto ieri Paolo Patanè, presidente dell’Archigay, amico dei socialisti e del quale condividiamo la sua risposta al cento per cento: “l’equazione omosessualità – pedofilia, falsa, ignobile e antiscientifica, è un’affermazione disonesta che colpisce la vita e dignità di milioni di persone gay e lesbiche, confermando il cinismo, la mancanza di scrupoli e la crudeltà di quelle stesse gerarchie vaticane che hanno coperto per anni i crimini sessuali perpetuati in tutto il mondo da esponenti della Chiesa contro la vita di migliaia di bambini e bambine innocenti.” Per riparare ai guai di Bertone, è intervenuto il cardinale Lombardi, che per smentire, ha confermato ancora un legame tra omosessualità e pedofilia almeno nell’ambito della Chiesa. A questo punto, il Vaticano non ha più alibi, non può correggere più nessuno e sembra non uscire da questa ossessione: i pedofili che hanno macchiato la Chiesa, sarebbero di tendenza omosessuale. Una posizione contraria sul piano della realtà giudiziaria, del pensiero scientifico e della cultura della libertà e della coscienza civile dell’Occidente. La domanda, a questo punto, è un’altra: perché la Chiesa è così in difficoltà sul caso pedofilia? Perché sembra aver perso il controllo centrale rispetto a ciò che gli accade intorno? Si è aperto un conflitto tra potere centrale della Chiesa e chiese locali?
CAMBIAMENTI OSCURI ALL'ORIZZONTE
Ci scusiamo per il ritardo con il quale riusciamo ad aggiornare, per problemi tecnici, il nostro sito. Ma veniamo al punto. Dopo due anni di governo e quindici sulla scena politica il centrodestra, a differenza che in Francia, non perde colpi e non viene penalizzato dagli elettori. Vince. Ma con un profondo cambiamento interno. Il PDL perde, la Lega stravince. Occupa il nord e rafforza il suo blocco di sostegno sociale. La Padania incomincia ad essere una cosa seria. Pericolosa? Forse. Esprime un modello di stato nuovo, di democrazia(?) nuova, di solidarietà sociale diversa da quella conosciuta nel passato. Di destra certamente. A conferma che nel nostro paese ormai tutto e' nelle mani della destra. Tutto sembra decidersi li'.
A sinistra il vuoto. Il PD perde qualche milione di voti. Si trova relegato nell'Italia centrale, Sempre più parassitaria, ancora per un po'. Ma ormai una realta' a perdere. A sinistra del PD tutti giocano allo sfascio. E a mettere in difficolta' il partito più grande. Gioca questa carta Di Pietro, tallonato a sinsitra da De Magistris e da Grillo. Su un altro fronte Vendola, recita la parte del populismo dolce, ma non va oltre la Puglia. I Radicali, nonostante la forte visibilità della Bonino, spariscono e con loro la laicità. Il PSI é in grave difficoltà. O trova la via del riscatto, persino contro un destino che gli sembra avverso, o sparisce. E intanto nello sfacelo del sistema politico italiano, il Sud è senza politica sempre più nelle mani della sola finanza criminale, fuori dalle regole.
MILANO E LA BATTAGLIA PER AFFERMARE IL PSI
Siamo consapevoli che il PSI decidendo di presentarsi in Lombardia con il proprio simbolo si sottopone ad una dura prova. Ma d’altra parte cosa avrebbe dovuto fare? Scappare, infilarsi in una lista altrui? Alcuni avrebbero voluto annessione al PD, altri in Sinistra,ecologia, libertà. Con il risultato che il partito si sarebbe spaccato in due. Lasciando orfani proprio coloro che con onestà e dignità avrebbero preferito la scelta della propria lista. Alla fine per una serie di circostanze e per l’indisponibilità di SEL di fare l’accordo con il PSI (in quel partito ha prevalso la paura di eleggere un socialista con i loro voti) si è andati a misurarsi con il proprio simbolo. Insomma si è arrivati a fare la cosa giusta, che avrebbe dovuto essere scelta senza bisogno di aspettare tanto, dopo un periodo di complicata sofferenza.. E adesso inizia un nuovo corso, dal quale sarà difficile tornare indietro. Impiantare il partito socialista anche a Milano, anzi forse partendo da Milano, per impiantarlo su basi nuove anche a livello nazionale. Se c’è infatti una nota stonata nel comportamento elettorale del PSI, è che ha prevalso troppo in giro per l’Italia il bisogno di eleggere qualcuno e a tutti i costi, anche a scapito della propria visibilità e dignità. Ciò ha comportato alleanze diverse e la presenza dei candidati socialisti in liste diverse. Almeno in Lombardia questa scelta non è stata fatta, così come è accaduto nel Lazio, in Piemonte, in Umbria, in Basilicata e con qualche sfumatura in Calabria e nelle Marche.
IL PSI NEL MEZZO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE
Pur con la diversità delle diverse posizione il PSI è in pista, con le sue liste, ma soprattutto con i suoi candidati, secondo una logica che l’elezioni regionali e locali spesso impongono: fare alleanze, le più convenienti, pur di esserci. Logica logica e perversa insieme e che caratterizza tutti i partiti ed in particolare i piccoli, che hanno bisogno di fare il quorum per tentare di eleggere qualche loro rappresentante. Al PSI, sempre nel centrosinistra, capita così, di essere in tre regioni con Sinistra, Ecologia e Libertà con il proprio simbolo o senza come in Puglia. Di essere con il PD in Toscana ed in . Con la lista del Presidente in Liguria. E di essere presenti con le proprie liste del PSI in Lombardia, nel Lazio, in Piemonte, in Basilicata, in Umbria e nelle Marche anche se con un triciclo. Sarà in queste regioni, nel bene e nel male, che si capirà la tendenza a crescere oppure no, ma soprattutto la capacità di esserci. Nelle grandi città, a Roma e a Milano in particolare, si misurerà il dato politico più significativo e interessante.
BUON OTTO MARZO DA PIA LOCATELLI
Otto Marzo: una festa che è diventata di tutte e di tutti, ma ancor pur sempre una festa dell'impegno politico e civile, come il primo maggio. Come la festa del lavoro, anche la giornata delle donne nasce dal movimento socialista, e nasce internazionale. L'otto marzo 1908 era stato il giorno del “Pane e delle Rose”: 15 mila donne di New York per chiedere pane, cioè lavoro e salario, ma anche rose, cioè tempo libero, diritti per l'infanzia, dignità e rispetto. A Copenhagen, nel 1910, un congresso internazionale di donne socialiste proporrà una giornata internazionale, sancita definitivamente nel calendario in ricordo di New York e della...rivoluzione russa, si ma quella di febbraio (marzo per gli ortodossi) che nessuno oggi ricorda, abdicazione dello zar e voto alle donne, speranze di libertà prima del capolinea del più famoso Ottobre. L'Otto Marzo in Italia non è stata subito una festa importante: lo è forse dagli anni settanta, quando diventò un giorno di cortei. Era il periodo in cui rappresentarsi in pubblico era un gesto di liberazione, come indossare abiti non convenzionali, buttando via quelli che le donne sentivano ormai lontani dal loro modo di essere, buoni solo per una commedia sociale i cui ruoli erano stabiliti dai maschi. Sono gli anni del nuovo diritto di famiglia, del referendum contro l'abolizione del divorzio e poi della legge sulla interruzione volontaria della gravidanza; sono gli anni in cui, tra un corteo e l'altro, cambia il costume, si può essere, finalmente, liberamente donne (né puttane né madonne, che sollievo). Negli anni ottanta sembra ormai fatta: le più giovani sbuffano, ai cortei non vengono più. “Ritorna la seduzione” titolano le riviste femminili, come arma della donna liberata e non più recita a beneficio del maschio. E va bene così, ben venga un po' di leggerezza, che l'otto marzo diventi il giorno delle mimose e delle serate tra amiche. Anche il tema delle quote, che pure si è affermato in Europa, viene snobbato, le donne pensano di avercela fatta, il femminismo sembra storia. Ma oggi dobbiamo dire che quella sicurezza era imprudente. Le donne hanno continuato a progredire ma la loro marcia, che sembrava trionfale, si è fatta faticosa, millimetrica: i “soffitti di vetro” erano lì, durissimi. Ho visto nuove giovani donne, in questi ultimi anni, sbuffare per la frivolezza dell'otto marzo, ormai banalizzato in spogliarelli maschili e pubblicità di regali, mentre la vita si faceva sempre più dura, tra precarizzazione del lavoro e nuovi gallismi, pane “a progetto” e rose ancora proibite per le madri singole, le donne infertili, le ragazze vittime della pressione che le vuole tutte letterine o veline. Pane e rose: le donne sembrano saper mescolare politica e vita, ragioni del pubblico e ragioni del privato, in modo che arricchisce entrambe le sfere, vissute invece dagli uomini con troppo rigida divisione. Anna Kuliscioff, di cui forse tante giovani donne non hanno mai sentito il nome, rimane per me il simbolo di questo modo di vivere l'impegno pubblico, non come sacrificio dei sentimenti ma come unione di cuore e ragione, libertà e felicità. E non ricordo a caso questa figura: è il ricordo di una, oggi diremmo, extracomunitaria, morta a Milano nel 1925, che trovò in questa città una nuova patria. Cosa avrebbe pensato vedendo la Milano di oggi pronta ad espellere famiglie extracomunitarie se il capofamiglia perde il posto di lavoro a causa della crisi? E cosa penserebbe lei, che lottò tutta la vita per il suffragio femminile, scoprendo che, a oltre 60 anni dal voto alle donne, soltanto una su cinque parlamentari è donna? E cosa direbbe delle donne lombarde rappresentate dalle veline? Buon otto marzo, c'è ancora tanto da fare.
MILANO, PRIMO MARZO, I SOCIALISTI ADERISCONO ALLO SCIOPERO INDETTO DAI CITTADINI STRANIERI
“Il Partito Socialista Italiano, da sempre in difesa dei lavoratori, il primo marzo sarà presente a Milano alle manifestazione indette nell’ambito dello sciopero dei cittadini stranieri per riaffermare il valore della solidarietà e il valore della civiltà.”
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini, segretario provinciale del PSI di Milano e membro della Segreteria Nazionale, che ha aggiunto: “Da sempre puntiamo il dito contro quelle politiche nazionali e locali che nei confronti dei cittadini immigrati favoriscono lo sfruttamento e tengono lontana l’integrazione.
Noi siamo solidali con tutti coloro che hanno scelto il nostro paese per venire e lavorare. Qui hanno deciso di costruire il loro futuro e qui contribuiscono alla crescita del nostro paese. Crediamo che coloro che vivono in Italia, lavorano regolarmente e pagano le tasse abbiano il diritto di ottenere in tempi ragionevoli la cittadinanza italiana. Sul piano sociale crediamo alle politiche di integrazione, contro la nascita di ghetti e segregazioni dentro le nostre città. Solo una politica rivolta alla reciproca comprensione, nel rispetto assoluto delle leggi e delle regole, può contribuire inoltre a creare in un clima più rasserenato, giustizia sociale e progresso economico per tutti.”
LA BATTAGLIA SOCIALISTA PER IL REDDITO DI CITTADINANZA
IL PSI APRE LA QUESTIONE E CERCA ALLEATI.
Il PSI propone l’introduzione del Reddito di Cittadinanza per tutti i cittadini senza lavoro e privi di un reddito sufficiente a condurre una vita dignitosa.
Il Reddito di Cittadinanza è calcolato sulla base all’equivalente mensile del salario minimo, da introdurre per legge.
Hanno diritto al Reddito di Cittadinanza:
- i cittadini di ogni fascia di età, perché povertà, precariato e disoccupazione non colpiscono soltanto i giovani, ma anche persone adulte, disoccupati over 50, genitori single, cittadini senza reddito e privi del sostegno di una famiglia.
- ogni tipo di disoccupati, perchè cessino le discriminazioni tra chi appartiene a settori già tutelati e coloro che sono invece lavoratori precari, cittadini emarginati dal mondo del lavoro, privi di qualsiasi tutela.
Il Reddito di Cittadinanza è una misura:
- finanziabile ricorrendo alla fiscalità generale e razionalizzando in un unico fondo risorse oggi frammentate, comprese quelle finalizzate a sostenere la Cassa integrazione guadagni per i lavoratori dell’industria o l'indennità per i braccianti agricoli.
- modulabile, tenendo presente le diverse situazioni di bisogno, quali figli a carico e costi di abitazione, secondo i modelli di welfare europeo più avanzati.
Chi percepisce il Reddito di Cittadinanza è sottoposto a verifica periodica e condizionato alla partecipazione a programmi di formazione o avvio al lavoro.
L’ALLEANZA TRA SOCIALISTI E SEL È ANDATA IN FUMO
Sono poche le regioni d’Italia in cui persiste una flebile alleanza tra Socialisti e SEL. In quasi tutte le regioni Sinistra, Ecologia, Libertà, per ragioni prettamente opportunistiche e di parte, per paura di essere scavalcata dai candidati socialisti, sotto l’euforia della vittoria di Vendola alle primarie, per la prevalenza della parte antisocialista tra le sue fila, hanno rotto pressoché ovunque. Il disegno politico che avevano per mesi fatto valere cercando di mettere in difficoltà l’autonomia del PSI si è sfasciato nei mesi scorsi. L’ipotesi di alleanze locali da SEL sostenute come importanti per tenere aperto il dialogo con i socialisti, è andata in frantumi per pure esigenze di bottega. Secondo una logica tradizionale della peggiore pratica del comunismo italiano, settarismo, presunzione e ipocrisia, condita da arroganza e antisocialismo. Meglio così.
CON CRAXI CHIEDIAMO SPIEGAZIONI E VERITA'
“Le notizie corredate da fotografie riportate dal ‘Corriere della Sera’ intorno al vertice dell’allora ‘magistrato – eroe’ di ‘Mani Pulite’ con agenti dei nostri e altrui servizi segreti nel corso della fase cruciale dell’inchiesta sull’allora Segretario Nazionale del Psi, forza di Governo del Paese, appaiono inquietanti ed esprimono, molti più di ricostruzioni e congetture storiche, un quadro limpido dei torbidi intrecci che segnarono questa vicenda”.
E’ quanto afferma in una nota Bobo Craxi, commentando un servizio a firma Felice Cavallaro pubblicato questa mattina sulle pagine del quotidiano ‘Il Corriere della Sera’.
“Penso che il Paese”, aggiunge Craxi, “abbia il dovere di conoscere e approfondire certi dettagli storico - politici e credo che l’on. Di Pietro debba delle spiegazioni”.
“Penso anche”, prosegue il leader socialista, “che il parlamento dovrebbe dar vita a una commissione di inchiesta per conoscere la verità dei fatti, quale fosse il ruolo dei nostri servizi nella vicenda ‘Mani Pulite’, quali gli agganci internazionali, se di determinati intrecci fosse informato l’esecutivo dell’epoca o se una parte delle nostre istituzioni”, conclude Craxi, “abbiano lavorato per il sovvertimento democratico dello Stato, gettando le basi per un ‘golpe’ post moderno”.
POLITICA E MORALE di Nicola Del Corno
“Il problema è essenzialmente morale”; così scrivevano Nello Rosselli e Riccardo Bauer nel 1929 nell’editoriale di “La lotta politica”, periodico antifascista che non riuscì però ad andare oltre al primo e unico, sia pure importantissimo, numero. Ma come si possono coniugare morale e azione politica? Qualche riga dopo, ecco arrivare la risposta: la morale in politica è solamente l’azione che proviene conseguentemente da una scelta intimamente, criticamente, individualmente sentita. La morale non ha pertanto bisogno di autentiche da parte di chicchessia: Chiesa, Stato, partito o istituzione; in politica la morale appartiene allora a quella concezione tipicamente liberale del divenire personale che fa sì che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni in prima persona, nella consapevolezza che ognuno è appunto il miglior giudice di se stesso. Attualizzando queste riflessioni, non si può allora accettare che demagoghi di vario genere ci “facciano la morale” su che cosa sia morale e cosa no, pretendendo sulla base di questa decisione, peraltro presa spesso senza contradditorio (pratica questa ben poco liberale…), di dirigere la vita politica contingente. Sulla scorta delle riflessioni di due grandi del pensiero democratico e liberal-socialista del passato, il centrosinistra farebbe bene a diffidare da poco affidabili compagni di strada che abusano della parola “morale” senza poi riuscire a darle quel chiaro senso compiuto sopra ricordato, ma limitandosi ad un vacuo sdottoreggiamento che finisce per lasciare il tempo che trova. Anzi per portare acqua al mulino avversario.
BETTINO CRAXI di Mauro del Bue Convegno del 19 gennaio 2010 Reggio Emilia
Della lettera che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato ieri ad Anna Craxi voglio sottolineare tre passaggi. Il primo riguarda gli apprezzamenti rivolti a Bettino Craxi come leader politico e come presidente del Consiglio, il secondo riguarda l’affermazione sul “brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia” e il terzo concerne il richiamo alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ritenne con decisione del 2002 che fosse stato violato il diritto a un processo equo per uno egli aspetti indicati dalla Convenzione europea.Grazie presidente Napolitano, grazie a nome di tutti i socialisti, grazie per avere riconsegnato Craxi alla storia d’Italia Dieci anni fa moriva ad Hammamet, lontano dal suo paese, Bettino Craxi, a poche settimane di distanza da un’operazione chirurgica complicata che l’Italia gli aveva negato di effettuare in patria e che gli era stata praticata in un ospedale militare di Tunisi. Era stato condannato per finanziamento illecito e reati connessi dai tribunali del suo paese, aveva scelto di sottrarsi al carcere e di rifugiarsi in Tunisia, ospite dal presidente Ben Alì, suo amico, e protetto da Jasser Arafat, presidente dell’Olp palestinese. In molti allora appresero la notizia con commozione, ma in pochi, solo un manipolo di reduci socialisti e qualche amico disperso nel panorama dei partiti di allora, lo piansero come leader politico. Esplose però subito una contraddizione. Il governo italiano di allora, quello dell’Ulivo, offrì i funerali di Stato, poi respinti dalla famiglia. I funerali di Stato a un latitante? La contraddizione finirà pian piano per esplodere e, sia pure in parte, per essere interpretata, se non risolta. Essa per la verità faceva da contrappeso a una contraddizione di segno opposto che s’era manifestata già agli inizi del 1994. Nel 1994, quando Craxi scelse la Tunisia, Berlusconi vinse le elezioni politiche e si insediò alla guida del Paese. Paese ben strano l’Italia che costringeva, in nome della questione morale e della lotta alla corruzione, Craxi a scegliere tra la casa di Hammamet e il carcere di Regina Coeli, mentre Berlusconi, che di Craxi era stato amico, sostenitore e anche beneficiario, s’insediava, con un consenso popolare superiore a qualsiasi previsione, a Palazzo Chigi. Paese strano, l’Italia di allora, col culto del “nuovo che avanza” e con i professionisti della politica da deporre in soffitta. Paese alle prese con una forte distorsione dei giudizi, che la sinistra aveva inopinatamente cavalcato e che aveva finito per favorire Berlusconi. Riuscire ad un tempo ad apparire, infatti, il vecchio che resiste e per di più a far crescere tra una parte di elettorato la paura del comunismo senza che il comunismo ci fosse più, travestito, come apparve, nelle forme del giustizialismo, fu davvero un errore clamoroso della invincibile e gioiosa macchina da guerra occhettiana. Non sfuggirò alla questione giudiziaria, visto che su questa alcuni esponenti politici anche a Reggio hanno costruito una sorta di non possumus, un ostracismo insuperabile, una barriera che dovrebbe dividere per sempre il condannato Craxi dalla dimensione della politica. Mi diffonderò su di essa più oltre. In quegli anni non c’era solo Craxi ad Hammamet e non c’erano solo dirigenti socialisti, spesso ingiustamente, sottoposti alla gogna mediatica delle indagini giudiziarie. Il caso più recente di Ottaviano Del Turco, peraltro iscritto al Pd, ma di tradizione socialista, prima coperto di infamanti accuse che paiono oggi improvvisamente ribaltate, grida vendetta. C’era nel 1992-94 un popolo di militanti socialisti per bene in preda alla disperazione. Dalla suggestione dell’onda lunga s’era d’improvviso passati a un’onda oceanica che aveva travolto e distrutto un partito centenario. Quel popolo scelse a maggioranza Berlusconi quasi come uno scudo e per evitare che i fratelli separati, e quasi travolti dal crollo del muro, avessero partita vinta in una sorta di gara di ritorno condotta da un arbitro parziale. Per la verità non solo le indagini giudiziarie, ma anche gli errori politici, portarono il Psi alla dissoluzione e su questo mi diffonderò più avanti. Ma non c’è dubbio che l’alta marea non si sviluppava in ogni direzione. Quel clima persecutorio che soprattutto i compagni di base hanno avvertito come un’ostilità immotivata e crudele, è oggi finito. E’ questo l’aspetto più confortante e sarebbe assurdo continuare il conflitto come facevano i giapponesi nelle sperdute foreste nipponiche, senza che la guerra ci sia più. Recentemente una persona della quale per correttezza non svelo il nome, mi ha scritto su facebook una bella mail confessando di avermi offeso per strada durante Tangentopoli con un epiteto indegno non solo per un dirigente politico. Era poco più di un ragazzo e ricordavo bene quell’episodio. Adesso mi ha chiesto scusa. Le sue parole mi hanno commosso. Il tempo è galantuomo. E negli ultimi anni tante sono state le ammissioni di colpa per ciò che è stato fatto ai socialisti. Tante sono state le scuse. Tante sono state anche nei confronti di Craxi le revisioni di giudizio. Se non ricordo male cominciò D’Alema nell’estate del 1995, credo su suggerimento di Giuliano Amato, ma anche nella convinzione, a volte in politica c’è una nemesi, che l’elettorato socialista che aveva fatto vincere Berlusconi poteva essere recuperato tracciando il percorso del suo ventennale leader con una lente meno deformata. D’Alema riconsiderò la fase craxiana del Psi e ammise l’esistenza, in essa, di anticipazioni politiche e di intuizioni di rilievo. Forse, se anzichè cercare la sinistra democristiana i post comunisti del dopo Muro avessero cercato davvero i socialisti, se avessero esaltato un po’ di più Turati e un po’ meno Dossetti, se avessero dato vita a un partito di natura e denominazione socialista o socialdemocratica non so se avrebbero convinto la maggioranza dell’elettorato dell’ex Psi, ma certo avrebbero reso ancora più immotivata la scelta di stare col centro destra. Io stesso, per una fase, dopo essere stato processato senza colpa dal tavolo giacobino dei progressisti nel 1994, con tanto di sanculotti e tricoteuses, dopo aver scelto per un periodo il ritiro dalla vita politica, ho ritenuto che era meglio allearsi con una destra democratica che con una sinistra giustizialista e ostile verso i socialisti. Non mi vergogno di questo e non ritengo di dovere delle scuse a nessuno. Certo ho sempre pensato, anche in quel periodo, che si trattasse di una collocazione anomala, da stato di necessità e che mai un socialista avrebbe potuto collocarsi addirittura in un partito organico di centro destra e in una Europa popolare. Sapevo che si trattava di una scelta transitoria e appena lo Sdi è fuoriuscito dalle alleanze tattiche che oscuravano l’identità socialista e ha scelto la Costituente vi ho aderito con entusiasmo, lasciando i comodi scranni parlamentari per un’avventura che si è poi scontrata con il mancato apparentamento elettorale veltroniano. Apparentamento concesso invece a Di Pietro mentre lo si negava ai socialisti, i quali hanno sbattuto il muso nell’insormontabile ostacolo del voto utile. Il tempo è galantuomo. Anche quella scelta è oggi criticata da quegli stessi che l’hanno proposta e praticata. E Di Pietro da alleato, dopo aver negato i presupposti stessi dell’alleanza, si è trasformato in una sorta di vampiro del Pd. Gli hanno consentito di avere i denti e adesso può succhiare tranquillamente il loro sangue.Il tempo è galantuomo, ma non per tutti. L’on. Antonio Di Pietro ha detto, a proposito del decennale della scomparsa di Craxi: “Mi auguro che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quel che è stato: un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui”. C’è qualcosa di crudele, lasciamo un attimo fuori la politica, ma c’è qualcosa di crudele nell’atteggiamento dell’ex piemme di Milano passato alla politica. Non c’è un dirigente politico italiano che a fronte della morte di un suo avversario, anche accusato delle peggiori colpe, non metta da parte l’astio e non faccia prevalere un umano sentimento di pietà. Di Pietro no. Recita la sua parte, del Torquemada meneghino, dell’inflessibile, ruvido e impietoso accusatore. Una sorta di Wishinski del tempo moderno che non può svestirsi mai dei suoi panni, pena l’annullamento completo della sua stessa ragione di esistere.“C’è sempre un puro più puro che ti epura”, recitava Pietro Nenni. L’alter ego di Di Pietro, De Magistris la spara alta e il girono dopo Di Pietro la spara ancora più alta in un crescendo inquietante di crucifige e di roghi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma chi è senza peccato non scaglierà certo Di Pietro. Esistono in Italia una sinistra riformista e una sinistra massimalista. Difficile trovare un accordo tra le due. Ma quello che a me pare davvero impossibile e perfino controproducente è continuare a far finta che esista un punto di intesa tra la sinistra riformista e i giustizialisti, che secondo me non sono certo di sinistra. Cito a tale proposito tre prese di posizione. Scrive Enrico Letta: “Con questa continua rincorsa, Di Pietro e De Magistris portano il centro sinistra nell’abisso e sono i migliori alleati di Berlusconi”, gli fa eco Walter Veltroni: “L’alleanza con l’Idv è finita nel momento in cui Di Pietro non ha mantenuto l’impegno di formare un gruppo unico col Pd in Parlamento”. Più chiaro ancora Massimo D’Alema: “Alle prossime elezioni dovremo fare altre alleanze, perchè la dipietrizzazione del centro sinistra è destinata a sfociare nel minoritarismo”. Sottoscrivo D’altro canto non mi convince neppure questa equiparazione di Craxi e di Berlusconi che vien spesso fatta dagli ex socialisti del Pdl. Non diciamo eresie. Craxi era solo, nel momento della disgrazia e della disperazione. Non aveva giornali, televisioni, gruppi economici, né una maggioranza che lo difendeva a spada tratta, né avvocati a tempo pieno. Anzi i poteri forti erano tutti contro di lui. Dietro di sé non aveva né l’amico Putin, né l’amico Bush. L’Msi sfilava davanti alla sede di via del Corso così come il popolo della monetina sfilava ignobilmente davanti al Raphael. E la Lega agitava cappi, mentre Vittorio Feltri col suo Indipendente spronava la magistratura alla caccia del cinghialone.Se vogliamo ricordare Craxi lo dobbiamo fare per quel che Craxi è stato. Divido la sua vita politica in quattro fasi. La prima è quella del suo impegno autonomista, come delfino di Pietro Nenni, del quale il 1 gennaio è ricorso il trentesimo anniversario della morte, e poi come segretario del Psi del cosiddetto nuovo corso. Bettino era figlio di Vittorio Craxi, vice prefetto della liberazione di Milano e poi prefetto di Como. A 14 anni aveva perfino attaccato i manifesti del Fronte popolare. Ma poichè suo padre, capolista socialista del Fronte, non venne eletto maturò qualche risentimento verso l’arroganza dei comunisti. Il distacco dal Pci avvenne con Nenni dopo lo storico 1956, con le scelte successive al XX congresso del Pcus e all’autunno ungherese. Entrò per la prima volta nel Comitato centrale del Psi col congresso di Venezia del febbraio del 1957, che segnò la fine del patto d’unità d’azione, a seguito della solidarietà dichiarata dai socialisti di Nenni agli insorti di Budapest che contrastava con quella dei comunisti di Togliatti che plaudirono ai carri armati sovietici. Si rintanò nella sua città, fu assessore a Sesto San Giovanni e consigliere e poi assessore a Milano, poi segretario della federazione socialista milanese. Nel 1968, col Psu unificato di Nenni e Saragat, che avevano ricominciato a incontrarsi a Pralognan nell’agosto del 1956 e riuscirono a unificarsi solo dieci anni dopo, Craxi divenne deputato. Fu a capo della corrente nenniana con poco più del 10% dei consensi nel partito, fu vice segretario di De Martino e poi dopo le elezioni del 1976, quelle caratterizzate dall’infausto slogan demartiniano, “mai più al governo senza i comunisti”, che, com’era ovvio, contribuì a premiare il Pci e a punire il Psi, partito gregario, al Midas, nel luglio del 1976, venne chiamato alla segreteria del Partito. Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta il Psi, che sembrava un partito archeologico a fronte del continuo allontanamento del Pci berlingueriano dai partiti fratelli, distacco che rischiava di comprimere sempre più lo spazio socialista in Italia, ritornò alla luce con una mole di iniziative politiche e culturali di difficile emulazione. Noi lo seguimmo e personalmente anch’io, che avevo militato nella sua corrente anche quando era minoritaria, mi sentì, come un po’ tutti, entusiasta del nuovo corso socialista a cui a Reggio contribuimmo costruendo una gruppo dirigente giovane, colto e vivace, forse fin troppo, per alcuni. Alcune iniziative hanno lasciato il segno: il confronto su pluralismo e leninismo (con quel saggio che venne ricordato come quello su Proudhon), quello su pluralismo economico e pluralismo politico, il confronto aperto sulla grande riforma istituzionale. Siamo alla fine degli anni settanta e si radunano attorno a Craxi alcuni intellettuali di sinistra che provenivano da esperienze diverse. Tra loro c’era anche Paolo Flores D’Arcais che è oggi approdato su ben diversi lidi. Ma c’era Norberto Bobbio su tutti e Giuliano Amato e Federico Coen che dirigeva Mondo Operaio, che da semplice rivista divenne centro culturale e anche libreria in via Tomacelli. E come non dare a Craxi il merito dell’elezione di Sandro Petrini alla presidenza della Repubblica nel luglio del 1978? Aveva puntato su Giolitti, ma alla fine un socialista doveva andare al Quirinale e ci riuscì. E dopo poche ore venne a Reggio a festeggiare con noi all’ex Caserma Zucchi alla festa dell’Avanti. Poi la conferenza di Rimini del 1982 e l’intuizione di Claudio Martelli sull’alleanza tra il merito e il bisogno. Il Psi di Craxi in quegli anni riprese il dialogo con le altre forze del socialismo europeo (Craxi venne anche spregiativamente definito “il tedesco” perché troppo vicino a Brandt e a Schmidt, ma volle aiutare concretamente Felipe Gonzales e i socialisti spagnoli, nonchè Mario Soares e quelli portoghesi prima e dopo l’avvento della democrazia e fu con Jiri Pelikan e il dissenso cecoslovacco fino all’elezione di Pelikan al parlamento europeo nelle liste del Psi), elaborò il progetto dell’alternativa socialista approvato dal Congresso di Torino del 1978, tentò di aprirsi un varco negli anni difficili dell’unità nazionale e sul caso Moro si oppose alla tattica della fermezza in nome del principio, che valse poi anche durante l’episodio dell’Achille Lauro, della priorità della difesa della vita umana. La seconda fase è quella della presidenza del Consiglio, che dura dal 1983 al 1987, e me la cavo con poco, ricordando che il governo Craxi (per la verità furono due, ma solo fotocopia l’un dell’altro) fu il più duraturo, fino ad allora, d’ogni altro governo, che contribuì a portare l’inflazione da due a una cifra, che ebbe il coraggio del patto anti inflazione col decreto di San Valentino e vinse il referendum sulla scala mobile, che varò un nuovo Concordato in nome della laicità dello Stato introducendo per la prima volta l’insegnamento della religione come facoltativa, che ebbe il coraggio, dopo aver assentito all’installazione degli euromissili a Comiso, anche di dar l’ordine di circondare i militari americani a Sigonella in nome della dignità nazionale, e di condannare i bombardamenti di Reagan su Tripoli e Bengasi. Il Psi arrivò a toccare il suo massimo storico, il 14,3% con le elezioni del 1987. Mi aveva confessato Bettino, mentre da Modena lo accompagnavo a Reggio in campagna elettorale. “Se non ci danno i voti stavolta… Siamo stati anche fortunati, però”. E si riferiva alla congiuntura economica positiva. Sapeva a volte sorprenderti. Se ti aspettavi una risposta te ne dava un’altra. Come quando gli avevo parlato delle bombe fasciste in Italia nel 1974 e lui diceva: “Ma lascia stare il fascismo che è stato una cosa seria. Questi sono terroristi”. E che dire quando s’aprì il confronto sul dopoguerra reggiano e mi lasciò gelato: “Dovete essere prudenti se no ci tireranno fuori anche Pertini”. E poco prima su Ceasescu e sui morti in Romania “Ma che 100mila, saranno stati al massimo qualche centinaia”. Dato poi confermato da Amnesty. Sapeva andare contro le mode e le consuetudini, le parole d’ordine scontate, i dogmi e i tabù inviolabili. Tutto questo lo rendeva imprevedibile, originale e a volte anche simpatico. Oltre che intuitivo, coraggioso. Anche se appariva arrogante, chiuso, intrattabile. Recuperò appieno alla storia del socialismo Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, che era in realtà il suo eroe preferito, colui al quale aveva dedicato un vero e proprio museo casalingo. In fondo il suo temperamento temerario e ribelle, quel suo condurre la battaglia a viso aperto anche contro i più forti, era un’ispirazione anche della sua azione politica, un po’ corsara, garibaldina appunto. Così quando ad Hammamet qualcuno gli chiederà di prestare il suo nome per una nuova lista socialista volle rispondere con le parole di Garibaldi al richiamo della Francia per la spedizione dei Vosgi del 1870: “Ce que reste de moi disposez”. Intanto s’era aperta una terza fase, quella a mio avviso più critica della vita politica di Craxi. Una fase che non esito a definire quella della stagnazione, prendendo a prestito uno slogan di Gorbaciov sulla storia sovietica. Il Psi era sulla cresta dell’onda dopo l’87, ma non seppe approfittarne. Volle rimanere fermo, quasi immobile nel momento in cui tutto intorno a noi cambiava. L’unico disegno chiaro era quello di puntare al ritorno alla presidenza del Consiglio, dopo Goria, dopo De Mita, magari dopo Andreotti e con il suo appoggio e quello di Forlani. Questo disegno si frantumò con la caduta del Muro e con l’89 europeo e italiano. Nacquero le Leghe e finì il Pci, che divenne Pds e seppe scrollarsi di dosso i calcinacci del muro di Berlino che finirono, solo in Italia, addosso agli altri. Il Muro di Berlino cadde in Italia all’incontrario? In qualche misura penso di sì e le forze non comuniste ebbero la grave responsabilità di non accorgersene. Il momento della vittoria storica del socialismo democratico sul comunismo, anche nella sua versione italiana, venne vissuto con paura. Craxi me lo confessò a Bologna durante l’ultimo congresso del Pci, quello del pianto di Occhetto. Lo ascoltavo e non capivo. Certo, se l’unico ruolo del Psi era quello di costituire la componente di sinistra democratica nell’alleanza con la Dc, quel ruolo era finito. Ma se i socialisti avevano l’ambizione di guidare una nuova sinistra socialista e democratica offendo un’Arca di Noè, come qualcuno disse, ai profughi del comunismo, quel nuovo ruolo era entusiasmante e decisivo. Si inciampò in questa svolta e si sbandò nella discesa dopo aver scalato con successo il Gran Premio della storia. Craxi propose l’unità socialista relegandola nelle nebbie di un futuro indecifrabile, Occhetto, dal canto suo, propose di andare oltre, oltre il comunismo, oltre il socialismo democratico, e non si fermerà approdando poi in diversi partiti, oltre misura. E lì iniziò la nostra disgrazia, assai prima di Tangentopoli. Mi accorsi di questo e per questo dal 1992, ma era tardi e sbagliammo anche noi i tempi, ci mettemmo all’opposizione di Craxi con Martelli e altri. Tangentopoli era già esplosa e forse demmo anche l’impressione di non difendere come avremmo dovuto il nostro leader. Impressione subito corretta col voto dell’aprile del 1993 sulle autorizzazioni a procedere, che confessai ai giornali reggiani e che mi costò assai caro: critiche interne nel mio partito, dove emersero, come capita nei momenti di acuta crisi, anche un po’ di pescecani e addirittura feroci accuse fuori. Su Tangentopoli, e siamo alla quarta e ultima fase di Craxi, azzardo solo alcune domande. Vorrei che rispondeste voi, le mie sono forse anche un po’ retoriche. Prima domanda. D’accordo, accedo all’idea che non si è trattato di un complotto, ma possiamo almeno oggi parlare di sproporzione? Craxi stava per essere condannato, tra sentenze passate così velocemente in giudicato e quelle in corso d’opera, praticamente all’ergastolo, considerata la sua età. L’ergastolo è una pena giusta per chi si macchia di finanziamento illecito alla politica con reati connessi? Seconda domanda. D’accordo, posso anche ammettere che non tutti i partiti erano uguali. Certo è più facile spartirsi tangenti dal governo nazionale o locale che non dall’opposizione. Ma vi sembra giusto condannare un leader politico, spesso col solo assioma o teorema, com’è stato definito, del “non poteva non sapere?”. Terza domanda. D’accordo, quel siamo tutti correi non può fare piacere a un vecchio militante socialista che si è sempre vantato d’essere un galantuomo, né è un’attenuante per chi ne è soggetto, ma perché nessuno rispose a quel discorso di Craxi alla Camera in cui egli invitava gli altri ad alzarsi per dire di giurare di non essersi mai macchiati di finanziamento irregolare perché presto a tardi sarebbero stati ritenuti spergiuri, e ha partorito solo quell’imbarazzante silenzio dell’Aula, che ben ricordo: l’ imbarazzante silenzio ipocrisia, il silenzio verità. Prendiamo anche atto di quel che scrisse D’Ambrosio secondo il quale i soldi li Craxi li prendeva per la politica e non per sè. Infine. D’accordo, occorre rispettare sempre le sentenze della magistratura. Ma perché non ci fu concesso di costituire una commissione di indagine parlamentare su Tangentopoli, in un paese in cui le commissioni si costituiscono anche su fatti di ben minore rilevo e conseguenze? Ad una domanda di Francesco Cossiga che era andato a trovare Craxi ad Hammamet poco prima della sua scomparsa, quest’ultimo, a proposito dell’utilizzazione dei finanziamenti del Psi, rispose: “Io non posso mischiare le mie vicende giudiziarie con grandi cause di libertà e di liberazione”». Scrive “La Stampa” del 15 gennaio: “Ma ora, per la prima volta, di quel cospicuo flusso di denaro “sporco” a sostegno di cause di libertà, di partiti clandestini e di movimenti di liberazione, si sa qualcosa di più: nel corso di una lunga chiacchierata – ben 18 ore di girato, che Craxi fece nella casa di Hammamet con Luca Josi – l’ex presidente del Consiglio raccontò diversi dettagli di quel filone: “Per molto tempo aiutammo i socialisti spagnoli in clandestinità, i portoghesi, aiutai alcuni compagni cileni a salvarsi dalle grinfie della dittatura”.
Vorrei che si discutesse oggi con senso delle verità e della giustizia del caso C, com’è stato definito. Io non credo di avere omesso nulla. C’è una storia che è fatta di generose e preveggenti intuizioni, e ci sono errori anche decisivi, c’è il senso di appartenenza alla storia patria e il servizio ad alti livelli prestato al Paese, c’è l’orgoglio di essere socialisti e italiani è c’è anche l’accettazione del metodo di un finanziamento che era pressochè elevato a sistema e che è stato pagato a così alto prezzo solo da uno. Sullo sfondo il sacrificio di un leader politico e di un uomo, che ha rappresentato la storia del Psi per quasi vent’anni. Bisognerebbe riflettere su questo: il consenso avuto da Craxi all’interno del Psi è imparagonabile a quello degli altri suoi leader storici: Turati, Nenni, per non parlare di De Martino e Mancini. Ed era, Craxi, l’unico leader che venne eletto senza detenere una maggioranza. L’idea del riscatto, l’onda lunga, la capacità di mettere la sua politica, non i suoi soldi o il suo opportunismo, la sua politica, al centro dell’attenzione nazionale e di riscuotere sempre progressivi, anche se mai clamorosi, consensi, tutto questo aveva convinto tutti i socialisti, un popolo mai abituato a vincere e spesso costretto a subire. Dico tutti perché li conoscevo bene. E non solo convinto, ma anche un po’ rapito. E in particolare quelli di ceto più popolare. Altro che yuppismo. C’è anche la nostra storia, la nostra vita. Io ho il massimo rispetto per tutte le storie, per tutte le vite. Per un certo periodo sembrava che solo noi dovessimo vergognarci della nostra. Era crudele, inaccettabile. Ingiusto. La corruzione esisteva. Anche nel Psi. Ma mi ha molto stupito quella rappresentazione di Giorgio Bocca apparsa recentemente su La Repubblica con la sua immagine del Psi milanese. Un partito solo affari, senza politica. Non è vero, non è giusto, è una versione caricaturale. Tognoli, Pillitteri, Finetti, Aniasi, Zafra, per citarne alcuni, che conoscevo bene, erano ottimi amministratori e politici di primo piano, che avevano cominciato la loro attività nelle file del movimento giovanile, che avevano amore per la politica. Ma non dobbiamo passare all’opposto e non ammettere che soprattutto in certe aree del paese la corruzione era elevata a sistema. Non solo nel Psi, sia ben chiaro, ma anche nel Psi, che, e lo dobbiamo riconoscere, deteneva un eccesso di potere e in alcuni suoi esponenti, purtroppo neppure pochi, mostrava anche un eccesso di disinvolto comportamento. Resto tuttavia ancorato a una vecchia massima di Riccardo Lombardi “Noi socialisti abbiamo commesso molti errori di cui pentirci, nessuno dei quali tale da doverci vergognare”. Anche perché, negli anni in cui qualcuno ci chiedeva di vergognarci, valeva il detto del buon Rino Formica, coniugato col suo barese stretto che mi piaceva così tanto imitare: “Qui ci chiedono di vergognarci non tanto delle nostre colpe, quanto delle nostre ragioni”. Questo non lo potevamo accettare. Delle nostre intuizioni di svecchiamento e modernizzazione della sinistra, del nostro rapporto col socialismo europeo, della nostra laicità e della nostra continua battaglia per i diritti civili, del nostro riformismo sociale ed economico, del nostro appoggio a tutti i popoli, dell’est come dell’ovest e del sud, che si battevano per la loro autodeterminazione e libertà, della nostra appartenenza a una tradizione, quella del socialismo riformista che proprio a Reggio ha creato un modello invidiato in tutta Italia, di questo noi eravamo e continuiamo invece ad essere orgogliosi. E arricciamo un po’ il naso quando, anche a proposito delle celebrazioni del nostro tricolore vengono esaltati, com’è giusto, Nilde Iotti e Giuseppe Dossetti come costituenti, dimenticando proprio Alberto Simonini. Cioè un pezzo importante della storia della sinistra riformista e laica, della storia di Reggio. E su Reggio vorrei aggiungere due parole per manifestarvi una convinzione che da tempo mi tengo in serbo. La federazione socialista di Reggio, anche negli anni ottanta, era composta da un gruppo dirigente sano, appassionato di politica, onesto. Eppure anche noi siamo stati omologati alla condanna infernale. Eravamo un centro culturale e di azione politica. Eravamo un gruppo di amici e voglio qui citare Ascanio Bertani, Federico Giometto e Angelo Brindani (e prima ancora Ivan Medici e Angelo Pisi) che non sono più tra noi e che colgo l’occasione di ricordare qui con voi, con affetto e rimpianto. La dimensione del dolore e della sconfitta ci ha anche oltremodo maturato. A volte anche dal male puoi estrarre il bene. E ha anche selezionato chi era socialista e chi faceva il socialista. Forse è anche una questione di carattere. Ma è facile fare politica quando si vince e si gestisce il potere. Più difficile è non mollare, ripartire da zero, ricominciare, anche in pochi, scordandosi il periodo delle vacche grasse e contando solo sulla forza delle idee. Forse in tanti non pensavano che saremmo stati di questa pasta. Siamo stati capaci di non rassegnarci e di non stare fermi (in molti ci hanno abbandonato, in molti sono rimasti a casa, in molti, in troppi, hanno vestito altre casacche), ma sul nostro passato non è sceso l’oblio né è stato stampato quel giudizio d’infamia che era stato scolpito. Su questo abbiamo vinto e ne dobbiamo andare orgogliosi. Ma l’obiettivo che finora abbiamo tutti fallito riguarda la rinascita in Italia di un soggetto socialista. Abbiamo tentato di ricostruirlo a sinistra, a destra, in autonomia. Abbiamo fallito. Una forza socialista, democratica, riformista e liberale, ormai è chiaro, potrà anche rinascere, ma non saremo solo noi, vecchi reduci del vecchio Psi, i protagonisti della resurrezione. Questo patrimonio non dobbiamo anche per questo farlo vivere oggi nella dimensione della nostalgia, né nella psicologia del fortino assediato. Fare come coloro che attendevano ansiosamente i tartari nel bel deserto di Buzzati, anche se i tartari non c’erano. Dobbiamo, come poi s’è fatto a Reggio col Circolo Prampolini assieme, oltre a Vincenzo Bertolini, che è stato amico dei socialisti anche quando era difficile e rischioso, ad Antonio Bernardi, Giuseppe Amadei, Gianni Bernini, Nando Odescalchi e altri, dobbiamo far vivere il meglio della nostra tradizione sfondando i recinti. Conquistando nuove aree e nuovi proseliti. E dilatando l’influenza della nostra identità e il suo raggio d’azione. Facendo vivere così anche il meglio dell’esperienza di Craxi e del suo socialismo, liberale e garibaldino. In fondo non c’è un altro motivo se non questo per affermare la nostra perdurante insistenza nel panorama politico italiano. Insistenza nella coerenza. Giacchè individualmente ognuno può svestirsi degli antichi panni e confezionarsi un vestito nuovo di zecca. Correndo però il rischio di parafrasare il titolo di un film degli anni ottanta “Sotto il vestito niente”. Noi pensiamo invece di avere un’anima, qualcosa di molto importante. E la mettiamo a disposizione di una area politica che ci appare ancora priva di anima. Senza radici storiche. Spaesata. Sfuocata. Perché prima o poi anche le identità ritorneranno a prendere quota nel nostro paese. Senza le identità la politica si corrompe. E si riduce a una semplice conta elettorale e alla presa del governo del Paese come fosse una Bastiglia da espugnare. Con i bei risultati di questi anni. Noi non sogniamo un ritorno al passato. Diventa anche impossibile. Sogniamo un’Italia del futuro fondata sul rispetto della storia, sulla omogeneità con l’Europa, sul contrasto di valori e non solo sul culto della vittoria elettorale. Per questo, noi che non abbiamo quasi più bacino elettorale, noi che siamo dispersi nel panorama dei partiti esistenti, e cito anche coloro che si sono rifugiati, e sono i più, nel berlusconismo come antidoto al giustizialismo, noi dobbiamo e possiamo avere fiducia. Non fiducia perché ritorni Craxi, il chè è anche scientificamente impossibile, o il craxismo, che senza Craxi non avrebbe proprio senso e si ridurrebbe a una parodia perfino negativa e controproducente, né possiamo andare alla ricerca di nuovo uomo della provvidenza socialista, noi dobbiamo e possiamo avere fiducia perché il meglio del nostre idee e della nostra vita politica, che non sarebbe per niente stata così spesa invano, possa trovare un nuovo luogo in cui esprimersi ed affermarsi. Non è l’attesa messianica della terra promessa dopo la diaspora. Ma è la certezza che non solo il tempo è galantuomo, ma che anche le buone idee sono destinate a dar frutti. Rino Formica, con una delle sue solite frasi scolpite nel marmo, ha dichiarato: “Se il morto è vivo vuol dire che i vivi sono morti”. Mi accontenterei che i vivi fossero giusti. Verso chi è morto e verso chi è ancora vivo. Credo sia questo il modo migliore per ricordare Bettino Craxi, non il punto di riferimento di un più o meno piccolo partito, ma uno dei leader di una lunga tradizione fondamentale, insostituibile, indispensabile per una nuova e moderna sinistra democratica, riformista, laica e liberale. Cioè socialista.
DALL’ANALISI DEL CRAXISMO ALL’ANALISI DELL’ANTICRAXISMO
Ha iniziato la Moratti, forse, con la proposta di intitolare una strada di Milano a Bettino Craxi. Poi tutti si sono ricordati del decimo anniversario della morte e si sono messi a scivere, a commentarre e a ricordare. Nei blog tante stupidaggini, ma anche tanti sentimenti in contraddizione. Il piu’ sentito di questi e’ probabilmente quello di molti semplici socialisti di un tempo che pensano al loro leader, come al loro capo, ma anche statista, ammazzato da un golpe i cui contorni non sono ancora chiari. Ma un golpe che aveva certamente nella magistratura e in Saverio Borelli, fino ai giorni della morte, il suo carnefice e il suo braccio armato. Gli altri sentimenti sono quelli di altri socialisti che si sono sentiti traditi e che attribuiscono al leader la responsabilita’ della scomparta di una forte organizzazione politica, il PSI di allora. La morte di una comunita’. La distruzione di una famiglia.
Poi ci sono i pareri di quelli che socialisti non erano e non lo sono mai stati. Questi non hanno sotanzialmente cambiato idea. Proseguono a sinistra nel considerare Craxi, un corrotto, scappato in Tunisia anziche’ farsi mettere in prigione in Italia come avrebbe dovuto, un malfattore, un ladro che ha distrutto l’Italia aggravandola con un pesante debito pubblico, un filibustiere che si prese un bel giorno in mano il PSI e lo mise contro il PCI che poverino eccetere eccetere. A destra un disastro. Una storia storeotipata che potra’ forse essere chiarita passando dalla discussione sul craxismo alla discussione sull’anticraxismo.
E comunque arriveranno le celebrazioni del 19 gennaio e dintorni.
2010
Tutti in festa per il nuovo anno. Auguri a tutti i nostri blogger.
Speriamo bene.
Ma per quanto riguarda i socialisti che vogliono fare i socialisti un pensiero.
"Anche se i primi posti sono stati assegnati ad altri e il sorteggio ti avra' assegnato la terza fila, cio' che dovresti fare e', in qualunque posizione, esercitare il tuo dovere di soldato con le parole, le esercitazioni, l'esempio e il coraggio: in battaglia ci si rende utili anche con le mani tagliate, restando al proprio posto......., se non altro con animose grida. Qualcosa di simile ti sara' possibile fare............"
NENNI SOCIALISTA MODERNO
E' la revisione politica fatta da Nenni dopo i fatti di Ungheria, la pagina più esaltante della storia del Partito Socialista. L'avvio della politica autonomista e l'incontro con Riccardo Lombardi per la nascita del primo centrosinistra. La rottura con il PCI e l'incontro con la Dc e con il mondo cattolico, come antidoto al pericolo, per Nenni sempre possibile, di un risucchio della Dc nell'alveo della destra italiana.
Ma prima ancora Nenni è il padre riconosciuto della nascita della Repubblica contro la Monarchia. Il vincitore morale del Referendum consultivo. "O Repubblica o il caos" fu il suo slogan. Che oggi il PSI ha parafrasato in "O Costituente o il caos".
Da anni ci stiamo lavorando, da anni questo sito è su questa posizione. Adesso Nenni ci da un nuovo insediamento. Riporatre il centro cattolico nell'ambito di un nuovo centro sinsitra, attraverso il superamento della politica bipolare. Affrontare la questione della crisi dello Stato e porre con forza, il tema della rottura del sistema. Il tema di una nuova Costituzione attraverso la elezione di Assemblea costituente eletta direttamente dal popolo con sistema rigorosamente proporzionale. E di fronte alla crisi dell'attuale sistema politico, dell'affidabilità del Parlamento e degli attuali partiti, avviare la svolta.
Mondoperaio dedica il numero di fine anno a Nenni. Un'occasione per abbonarsi, o per acquistarlo dove è possibile, anche nelle librerie Feltrinelli di tutta Italia.
DI PIETRO PUO’ ANCORA STARE NEL CENTROSINISTRA
Le parole di Di Pietro dopo il gesto scellerato e violento contro Berlusconi oggi a Milano, sono farneticanti e preoccupanti. Esse rappresentano un’indiscutibile incitazione alla violenza che un partito politico non può permettersi di fare. Per la verità Di Pietro l’aveva già fatto e detto nei giorni scorsi, quindi sta esasperando la sua posizione in modo freddo e calcolato. Sta dando fiato alla politica da “guerra civile” che in questo paese ormai si sta respirando e che lui ha sempre alimentato. Ora in modo pericoloso, preoccupante, da tenere sotto controllo e osservazione. Sul piano politico si apre il nodo di fondo: come fa il PD a tenerselo alleato nel centrosinistra?
Da Spatuzza al No B-Day
Io spero che Berlusconi se ne vada a casa prima possibile, ma non voglio che a deciderlo siano le dichiarazioni discutibili e tardive di un assassino, che ha sciolto bambini nell’acido. Non voglio che il paese sia nelle mani di Gaspare Spatuzza. La democrazia e la legalità sono un’altra cosa e l’Italia si merita qualcosa di meglio. Sono orgoglioso che il PSI non si sia associato ad una manifestazione qualunquista e giustizialista come il No B-Day. Una manifestazione talmente antipolitica che neppure i politici presenti avevano titolo per parlare. Masochisti.
VENDOLA, MEGLIO CHE FACCIA UN PASSO INDIETRO
Quando la politica ha un valore che va al di là delle persone. Quando in gioco c’è la possibilità o meno di garantire al centrosinistra il governo di una regione importante come la Puglia. Quando c’è da fare quadrato per vincere le elezioni garantendo la continuità di un’esperienza politica positiva. Le questioni personali non contano. Valgono solo le ragioni delle responsabilità e le sorti degli individui vengono dopo. Se Vendola si rendesse conto che essere dentro una squadra significa fare ciò che più serve alla squadra, oggi si metterebbe in panchina. Farebbe un passo indietro. Mettersi di traverso è puerile e non è all’altezza di chi avrebbe voluto guidare un partito, oltrechè una regione.
L’ESPERIENZA DI SINISTRA E LIBERTA’ SI E’ CONCLUSA
I socialisti hanno rotto gli indugi. Dopo mesi di incontri e di trattative per tenere insieme quell'alleanza elettorale nata all'europee per superare lo sbarramento del 4%, il giocattolo si è rotto. SD e Mps hanno pensato che i Socialisti e i Verdi si sarebbero piegati alla logica di trasformare Sinistra e Libertà da alleanza elettorale in soggetto politico o partito, compreso lo scioglimento di un partito non scioglibile, come il PSI. I socialisti hanno messo in conto, in tutti questi mesi, che alla fine sia SD che Mps avrebbero accettato la logica di un progetto che doveva avere ancora un carattere sperimentale, da verificare alle elezioni regionale, la dove si sarebbe ritenuto possibile. Due errori di presunzione uguali e contrari. I due progetti erano incompatibili e alla fine si è arrivati alla inevitabile rottura. Cosa succederà a SD e Mps lo si vedrà nelle prossime settimane. La strada dei socialisti è indicata nel documento approvato dalla segreteria nazionale del PSI. Ecco il documento della segreteria nazionale.
Non aver compreso la gravità della crisi in corso, la rottura degli impegni politici e organizzativi sottoscritti e le continue pressioni per costituire un nuovo partito dall’identità confusa, hanno determinato la crisi di Sinistra e Libertà. I socialisti si sono attenuti ai deliberati dell’assemblea di Bagnoli e, in seguito, alle decisioni assunte nel coordinamento nazionale del 5 novembre scorso e tra i leaders dei partiti e dei movimenti che hanno costituito SeL. Dopo l’assemblea di Bagnoli, più volte i socialisti hanno richiamato la necessità di discutere il progetto di SeL da presentare agli italiani in vista delle elezioni regionali del marzo 2010. Più volte hanno messo in evidenza quanto SeL dovesse interpretare il profilo di un’Italia riformista da contrapporre al Paese prigioniero del conflitto governo/giustizia. Si è risposto a questa urgenza dando priorità ad un controverso dibattito organizzativo anziché alle scadenze imposte dalla politica. Ma solo la politica può favorire un chiarimento. Statuto dei lavori atto a proteggere quel ‘terzo popolo’ carente di tutele e di ammortizzatori sociali, riforma delle Istituzioni, diritti di terza generazione, scuola e formazione coniugati con il merito e la qualità. E’ dentro questa cornice che si costruisce un’Italia più giusta. Alla crisi economica, la peggiore dai primi anni settanta, si è aggiunta una crisi istituzionale dai risvolti allarmanti. Lo stato dell’Italia obbliga la sinistra a definire con urgenza un asse riformista attorno al quale costruire alleanze coese fino al prossimo turno elettorale. Alle prossime elezioni regionali i socialisti sosterranno i candidati di centrosinistra alla presidenza delle regioni italiane, e saranno in campo con le loro idee e con le loro liste. Gli organismi territoriali, nell’ambito dell’autonomia statutaria, valuteranno possibili alleanze regionali, tenuto anche conto dell’esperienza delle scorse elezioni europee, a partire dalle forze aderenti al Pse ed da quelle ecologiste e laiche. Il PSI avvierà incontri con partiti e movimenti che si richiamano alla tradizione riformista e con i quali condividono un’idea dell’Italia futura. La segreteria infine ha posticipato la chiusura del tesseramento al 31 dicembre 2009. Ha indetto per i giorni 28 e 29 novembre manifestazioni regionali con la partecipazione dei compagni e delle compagne della segreteria nazionale per una riflessione sulle iniziative da promuovere in previsione delle elezioni regionali.
15 ANNI FA MORIVA IL PSI di Roberto Biscardini
Non potevo lasciare passare la data nel silenzio.
15 anni fa il 13 novembre 1994 veniva sciolto il PSI in occasione del suo 47° Congresso.
La decisone è preannunciata dal 29 settembre, quando il Comitato direttivo nazionale del partito a Roma prende atto delle mozioni congressuali. La prima presentata da Boselli, Del Turco, Villetti e molti altri. La seconda da Manca e Cicchetto. La terza annunciata con un documento proposto da Nencini e Biscardini nel quale si propone un modello federativo molto incentrato su un’organizzazione regionale del partito. Ma anche la difesa di un partito socialista che conservi la sua autonomia.
Nel documento di Boselli il percorso è chiaro, addirittura preulivista. Annuncia lo scioglimento del partito e auspica “Questa nuova realtà associativa dei socialisti può essere soltanto uno degli attori che possono dare vita a un nuovo soggetto politico di centro-sinistra d’ispirazione liberal-socialista e cattolico liberale, ambientalista e riformista…… I vecchi steccati tra cattolici e laici in politica devono essere completamente superati.
Interlocutori essenziali appaiono l’ex-presidente dell’IRI, Romano Prodi e l’attuale segretario della Cisl, Sergio D’Antoni…….”.
Il documento di Manca e Cicchetto prospetta per i socialisti una soluzione terza rispetto ai due poli nati qualche mese prima in occasione delle elezioni politiche del 1994: “una forza liberal-socialista deve lanciare una sfida da un lato a Forza Italia e ancor più alla Lega, dall’altro lato al PDS.”
La terza mozione, cosiddetta delle regioni, inizia così:”Le ragioni per l’esistenza di un’organizzazione politica socialista esistono ancora…….Ma la ricostruzione non avra’ successo se il gruppo dirigente come i militanti soffrono di un complesso di colpa collettiva.” E ancora: “Premessa essenziale per qualsiasi nostra iniziativa è un effettiva volontà di autonomia.”…..”Compito dei socialisti, ma non solo nostro, è il superamento di questo schema bipolare.”….. “Senza la politica con la P maiuscola il sistema si sgretola.”
Alla fine comunque tutti, per ragioni economiche e per non trascinarsi il peso delle difficile situazione finanziaria, decidemmo di lasciare quel simbolo. Discutiamone. Forse facemmo male. I comunisti lasciarono il PCI per una sconfitta storica, noi sciogliemmo il nostro partito per ragioni finanziarie e per la difficolta’ di portarsi addosso un simbolo massacrato dalla magistratura e dai media.
Adesso dopo 15 anni ci siamo riappropriati del simbolo del PSI e bisogna ritrovare le ragioni per ripartire, facendo leva anche sugli errori che sono stati commessi.
I COMUNISTI NON CAPIRONO di Roberto Biscardini
20 anni fa cadeva il Muro di Berlino, la sinistra si interroga e i post comunisti si interrogano. Forse anche il PD dovrebbe farlo. Sta di fatto che la ricostruzione dei fatti ci consente di dire che anche in quella occasione il PCI arrivò in ritardo. Molto in ritardo a capire l’evoluzione degli avvenimenti e molto in ritardo a prendere atto della fine del Comunismo. Al di là del Muro, i comunisti ungheresi cambiarono nome nell’autunno del 1989. Dalla ex URSS Gorbaciov, da quattro anni alle prese con l’opera demolitoria del comunismo, aveva fatto capire al mondo dove stava andando. Il Muro potè crollare con la dichiarazione, avventata o no, in poche ore dopo la conferenza stampa del capo del Politburò Gunter Schabowski, dopo l’illustrazione delle nuove norme sui permessi per l’attraversamento del Muro da est a ovest. Craxi, ben capendo dove andava la storia, nella primavera di quell’anno dopo il congresso del PCI, in cui Achille Occhetto parla di “Nuovo PCI”, dichiara “ma perchè non chiedono di buttare giù il Muro?”
Ma il PCI non capì. Occhetto in quell’occasione citò Marx e non capì lo stato maggiore del suo partito che lascerà passare due congressi, quello del 1990 e quello del 1991, dopo la caduta del muro, prima di prendere atto che il comunismo era morto.
Quelli che auspicavano lo spostamento dell’asse politico di quel partito verso il socialismo europeo e chiesero di utilizzare la parola socialista per indicare il profilo politico del nuovo partito furono battuti. Tra questi Giorgio Napoletano. E quando alcuni di loro avanzarono l’ipotesi di un alleanza strategica con il PSI di Craxi furono considerati pericolosi traditori, disposti a trascinare il partito verso una “deriva socialdemocratica” e invocarono un'altra volta la questione morale. Contemporaneamente il Veltroni, mai stato comunista, disse allora “non si può lasciare il comunismo per diventare socialisti”. I miglioristi la battaglia la fecero. La persero. Ma il bandolo della matassa, come dice oggi Umberto Ranieri, con grande onestà intellettuale, è probabilmente ancora quello da loro sostenuto allora. Questione quindi aperta anche nel PD di oggi, nonostante sia più alle prese di sistemare i post popolari e democristiani, che non ad affrontare il tema politico del socialismo in Italia. Non a caso nella nomenclatura complessa decisa da Bersani per impiantare il suo nuovo corso, a cui vanno ancora tutti i nostri migliori auguri di buon lavoro, di socialisti non ce n’è neppure uno.
SOCIALISTA, SOCIALISTA, SOCIALISTA
Socialista anche per tutta quella stampa che oggi non lo ricorda come tale.
Avevamo da circa un anno avviato tutte le iniziativa per promuovere la sua nomina a Senatore a vita.
Candidato due volte alla Presidenza della Repubblica è sempre stoppato dal giudizio contrario dei comunisti.
Oggi ci lascia e ci consegna il vuoto della sua mancanza.
Avevamo interloquito con lui fino a pochi mesi fa.
E’ morto Giuliano Vassalli. L’ex ministro della Giustizia e’ deceduto il giorno 21, ma la notizia della morte e’ stata data ad esequie avvenute per disposizione testamentaria. Il giurista e’ deceduto presso la sua abitazione per un arresto cardiaco.
La notizia, per sua espressa volontà, è stata resa nota solo oggi ad esequie già avvenute.
Nato a Perugia il 25 aprile 1915, giurista, dirigente e parlamentare socialista, ministro, presidente emerito della Corte Costituzionale, Medaglia d’argento al valor militare per il contributo dato alla Resistenza.
Dopo essere stato professore di Diritto penale nelle Università di Urbino, Pavia, Padova e Genova, Giuliano Vassalli, dal 1960, ebbe la cattedra all’Università di Roma. E’professore emerito a “La Sapienza” e membro dell’Accademia dei Lincei.
Dopo l’8 settembre 1943, Vassalli prese parte alla Guerra di liberazione. nelle file della Resistenza romana. Membro della Direzione clandestina del PSIUP, nei mesi dell’occupazione tedesca fu tra i capi delle formazioni socialiste a Roma. Dall’ottobre 1943 alla fine di gennaio del 1944, sostituì Sandro Pertini nella Giunta militare centrale del CLN. Nel gennaio del 1944 organizzò l’evasione dello stesso Pertini e di Giuseppe Saragat dal carcere di Regina Coeli. Fu poi anche ispettore del CLN in pericolose missioni nell’Italia centrale. Il 3 aprile 1944, Vassalli fu catturato, a Roma, dalle SS che lo rinchiusero nel carcere di via Tasso. Vi restò, sottoposto a stringenti interrogatori e a tortura, sino alla liberazione della Capitale.
Nel dopoguerra, con la scissione di Palazzo Barberini dal 1947 al 1949, fece parte della Direzione del PSLI e, dal 1949 al 1951, di quella del PSU.
Nel 1957 Vassalli fu insignito del “Premio di fedeltà alla Resistenza” per l’attività svolta, come avvocato e come pubblicista, a favore degli ideali della Resistenza. Rientrato nel PSI nel 1959, Vassalli fu consigliere comunale e capogruppo del partito a Roma e poi fu deputato del PSI nella quinta Legislatura. Eletto senatore nel 1983 e riconfermato nel 1987, è stato presidente della Commissione Giustizia e poi del Gruppo parlamentare socialista. Nel 1987 è stato nominato ministro della Giustizia nel governo di Giovanni Goria e riconfermato nei governi De Mita ed Andreotti, lavorando alla stesura del nuovo Codice di procedura penale del 1989.
Vicino al nostro PSI nei monenti più intensi degli anni ’70 e ’80, vicino a Craxi anche nel ritenere assolutamente politica l’iniziativa giudiziaria contro il PSI negli anni di tangentopoli.
Nominato giudice costituzionale dal presidente della Repubblica Italiana il 4 febbraio 1991, viene eletto presidente della Corte l’11 novembre 1999 Dal 2000 diventa presidente emerito.
Partecipò anche in questi anni a molte iniziative di carattere politico. Tenne la relazione al seminario sulla giuistizia promosso dal PS nell’autunno del 2008.
LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL PSI NEL SEGNO DELLA PERFETTA UNITA'
"Sinistra e Libertà si attenga al dispositivo approvato dall' Assemblea nazionale di Bagnoli e torni rapidamente ad occuparsi dei temi legati alla politica - così Riccardo Nencini ha esordito aprendo il lavori della Segreteria nazionale del PSI - "E' indispensabile che SeL dispieghi rapidamente la propria iniziativa a partire dal rilancio dei temi che le sono propri.- ha proseguito Nencini- Anzitutto la questione di stretta attualità relativa al rispetto della Carta Costituzionale, la difesa delle Istituzioni repubblicane e la riaffermazione della centralità del Parlamento, fortemente lesionati dai frequenti attacchi delle ultime settimane. A questi temi - ha osservato il segretario del PSI - si collega naturalmente la questione dei diritti di terza generazione. Il prossimo 10 dicembre, sotto l'egida delle Nazioni Unite, in tutto il mondo sarà celebrata la giornata internazionale dei diritti dell'uomo. Quanto accaduto ieri alla camera dei deputati sulla questione della lotta all'omofobìa denuncia il grave ritardo del nostro Paese nell'affermazione dei più elementari diritti di uguaglianza e di cittadinanza. Credo inoltre - ha proseguito Nencini - che SeL possa fare propri e impegnarsi a diffondere nei territori i 10 punti,a suo tempo indicati dal PSI, a sostegno delle famiglie in difficoltà a causa del permanere della grave crisi economica, attraverso apposite iniziative in regioni, province e comuni." Infine, a pochi giorni dalla scomprasa di Gino Giugni, padre dello statuto dei lavoratori, il leader socialista ha indicato come prioritaria per Sinistra e Libertà l'urgenza di iniziare una discussione volta a definire una proposta innovativa che si misuri con le mutate condizioni del mondo del lavoro, proponendo un' ipotesi normativa a tutela dei non garantiti, il cosiddetto terzo popolo, che si configuri come un nuovo "Statuto dei lavori".
10 OTTOBRE – GIORNATA COMPLICATA PER LA SINISTRA ITALIANA
Tre fatti di un certo rilievo in un solo giorno.
Il primo per rilevanza: Bersani è il più votato dagli iscritti del PD, ma non è detto che sia confermato nelle primarie del 25 ottobre. Se dovesse succedere il PD va nel caos.
Il secondo per rilevanza: il congresso dei Verdi sancisce la rottura del movimento ambientalista, metà invocano autonomia e trasversalismo, l’altra metà si colloca a sinistra e conferma l’alleanza almeno elettorale con Sinistra e Libertà.
Il terzo per rilevanza: Bobo Craxi fino a ieri esponente di punta e membro della segreteria nazionale del PSI di Nencini, dice di vuol fare un nuovo partito. Non si capisce se è vero e se è una boutade per fare un po’ di chiasso, certo si è liberato le mani, rivendicando anche lui un certo trasversalismo
GINO GIUGNI CI HA LASCIATO
Personaggio di spicco del socialismo italiano, studioso di altissimo livello e caro amico che da tempo si era dovuto ritirare dalla vita politica per problemi di salute. Giurista, riformatore e grande saggio del vecchio PSI, è ricordato come il Padre dello Statuto dei Lavoratori: nel 1969 venne infatti messo a capo della Commissione Nazionale, con l’incarico di scrivere il testo che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano. Prima di Marco Biagi e Massimo D’Antona, Giugni è stato per anni l’anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico. Cuore socialista e riformista, verso la fine degli anni ’60, periodo in cui l’azione sindacale nelle fabbriche era precaria, discontinua e caratterizzata da un’asimmetria di potere e di influenza rispetto alle direzioni aziendali, Giugni si dedicò al progetto di uno statuto a difesa dei diritti dei lavoratori, in qualità di consulente legislativo del Ministro socialista Giacomo Brodoloni. Il suo impegno riformista lo espose però alla violenza del terrorismo: nel maggio 1983, mentre stava lavorando alla revisione della scala mobile, venne gambizzato a Roma da una donna facente parte delle Brigate Rosse. Nello stesso anno venne eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano (rieletto poi nell’87). Dall’aprile 93 al maggio 94 ricoprì la carica di Ministro del Lavoro e della Sicurezza Sociale nel governo Ciampi e fu inoltre membro della Commissione Parlamentare Inquirente sulla Loggia Massonica P2. Giugni negli ultimi anni ha ricoperto tra l’altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Come ha ricordato lo stesso Napoletano, Gino Giugni è un esempio di assoluta dedizione allo Stato democratico, riconosciuto ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo è stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al Governo, promotore di una legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei Diritti dei Lavoratori.
MESSINA
Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso, Domenico Nania, Mario Briguglio (sindaco di Scaletta Zanclea), ecc., ecc.. Adesso non prendiamocela solo con l’inerzia dei comuni. Le responsabilità del governo centrale non possono essere scaricate tutte sugli enti locali, che pure hanno le loro gran belle responsabilità. Il dramma della Sicilia è il dramma dei poteri centrali che hanno sempre condizionato e sostituito malamente i poteri locali. Noi difendiamo la tradizione autonomista e meridionalista dell’autogoverno e contro il sistema di interessi corrotti che non sono figli di questa tradizione.
IENA PER IENA, LE ULTIME DI D’ALEMA
Lucci nell’intervista a D’Alema mortifica Sinistra e Libertà e la riduce al partito di Vendola. D’Alema fa il socialista e apre ai socialisti, in tre passaggi. Nel primo si dichiara socialista lui stesso. Nel secondo mette in conto una possibile alleanza con Bettino Craxi che avrebbe potuto fare molto prima di Tangentopoli. Come dire: ho perso un’occasione di litigare allora con Berlinguer. Nel terzo passaggio apre a Sinistra e Libertà, quindi alla formazione più socialista di tutta la sinistra. Però, vivvadio, con nonchalance dà nel centrosinistra “per scontata” l’alleanza con Di Pietro. Dopo tutto il casino e i danni che Di Pietro ha creato alla sinistra, al PD e a D’Alema stesso, non ci sono più verifiche da fare. Il giustizialismo e l’antiberlusconismo di Di Pietro va bene a D'Alema come un anno fa andò bene a Veltroni.
DOLORE PER I CADUTI, LA MISSIONE CONTINUA. di Roberto Biscardini
Esprimiamo ancora una volta il dolore per i caduti e la vicinanza ai nostri militari all’estero in missione di pace. Come abbiamo avuto modo di dire, subito, anche dopo quest’ultimo ultimo attentato di Kabul, la missione dell’Italia in Afghanistan non può essere interrotta. Lo diciamo ai demagoghi ed opportunisti del Centrodestra con in testa il papà confuso Umberto Bossi, ed ai massimalisti di sinistra, che da anni considerano la nostra presenza militare come un atto di guerra e non di pace. Il dibattito è vivace anche dentro Sinistra e Libertà. Noi socialisti non cambiamo idea e siamo confortati dalla posizione assolutamente chiara e necessaria che ha dovuto assumere ieri Giorgio Napolitano per mettere fine alla babele della politica italiana.
LE SCOSSA NON BASTA, OCCORRE LO SCOSSONE
Ringraziamo di nuovo tutti coloro che anche attraverso questo forum tengono vivo un dibattito sulle prospettive della politica e della cultura socialista in questo paese. Questa è la nostra carta da giocare, questo è il segno della nostra coerenza. Il dovere del nostro impegno.
Il problema è con quali strumenti e su quali argomenti.
Sul primo punto, le nostre leve sono due: il Partito, che deve essere rafforzato anche attraverso un grande lavoro da fare sul territorio e attraverso il tesseramento, il secondo é Mondoperaio che sta dando prova di essere la sede più idonea per pensare ed elaborare politiche fuori dalla logica delle strette logiche di corto respiro.
Sul cosa, mi limito a ripetere che stiamo probabilmente entrando nella fase della fine del ciclo della Seconda Repubblica e bisogna ripartire dai guasti che questa ha prodotto per individuare facilmente le cose da fare, da riprendere, da ribaltare, per dare ai cittadini, ai lavoratori e a tutti, quelle risposte che la politica del bipolarismo coatto non ha saputo dare. Nuove istituzioni, nuove politiche sociali, nuove risposte alle crisi della produzione, laicità e libertà.
Il congresso del PD che io giudico negativamente sia per come dimostra di non essere organizzato quel partito, sia per l’idea di politica che veicola, sarà comunque un fatto importante.
Il PD figlio delle ambiguità e degli errori commessi da Occhetto e compagni tra il 1990 e il 1994 (dalla Bolognina alla meravigliosa macchina da guerra) ha di fronte a se molte strade, che segneranno anch’esse la fine di un ciclo. Quel partito si può sfarinare, può implodere o esplodere. Adesso non è dato sapere. Ma non uscirà dal congresso così come è entrato. La nostra speranza, per il bene di una sinistra nuova da costruire dal nulla, è che esca almeno un corpo vivo, aperto ad affrontare le gravità della situazione, non in modo manicheo e solo antiberlusconiano come è stato sostanzialmente fino ad ora. Che finisca la politica dell’autosufficienza e che prevalga il senso della responsabilità. Che rimanga in piedi almeno lo spirito del lavorare per l’interesse generale, che è parte persino della storia migliore del comunismo italiano, quella riformista, che i comunisti stessi hanno rinnegato in nome di diventare la lavanderia per i post democristiani oltre che per i post comunisti.
Mi auguro che ci sia nel PD qualcuno che abbia voglia di fare un bilancio spietato delle sue esperienze passate e delle sue sconfitte e di dare una risposta alla domanda semplice: come mai da 15 anni Berlusconi, escort o no, governa e vince e il centro destra si mantiene stabile? Mentre la sinistra continua ad andare indietro?
Ha voglia il PD di riaprire il corso rinnegato del socialismo e della socialdemocrazia italiana ed europee? Noi per parte nostra se vogliamo, come vogliamo, salvare un esperienza politica socialista, dobbiamo fare molta più politica di quanto spesso non facciamo. E per politica intendo proporre il possibile e intercettare il bisogno dei cittadini. Le alleanze si debbono fare e si possono fare, ma se (questo vale per tutti) si è forti delle proprie idee. I socialisti hanno bisogno di uno “scossone” (la scossa non basta) e la sinistra anche.
Roberto Biscardini
I SOCIALISTI TRA ELABORAZIONE AUTONOMA E PROGETTO DI SINISTRA E LIBERTA’ di Roberto Biscardini
Sui rapporti tra Partito Socialista e Sinistra e Libertà. Premesso che la politica è l’arte del possibile e non dell’impossibile, in gioco ci sono due questioni assolutamente importanti e irrinunciabili. La prima è semplice: il Partito Socialista c’è, ha le sue regole interne, la sua vita interna ed esterna, é l’espressione di un’autonoma iniziativa politica, è parte di un’identità, che non è nostalgia, ma forza attuale anche per il futuro. Il Partito Socialista, che non ha nessuna intenzione di sciogliersi, è consapevole al pari delle altre forze che hanno dato vita a Sinistra e Libertà, pur provenendo da storie ed esperienze diverse, che questo paese è in profonda crisi, economica, sociale, ma anche politica e istituzionale. E’ di fatto alla fine di un ciclo politico, il ciclo della Seconda Repubblica, che coinvolge (e non salva) la sinistra, anch’essa alla fine di una sua storia. Quella drammatica. Del suo impoverimento, del suo fallimento dall’inizio degli anni ’90 ad oggi. Quindi indagare sulle regioni di come questa Repubblica abbia prodotto così tanti guai e come mai nonostante i disastri prodotti dalla destra, la sinistra non sia mai riuscita (nei fatti) a vincere, ci dovrebbe unire, e già in parte ci unisce, nell’analisi e nelle risposte da dare insieme. Questo è il percorso iniziato con Sinistra e Libertà. Non un partito, ma un alleanza di forze unite su due cose assolutamente chiare e concrete. Misurare insieme la nostra capacità di proposta politica in occasione delle elezioni, europee prima, regionali adesso, per proporsi con un'offerta politica diversa dal resto della sinistra. Non per essere a sinistra del PD, che non significa niente, ma nemmeno a destra di Ferrero o di Di Pietro, che non significa niente. Semplicemente diversi da entrambi. Il punto è un altro: l’obiettivo dei Socialisti da sempre e di Sinistra e Libertà oggi, è quello di cambiare la sinistra, per costruirne una nuova. Con un diverso appeal, con un nuovo programma, con proposte convincenti sul terreno di una diversa sinistra di governo, una sinistra nuova con proposte chiare e convincenti per affrontare la crisi istituzionale, economica e sociale. Una sinistra laica e delle libertà per tutti, non giustizialista ed internazionalista. E’ poco? Assolutamente no. E’ molto di più dell’obiettivo sterile di un partitino subito. Quelli che la sinistra già conosce e sono nel carniere dei suoi già sperimentati fallimenti. I partiti che si fanno e si sfasciano subito, o non vedono nemmeno la luce, come è stato già per la Rosa nel Pugno o per l’Arcobaleno. Perché nati dalla fregola di avere una casa per sè, invece che un movimento nascente e crescente per il paese. Per i quattro o cinque gatti del vertice dei partiti di provenienza o per i quattro o cinque della base o dei vari piccoli vertici locali, senza base sociale di riferimento. Mi si dirà: ma così facendo, l’atteggiamento di chi in Sinistra e Libertà non vuole un partito subito (praticamente tutti) frena il processo. No, non è così o non deve esserlo. Parlo per me, parlo per i Socialisti che conosco. L’iniziativa politica dei Socialisti, autonoma sul piano della propria elaborazione e organizzazione di partito, non deve fiaccare o frenare lo straordinario lavoro che dobbiamo fare con Sinistra e Libertà. Anzi, più tutti sono forti con le proprie energie e le proprie idee, più faranno crescere Sinistra e Libertà. Ma contemporaneamente Sinistra e Libertà non deve essere da freno all’iniziativa dei movimenti che la compongono. Se Sinistra e Libertà impedisce ai Verdi di essere Verdi, ai Socialisti di essere Socialisti e agli altri di essere ciò che sono e vogliono essere, allora sì c’è l’implosione. Ma non sarà così. Il processo deve andare avanti con coraggio, generosità e determinazione, e può andare avanti anche con quel tanto di carica sperimentale che un movimento crescente e nascente deve avere. I due piani, partito e Sinistra e Libertà, debbono pertanto rimanere separati, ma devono essere sviluppati al meglio e con uguale energia su entrambi i fronti. Se tutti faranno così, senza attardarsi sulle regole dell’ingegneria della futura organizzazione o peggio ancora degli assetti, il processo crescerà e allora avremo svolto un primo passo della nostra iniziativa verso la sinistra nuova a cui Sinistra e Libertà non è già la soluzione ma un forte inizio.Sul PD non mi dilungo. Non mi si può chiedere di guardare con attenzione al niente che vuole rappresentare tutto.
FLAVIO CASSINARI
Flavio Cassinari, ce lo ricordiamo giovane socialista negli anni ' 80, poi si dedicò agli studi e alla filosofia. Purtroppo ci ha lasciato a causa di un incidente di montagna nei primi giorni di agosto. Riportiamo il ricordo pronunciato nelle Chiesa della Collegiata di Domodossola, il giorno 10 agosto 2009 da una sua collega la professoressa Silvana Borutti
Flavio Cassinari ha cominciato a collaborare con me, con l’insegnamento di Filosofia teoretica dell’Università di Pavia, a metà degli anni Novanta; nel 2002 è diventato ricercatore di Filosofia teoretica e ha avuto l’insegnamento di Ermeneutica filosofica. Da allora in poi è diventato un punto di riferimento essenziale nella piccola comunità di studiosi, di docenti e di studenti del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia.
Da Pavia, siamo venuti in molti a salutarlo nella Chiesa della Collegiata di Domodossola: il prorettore alla didattica Gianni Francioni, molti amici e colleghi del Dipartimento di Filosofia, e molti allievi. Molti amici e colleghi, tra cui la Preside della Facoltà di Lettere Elisa Romano hanno mandato il loro saluto da Pavia; e da tutta Italia (da Venezia, da Torino, da Roma, da Palermo) sono arrivati messaggi di partecipazione e di cordoglio.
Flavio amava la filosofia.
La filosofia teoretica, la filosofia che specula e interpreta, era per lui non una professione, ma una forma di vita. La filosofia dava cioè forma al suo rapporto con se stesso, al suo rapporto col mondo, al suo rapporto con gli altri, con noi tutti.
Diventando docente all’Università di Pavia, aveva raggiunto il traguardo e il sogno della sua vita: il sogno di dedicarsi a tempo pieno alla filosofia. Studiare, scrivere, fare lezione, discutere con i colleghi e gli allievi gli dava una felicità che voleva comunicare agli altri, cosa che gli riusciva molto bene: ho sempre pensato che la sua felicità fosse – come dire? – quasi contagiosa. Mi contagiava quando mi diceva, vedendomi un po’ stanca e demotivata: ma ti rendi conto che facciamo il mestiere più bello del mondo? E contagiava i suoi allievi, che trascinava non soltanto in discussioni, ma anche in ricerche difficili e complesse, forse qualche volta più grandi di loro. Ma devo riconoscere che le tesi teoretiche più belle degli ultimi anni sono state presentate da allievi di Flavio.
Flavio teneva in gran conto gli ideali. Per questo coltivava anche una passione per la politica, la politica intesa in senso alto, come pensiero e cura della polis. Durante una mia recente esperienza amministrativa al Comune di Pavia, era stato per me un grande sostegno, aiutandomi a capire il senso del fare in una comunità. Nel nostro ultimo colloquio, mi aveva confidato che stava per rientrare attivamente nella vita politica.
Flavio era solare, sincero, buono, scherzoso, generoso di sé fino al sacrificio (cosa per la quale mi trovavo a volte a sgridarlo); e anche quando lottava per avere ragione o per ottenere qualcosa, lo faceva con ostinazione e insieme con dolcezza, con convinzione e insieme con una grande autoironia. Ma la sua caratteristica che mi colpiva di più era il vero e proprio accanimento con cui incalzava se stesso e tutti coloro che amava perché dessero il meglio di sé.
Ora questo pungolo potremo cercarlo solo nei suoi libri (“le mie opere”, li chiamava scherzosamente).
Ma forse non è poco. Torneremo a leggerli, quando il dolore di oggi sarà diventato un’ombra più leggera e più sopportabile.
E le dieci domande agli Agnelli? Tutto tace... di Peppino Caldarola dal Riformista del 15 agosto 2009
L’eventuale frode fiscale di Gianni Agnelli non ha indignato nessuno. Giuseppe D'Avanzo non si è scandalizzato. Ezio Mauro non ha dieci domande da fare agli eredi del maggior casato imprenditoriale d'Italia. Gad Lerner non ha tuonato sui vizi di un grande imprenditore. "Stampa" e "Corriere" hanno taciuto e messo a riposo i loro commentatori. Avranno pensato che finché non c'è la prova certa della colpevolezza, il defunto Avvocato è innocente. Peccato che per altri eventi giudiziari non hanno mostrato lo stesso rispetto del garantismo. Siamo di fronte a un grande scandalo del sistema informativo italiano. I nostri colleghi scelgono gli imputati o gli imputabili. Se appartengono alla loro stessa parte politica o sono nei consigli di amministrazione delle loro case editrici preferiscono sorvolare. Gli altri, politici compresi, vanno invece additati al ludibrio della pubblica opinione. Vi ricordate i guai di Berlusconi, escort comprese? È successo un ambaradan fino a far traballare un governo che io non ho votato ma che è stato scelto dalla maggioranza degli italiani. Vi ricordate lo scandalo Unipol, quella telefonata con la tragica frase "Abbiamo una banca"? Sono stati costruiti servizi e commenti per settimane e settimane. Ora invece tutto tace. Eppure siamo di fronte alla più grande truffa ai danni dello Stato, se sarà provata, ma nessuno si scandalizza. nessuno si interroga sul rapporti fra Agnelli (e i suoi intellettuali) e il paese. Poi vi chiedete perché vince Berlusconi.
IL PS CHIARISCE I SUOI RAPPORTI CON SINISTRA E LIBERTA’
Difendere un progetto per la costruzione di una “sinistra nuova”, confermare l’alleanza elettorale per le prossime regionali con Sinistra e Libertà, organizzarsi meglio sul territorio, individuare battaglie politiche che chiariscano il senso dell’impegno politico socialista in questa particolare fase. Aprire a tutto campo un confronto sulla sorti e sui risultati della Seconda Repubblica. Sulla crisi della sinistra italiana, che continuando così al governo non ci arriverà mai. Tenera aperta una prospettiva più ampia di quella che passa il convento, ma considerando il profilo politico dei socialisti questione non negoziabile né a livello nazionale, né in occasione di alleanze a livello locale. Il partito non va in vacanza e non si scioglie nel mese di agosto.
E’ questa una parte della sintesi del Consiglio Nazionale del Partito Socialista dell’11 luglio.
Su questo il Partito Socialista ci chiede di andare avanti, di promuovere il nuovo tesseramento, di organizzare la diffusione di Mondoperaio e cosa probabile uscirà da gennaio nuovamente l’Avanti della Domenica. Il lavoro non manca. Le strutture territoriali del partito vanno rafforzate. Un vero passo avanti verso la chiarificazione, dopo una certa confusione post elettorale.
11 LUGLIO 1949 . MORIVA GIACOMO BRODOLINO, PADRE DELLO STATUTO DEI LAVORATORI
«Ciascuno può trarre dalla esperienza della vita e dal corso delle cose un motivo per vedere possibilità di nuovi incontri, di nuove soluzioni politiche che concorrano alla civiltà del Paese.
Dobbiamo renderci conto che il nostro dovere è anche quello di preparare il nuovo, di preparare un migliore domani per il nostro Paese e preparare gli equilibri politici corrispondenti alle variazioni profonde che sono intervenute nella realtà economica, nel mondo del pensiero, nei rapporti fra gli Stati, nella vita di tutta intera la nostra civiltà».
Giacomo Brodolini
LETTERA DI FORMICA A NENCINI. E’ INUTILE CERCARE IL CORAGGIO DA ALTRI, di Rino Formica, 3 luglio 2009
Caro Riccardo,
si può andare in seminario con chiunque, purché siano chiare le nostre ragioni immediate e siano marcate le nostre prospettive.
Le ragioni immediate sono almeno tre:
1. Ricostituire una base socialista che si riappropri del prestigio morale della tradizione socialista e sia il titolare unico e riconosciuto per poter aprire un confronto aperto con le nuove tendenze nella riflessione politica avanzate dalle nuove generazioni (vuol dire riaprire la questione del non avvenuto scioglimento del PSI).
2. Capire le ragioni che spingono tutto il tradizionale elettorato socialista ad essere nel centro destra (vuol dire ricercare i motivi per sollecitare una linea di frattura tra popolo cosciente e populismo plebeo).
3. Fissare i confini ideologici tra nuovo riformismo socialista e vecchio social comunismo anticapitalista ed illiberale (questo vuol dire rigettare l’unionismo del centro-sinistra di oggi che non è altro che il neo-frontismo di ieri.
Il nostro orizzonte può essere visibile se partiamo da una esatta valutazione delle vere difficoltà di sistema che ci bloccano. Deve cadere il tabù dell’intoccabilità della Carta Costituzionale perché essa si fonda sul ruolo egemone dei partiti, unici garanti dello sviluppo e della tenuta dell’assetto democratico della Repubblica.
E’ da 30 anni che i partiti rifiutano questo ostacolo e la crisi di tutti gli organi costituzionali è davanti agli occhi di tutti. Resta solo che Coty consegni le chiavi del Palazzo ad un De Gaulle di strada. (questo vuol dire Assemblea Costituente altro che leggi di iniziativa popolari!).
So bene che ciò richiede molta forza e molti mezzi. Ma questa potenza per formarsi richiede un primo elemento costitutivo: molto coraggio. Se non l’abbiamo è inutile pensare che qualcuno ce lo possa prestare.
Fraternamente
Rino
MILANO - TANTO PUBBLICO ALLA PRESENTAZIONE DI MONDOPERAIO
A Milano la presentazione della nuova serie di Mondoperaio si è trasformata in un evento politico.
L’interesse che la rivista sta riscuotendo attraverso il contributo di molti intellettuali, ricercatori e uomini politici che hanno deciso di collaborare, ha avuto un riscontro positivo al Circolo della Stampa di Milano.
Più di cento persone hanno seguito il dibattito sulle sorti della sinistra italiana ed europea, oggetto del dossier politico pubblicato nel quarto numero di Mondoperaio, a pochi giorni dal risultato delle elezioni europee ed amministrative.
Ne hanno discusso Luigi Covatta, Michele Salvati, Gianni De Michelis, Stefano Rolando, Roberto Biscardini, Gianni Cervetti e Giovanni Scirocco analizzando le diverse ragioni che hanno segnato in tutta Europa le difficoltà della sinistra riformista, della socialdemocrazia e il rafforzamento della destra. L’incapacità della sinistra di essere credibile sul terreno delle risposte da dare alla crisi economica internazionale. L’incapacità della sinistra italiana di prendere atto della crisi ormai sistemica della Seconda Repubblica, crisi del bipolarismo, crisi di fiducia nei confronti della politica, crisi dei sistemi istituzionali prodotti dalle leggi elettorali. Una sinistra che non ha ancora ricostruito dal 1989 la sua identità nella quale perdono sia coloro che i dichiarano socialisti, sia coloro che non si dichiarano non socialisti.
C’è bisogno quindi di grandi idee e risposte concrete, ma questa sinistra sembra incapace di trovare la via per un progetto alternativo alla destra. E la destra vince sia quando è di governo e rassicurante, sia quando invoca la paura ed è persino un po’ xenofoba.
Mondoperaio vuole essere il luogo della discussione e della elaborazione di una nuova politica della sinistra italiana, un luogo – ha detto Biscardini – non fine a se stesso. Un luogo molto aperto, che va ben al di là delle sorti e della vita del Partito Socialista, a tutt’oggi proprietario della testata.
Il luogo della ricostruzione della dignità morale del socialismo italiano come risposta a tutti coloro che in tutti questi anni ci hanno portato al disastro sulla base dello slogan “meglio sconfitti che socialisti”.
Ma anche il luogo della ricostruzione della dignità politica di una sinistra moderna e riformista che si candida ancora a dire la sua sul bisogno di innovazione della politica italiana.
La rivista mensile Mondoperaio, fondata da Pietro Nenni nel 1948, è oggi al quarto numero della sua nuova veste. Esce in forma rinnovata con la direzione responsabile di Luigi Covatta, con un nuovo comitato di redazione rappresentativo di una cultura larga del socialismo e del riformismo.
MILANO - TANTO PUBBLICO ALLA PRESENTAZIONE DI MONDOPERAIO
A Milano la presentazione della nuova serie di Mondoperaio si è trasformata in un evento politico.
L’interesse che la rivista sta riscuotendo attraverso il contributo di molti intellettuali, ricercatori e uomini politici che hanno deciso di collaborare, ha avuto un riscontro positivo al Circolo della Stampa di Milano.
Più di cento persone hanno seguito il dibattito sulle sorti della sinistra italiana ed europea, oggetto del dossier politico pubblicato nel quarto numero di Mondoperaio, a pochi giorni dal risultato delle elezioni europee ed amministrative.
Ne hanno discusso Luigi Covatta, Michele Salvati, Gianni De Michelis, Stefano Rolando, Roberto Biscardini, Gianni Cervetti e Giovanni Scirocco analizzando le diverse ragioni che hanno segnato in tutta Europa le difficoltà della sinistra riformista, della socialdemocrazia e il rafforzamento della destra. L’incapacità della sinistra di essere credibile sul terreno delle risposte da dare alla crisi economica internazionale. L’incapacità della sinistra italiana di prendere atto della crisi ormai sistemica della Seconda Repubblica, crisi del bipolarismo, crisi di fiducia nei confronti della politica, crisi dei sistemi istituzionali prodotti dalle leggi elettorali. Una sinistra che non ha ancora ricostruito dal 1989 la sua identità nella quale perdono sia coloro che i dichiarano socialisti, sia coloro che non si dichiarano non socialisti.
C’è bisogno quindi di grandi idee e risposte concrete, ma questa sinistra sembra incapace di trovare la via per un progetto alternativo alla destra. E la destra vince sia quando è di governo e rassicurante, sia quando invoca la paura ed è persino un po’ xenofoba.
Mondoperaio vuole essere il luogo della discussione e della elaborazione di una nuova politica della sinistra italiana, un luogo – ha detto Biscardini – non fine a se stesso. Un luogo molto aperto, che va ben al di là delle sorti e della vita del Partito Socialista, a tutt’oggi proprietario della testata.
Il luogo della ricostruzione della dignità morale del socialismo italiano come risposta a tutti coloro che in tutti questi anni ci hanno portato al disastro sulla base dello slogan “meglio sconfitti che socialisti”.
Ma anche il luogo della ricostruzione della dignità politica di una sinistra moderna e riformista che si candida ancora a dire la sua sul bisogno di innovazione della politica italiana.
La rivista mensile Mondoperaio, fondata da Pietro Nenni nel 1948, è oggi al quarto numero della sua nuova veste. Esce in forma rinnovata con la direzione responsabile di Luigi Covatta, con un nuovo comitato di redazione rappresentativo di una cultura larga del socialismo e del riformismo.
I SOCIALISTI VOTANO PENATI
La cultura del socialismo e del riformismo milanese, che rappresenta contemporaneamente ceti popolari e società civile, vota Penati. Rifiuta di omologare la Provincia di Milano al berlusconismo e alla destra di pochi interessi.
Sta dalla parte del fare, riconoscendo a Penati una capacità di interpretare e di ascoltare la città e il territorio, andando oltre la logica delle strette competenze provinciali.
La Provincia di Milano è l’unica provincia della Lombardia andata al ballottaggio. Questo è già il segno che Milano non si è venduta alla semplificazione del Pdl più Lega e non è disposta a correre altri rischi.
I socialisti milanesi votano Penati e richiedono a lui una giunta di alto profilo politico e civile.
I SOCIALISTI VOTANO PENATI
La cultura del socialismo e del riformismo milanese, che rappresenta contemporaneamente ceti popolari e società civile, vota Penati. Rifiuta di omologare la Provincia di Milano al berlusconismo e alla destra di pochi interessi.
Sta dalla parte del fare, riconoscendo a Penati una capacità di interpretare e di ascoltare la città e il territorio, andando oltre la logica delle strette competenze provinciali.
La Provincia di Milano è l’unica provincia della Lombardia andata al ballottaggio. Questo è già il segno che Milano non si è venduta alla semplificazione del Pdl più Lega e non è disposta a correre altri rischi.
I socialisti milanesi votano Penati e richiedono a lui una giunta di alto profilo politico e civile.
E’ DECEDUTA NINA VINCHI, "LA SIGNORA DEL PICCOLO"
Nina Vinchi, che ha dedicato tutta la sua vita al Piccolo Teatro al fianco di Paolo Grassi, poi diventato suo marito, ci lascia all’età di 93 anni. Nina Vinchi e’ stata per quasi mezzo secolo il segretario generale della più importante istituzione teatrale milanese, che lei stessa fondo’ nel 1947 assieme a Giorgio Strehler e Paolo Grassi. Gli anni glorioso della rinascita di Milano per opera del riformismo socialista, con alla testa il sindaco Antonio Greppi.
Nina Vinchi, la "signora del Piccolo", ha svolto un ruolo fondamentale per la vita del teatro, giungendo ad assumere sempre di più sulle sue spalle il peso dell’organizzazione produttiva ed amministrativa del Piccolo. Seguiva le prove fino a tarda notte, coccolava gli attori, i registi e gli autori e partecipò alla storia culturale del teatro popolare milanese, il Piccolo di Paolo Grassi, da militante della cultura riformista.
SINISTRA E LIBERTA’, UN PROGETTO CHE VA AVANTI.
Si è votato. Sinistra e Libertà si è fermata al 3.1 %. Un risultato insufficiente per eleggere dei deputati socialisti al Parlamento Europeo ma un risultato importante per riaffermare un progetto per una nuova sinistra italiana. Un risultato che ha mostrato una vivacità anche nelle elezioni amministrative là dove il simbolo è stato presentato. Un risultato forte al Sud e al di sotto delle aspettative al Nord. Fermo al 2 % a causa di tre fattori.
La lista Bonino ha eroso più voti al Nord che al Sud. Lo spazio per tutte le sinistre al Nord è più debole. La sinistra, compresa Sinistra e Libertà, che pur recupera un voto di opinione laico e libertario, non intercetta ancora il voto settentrionale. Come dire: anche lei appare un po’ troppo meridionale.
Ma il progetto va avanti, con le giuste correzioni sul terreno di una sinistra laica, socialista e riformista. Un progetto da definire più marcatamente sui contenuti. Un simbolo presentabile alle prossime elezioni regionali.
SI VOTA
Per le europee e le amministrative, ma come sempre non manca il significato politico del voto, con tutti i suoi bei risvolti, nella politica italiana.
Lunedì si misureranno alcuni dati in primo luogo: quanto peserà il partito di Berlusconi, quale sarà la distanza del PDL dal secondo partito, quanto avrà perso il PD rispetto alle politiche di un anno fa. Ma soprattutto quanto la sinistra sarà in grado di reggere alle amministrative, quante giunte provinciali e comunali sarà in grado di salvare e quante no.
A sinistra tutto si gioca sul risultato di Sinistra e Libertà, l’unica novità vera e di prospettiva di queste elezioni. Quanto prenderà, raggiungerà il quorum, pare di si.
Quindi supererà Rifondazione Comunista e Radicali. Riusciranno i socialisti, insieme a SD e a Vendola a riprendersi la scena persa dopo l’uscita dal parlamento dello scorso anno?
Lettera ai socialisti di Rino Formica - IL VOTO A SINISTRA E LIBERTA’ PER BATTERE LA PROTERVIA DEL PDL E L’AUTOLESIONISMO DEL PD
Care Compagne e Cari Compagni socialisti,
la diaspora socialista sta per finire.
Le nostre idee hanno segnato i tempi della modernizzazione italiana nel ‘900.
La drammatica interruzione degli ultimi 15 anni si va concludendo con un disastro morale e materiale per tutti i nostri storici avversari che hanno approfittato della nostra crisi per sgovernare l’Italia.
Oggi il nostro primo obiettivo è sfondare il muro del silenzio e dell’oblio che è stato costruito intorno a noi. Il quorum del 4% deve essere superato per battere l’arrogante protervia del Pdl e l’autolesionismo miope del Pd.
La alleanza elettorale Sinistra e Libertà è imperfetta perché l’urgenza non ha favorito un’ampia convergenza ideale.
Resta la esigenza di fare fronte all’emergenza democratica. Questa in Sinistra e Libertà è piena e convinta. La democrazia o è plurale o non è.
I socialisti devono verificare nell’urna l’effettivo superamento della diaspora.
C’è una disseminazione culturale socialista a destra e a sinistra e ciò sarà utile per il domani. Ma oggi i socialisti dispersi devono evitare che la disseminazione diventi una disperata dissipazione.
Il 6-7 giugno dobbiamo ricomporre la famiglia socialista nelle urne con Sinistra e Libertà.
Dopo avremo la forza di base per tirare l’Italia fuori dalla palude in cui è caduta.
Con animo fraterno e con rinnovata fiducia nel socialismo, che non è stato piegato dagli eventi e da una vittoria provvisoria dei suoi avversari, Vi invito a votare e far votare Sinistra e Libertà.
Rino Formica
BISCARDINI SCRIVE A MONTANARI DI REPUBBLICA SULL’ASSENZA DEI SOCIALISTI DAL TG3 LOMBARDIA
Caro Andrea,
ho letto il tuo articolo sulla Repubblica di oggi e come si evidenzia del Partito Socialista - PS non c’è traccia e nemmeno c’è traccia del nuovo simbolo Sinistra e Libertà.
Come vedi non dipende da te, ma la democrazia e l’informazione non funzionano più.
I Socialisti sono stati completamente cancellati, ma non ho voglia di fare lo sciopero della fame e della sete come Marco Pannella, anche perchè i Socialisti non mi manderebbero nemmeno ad Anno Zero.
Perchè non fai un articolo sul fatto che l’Osservatorio di Pavia non ha potuto nemmeno rilevare la presenza sui Tg lombardi del Partito Socialista? Perchè non fate una bella polemica sulla correttezza del Tg3 Lombardia?
L’Osservatorio non l’ha potuto rilevare i Socialisti o Sinistra e Libertà perchè i Socialisti dal Tg3 sono stati cancellati. Eppure siamo l’unico partito che ha fatto proposte politiche importanti e campagne pubbliche note a tutti.
La campagna contro l’Ecopass, siamo l’unico partito che ha fatto la campagna per difendere l’areoporto di Linate con un comitato in cui partecipano i più importanti nomi della politica e della cultura milanese.
E mi fermo qua.
Abbiamo un consigliere regionale, Guindani. In giunta provinciale c’era Grancini, in provincia c’è stato per anni il consigliere Roberto Caputo. Abbiamo assessori e amministratori in quasi tutti i principali comuni e provincie della Lombardia.
Perchè il Tg3 ha cancellato i Socialisti?
Naturalmente girerò la stessa domanda a Ezio Trussoni, che è il vero responsabile di questa discriminazione.
Un caro saluto
NENCINI - PAR CONDICIO. RICORSO A CALABRO’ CONTRO MASSACRO DI LEGALITA’ PER SINISTRA E LIBERTA'
Denunciamo il massacro di legalità messo in atto dai tg nazionali nei confronti di Sinistra e Libertà in palese violazione ai principi, stabiliti dalla legge, della parità di trattamento, del pluralismo informativo, della completezza dell’informazione, dell’obiettività e dell’imparzialità»
Così Riccardo Nencini annunciando un ricorso presentato oggi da Sinistra e Libertà al Garante della Comunicazione Corrado Calabrò. Il provvedimento è stato sottoscritto, oltre che dallo stesso Nencini, da Claudio Fava, Grazia Francescato, Umberto Guidoni e Nichi Vendola.
«Sinistra e Libertà – spiega Nencini – viene sistematicamente ignorata dall’informazione nazionale. Spicca la Rai, che dal 16 al 28 aprile ha concesso la parola ai nostri rappresentanti per 42 secondi su un totale di oltre 3 ore, ma Mediaset non fa tanto meglio, con poco più di un minuto.
«Questa – conclude Nencini - è elemosina e noi dell’elemosina non sappiamo che farcene. Quando la legge impone il “particolare rigore” nel rispetto dei principi base dell’informazione la legge deve essere rispettata, non piegata a logiche che, ancora una volta, favoriscono quel monopartitismo imperfetto che fa sempre più assomigliare la nostra democrazia a un regime sudamericano».
E’ MORTO GIANNI BAGET BOZZO
Perdiamo un uomo politico e commentatore controverso ma che costantemente ha dato un grande contributo alla politica italiana anche attraverso il suo atteggiamento spesso eretico e non convenzionale.
Spinto dall'avversione per il compromesso storico fra DC e PCI, alla fine degli anni ’70 Gianni Baget Bozzo si avvicinò a Bettino Craxi, nel quale vedeva l’ispiratore di una sinistra moderata e socialdemocratica. Nel 1984 si candidò per il Partito Socialista Italiano al Parlamento europeo, venendo sospeso a divinis dalla Chiesa per aver assunto una carica politica senza esplicito permesso. Si ricandidò nel 1989 e rimase a Strasburgo fino al 1994. Alla scadenza di tale mandato fu riammesso all’esercizio delle funzioni sacerdotali.
Il mutato scenario politico che si delineò negli anni successivi allo scandalo di Mani Pulite, spinse Gianni Baget Bozzo a continuare il suo impegno personale in politica, su posizioni opposte a quelle della nascente coalizione dei Progressisti. Lasciato il Partito Socialista Italiano, nel 1994 partecipò quindi alla fondazione di Forza Italia, di cui redasse la Carta dei valori e che si occupò di radicare culturalmente nell’orizzonte del "liberalismo popolare".
MOVIMENTO PER LA LIBERTA' DI STAMPA - INCOMINCIAMO DAI TG E DA VERONICA BERLUSCONI
Il TG1 delle 13,30 di domenica 3 Maggio ha dato notizia che la signora Veronica Lario, senza citare che è anche moglie di Silvio Berlusconi, avrebbe chiesto il divorzio dal marito. Naturalmente non si è detto che la dichiarazione più sconvolgende della moglie e la cuasa che avrebbe fatto traboccare il vaso, consisterebbe a detta della signora Berlusconi che il "marito frequenta le minorenni".
MA QUESTI DEL PD SONO PROPRIO PAZZI
Ormai è chiaro, gli errori del PD mettono a rischio la nostra democrazia al pari dei danni che sta producendo Berlusconi. Lo ha sostenuto Roberto Biscardini commentando la figuraccia sul referendum: “Ma come si fa ad essere così ingenui da concordare ieri con il PDL la data del referendum per il 21 giugno e non aspettarsi che Berlusconi faccia propria questa occasione per portarsi a casa tutto il parlamento?
L’unica soluzione costituzionalmente corretta sarebbe stata quella di sostenere o la data del 14 giugno o il rinvio, sperando in una nuova legge elettorale per superare il “porcellum”. Cosa che il PD per ignavia non ha fatto, preferendo un'altra volta un accordo con Berlusconi. Peccato che Franceschini quando pensa di fare una cosa furba, non si rende conto che Berlusconi è più furbo di lui.”
25 APRILE IL SOLITO TEATRINO DELLA POLITICA
Da anni ogni 25 Aprile è caratterizzato da qualche piccola polemica nostrana. Qualcuno da fischiare c’è sempre e qualcuno che va in piazza per farsi fischiare c’è sempre.
Quest’anno la novità è la discesa in campo di Berlusconi che avendo un consenso elettorale ormai molto alto, non ha più nulla da perdere. Poi a Milano la partecipazione di Formigoni, accolta con molti fischi e qualche parolaccia. Hanno sbagliato a fischiatlo? Certo, non si fa. Ma non drammatizziamo. Che dopo il 1945, Formigoni abbia aspettato più di 60 anni per farsi vedere, qualche impressione la fa. E quindi anche qualche fischio ci sta. Dove era negli anni scorsi? Si sono domandati alcuni. Se coloro a cui Formigoni non piace se lo troveranno davanti anche l’anno prossimo vedrete che i fischi saranno rivolti a qualcun altro. Magari a Franceschini che, nonostante le belle parole, potrebbe essere i fischiato se completerà l’opera di riuscire a consegnare il paese ai fascisti in camicia azzurra.
PERCHE' ANCORA SOCIALISTI
Molto ancora oggi ci domandano perchè insistiamo ad essere socialisti. Rispondiamo con una frase di Gaetano Arfè: “perché voglio vedere ripristinati i valori dell’umanesimo cristiano e liberale, confluiti nel mio socialismo; perché voglio che trionfi la solidarietà tra le persone e tra i popoli; perché voglio città non avvelenate dallo smog e non governate dalla legge della ‘tolleranza zero’”.
PER IL REFERENDUM L’UNICA DATA COSTITUZIONALMENTE UTILE E’ DOMENICA 14 GIUGNO
Perchè nessuno ne parla? Perchè siamo in un paese ipocrita, dova la stampa genuflessa fa quello che conviene al teatrino della politica.
Perchè nessuno dice che l'unica data utile per il referndum sarebbe il 14 giugno e non il 21, data della mediazione tra Lega e PDL, o il 7 giugno come vorrebbero alcuni?
Risponde con un comunicato Biscardini che dice:
“E’ dubbia la legittimità costituzionale di un decreto che fissi la data del referendum al 21 giugno. L’unica data costituzionalmente possibile è domenica 14 giugno. Non è solo un parere mio. Ma denuncio l’omertà sulla verità delle norme. I referendum secondo la nostra legislazione devono tenersi non in coincidenza di altre competizioni elettorale, per garantire una partecipazione spontanea e non viziata dal voto politico. E devono tenersi in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno. Quindi l'unica data se si vuole farli a giugno sarebbe domenica 14."
CATASTROFE IN ABRUZZO
Domande per le quali cercare doverosamente delle risposte ci sarebbero. Perché l’esperto che misurando il gas radon aveva previsto un sisma di vaste proporzioni è stato denunciato per procurato allarme e non si sono invece verificate con attenzione le sue segnalazioni? Perché l’ospedale San Salvatore, edificio dichiarato antisismico e che per il servizio che svolge non dovrebbe solo restare in piedi, ma funzionare in situazioni di emergenza, è ora inagibile a causa del crollo dei suoi tre pilastri centrali? Perché anche le case nuove, che dovrebbero essere costruite nel rispetto delle normative antisismiche, hanno subito gravi danni, quando non si sono accartocciate su se stesse come la Casa dello Studente?
Le domande ci sono e dovranno avere risposta. Ma ora è solo il momento di stringersi attorno alle migliaia di persone le cui vite in 37 secondi di terrore sono state sconvolte e distrutte. Ora è solo il momento di dire: “Siamo tutti abruzzesi”.
SI A FINI, MA CON UNA ASSEMBLEA COSTITUENTE di Roberto Biscardini
“Raccogliamo la sfida sulla stagione costituente riproposta da Gianfranco Fini, ma il problema è dove si vuole arrivare e con quale mezzo si pensa di percorrere la strada. Noi siamo perchè questo parlamento promuova una legge per eleggere direttamente con metodo proporzionale una Assemblea Costituente così come si fece nel 1946. Togliere la nuova carta dal conflitto politico di questo bipolarismo, e quindi da questo parlamento eletto con premio di maggioranza, è essenziale perché la nuova carta sia di tutti. Se questa è la strada si può intervenire anche sulla prima parte e non solo sulla seconda. La Costituzione ha bisogno di essere riformata e arricchita sia sul terreno dei diritti, come sulla concezione politica dello Stato, federalismo compreso.”
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini della Segreteria nazionale del Partito Socialista che ha aggiunto: ”Ogni altra strada è inutile e si è dimostrata fallimentare. La prima fase costituente iniziò con il Governo Spadolini del 1982. Sono passati quasi trent’anni e senza un’Assemblea Costituente si è dimostrato che non c’è spazio per una vera riforma della Costituzione.”
INTERVENTO DI MARCO DI LELLO ALLA MANIFESTAZIONE DI SINISTRA E LIBERTA', Roma, Piazza Farnese, 21 marzo 2009
Compagne, compagni ed amici
Presentiamo oggi Sinistra e Libertà.
E' il simbolo della lista che presentiamo alle elezioni europee, ma è sopratutto un simbolo che rappresenta, insieme, un identità e un progetto. Intendiamo tutti insieme rifondare la sinistra sulla base del principio di libertà e ci distinguiamo perciò - sino all'aperta contrapposizione - dai cultori del comunismo puro e duro, dai giustizialisti d'ogni risma e dallo stesso PD cultore sì, in linea di principio, dei diritti di libertà, ma sempre pronti a barattarli con una carezza vaticana. Occorre a sinistra un rinnovamento profondo : è quello che
vogliamo fare! A molti fa comodo dipingerci come una sinistra radicale, massimalista la sinistra del no, quella estremista. A tutti questi rispondiamo che se essere radicali significa combattere una politica che per non affrontare le sue contraddizioni nulla dice sulle cose di grande rilievo politico nazionale, che vuole mettere insieme e sullo stesso piano tutto ed il contrario di tutto, che per non scegliere inventa la dottrina del "ma anche", che si astiene su testamento biologico e federalismo, che ha consegnato con le sue scelte la guida del paese a quello che Vargas Llosa oggi definisce l'ultimo caudillo, noi siamo e saremo una "Sinistra Radicale"! Se essere massimalisti significa lottare con ogni forza per garantire un futuro dignitoso ai nostri disoccupati, ai 3 milioni di lavoratori precari sottopagati e senza tutele, a quella famiglia su 4 che non riesce ad arrivare a fine mese allora lo ammetto: siamo e saremo una " Sinistra Massimalista"! Se essere estremisti significa lottare per garantire la difesa della scelta di una maternità consapevole, della 194, del diritto ad essere genitori senza dover emigrare come impone la legge 40, del non doversi sposare per vedersi riconosciuti diritti dopo una vita passata insieme, della difesa della ricerca per dare speranza a chi
soffre, magari su una sedia a rotelle, noi siamo e saremo una "Sinistra Estremista"! Se essere la sinistra del No significa opporsi ad una riforma federalista che vuole spaccare il paese ed abbandonare egoisticamente il mezzogiorno al proprio destino noi siamo e saremo la "Sinistra del No"! Se vuol dire lottare per vedersi garantito il diritto a morire senza dover passare 15 anni nelle aule di giustizia come è avvenuto a Beppino, al
compagno Beppino che martedì prenderà la tessera del PS, e ad Eluana Englaro noi siamo e saremo radicali, perchè tutto questo per noi significa essere Laici, essere Libertari, essere Riformisti e Socialisti nell'Italia di oggi che vogliamo cambiare! Ci siamo sempre basati, nel corso del nostro lungo e difficile cammino,sull'enunciazione di Marx secondo la quale "l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi". Con il novecento è crollato il comunismo e con esso l'illusione di un progresso comunque elargito dall'alto. E, accanto a questo, si è rapidamente dissolto un modello di capitalismo senza regole e senza rapporti con l'economia reale. Esistono dunque tutte le occasione per riprendere il cammino. E, nell'immediato orizzonte, le elezioni europee ne costituiscono una tappa importante. Il 7 giugno non si vota per il Parlamento italiano. Ma per quello europeo. In una logica in cui non hanno e non devono avere spazio né il voto utile né il voto di scambio. Ci si misura allora sul modello di Europa che si vuole costruire. E ci si misura a partire
dall'affermazione della propria identità e dei propri principi. "Sinistra e Libertà", si batterà dunque per una crescita democratica e civile dell'Europa, e dunque dell'Italia, fondata sulla progressiva estensione dei diritti di libertà, individuali e collettivi. Sarà, allora, quella che vogliamo, quella per cui ci batteremo, un'Europa laica, perché rispettosa di ogni diversità e aperta all'entrata di ogni paese disposto ad accettare i principi e le regole. Un'Europa che combatte l'immigrazione clandestina sviluppando tutti i possibili meccanismi di integrazione. Un'Europa che affida il suo futuro allo sviluppo dell'istruzione, della scienza e della ricerca, in un clima di libertà, aprendo la via alle nuove generazioni contro gli interessi corporativi che ne ostacolano la libera affermazione. Un' Europa che valorizzi i talenti, che offra opportunità alle nostre ragazze ed ai nostri ragazzi valorizzandone i meriti. Un'Europa che riconosce il ruolo decisivo della coscienza individuale nelle
grandi questioni etiche: perché non può esistere il diritto dei "possessori delle verità" a limitare le libertà fondamentali della persona e quello dei custodi della morale di considerare reato il peccato!. Un'Europa che garantisce ai lavoratori e ai giovani gli strumenti e le risorse per governare i propri percorsi formativi ed occupazionali. Un'Europa che apre nuovi spazi all'iniziativa della società civile, a nuove forme di autogoverno alla difesa degli utenti, dei consumatori, contro le prevaricazioni dei poteri costituiti e delle logiche corporative, dei grandi cartelli di banche ed assicurazioni! Questa è un'Europa possibile. Quella per cui ci batteremo. Contro le resistenze conservatrici e le sempre ricorrenti tentazioni autoritarie. Ridare speranza sia alla sinistra che al diritto alle libertà di questo paese. Libertà dal bisogno, dalle clientele, dalla disoccupazione. Libertà dalle mafie, dalla criminalità. Libertà dai pregiudizi e dai razzismi. Libertà dai dogmi
Certo, come tutti voi, che questo Paese abbia molto bisogno di più Sinistra e più Libertà!
Roma, Manifestazione Nazionale Sinistra e Libertà, 21 marzo ore 16.00, Piazza Farnese
Si apre con questa manifestazione la campagna elettorale delle europee. Socialisti, Verdi, Sinistra Democratica e Vendoliani in piazza a presentare il nuovo progetto.
SUL LAICISMO
Guido Calogero scrive che il laicismo significa sia «non pretendere mai di possedere la Verità più di quanto anche gli altri possano pretendere di possederla», sia rifiuto di ogni dogmatismo in «difesa di ogni uomo dall'invadenza dei cattivi stati e delle cattive chiese»
Teniamolo presente.
ALLE EUROPEE UN’ALLEANZA ELETTORALE – SINISTRA PER LA LIBERTA’
Proseguono i contatti tra Partito Socialista, Verdi, Sinistra Democratica e il Movimento per la Sinistra di Vendola per perfezionare il programma e definire le liste per le prossime elezioni europee. Dopo il via libera del PS, la cui Direzione Nazionale ha votato all’unanimità questa scelta, e il via libera del Consiglio Nazionale dei Verdi, sarà questa la settimana per definire i contorni del progetto. Nasce così anche in Italia una sinistra di governo che si distingue dalla sinistra dei post-comunisti, ma anche dal PD, come sinistra laica e moderna, vicina al PSE.
UNA BUONA NOTIZIA PER NOI, UNO SCHIAFFO AL BIPOLARISMO
Il sondaggio dell'IPR Marketing apparso su Repubblica.it assegna alla formazione della
sinistra riformista di cui il Partito Socialista è tra i promotori insieme ai Verdi, alla Sinistra Democratica e a Rifondazione per la Sinistra di Nichi Vendola un ottima e confortante base di partenza: il 6% dei consensi. L'istituto conferma inoltre la crescita costante del Partito Socialista. Se infatti non fosse stata introdotta la legge sullo sbarramento al 4% alle elezioni europee i socialisti sarebbero oggi accreditati del 2%.
Ma la notizia che merita più interesse è anche quella del fallimento del modello bipolare e bipartitico. I partiti più grandi, quelli che hanno fatto la legge dello sbarramento per fare l’asse piglia tutto, non se la cavano bene. Il Pdl passa dal 37,4 al 36,0. il PD, che più ha voluto questa legge, fa il tonfo, dal 33,2 al 22,0, e crescono sia di qua che di là un po’ tutti. L’IDV di Di Pietro dal 4,4 al 8,0, l’UCD dal 5,6 al 8,0 e la Lega nord dal 8,3 al 9,5.
Naturalmente sono sondaggi.
NENCINI UN APPELLO AI RADICALI
Riportiamo la parola Libertà nell’area della sinistra e caratterizziamo la nostro proposta politica come diversa e distinta dalla sinistra di tradizione comunista, ma anche dalla sinistra incerta del PD.
Affrontiamo le lezione europee con la spirito di chi rifiuta la logica di un bipolarismo bastardo voluto per legge contro la democrazia e il diritto alla rappresentanza politica.
Questo lo spirito dell’intervento di Riccardo Nencini al congresso del Partito Radicale, auspicando una convergenza dei Radicali con l’alleanza in corso di definizione tra Partito Socialista, Verdi, Sinistra Democratica e partito di Vendola.
NENCINI UN APPELLO AI RADICALI
Riportiamo la parola Libertà nell’area della sinistra e caratterizziamo la nostro proposta politica come diversa e distinta dalla sinistra di tradizione comunista, ma anche dalla sinistra incerta del PD.
Affrontiamo le lezione europee con la spirito di chi rifiuta la logica di un bipolarismo bastardo voluto per legge contro la democrazia e il diritto alla rappresentanza politica.
Questo lo spirito dell’intervento di Riccardo Nencini al congresso del Partito Radicale, auspicando una convergenza dei Radicali con l’alleanza in corso di definizione tra Partito Socialista, Verdi, Sinistra Democratica e partito di Vendola.
NENCINI RILANCIA UNA NUOVA EPINAY
"La federazione laica, riformista e socialista a cui il Partito Socialista fa riferimento oggi è molto più vicina politicamente alla federazione decisa dal Congresso d' Epinay in Francia che a un cartello per le elezioni". Lo ha affermato il segretario socialista Riccardo Nencini, riassumendo il significato della riunione della segreteria del partito dopo gli ultimi incontri con i Radicali, la Sinistra Democratica, il Movimento di Vendola e i Verdi.
Per Nencini - si legge nel comunicato ufficiale della segreteria - il cammino del Ps deve prendere in prestito l'ispirazione che negli anni'70 portò, in Francia, alla fusione tra la 'Convention des Institution Rèpublicaines' promossa da Mitterrand con il Partito socialista francese, e che sfociò nella firma di un programma comune con il Partito comunista francese e il partito radicale di Robert Fabre. "Credo - ha infatti aggiunto Nencini - che la difesa dei diritti civili e sociali possano essere in questa difficilissima fase della democrazia italiana il giusto motore di un nuovo percorso delle forze di sinistra e consentire, la nascita di un'Epinay italiana. Successivamente un accordo sul programma con il Partito Democratico e le altre componenti della sinistra potrebbe incontrare il voto positivo dell'elettorato progressista e riconsegnare il governo del Paese al centro - sinistra".
AUGURI A FRANCESCHINI
Sintesi giornalistica dell’intervento di Dario Franceschini, nuovo segretario del PD.
La difesa della Costituzione è fondamentale: banale. Appello all’unita sindacale: campa cavallo che l’erba cresce. L’evasione fiscale è una vergogna: ma no? Non entreremo nel PSE ma non possiamo stare dove non ci sono i socialisti europei: ma nel PSE per regolamento o si entra o si è fuori. Dovremo parlare con l’UDC, ma anche (sottolineiamo “ma anche”) con i nostri vecchi alleati: ma non è stato proprio Franceschini il braccio armato affinché si trovasse l’accordo con il Pdl sullo sbarramento del 4% alle europee per far fuori i vecchi alleati?. Sul testamento biologico forse un passo avanti: no all’alimentazione contro la volontà del singolo. Ma rimetta Marino come capogruppo della commissione Sanità in Senato o lo nomini ministro ombra.
IL PAESE NELL’OSCURANTISMO OGGI COME 400 ANNI FA
Giordano Bruno, 409 anni fa, dopo lunghi anni di carcere, a piedi scalzi e con la lingua stretta nella mordacchia, veniva condotto dal carcere del Sant’Uffizio a Piazza Campo dei Fiori per essere bruciato vivo. Era l’alba del 17 febbraio del 1600. Il Santo tribunale dell’Inquisizione Romana, presieduto personalmente dal Papa, l’aveva condannato al rogo perché “eretico, impenitente, pertinace” ed anche i suoi scritti, posti all’indice dei libri proibiti, seguivano la stessa sorte sulla scalinata di S. Pietro.
NON VOGLIAMO ESSERE PROVOCATORI MA IL DISCORSO DOPO 25 ANNI NON PUO' ESSERE CHIUSO
"Secondo il concetto base della commissione per le questioni sociali e per la sanità presso il Consiglio d´Europa nel suo rapporto del 1976 dove si dà per acquisito che mentre l´eutanasia attiva implica un atto che ha effetto di abbreviare la vita o di mettervi fine, l´eutanasia passiva consiste nell´astenersi da ogni azione che potrebbe inutilmente prolungare il momento terminale ed irreversibile della vita.”
E' questa una delle prime frasi della relazione della proposta di legge n. 2405, ”Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina dell´eutanasia passiva”, presentata il 19 dicembre 1984 dall´onorevole Loris Fortuna.
Nell´art. 4 della dichiarazione dei diritti dell´uomo e del cittadino del 1789, si afferma che: «La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; l´esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla legge»
ELUANA E' MORTA, PARLAMENTO E GOVERNO SENZA PIU' CREDIBILITA'
"Eluana Englaro è morta nonostante l'attivismo tardivo e penoso di un Governo e di un Parlamento senza più alcuna credibilità." Lo ha dichiarato Roberto Biscardini della segreteria nazionale del Partito Socialista che ha aggiunto: "Adesso questa legge sul testamento biologico, che ribalta le ragioni di tutti coloro che per anni si erano battuti per una legge che garantisse la libertà di scelta, sarà inutile per Eluana e dannosa per tutti noi."
IL GOVERNO DELLA TORTURA
Eravamo stati preveggenti parlando una settimana fa, su questo sito, dell’emergere nel nostro Paese di una cultura talebana e teocratica assolutamente nuova e devastante. Sono bastati pochi giorni e i talebani della Chiesa cattolica, con tanto di campane, suore in diretta, con un TG1 talmente schifoso da giustificare il non pagamento del canone, preso per mano Berlusconi, ci hanno portato a toccare il fondo.
Berlusconi dichiara noi siamo per la vita, gli altri, e quindi anche noi, stanno dalla parte della morte.
No caro presidente lei non è dalla parte della vita, lei è dalla parte della TORTURA. Il passo verso il disastro è breve . Gli italiani oggi si sentono meno liberi e sono più preoccupati.
UN PAESE DI TALEBANI
Il Papa interviene ancora pesantemente contro l’eutanasia, passi. Formigoni non rispetta la sentenza del tribunale su Eluana Englaro, Veltroni è convinto che è giusto ammazzare i partitini, Di Pietro attacca Napolitano, Soru voleva decidere lui le liste dei suoi partiti alleati, Amato non perde l’occasione per prendersi un posto dal Governo, oggi è la volta della Treccani, La Russa vuole rinviare la partita Italia-Brasile, Colaninno vuole chiudere l’aeroporto di Linate. Ma siamo un paese normale?
INCONTRO A MILANO SUL SOCIALISMO FRANCESE E SU QUELLO ITALIANO
“I socialisti siano aperti, mai settari, ricostruiscano le condizioni della propria rinascita in un’operazione di movimento. Si aprano ai giovani e sperino di trovarne un po’ che aiutino le strutture a crescere.” Queste le parole di Marc Ozouf all’incontro sul socialismo francese organizzato da “il Socialista” a Milano, rispondendo alle molte sollecitazioni dei compagni presenti. Dopo aver spiegato il senso della elezione di Martin Aubry alla guida dei socialisti francesi e dopo aver spiegato i nodi della loro organizzazione non poteva non mettere le mani nel piatto sulla questione socialista italiana. “La situazione è preoccupante, un partito socialista troppo piccolo e un PD non socialista. Due realtà che non ci aiutano.” Un bell'incontro, a detta dei tanti compagni presenti.
SEMPRE PIU’ DIFFICILE CAPIRE IL PD
Fino a qualche settimana fa sembrava che in quel partito le linee fossero due, quella di Veltroni e quella di D’Alema. Adesso siamo al delirio. Caldarola sulla vicenda morale scopre l’inferiorità morale del Pd rispetto alla sua sedicente tradizionale superiorità. Pasquino sta dalla parte di Villari insieme a Mantini che Fassino giudica un cretino. Rispetto alla magistratura, nasce una specie di corrente antimagistrati degli inquisiti. E D'Alfonso da Pescara con il suo certificato medico aggiunge figuraccia a figuraccia. Rutelli scopre che il Pd assomiglia molto al vecchio Pci. Soru vorrebbe per battere Berlusconi (non si capisce cosa c’entri Berlusconi in Sardegna) tornare al vecchio Ulivo di Prodi, seppellito da Veltroni. E per finire Veltroni invia Morando a Napoli a fare il commissario così come Craxi nel ’92 mandò Amato a fare il commissario a Milano. Ma allora è proprio la seconda Tangentopoli?
2009 - Lo spazio politico dei socialisti è grande, ma bisogna occuparlo - di Roberto Biscardini
Per i socialisti e per il PS, si sono aperte tre grandi opportunità da cogliere con coraggio e con assoluta decisione. Esse dipendono da circostanze esterne alla nostra iniziativa politica, ma d’altra parte guai se un partito e un gruppo dirigente non sono in grado di rispondere con spregiudicatezza agli errori altrui e non sanno riempire il vuoto prodotto della politica degli altri. La politica infatti è interazione.
Prima opportunità, a poco più di un anno dalla nascita del PD, a distanza di otto mesi dalle elezioni di aprile, quando quel partito invocava il voto “utile”, sul terreno ci sono solo macerie. La sinistra rappresentata dal PD è più debole nel paese e nel parlamento e lo spazio politico che apre a sinistra non sta solo nella “questione morale”, che sta investendo quel partito, ma nella sua irrisolta questione politica. Come dice Macaluso, quel partito è nato senz’ anima, senza lotta e passioni politiche, con una fusione fredda tra Ds e Margherita, un ammucchiata di personale politico aggrappato ai poteri locali e impegnato nella riproduzione di se stesso.
Alcuni opportunisticamente l’avevano talmente ben capito che avevano deciso di salire sul carro del “vincitore”, sostenuti da una stampa genuflessa di fronte alla nascita di tanta novità. Ma adesso, parafrasando sempre Macaluso, quel partito non è in grado di sciogliere alcun nodo: la sua collocazione internazionale, le scelte di natura economica, le questioni eticamente sensibili, laicità, giustizia e questioni internazionali. E dall’opposizione si barcamena tra dialogo, parola che non significa niente, e antiberlusconismo. Conclusione: sembra che quei nodi non possano essere sciolti, senza sciogliere il partito.
Per poter sfruttare questo spazio i socialisti devono saper interpretare un quadro politico in pochi mesi profondamente cambiato e cogliere che qualcosa incomincia a muoversi a loro favore.
Secondo, la sinistra non c’è più e non c’è più neppure il luogo della discussione politica e dell’elaborazione. Il luogo della democrazia e della dialettica. Spetta ai socialisti, così come hanno fatto in questi ultimi tre mesi, i primi della loro esistenza come Partito Socialista, candidarsi ad essere il “luogo” della elaborazione politica per sè e per tutta la sinistra. Continuare nel metodo inaugurato a Vieste alla fine di settembre e arrivato a Napoli il mese scorso. Sette iniziative di carattere nazionale, affrontando e costruendo con coraggio proposte precise sul terreno istituzionale, dalla giustizia, al testamento biologico, università, cultura e democrazia dei partiti. Tradotte per ora in quattro proposte di legge di iniziativa popolare per ritornare in Parlamento con la forza della volontà popolare.
Possiamo farlo con ancora più forza, nella convinzione che questa è la grande opportunità che ci passa davanti. Mettendo insieme a livello nazionale e locale gruppi di elaborazione e lotta politica, richiamando forze intellettuali, simpatizzanti e giovani studiosi per incidere occupando lo spazio lasciato libero dal vuoto culturale che caratterizza l’attuale momento politico, a Roma come nelle regioni e nei comuni. Abbiamo le storia, le capacità e l’intelligenza per poterlo fare. Possiamo avere l’ambizione di essere i protagonisti di una fase nuova. Una fase di rottura con il passato e il presente, facendo del PS il “luogo” materiale di questa rinascita. Il “luogo” nel quale si formano le coscienze e le esperienze e si avvia un progetto per la ricostruzione di una cultura socialista nuova. Questo si aspettano da noi tutto coloro che hanno a cuore non solo le sorti di una possibile rinascita di una sinistra riformista nel nostro paese, ma anche semplici cittadini democratici e liberali, che non accettano di vivere in un paese arretrato, in cui si è insoddisfatti sia della destra che della sinistra, populiste entrambe, inconcludenti entrambe.
Terzo, la grande occasione ci è data infine dalle prossime elezioni europee. A quell’appuntamento saremo l’unico partito italiano a marcare con chiarezza la propria identità socialista ed europea, con tutte le carte in regola. E siccome si può uscire dalla crisi economica che stiamo attraversando solo trovando risposte a livello internazionale, è facile spiegare che la collocazione europea non è un optional. Ma insieme identità e politica. Le nostre risposte alla crisi le troveremo nell’ambito delle soluzioni che tutti i socialisti sapranno definire in Europa negli interessi dei ceti popolari e medi di tutto il continente. Per i socialisti saranno decisive le nuove politiche redistributive, per ridurre disuguaglianze e consentire a chi è in maggiore difficoltà di superare la crisi nelle migliori condizioni possibili.
Se essere socialisti europei alle elezioni nazionali di aprile poco poteva contare di fronte al maledetto imbroglio del voto utile, adesso la questione è più chiara per tutti. In Europa ci sono due famiglie, quella socialista nella quale stiamo noi, quella popolare nella quale sta Berlusconi. E il PD in Europa rischia di non essere né carne, né pesce.
2009 - Per i socialisti si aprono condizioni più favorevoli di Roberto Biscardini
Dopo un anno ancora difficile e drammatico: per la prima volta nella storia repubblicana i socialisti sono fuori dal Parlamento, guai a non vedere come per i socialisti si aprano nuove opportunità e nuovi spazi. Da gestire con intelligenza e coraggio.
Uno. Le elezioni europee, alle quali ci presenteremo come unico partito italiano della grande famiglia del socialismo europeo, saranno per noi insieme la nostra identità e la nostra politica.
Due. La crisi del PD, senza bisogno di fare sciacallaggio sulle sue vicende giudiziarie, riapre una questione ormai storica e cioè il risarcimento politico che i socialisti debbono rivendicare nei confronti di tutti coloro che annientarono la cultura socialista e ammazzarono i socialisti per sostituirli con una casa senza fondamenta ed un progetto, fatto da una vecchia classe politica, che non va da nessuna parte. Cosa è il PD oggi? Risponde un suo dirigente: “Da Roma all’ultimo comune, anime morte, gente che non rappresenta neppure se stessa.”
Tre. Bisogna aprirsi al nuovo, chiudendo la fase di stare solo dentro il recinto di ciò che è stato in questi anni il centrosinistra, né sperando la resurrezione stando con il Partito delle Libertà.
Ciò significa riscoprire a sinistra, nuova politica, identità e autonomia. Contando che nuove adesioni e nuovi consensi possano venire, da oggi in futuro, sia dall’area dell’attuale indifferenza politica, quella che in questi anni ha caratterizzato in modo particolare il centrodestra, sia marginalmente da alcuni settori del centrosinistra. I primi per bisogno di nuova identità, i secondi tra quelli che avranno il coraggio di denunciare quanto il centrosinistra sia in crisi e sia fallito per essere stato essenzialmente antisocialista.
LETTERA LAICA A BENEDETTO XVI Riccardo Nencini 24 Dicembre 2008
Santità,
ho deciso di scriverLe una lettera di Natale, come molti
bambini hanno fatto e spero ancora facciano, per chiederLe un regalo: il
rispetto degli uomini e delle loro libertà.
La riscoperta di Galileo Galilei e delle sue verità a quattro secoli dai
fatti che lo videro protagonista la considero un atto doveroso ancorché
tardivo. Il prossimo anno si terranno le celebrazioni per ricordarlo e
sarebbe quanto mai opportuno - glieLo chiedo da toscano e da uomo delle
Istituzioni - che la Chiesa vi partecipasse in modo attivo. Si tratta del
più grande scienziato moderno costretto all'abiura e condannato dalla Santa
Inquisizione al carcere e all'isolamento.
Ho un ultimo desiderio da esprimere. Lo esprimo da ateo cristiano attento
alle questioni che travagliano il nostro tempo e inducono a riflettere sulla
frontiera dei diritti di terza generazione che altrove, in Europa, sono già
diventati legge. Mi riferisco alla diversità sessuale, all'uso dei
contraccettivi, alla non discriminazione dell'omosessualità, al
riconoscimento delle coppie di fatto, alla libertà della scienza e della
ricerca, al testamento biologico. E mi riferisco infine all'invito contenuto
nella Istruzione "Dignitas Personae" a violare le leggi di un Paese quando
queste prevedano l'utilizzo di linee cellulare embrionali per la ricerca o
la sperimentazione. Le leggi, come è noto, investono tutti i cittadini del
medesimo Stato e ciascuno di noi è tenuto ad osservarle.
Il cammino rutilante della scienza pone a ciascuno di noi nuove ed
inquietanti domande. Noi scegliemmo allora la scienza dell'eretico pisano e
uguale scelta facciamo oggi. Il pentimento della Chiesa fra quattro secoli
sulle questioni ora ricordate sarebbe imbarazzante. Ma soprattutto un
atteggiamento di negazione della verità scientifica e delle emergenze
sociali renderebbe, oggi, più ostica la risoluzione di innumerevoli
problemi.
Riccardo Nencini
BEN OLTRE VELTRONI di Emanuele Macaluso - La Stampa del 18 dicembre 2008
Bufera sul Pd». È il titolo che in questi ultimi giorni tutti i giornali hanno usato per segnalare fatti che sono catalogati come la questione morale che coinvolge pesantemente il partito di Veltroni. Su queste stesse colonne ho avuto occasione di dire che nel Pd è aperta in forma ormai lacerante una questione politica che mette in discussione l’esistenza stessa di questo partito.
Molti osservatori hanno richiamato le vicende che travolsero il Psi e il suo leader Craxi nella stagione di tangentopoli, per sottolineare il carattere morale della crisi di una forza politica investita da inchieste giudiziarie. Ma proprio l’esperienza del Psi mi fa insistere sul nodo politico non sciolto.
Il Psi nel 1976, quando Craxi in una seduta drammatica del comitato centrale fu eletto segretario, aveva toccato la percentuale di voti più bassa della sua storia nelle elezioni regionali del 1975 e in quelle politiche del 1976: meno del 10 per cento. In quegli anni la sfida e la rimonta del Psi furono giocate tutte sul terreno politico: la presa di distanza dai governi Andreotti fondati essenzialmente sull’asse Dc-Pci, come anticipo di una strategia volta a rompere quell’asse.
Presa di distanza che fu marcata anche nel momento del rapimento e dell’uccisione di Moro. La sfida poi si qualificò anche nel terreno delle riforme che investivano il sistema, sul giudizio della società degli Anni Ottanta e sui compiti della politica per assecondare o contrastare i processi sociali che in quegli anni si verificavano. Non è questa la sede per un esame completo di quella fase (i cui giudizi furono e sono ancora diversi), che portò Craxi alla presidenza del Consiglio con un governo di alto profilo (c’erano Scalfaro, Martinazzoli, Ruberti, Visentini, Spadolini, Andreotti ecc.). Ma una cosa è certa: fu una fase di elaborazioni e lotte politiche che coinvolsero tutta la sinistra nel suo complesso (il contrasto Pci-Psi), la Dc, i sindacati, le forze economiche. La «questione morale», anche allora, esplose nel momento in cui si pose una questione politica enorme, elusa soprattutto dai partiti di governo, Dc e Psi. C’è il 1989 e il crollo del Muro di Berlino, si accentua la crisi in Urss e la sua implosione si conclude nel 1991.
Cambia il mondo. Ma il sistema politico italiano, che dalla Guerra fredda era stato condizionato, invece non cambia. Anzi non cambia nulla. Occhetto nell’89 fa la svolta della Bolognina, cambia nome al Pci, ma lo lascia nel limbo. Craxi segretario del Psi, che vinceva il grande duello col Pci, anziché sfidare il Pci-Pds sul terreno dell’unità della sinistra nel socialismo democratico, cerca con tutti i mezzi di tornare a Palazzo Chigi con la Dc di Andreotti e Forlani. I quali pensano a chi dei due potrebbe andare al Quirinale, come se nulla fosse cambiato. Voglio dire che il Psi di Craxi, chiusa l’esperienza governativa, non fa più politica e tutto - come nella Dc - si svolge nella gestione del potere locale e centrale, nei grandi e piccoli enti pubblici. E il finanziamento illegale ai partiti si intreccia con la corruzione personale. Rino Formica in quegli anni disse che si vedono «conventi poveri e monaci ricchi». Questo lungo richiamo mi serve per dire che, diversamente da come nacque il Psi di Craxi, il Pd nasce senz’anima, senza lotta e passioni politiche con una fusione fredda tra Ds e Margherita che si traduce in un’ammucchiata di personale politico prevalentemente aggrappato ai poteri locali e impegnato nella riproduzione di se stesso, come il Psi nella seconda fase. Il sindaco di Pescara, ora agli arresti, con una deformazione istituzionale, era anche segretario regionale del Pd. E non è il solo caso.
Questo quadro si colloca dentro un contesto in cui si constata che il Pd non è in grado di decidere nulla. Faccio solo pochi ma significativi esempi: Europa e Pse, bioetica, giustizia, alleanza con Di Pietro, riforma del welfare secondo la proposta di Ichino e Morando ecc. Si capisce che su questi temi, che definiscono l’identità di un partito, non c’è lotta politica, voto con maggioranze e minoranze, vita democratica chiamando gli iscritti a votare e decidere. I discorsi del Lingotto, richiamati da Veltroni e i suoi amici come l’avemaria, sono acqua sul marmo. E quando leggo (vedi Il Riformista di ieri) che Veltroni deve dimettersi subito, mi chiedo: e dopo? Chi si propone con una linea politica e un modo di essere diversi? È questo il primo nodo da sciogliere. Altrimenti ci sarà solo una lenta o rapida implosione. Venerdì si riunisce una pletorica direzione del Pd. Sarà in grado di aprire un vero dibattito? Ne dubito.
IL PD NEL PALLONE - DEVONO CHIEDERE SCUSA AI SOCIALISTI?
Sbaglia Capezzone, il problema non è chiedere scusa a Bettino Craxi, il problema è chiedere scusa ai socialisti, nel loro insieme, cancellati con premeditazione dalla politica, dalle amministrazioni locali e persino nella vita privata, anche quando non avevano nulla a che fare con vicende giudiziarie, per essere stati semplicemente socialisti, spesso capaci e dediti con assoluto disinteresse privato al bene della cosa pubblica. Socialisti un po' anticomunisti e antidemocristiani, cioè antitotalitari e con idea diversa della società di quella PCI e DC. Una richiesta, quella delle scuse, da rivolgere al Paese, non tanto agli esponenti del PD che non possono chiederle, in quanto complici e mallevadori, oggi molti di loro seduti in parlamento, di quella tragica vicenda politica che si chiama "Tangentopoli". E non lo possono quegli ex democristiani che hanno utilizzato l'avanguardismo comunista per costruire quel cartello di carte che ha consentito loro di sopravvivere arrivando al PD passando per i popolari e l'Ulivo.
Oggi il PD è nel pallone. Napoli, Firenze, Bologna, Veltroni, Ranieri, Bassolino, D'Ambrosio, Calearo, Colaninno e compagnia cantante. Arriveranno a dire che la questione morale non esiste, ma appartiene ai mali della società.
Scuse da chiedere anche ai socialisti giovani, compreso quelli che le vicende di Tantegntopoli non le hanno potuto vivere, ma vorrebbero essere socialisti liberi, senza damnatio memorie.
LA GRANDE CARTA DEI SOCIALISTI DI FRONTE ALLA CRISI
La crisi economica mondiale, reale oltre che finanziaria, sta facendo rinascere in tutto il mondo un interesse vero per il socialismo. D’altra parte, sempre il socialismo è stato in grado nei momenti di maggiore crisi di essere l’alternativa all’ingiustizia e alle distorsioni del liberismo e dell’falso ottimismo capitalistico, trovando le forme di redistribuzione della ricchezza a favore dei ceti più bisognosi. Oggi i ceti più bisognosi non sono solo le grandi masse povere dei continenti più in difficoltà, problema che per altro non va assolutamente dimenticato, non sono solo gli “ultimi” che vivono ai margini della società nei paesi occidentali, sono anche e soprattutto i ceti medi, che per affetto dell’abbattimento del valore reale dei salari e degli stipendi in rapporto all’aumento del costo della vita hanno subito negli ultimi quindici anni le maggiori perdite.
I socialisti hanno una grande carta da giocare, con l’orgoglio di essere dentro una grande famiglia mondiale per indicare politiche anche internazionali, ed uscire dalla crisi. Tutto il resto, nel dibattito sterile della sinistra italiana, è niente. Socialisti italiani guardiamo a noi stessi, non al povero Pd
VILLARI: MA E’ PROPRIO NECESSARIO CHE SI DIMETTA?
La politica italiana è da una settimana bloccata sul caso Villari. Siamo veramente in un paese strano. Villari è più importante della crisi e di qualsiasi altro problema. Adesso in coro chi lo ha eletto e chi non lo ha eletto gli chiedono di dimettersi. Berlusconi voltagabbana, come sempre, prima lo elegge e adesso gli chiede di andarsene. Fini e Schifani: due sepolcri imbiancati. Il Pd letteralmente nel caos, alla paranoia. Lo espello, come chiede Di Pietro, o non lo espello? Poi lo espello, ma dal gruppo, e non dal partito. Ma ci sono anche i difensori, quelli che dicono che Villari deve rimanere al suo posto e ricordano come il Pd di oggi sia esattamente uguale al Pci di quarant’anni fa, che espelleva la Rossanda, Magri e vent’anni prima Ignazio Silone. La maggioranza del Pd dice: “Villari è un pidocchio”, come Togliatti, ci ricorda l’amico Biagio De Giovanni, che quando espulse Cucchi e Magnani disse: “Pidocchi nella criniera di un cavallo di razza”. Ma noi socialisti lo sappiamo: Togliatti era molto avanti, sapeva che prima o poi il pidocchio finiva nella criniera del cavallo di Viale Mazzini: la RAI.
CONTINUA L’IPOCRISIA DELLA CHIESA CHE TRASCURA VOLUTAMENTE L’ASPETTO ARTIFICIALE DELLA NUTRIZIONE
A fronte di una decisione della Cassazione assolutamente positiva, perdurano le ipocrisie della Chiesa che per bocca di suoi autorevoli esponenti ci racconta che idratazione e alimentazione sono l’essenza della vita. Vero, ma in questi casi stiamo parlando di idratazione e alimentazione artificiale che non è assolutamente la stessa cosa. Nascondere l’aspetto artificiale del problema è falsificare la realtà per ragioni ideologiche. Confonde le idee dei cittadini nel modo più fastidioso.
L’idratazione e l’alimentazione artificiale non solo sono terapie, ma terapie invasive che prevedono sonde e interventi chirurgici complessi. Non a caso anche nella normalità questi interventi sono sottoposti a consenso informato.
Queste semplici nozioni dovrebbero essere note anche agli esponenti della Chiesa e a tutti quei parlamentari del PdL che in questi giorni si sono trasformati in replicanti ignoranti di Mons. Fisichella. In questo senso la Cassazione ha chiuso una partita importante anche dal punto di vista scientifico: Eluana è morta 16 anni fa e l'idratazione come l'alimentazione artificiale rientrano nella sfera di un accanimento terapeutico che può essere rifiutato.
VINCE LA DEMOCRAZIA CHE SA CAMBIARE
La vittoria di Obama ha senz’altro un significato storico, la maggioranza degli americani ha scelto una faccia nuova da mostrare al mondo. Non hanno avuto paura di votare per un presidente di colore e questo è comunque un elemento del grande cambiamento. Quanto poi abbia pesato la crisi economica che incide sugli individui e sulle famiglie americane, oltre che sul sistema finanziario, sulla vittoria di Obama, ancora non è dato di sapere, però non c’è dubbio che qualunque candidato repubblicano si portava dietro l’eredità pesantissima di Bush. L’aumento dei tassi di disoccupazione e di inflazione, la crisi dell’agricoltura e dell’impresa privata, la caduta del PIL negli ultimi otto anni dal 34 al 18%. Per Obama è stato forse più difficile battere Hillary Clinton che non McCain, ma a McCain va dato atto di essere stato il miglior candidato possibile per i repubblicani. E domani in Kenya è stata proclama una giornata di festa nazionale.
BERLUSCONI E’ SVEGLIO E RUBA IL CAMPO AL CENTROSINISTRA
Berlusconi ha fatto i suoi calcoli: se vince McCain è naturale che stia dalla sua parte, se vince Obama le cose gli vanno ancora meglio. E’ fuor di dubbio che starà con il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, non spiegherà perché è stato il più fedele amico di Bush in questi anni, ma soprattutto toglierà il campo al centrosinistra, ed in particolare a Veltroni. Il Pd, che per mesi ha pensato di capitalizzare il successo di Obama sperando addirittura di guadagnare qualche punto in più alle prossime elezioni, verrà spiazzato da Berlusconi. E si ripete il film in cui un esponente della “sinistra internazionale” diventa interlocutore principale della destra italiana. Accadde con Blair, spesso ospite alla Certosa, potrebbe accadere con Obama.
25 OTTOBRE, MANIFESTAZIONE SOSTANZIALMENTE INUTILE
Manifestazione grandiosa ma sostanzialmente inutile. Non riuscirà a rompere con l'Italia immobile e paralizzata. Non inciderà sull'azione negativa del governo e non riuscirà a dare all'opposizione un ruolo più efficace rispetto a quello attuale. La politica dopo questa manifestazione purtroppo non cambierà, sentiremo gli stessi discorsi e le stesse contrapposizioni. Berlusconi sarà quello di prima e il PD anche. Non c'è stata nella manifestazione del PD sufficiente carica riformista e riformatrice, non c'è disegno alternativo, non c'è soprattutto rottura con gli errori del proprio passato. Tutto è dentro il solco del solito continuismo autoassolutorio.
I SOCIALISTI RIPARTONO CON QUATTRO PROPOSTE LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE
I socialisti hanno avviato la raccolta di firme per vincolare il Parlamento a
discutere quattro provvedimenti essenziali per la vita degli italiani. Quattro
provvedimenti per affrontare la crisi, simbolo del bisogno di cambiamento che Parlamento e Governo non intendono realizzare.
L’elezione di un’Assemblea costituente per riscrivere la Costituzione, la riduzione
delle tariffe pubbliche per difendere il potere d’acquisto delle famiglie, nuove
regole per combattere la disoccupazione e ridurre la precarietà e il riconoscimento
delle coppie di fatto sono i titoli di queste proposte.
Sono i contenuti di una battaglia politica che i socialisti inizieranno in tutto
il Paese per difendere diritti politici,sociali,economici e civili.
I socialisti vogliono ritornare a far discutere delle proprie idee muovendosi sulle gambe della volontà popolare e vogliono nel paese essere interpreti della voce dei cittadini per veccie nuove battaglie di civiltà.
Se i radicali negli anni ‘70 fuori dal Parlamento si caratterizzarono come il partito dei referendum abrogativi, noi socialisti, per la prima volta fuori dal parlamento, saremo il partito delle leggi di iniziativa popolare.
I SOCIALISTI ITALIANI IN MARCIA
I socialisti italiani sono alle prese con una difficile sfida, qualla della loro ripresa, fuori dalla logica di chi li vorrebbe già assorbiti o nel PD o nel PDL.
Il partito dopo la batosta elettorale e lo scuagliamento del vecchio gruppo dirigente, Boselli in testa, si sono messi a lavorare. Hanno riaperto un circuito di rapporti politici poslitivi con tutti i partiti parlamentari, con quelli anch'essi extraparlamentari, ma in particolare si sono riaperti rappoti significativi con PD e UDC.
Sui contenuti le cose si sono rimesse in moto su basi chiari. I socialisti si sono candidati a dire la loro, anche confliggendo con il quieto vivere, su riforme istituzionali, costo della vita, occupazione e diritti civili. Ma anche giustizia e questioni "eticamente sensibili". Le iniziative nazionali sono molte ma il deficit è ancora verso la stampa e tutta la comunicazione.
AMMAZZIAMO I PARTITI MEDI INSIEME AI PICCOLI
Siccome la porcata sarebbe troppo grossa, meglio che la faccia il parlamento anziché il Governo. Che nell’ipocrisia più classica significa: siccome il Pdl ha la maggioranza assoluta in parlamento fa la stessa cosa che vorrebbe Berlusconi senza impegnare il Governo.
Cioè un legge elettorale con 15 circoscrizioni, senza preferenze e uno sbarramento al 5 %, che nella sostanza è vicino al 10%
Ma perché bisogna cambiare a pochi mesi dal voto la legge elettorale. Per ammazzare i partiti minori insieme a quelli piccoli. Ma in Europa non c’è nessuna stabilità da garantire, non c’è nessuna frammentazione da ridurre, non c’è un governo che ha bisogno di premi di maggioranza. Ecco perché l’unica ragione è la pulizia etnica della politica italiana. Berlusconi il nostro Milošević forse è troppo, ma la logica violenta è la stessa.
SIAMO PRONTI A SOSTENERE IL PROGETTO DI RIFORMA ALFANO
“Ci confronteremo con il ministro Alfano nell’incontro promosso da noi socialisti insieme all’Ucd a Roma nei primi giorni di settembre. Ma non c’è dubbio che, pur fuori dal Parlamento, sapremo esprimere in nostro sostegno al ministro se il progetto di riforma della giustizia conterrà i punti che per anni abbiamo sostenuto. Separazione delle carriere, revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale, riorganizzazione degli uffici.”
Lo ha sostenuto Roberto Biscardini della segreteria nazionale del Partito Socialista, intervenendo ieri sera a Parma alla Festa provinciale dell’Avanti e ha aggiunto: “Il nostro atteggiamento nei confronti dell’azione del governo non può che essere sulle cose. Non siamo d’accordo su molto, ma non possiamo essere pregiudizialmente contrari su tutto. Se questo governo saprà fare una riforme della giustizia che il precedente governo Berlusconi non seppe fare tra il 2001 e il 2006, quando aveva comunque una grande maggioranza parlamentare per farla, vuol dire che qualche cosa è cambiata, e bisogna prenderne atto.”
Biscardini ha anche affrontato a lungo il problema del partito e ha ribadito: “Dobbiamo partire dalla consapevolezza che siamo fuori dal parlamento, questo implica una diversa organizzazione rispetto a quella precedente, anzi molto diversa, più militante, più rivolta all’opinione pubblica, con l’obbiettivo di far sentire dall’esterno del parlamento la voce popolare di chi non si sente rappresentato. Ci muoveremo su questa strada. La prima campagna già avviata è quella per la reintroduzione delle preferenze e contro il progetto di riforma della legge elettorale delle europee. Ma seguiranno nelle piazze la raccolta delle firme per la presentazione in Parlamento di progetti di legge di iniziativa popolare su temi istituzionali, economici e sui diritti.”
I SOCIALISTI PER L'ASSEMBLEA COSTITUENTE - Una grande battaglia per cambiare il paese e migliorare la politica. di Roberto Biscardini
Dai primi anni ’90 la democrazia italiana ha subito un processo di continuo indebolimento e deterioramento. Oggi se non è in pericolo, è almeno in sonno.
Ne sono una riprova evidente la crisi dello Stato nazionale e locale, la debolezza delle sue istituzioni, i conflitti ormai permanenti, su tutto e su ciascuna cosa, tra diversi organi e settori dello Stato, il conflitto tra sistema politico e magistratura, la crisi del sistema dell’informazione, la distanza ormai insostenibile tra costituzione formale e costituzione materiale. Il solco tra cittadini e istituzione si è allargato, una credibilità dello Stato è sempre minore. Viviamo al confine di un vero e proprio collasso e il sistema politico discute dei pannicelli caldi e inutili delle riforme elettorali.
Sul versante della politica, i partiti della Costituzione del ‘48 non esistono più, sono implosi, e i nuovi per ragioni diverse nella Costituzione in vigore fanno fatica a riconoscersi. Non sono né suoi padri né suoi figli. Non a caso proprio i partiti che hanno le maggiori responsabilità della vita politica degli ultimi quindici anni, quelli che hanno introdotto extra legem le modifiche più sostanziali alla Costituzione formale, non hanno avuto nè il coraggio, né le capacita di affrontare la questione di una grande riforma organica della Costituzione, pur ritenuta necessaria.
Sicchè, siamo in un sistema parlamentare, ma di fatto i cittadini votano direttamente il Capo del Governo, che sentendosi a sua volta eletto direttamente dal popolo è portato a rispondergli direttamente anche scavalcando il confronto parlamentare. Siamo in un sistema ibrido, mezzo parlamentare e mezzo presidenziale sia a livello nazionale che a livello locale.
I parlamentari, dentro una cornice costituzionale pensata per un sistema proporzionale e con voto di preferenza, sono viceversa nominati direttamente dalle segreterie dei partiti, sottratti alla sovranità popolare, rispondono e obbediscono al capo piuttosto che rappresentare la Nazione senza vincolo di mandato. Il sistema maggioritario, con annesso bipolarismo, pensato per garantire la governabilità e la stabilità di governo, non solo non l’ha garantita, ma ha indebolito le prerogative del Parlamento, senza più controbilanciamenti tra potere legislativo e potere esecutivo.
In sintesi, se da un lato questo sistema politico ha sempre riconosciuto la necessita di una grande riforma costituzionale, dall’altro non è mai stato in grado di farla. Tutti i tentati per via parlamentare sono falliti. Fallite le bicamerali, Fallite le riforme fatte in Parlamento. Con ciò dimostrando che il bipolarismo all’italiana, introdotto con le leggi elettorali dal 1994 in poi, venduto agli elettori come lo strumento politico più efficace per fare le riforme, non solo non le ha fatte, ma non ha consentito a nessuna legislatura di essere costituenti.
Di fronte all’impotenza politica, buona per fare accordi ai danni degli altri, ma che condanna il paese all’immobilismo e ad un sistema politico ormai bloccato, bisogna reagire appellandosi alla sovranità popolare. Ciò che non è riuscito a fare il Parlamento, il sistema debole e incerto dei partiti, possono farlo i cittadini. In tanti modi, ma per prima cosa eleggendo direttamente e con sistema proporzionale un’Assemblea Costituente che, tempo un anno, sottraendo la Costituzione ad un Parlamento eletto con sistema maggioritario, alle logiche interne agli equilibri di governo e al conflitto fra gli schieramenti, approvi il testo di una nuova Costituzione, definisca la forma di Stato e di governo, la cornice di riferimento per la modernizzazione e il cambiamento del paese.
Per questa ragione i socialisti promuoveranno la nascita di un Comitato per l’Assemblea Costituente che avrà il compito di presentare al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare per l’elezione di un’Assemblea Costituente della Repubblica italiana, così come avvenne nel ’46, ridando al popolo il potere di proposta legislativa che già la nostra Costituzione consente. Dopo sessant’anni, ciò rappresenta la più straordinaria risposta della sovranità popolare alla debolezza del sistema politico. Sistema politico, che ha costruito le condizioni della propria durevole sopravvivenza, ma non quelle di riempire il vuoto istituzionale in cui ci siamo infilati.
Un’Assemblea Costituente separata dal Parlamento e dall’attività legislativa di governo, con eletti che non potranno cumulare questo incarico con altri, ne tanto meno essere parlamentari. Eletta direttamente con sistema proporzionale, in rappresentanza di tutte le istanze ideali e politiche della comunità nazionale, espressione della politica e della cultura istituzionale.
Il Parlamento continuerà il suo lavoro, continuerà a fare leggi, l’Assemblea Costituente farà la grande riforma definendo le regole fondamentali su cui si dovrà identificare lo Stato nuovo.
E’ una proposta che può crescere e che può avere oggi un consenso che non ebbe negli anni passati.
I SOCIALISTI ITALIANI IN PIAZZA PER RIDARE AGLI ELETTORI LE PREFERENZE
Si intitola ‘La Repubblica senza partecipazione’ la prima campagna pubblica del Partito Socialista, che domenica 27 luglio in alcune tra le principali città-simbolo della Carta Costituzionale, con l’obiettivo di raccogliere adesioni per rendere più forte il vincolo tra eletti e cittadini riconsegnando agli elettori la possibilità di scegliere, potendo esprimere la preferenza. Riccardo Nencini, Segretario Nazionale del Ps, in una conferenza stampa a Montecitorio. “Alla Costituzione venne fatto corrispondere un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza. La cancellazione di ogni possibilità di scegliere i propri rappresentanti alla Camera e al Senato e oggi alle prossime elezioni europee, ha allargato il solco tra istituzioni e cittadini ed ha indebolito l’autorevolezza del Parlamento. Una Assemblea di nominati prima ancora che di eletti tende infatti a manifestare un alto tasso di obbedienza alla casta di quei pochi che decidono a tavolino chi sarà eletto e chi no.” Dopo quindici anni di discussione sul tema “occorre una grande riforma delle istituzioni e della carta costituzionale, si è intervenuto modificando le leggi elettorali e non in senso democratico. Evitiamo che anche per le elezioni europee siano tolte le preferenze.
SI AVVICINANO LE ELEZIONI EUROPEE E PD E PDL SI UNISCONO PER FAR FUORI I PARTITI PIU' PICCOLI
Lo sbarramento al 3% lo propone Veltroni, al 5% Berlusconi.
Ma per le elezioni europee non c'è bisogno di far fuori i partiti piccoli in ciascun paese, perchè i gruppi in Europa sono poi sostanzialmente due, quello dei Popolari e quello del Partito del Socialismo europeo. Quindi poco importa attraverso quale sistema elettorale un deputato viene eletto, in europa non risponde nè a Veltroni nè a Berlusconi ma ad appartenenze di ben più alto valore.
Non c'è una governabilità o stabilita da difendere e come già detto non c'è una frammentazione da combattere. In fine sulle preferenze Berlusconi le vuole togliere e Veltroni le vuole ridurre. Non bastava avere un Parlamento italiano di nominati anzichè di eltti, dopo lo scempio di casa nostra, gli italiani lo vogliono esportare anche in Europa.
RICCARDO NENCINI ELETTO ALL’UNANIMITA’ SEGRETARIO DEL PARTITO SOCIALISTA - Documento politico finale.
A conclusione dei lavori del congresso di Montecatini i delegati hanno votato all’unanimità Riccardo Nencini segretario del Partito e hanno approvato a larghissima maggioranza un Documento Politico Finale.
Ecco il testo del documento:
“Il Primo Congresso Nazionale del Partito Socialista riafferma le ragioni storiche e politiche dell’azione dei socialisti italiani. Il Partito Socialista nasce dalla convergenza di differenti tendenze culturali e politiche, ispirate al pensiero socialdemocratico, laico e liberalsocialista, sempre riconducibili alla tradizione democratica della sinistra riformista ed europea. Il socialismo italiano, nella continuità dei propri valori e princìpi fondanti, difende e promuove le libertà, la giustizia sociale, le pari opportunità, la pace e la sicurezza internazionale, lo sviluppo sostenibile, l’Europa come nuova dimensione dell’azione politica. Aggiorneremo i nostri programmi per tenere conto del mutamento sociale e tecnologico spinto dalla globalizzazione e delle sfide della modernità. I meriti e i bisogni, i diritti e i doveri devono trovare la loro espressione in una società aperta e plurale, libera e solidale.
Il nostro Partito, per svolgere la sua funzione, consapevole delle presenti difficoltà, riafferma con fermezza:
- la collocazione nella famiglia del socialismo europeo e internazionale;
- la rappresentanza degli interessi sociali deboli in una politica di sviluppo e modernizzazione della società;
- la sua autonomia politica e organizzativa, condizione necessaria per sviluppare il proprio progetto e la propria iniziativa;
- le garanzie di pluralismo e democrazia nella sua vita interna, essenziali anche per attuare con trasparenza ed efficacia il valore dell’unità del Partito.
La conoscenza della realtà, la comprensione del presente, l’individuazione di proposte e campagne da condurre nella società italiana rappresentano l’essenza di una nuova iniziativa socialista. Per superare la crisi di fiducia dei cittadini verso la politica, occorre che i partiti tornino a rappresentare interessi e ideali, e noi ci impegnamo a farlo, in particolare guardando al mondo del lavoro, dell’istruzione e della ricerca, della cultura, della nuova società multiculturale.
Vogliamo costruire un partito aperto e partecipato, con rappresentanza equilibrata tra i generi, capace di esprimere un’efficace politica nazionale e al tempo stesso di dotarsi di una forma federale che meglio rappresenti le istanze delle città e delle regioni, ed una struttura federativa che consenta l’espressione delle diversità e dei movimenti. Vogliamo contribuire a governare il cambiamento e ad offrire risposte e una proposta nuova per l’Italia. Convinti che ancora oggi la nostra società e la nostra democrazia abbia bisogno dei socialisti, e che anche in Italia come in Europa una sinistra credibile per la gente e alternativa alla destra non possa che essere socialista.
Il Partito non può rinchiudersi in sè stesso, deve aprirsi al mondo, parlare con tutti, confrontandosi in primo luogo con le forze della sinistra riformista, costruire alleanze per sconfiggere la crisi e cambiare il Paese. La crisi che noi denunciamo è istituzionale, economica e morale, essa dipende in primo luogo dalla debolezza della politica, che ha deluso e delude aspettative e necessità. Essa è responsabilità dei governi di centrodestra, ma anche di una sinistra che non ha saputo dimostrarsi affidabile e all’altezza delle sue promesse. Non si è creato un efficace bipolarismo, e il bipartitismo forzato di oggi aggrava la situazione. Per questo occorre costruire una sinistra di governo che oggi non c’è, e che non è riducibile alla politica del Partito Democratico, per le sue ambiguità e la sua incerta collocazione internazionale. Così come abbiamo affermato la nostra autonomia nelle ultime elezioni, la riaffermiamo oggi come condizione dell’essere del nuovo partito.
Questo è il nostro ruolo da sempre: il Partito Socialista vive solo se ha grandi obiettivi, muore se costretto alla mediocrità della gestione senza progetto.”
A MONTECATINI IL CONGRESSO DELLA COSTITUENTE
Si chiuderà domenica pomeriggio 6 luglio a Montecatini il primo congresso del Partito Socialista.
Un nuovo inizio per rimettere nel circuito della politica l’iniziativa socialista. Un’iniziativa autonoma con due obbiettivi: riaprire un dialogo con le forze politiche e uscire dall’isolamento determinato soprattutto dalla non elezione di deputati e senatori il 13 aprile, secondo riaprire un dialogo con la società rimettendo in ordine le idee per far fronte alla crisi di proposta politica della sinistra italiana. Un ruolo originale che i Socialisti possono svolgere in un momento di grave disorientamento politico. Auguri al nuovo gruppo dirigente e a chi si assumerà l’onere e l’onore di guidare questa nuova fase.
"SCEGLIETE CASINI LASCIATE DI PIETRO" da "Il Riformista" del 1 luglio 2008
Abbiamo segnalato noi il rischio, qualche settimana fa, di una nuova situazione politica in cui esistono una maggioranza e quattro opposizioni. Questo rischio è diventato realtà sui temi della giustizia e sull'offensiva legislativa a difesa del premier intrapresa dalla maggioranza: oggi infatti c'è l'opposizione di Di Pietro, quella di Veltroni, quella di Casini, e quella dei radicali, ognuna considerevolmente diversa dalle altre. Chi ci perde di più, con quattro opposizioni, è chi si era proposto come unica opposizione, e cioè il Pd, il partito a vocazione maggioritaria. Perché ben presto l'elettorato smetterà di prestare attenzione alle differenze tra l'una e l'altra e si polarizzerà a favore o contro quella più evidente e visibile, identificando con essa l'intera opposizione. Vale a dire che ben presto chi ce l'ha con Berlusconi starà con Di Pietro. E chi vorrebbe un'opposizione più responsabile, che non dia del magnaccia al premier e che si occupi anche degli altri problemi del paese, si schiererà contro Di Pietro. Il Pd rischia di essere così schiacciato: perderà consensi presso gli antiberlusconiani puri e duri per la sua moderazione, e perderà consensi tra i moderati per la sua alleanza con Di Pietro. Tutto questo per dire che il Pd è ora chiamato a una scelta, di alleanze e di identità. Se sceglie di stare con Di Pietro, ci deve stare fino in fondo, piazze e referendum compreso. Se sceglie di non stare con Di Pietro, lo deve ugualmente fare fino in fondo, denunciando l'alleanza con l'ex pm, prendendone le distanze e spiegando all'elettorato perché lo fa. Qui il «ma anche» non funziona più, assomiglia troppo a un antico e sfortunato slogan: né aderire né sabotare. La sinistra riformista italiana è stata sempre vittima di questo giochetto dello scavalco a sinistra perché non ha avuto mai il coraggio delle sue idee. Non può dire: Di Pietro ha ragione, la pensiamo come lui, però lo facciamo più soft. Non ha senso. Deve dire - se lo crede - noi non la pensiamo come Di Pietro e per questo non lo seguiamo, se vuole avere qualche speranza di farsi capire dal suo elettorato.
Secondo noi è giunto il momento che il Pd dica apertis verbis: noi non la pensiamo come Di Pietro, ma come Casini, e sulla giustizia ci alleiamo con lui. La posizione del leader dell'Udc, espressa ieri sul Corriere, rappresenta infatti una notevole novità. Per la prima volta Casini offre una piattaforma per un'opposizione comune, forse anche grazie al lavoro che su di lui hanno fatto D'Alema e Letta. La sua opposizione è a nostro parere abbastanza forte nel denunciare ciò che non va dell'iniziativa di Berlusconi e abbastanza seria da riconoscere ciò che non va nell'amministrazione della giustizia. L'emendamento salva-premier è ingiusto e sbagliato, perché spara il napalm sul sistema della giustizia, mandando al rogo qualcosa come centomila processi, per evitarne uno. Dunque lede gli interessi di tanti cittadini a vantaggio di un solo cittadino. È una legge ad personam, inserita surrettiziamente in un decreto legge, approfittando della firma che il capo dello stato aveva messo su tutt'altra materia, e va quindi contrastata con energia e con tutti gli strumenti parlamentari possibili. Il lodo Alfano introduce invece un principio accettabile in uno stato di diritto e mette al riparo chi è stato chiamato a reggere il paese dall'iniziativa di un singolo pm o di un singolo tribunale. Sospende solo un processo e non lo annulla. Ma va emendata perché così come è scritta rischia di trasformarsi in un'immunità a vita per Berlusconi, nel caso che ascenda al Quirinale dopo il suo mandato di premier.
Il Pd ha il dovere di servire l'interesse del paese, se è a vocazione maggioritaria. L'interesse del paese è oggi di essere governato e di mettere fine alla guerra civile strisciante tra politica e magistratura che dura dal Vietnam di Tangentopoli. Puntare alla condanna del premier non ha senso: in caso di sue dimissioni, perché nuove elezioni lo rafforzerebbero; in caso di mancate dimissioni, perché farebbe del governo un'anatra zoppa. Togliatti avrebbe detto: hic Rhodus hic salta. Lui lo fece col governo Badoglio. In condizioni molto meno drammatiche, saprà farlo Veltroni?
I SOCIALISTI ESCANO DAL GUSCIO DELLA DISCUSSIONE INTERNA, ANCHE PER LORO SI APRONO NUOVE OPPORTUNITA’
Il Partito Socialista usi il dibattito congressuale da qui al 6 luglio per uscire dal guscio della propria discussione interna. Anche per i Socialisti si aprono nuove opportunità e si allarga lo spazio di manovra politica. Come avevamo previsto, sono bastati due mesi dal voto del 13 aprile perché tutto cambiasse o meglio perchè tutto tornasse come prima. Gli italiani si erano illusi che il clima fosse cambiato. Che Berlusconi e Veltroni avrebbero potuto introdurre un nuovo modo di governare i rapporti tra maggioranza ed opposizione. Si erano illusi che Berlusconi era cambiato e che l’opposizione antiberlusconiana preconcetta fosse questione del passato. In pochi giorni siamo ritornati nell’Italia che tutti conoscevano. Un male? Un bene? Difficile a dirsi. Una cosa è certa, mentre il governo governerà, l’opposizione che si identifica ormai solo con il Pd e Di Pietro è allo sbando. Percentuali in picchiata per il Pd in crescita per Di Pietro. Il voto siciliano la dice lunga: un’intera regione fa fatica a capire che la sinistra c’è ancora. In questo quadro anche le forze che sono rimaste fuori dal parlamento, in conseguenza dell’accordo di Berlusconi e Veltroni perché dal bipolarismo coatto bisognava passare al bipartitismo imbroglione, hanno nuove carte da giocare facendo sentire nella società ciò che non possono far sentire alla Camera ed al Senato. E l’occasione del congresso di Montecatini per i Socialisti è una grande opportunità.
Roberto Biscardini
NENCINI INZIA AD INCONTRARE TUTTE LE FORZE POLITICHE
Riccardo Nencini si prepara a dirigere il Partito Socialista incontrando le principali forze politiche di governo e di opposizione e i loro massimi dirigenti. Tra i primi incontri quello tenuto a Roma rivolto ai prossimi appuntamenti del Partito socialista europeo. Nencini ha invitato Veltroni ad essere presente al Congresso di Montecatini che segnerà la nascita del nuovo PS.
Veltroni e Nencini hanno approfondito in particolare i temi politici e programmatici emersi al recente incontro di Napoli dei socialisti europei e hanno discusso del congresso dell' Internazionale socialista che si terrà ad Atene il prossimo 30 giugno, al quale interverranno entrambi.
Ci sarà il disgelo tra i due partiti? Riusciranno i Socialisti a far ingoiare a Veltroni la rinascita di una forza socialista autonoma? Uscirà Veltroni dalla logica dell'autosufficienza prima delle prossime elezioni amministrative?
NEL PD SI APRE LA FRATTURA CON I DEMOCRISTIANI
Dice Rosy Bindi: “Il Pd dovrà essere in qualche modo speculare alla Democrazia Cristiana.” Parole chiare, quindi di centro e non socialista. Neppure socialista europeo come almeno vorrebbe Fassino e cioè senza identità in casa, ma nel Pse in Europa. Fioroni cerca di mediare “Dobbiamo fare qualcosa di nuovo in Europa come lo abbiamo fatto in Italia con il Pd”. Ma Martin Schulz ribatte: “I socialisti europei non possono cambiare identità per fare un piacere al Pd.” E Angius socialista prende atto “con il Pd è in piena liquidazione il patrimonio della sinistra.”
I SOSIALISTI ITALIANI QUALCHE CARTA DA GIOCARE CE L’HANNO ANCORA
Quante carte hanno da giocare i socialisti italiani dopo la sconfitta elettorale del 13 e 14 aprile? Non molte, ma una si. La più importante è nel fatto che nella sinistra non sono gli unici perdenti. Magra consolazione, si dirà, ma decisiva. Quelle elezioni hanno decretato il fallimento politico della sinistra antagonista. Anche i loro più solidi sostenitori si sono divisi preferendo andare verso il Pd se non sostenevano la linea dura del No, e non andando a votare o buttando vie il voto in qualche partito estremo se volevano marcare la distanza da Bertinotti. Quelle elezioni hanno decretato l’insuccesso del Pd che doveva guadagnare a destra e al centro e non c’è riuscito. Fare l’americano non serve. I socialisti certo sotto l’1% non sono niente dal punto di vista elettorale, ma possono esprimere ancora la politica di una sinistra di governo e popolare, che guarda a chi ha bisogno, meno abbiente e ceto medio, e ha ancora delle risposte da dare. La vera carta è stare dentro la sinistra in difficoltà con l’autonomia delle proprie idee e cercare di farle diventare anche le idee degli altri. Non è poco.
SOCIALISTI A CONGRESSO, NENCINI CANDIDATO SEGRETARIO PROPONE UN PARTITO NUOVO
Finalmente il congresso si fa il 4,5 e 6 luglio prossimo. Presentate le mozioni congressuali. Quella che ha raccolto il consenso largo delle componenti della costituente, di molti giovani e di molte donne, oltre all’adesione della stragrande maggioranza degli attuali consiglieri regionali, provinciali e comunali, ha proposto un partito nuovo, rinnovato nell’organizzazione, collegiale, un partito aperto federale e federativo, con Riccardo Nencini, segretario nazionale. La mozione Nencini è stata sottoscritta da Gavino Angius, Gianni De Michelis, Bobo Craxi, Valdo Spini. Un altra mozione è stata presentata da Pia Locatelli e Lanfranco Turci ed un altra da Angelo Sollazzo.
Puoi leggere i testi delle mozioni in www.partitosocialista.it
I SOCIALISTI POSSONO RIALZARE LA TESTA
Non basta la non elezione di un gruppo parlamentare per finire nel silenzio. Ci auguriamo che il prossimo congresso, quello fondativo del PS, annunciato per la fine di giugno consenta ai socialisti italiani di tornare a fare politica cosi come la sanno fare negli altri paesi europei. Lo spazio c’è nella misura in cui la sinistra è in crisi e una prospettiva di sinistra socialista sembra lontana. I socialisti nel terrirotio ci sono, ma a loro manca una testa. Adesso bisogna trovare la testa e ricominciare. Nel paese c’è più attesa di quanto non si pensa.
I SOCIALISTI ITALIANI VERSO IL CONGRESSO. MA IN DIFFICOLTA’.
Si terrà il 20 21 e 22 giugno il congresso del Partito Socialista. Il primo congresso costituente e fondativo che conclude un percorso durato quasi un anno. 75000 iscritti in rappresentanza delle diverse anime che hanno ricostruito l’unità dei socialisti e in rappresentanza di quelle componenti ex diessine ed uliviste che non sono confluite nel Pd in nome del socialismo europeo. Ma il congresso cade dopo un risultato elettorale disastroso che mette in discussione la credibilità del gruppo dirigente che ha portato il partito fino a qui ma anche la linea politica, da un lato troppo ed esclusivamente identitaria e laicista. Non è detto che il congresso sia unitario. Ci potrebbero essere più mozioni e più candidati a sostituire Enrico Boselli. Può un congresso fondativi non essere un congresso unitario? Forse sì. Se l’alternativa è il suo rinvio. Con il rischio che il rinvio non sia a breve e con il rischio che ci sia qualcuno che ponendo la questione di un congresso unitario, che tutti vorrebbero, come una pregiudiziale lo faccia per non fare più alcun congresso. Ma che ne pensano gli iscritti?
DOPO IL DISASTRO DELLA SINISTRA ADESSO QUELLO DI VELTRONI, RUTELLI, FRANCESCHINI E COMPAGNI.
Il successo del centrodestra alle elezioni di quindici giorni fa aveva aperto il tema delle prospettive della sinistra nel nostro paese. Ma l’insuccesso più marcato della Sinistra Arcobaleno e del Partito Socialista sembravano mettere al riparo dalle critiche e dalle autocritiche il PD.
Dopo il clamoroso insuccesso di Francesco Rutelli che perde contro Alemanno di oltre sei punti partendo in vantaggio di cinque al primo turno, anche nel PD un esame sulla politica di Veltroni, che fa arretrare la sinistra sia rispetto al governo nazionale sia rispetto al governo delle grandi città, non può tardare.
Su che fronti si aprirà la dialettica interna non è ancora chiaro ma certamente è difficile che non si apra. Al momento la festa la stanno facendo i taxisti...
Socialisti. Stare sulla politica delle cose e fare ciò che è possibile.
Stare sulla politica delle cose. I socialisti italiani sono di fronte ad un bivio. Continuare o sciogliersi. Rinunciare alla battaglia per contribuire da socialisti alla formazione anche in Italia di una sinistra socialista di tipo europeo, liberasocialista, o sciogliersi. Difficile la terza ipotesi. E cioè quella di fare una scelta comune ed unitaria. Difficile perché la parte del proprio elettorato che non ha sentito la sirena del proprio partito e si è lasciata attrarre dalle sirene del voto utile, hanno si votato per altri ma non hanno tutti votato nella stessa direzione. Il voto utile dei socialisti è andato a Veltroni per impedire il ritorno di Berlusconi, ma è anche andato in parte a Berlusconi per impedire l’arrivo di Veltroni considerato persino peggio di Prodi. Noi ci permettiamo un suggerimento. Fare un congresso. Rinnovare profondamente il proprio gruppo dirigente. Non dare per persa la partita di organizzare in Italia un soggetto socialista. Aspettare ma contemporaneamente promuovere un’iniziativa affinché a sinistra si riapra la questione di una sinistra socialista. Individuare i temi prioritari della propria politica e iniziare a battere il chiodo con gli strumenti che ci sono, deboli, gli enti locali e la società. Stare sulla politica delle cose. Una cosa non si può fare: unirsi alla sinistra arcobaleno che ha perso politicamente le elezione (diversamente dai socialisti che le hanno perse per consunzione). Non ci si può unire ai Radicali. Non si può finire nel Pd per quello che è e per i danni che ha già creato. Costruire con pazienza. Riflettere sul paese.
Lettera ai compagni di Roberto Biscardini
Care compagne e cari compagni,
siamo tutti delusi per il risultato elettorale ottenuto dal Partito Socialista. Risultato dovuto principalmente alla nostra incapacità di frenare uno scivolamento dell’elettorato, anche a noi più vicino, verso il cosiddetto e “maledetto” voto utile.
Si è verificato a livello nazionale quanto già avveniva durante le elezioni amministrative locali: cioè la poca disponibilità dell’elettorato di votare i partiti che si collocano fuori dalle coalizioni principali.
Inoltre, la “cannibalizzazione” perpetuata dal PD ai danni di tutto il resto della sinistra, senza consentirgli per altro di vincere le elezioni, apre una fase politica nuova e complicata sulla crisi dell’intera sinistra e sulle prospettive di una sinistra socialista in Italia. Questione socialista comunque non chiusa.
E’ su questo che dovremo riflettere tutti insieme in tempi rapidi ma con calma, tenendo unito il Partito e tenendo uniti tutti i compagni che generosamente si sono impegnati in questa campagna elettorale.
Dovremo capire da dove e come ripartire e con quali strumenti organizzare un’iniziativa politica il cui valore non è venuto meno e che non reputo assolutamente conclusa.
Per questo ritengo opportuno che si svolga il congresso costitutivo del Partito Socialista, abbiamo bisogno di darci un minimo di stabilità. Contemporaneamente devono rimanere vivi sul territorio, insieme alla presenza degli amministratori socialisti e delle strutture organizzative che i congressi definiranno, i più consolidati momenti di aggregazione e di discussione quali comitati, circoli e associazioni.
Paradossalmente, l’unica cosa da fare in questo momento è continuare, rimanendo tra noi solidali per esprimere ancora una posizione autonoma. Altre alternative non ne vedo.
In attesa di vederci presto, un caro saluto.
Roberto Biscardini.
VELTRONI E' UN BUGIARDO
"Veltroni e' un bugiardo, mente. Sta dicendo una cosa non vera. Questo mi preme di dire agli italiani". Enrico Boselli replica con decisione alle affermazioni di Walter Veltroni di stamattina nel corso della registrazione di 'Porta a porta', quando il leader del Pd ha parlato del mancato accordo con il Partito socialista manifestando meraviglia per il fatto che socialisti abbiamo poi "bussato alla porta" di Bertinotti e Casini. "E' una cosa molto grave. Sono affermazioni che riguardano l'onorabilita' mia e del partito che rappresento che non consento a nessuno di fare -ha spiegato Boselli-. Il fatto che Veltroni l'abbia detto a 48 ore dal voto conferma che il suo obiettivo e' delegittimare la battaglia politica che il Ps sta facendo". Il segretario socialista aggiunge: "Veltroni ha calcolato che io non potevo replicare, perche' ho esaurito i miei spazi televisivi, ed e' preoccupato perche' la nostra rimonta e' spettacolare. Per questo ha deciso di sferrare un colpo a freddo al Ps". Boselli chiama in causa Casini e Bertinotti: "Invito, prego, Casini e Bertinotti di dire la verita', quello che sanno: non c'e' mai stata da parte mia alcuna richiesta di fare un accordo". Ma l'esponente socialista non si accontenta: "Chiedo a Veltroni un confronto pubblico, e chiedo spazio a chiunque vorra' darci spazio.
I SOCIALISTI CI SONO E BERTINOTTI SE NE ACCORGE.
Sette giorni dal voto e in Italia si gioca una partita importante, soprattutto a sinistra. Per il PD, perchè rischia di deflagrare dopo l’insuccesso elettorale. In quel momento il PD avrà davanti a sé due prospettive: quella di accettare la proposta di Berlusconi di fare una grande coalizione e di entrare in un governo presieduto dal Cavaliere o di aprire al proprio interno una nuova fase congressuale per vedere se la politica del “We can” proposta da Veltroni può continuare a reggere il giorno dopo la sconfitta. Sua, del PD, della coalizione di centro sinistra e del governo Prodi. Nel futuro governo Berlusconi non entreranno né i Socialisti né la Sinistra Arcobaleno. Ma è difficile pensare che una posizione autonomista come quella sostenuta dal Partito Socialista in questa campagna elettorale possa conciliarsi con le politiche di una sinistra che si è collocata fuori dalla socialdemocrazia europea, anzi in contrapposizione. Adesso Bertinotti apre a Boselli, ma questo misura di più il successo di Boselli in questa campagna elettorale che non le vere intenzioni di Bertinotti, che solo qualche settimana fa pensava anche lui, in accordo con Veltroni, ai Socialisti come una forza estinta.
SOCIALISMO FA RIMA CON DADAISMO
Artisti, intellettuali, cittadini protestatali con la voglia di cambiare il paese che hanno a cuore una radicale trasformazione culturale e politica votano Partito Socialista.
Ieri sul Magazine del Corriere della Sera si è fatto notare che socialista fa rima con dadaista. Interessante. Giusto. Chi erano i dadaisti? Un movimento rivoluzionario nato a Zurigo alla fine della prima Guerra Mondiale con l’obbiettivo principale di opporsi alla guerra che divenne poi un movimento culturale, e soprattutto letterario e artistico che impose provocando una nuova concezione della bellezza anche esaltando l’inutilità.
L’artista Marcel Duchamp nel 1917 ebbe il coraggio alla mostra annuale della Society of Independent Artists, fondata in quello stesso anno con altri artisti, di esporre un orinatoio.
Un gesto inutile apparentemente, ma che rivoluzionò l’arte mondiale.
Che i socialisti oggi possano apparire dadaisti, conferma il fatto che i dadaisti erano socialisti, donne e uomini di rottura e di grande coraggio. Non avrebbero mai votato i partiti così detti utili, non avrebbero mai votato partiti che rappresentano tutto il contrario di tutto, non avrebbero mai accettato la logica perbenista e qualunquista del Pd e del Pdl. Logica falsa. Il perbenismo nasconde una cattiva coscienza.
Avrebbero perfino detto a Veltroni e Berlusconi: voto socialista perché è più utile di voi, ma avrebbero anche potuto dirgli: voto socialista perché è inutile e bello, come sono belle tante cose apparentemente inutili che appartengono alla felicità degli uomini. Bello, inutile e rivoluzionario come l’orinatoio di Duchamp, alla faccia di tutti i pittorelli che ripetono le stesse immagini così come la politica e i grandi ripetono la stessa musica.
LA BALLA DEL VOTO UTILE SMASCHERATA PERSINO DA NAPOLITANO
“Il voto non e' mai inutile”. È stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a smascherare finalmente il tormentone messo in atto da Pd e Pdl in questa campagna elettorale con l’unico scopo di eliminare dallo scenario politico gli altri partiti.
Il voto, sottolinea Napolitano, ognuno lo da' "secondo il suo giudizio a chi gli è più vicino, affine, o a chi è più importante al fine del rinnovamento della politica. Sentiamo però – ha aggiunto il capo dello Stato - che nei confronti della politica, c'e' una difficoltà di comprensione, un distacco e anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo”.
Finalmente Napolitano ha parlato ed è intervenuto dando un interpretazione costituzionale corretta del voto.
Era giusto che lo facesse lui.
Ma sul piano politico la questione è un'altra: Berlusconi e Veltroni hanno consumato il primo inciucio proprio quando si sono messi d’accordo su come ammazzare gli alleati e come mettere sul piatto della campagna elettorale, di comune accordo, la balla del voto utile.
L’opinione pubblica se ne sta accorgendo ed è in corso un movimento di protesta che potrebbe penalizzare proprio i partiti maggiori e Bertinotti che al gioco all’inizio c’era stato.
30 ANNI FA VENIVA SEQUESTRATO ALDO MORO E OGGI COLORO CHE LO LASCIARONO MORIRE LO RICORDANO COME UNO DI LORO.
'Pisanu e Franceschini oggi si sono uniti, nella cinica ipocrisia, a Walter Veltroni. Il loro è un ricordo pieno di omissis sul ruolo negativo della Dc nella scellerata linea della 'fermezza' adottata durante i 55 giorni del rapimento. Proprio Pisanu, che ha gestito la disinvolta linea della trattativa per la liberazione dei nostri ostaggi in Afghanistan e in Iraq per conto del governo Berlusconi, non si ricorda della sua linea della 'fermezza'. Come dire giusto salvare la signora Sgrena, ma fu giusto non salvare Moro 30 anni fa. Per questo certi esponenti del Pd e del Pdl dovrebbero astenersi dal partecipare alle commemorazioni di Moro. I socialisti non si pentono di essere stati dalla parte della trattativa e come ha ricordato oggi Bobo Craxi, Bettino “non seppe mai, nel corso di tutta la sua vita, darsi pace per l'esito negativo di quella vicenda. Egli non ebbe particolari rapporti politici o personali con Moro ma persegui' l'obiettivo della sua liberazione per giustificate e legittime ragioni di umanita', rispondendo ad un imperativo etico e morale che e' proprio della tradizione politica di cui i socialisti tutti si sentono ancora parte''.
Secondo i socialisti ''a distanza di trent'anni, appare oggettiva la responsabilita' della Dc di Benigno Zaccagnini e del Pci di Berlinguer. I comunisti, in particolare, furono paralizzati dal timore che si rendesse vistoso il loro legame ideologico con le aree piu' estreme del terrorismo comunista e che divenisse piu' esplicita la profonda continuita' politica ed ideale con i valori ideali della rivoluzione d'ottobre''.
Craxi ricorda che ''l'iniziativa umanitaria del Psi fu seppellita dalle polemiche, mentre l'individuazione della fiancheggiatrice delle Br, Paola Besuschio, che aveva formulato la domanda di grazia a causa di una sua malattia, poteva essere considerata una soluzione dignitosa, che non metteva in gioco l'integrita' delle Stato e che avrebbe consentito a Moro, sempre piú isolato politicamente dalla Dc, di tornare uomo libero”. Proprio quando Fanfani si recava alla direzione della Dc per esprimere la propria disponibilita' ad incrinare la linea dell'intransigenza e il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, affermava 'di avere la penna in mano' per firmare la grazia, evidentemente venuti a conoscenza di questa iniziativa le Br, e chi stava dietro a loro, decisero di uccidere Moro, tranciando ogni speranza e scongiurando ogni iniziativa umanitaria.
GRANDE SUCCESSO DEL SOCIALISMO EUROPEO
Vincono i socialisti alle amministrative in Francia e stravince Zapatero in Spagna. Vince il Socialismo e il socialismo non è morto.
Usiamo questo voto per far capire agli italiani che anche in Italia si può votare Partito Socialista alla faccia di Veltroni che fa l’americano e di Berlusconi che fa il democristiano.
Ma una considerazione va fatta. Zapatero vince perché ha posto il problema della democratizzazione della Stato e della Politica, contro ogni forma di dominio esercitato dalle burocrazie, dalle ideologie e dalle religioni.
Vince perchè è stato serio, coerente, coraggioso nel difendere la sua politica, nel difendere le Repubblica dei diritti sociali, nel lavoro, per le donne, contro il precariato e nel difendere la Repubblica dei diritti civili.
Nonostante l’intolleranza dei mass media e nonostante la dura opposizione del Pp e della Chiesa, Zapatero non si è piegato e la Spagna vota lui non facendosi spaventare dal matrimonio gay.
Anzi il popolo spagnolo ha capito che se cresce la libertà cresce anche l’economia.
NON TROVERETE PIU' IL VOSTRO EM.MA.
Ci sembra giusto dedicare questa pagina all'amico Emanuele Macaluso e all'articolo con il quale ha comunicato la fine della collaborazione con Il Riformista
Mi corre l'obbligo di avvertire i lettori che nel momento in cui cambia la direzione del Riformista cessa anche la mia collaborazione col giornale: non ci sarà più "em.ma", non ci saranno i miei interventi del martedì e altro. E spiego perché. Quando Antonio Polito, insieme ad altri, fondò questo giornale mi chiese di collaborare, spiegandomi quale era il suo piano editoriale, e le intenzioni politico-culturali che avrebbero segnato il carattere del nuovo giornale. Conoscevo Antonio, dato che aveva lavorato con me all'Unità , e avevo seguito e apprezzato il suo lavoro a Repubblica . Tuttavia gli manifestai i miei dubbi dovuti al complesso dei miei impegni, visto che dirigevo una rivista e collaboravo, come editorialista, con tre quotidiani. Ma Polito non si arrese, insistette, e io, tentato da un'avventura giornalistica per tanti versi nuova avviata sotto il segno del Riformista , accettai. E devo dire che la collaborazione con Polito è stata sempre cordiale, anche nei momenti in cui i nostri punti di vista non collimavano.
In vista delle elezioni del 2006 Antonio mi disse che era stato sollecitato dai dirigenti della Margherita a candidarsi al Senato e che era sua intenzione accettare l'invito. Richiesto di un parere, ebbi modo di dirgli che non ero d'accordo e che, a mio giudizio, sbagliava a cambiare mestiere. Le cose sono andate come sappiamo. Gli dissi anche che non ero d'accordo con la sua proposta di affidare il giornale a Stefano Cingolani. Si tenga presente che la rivista che dirigo, Le nuove ragioni del socialismo , aveva concluso un accordo con il Riformista per una sinergia editoriale. Nel frattempo, Claudio Velardi, che dirigeva la baracca del Riformista , e Polito hanno venduto la testata agli Angelucci, che sono diventati anche i nostri editori. I quali hanno poi assunto Paolo Franchi, gradito a noi della rivista, come direttore e hanno dichiarato che il loro impegno editoriale era di fare un giornale slegato dai partiti e portatore di un riformismo ispirato alla cultura e alla storia del socialismo italiano e europeo: una linea che comportava la possibilità di animare un confronto con tutte le anime politiche del centrosinistra e anche con chi ad esso si contrapponeva. È quello che ha fatto il Riformista nel periodo in cui è stato diretto da Paolo Franchi, affrontando difficoltà enormi, anche perché gli editori non hanno mostrato di avere ambizioni di rilanciare il giornale, come pare che, invece, vogliano fare ora. Nei giorni scorsi gli editori hanno comunicato a Gianni Cervetti, che ci rappresenta nel consiglio di amministrazione, la decisione di cambiare il direttore e di nominarne un altro senza una preventiva discussione struttura e linea politico-editoriale del giornale.
A questo punto è chiaro che la mia presenza in questo giornale non ha più senso. Con Polito prima, con Franchi dopo, la mia collaborazione era fondata su una linea editoriale condivisa. Oggi le cose cambiano e cambiano senza la mia partecipazione e il mio consenso. Mi dispiace. I lettori che vogliono ancora seguire le mie battaglie giornalistiche e politiche possono farlo seguendo la rivista da me diretta, Le nuove ragioni del socialismo , che continuerà il suo impegno, come nei dodici anni della sua esistenza. E continuerà ad uscire con un collegamento solo tecnico con il giornale mantenendo la sua netta autonomia. A tutti grazie per l'attenzione rivolta a ciò che ho scritto in questi anni. È stata una bella battaglia. Ne faremo altre.
OGGI COME NEL 1892, NASCE IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO E EUROPEO
Saranno i cittadini italiani a decidere se in Italia ci sarà ancora un partito socialista e se con le elezioni di aprile ripartirà il cammino del socialismo italiano, interrotto all’inizio degli anni ’90 ed ora nelle condizioni di riprendere il suo corso come interprete del grande movimento di giustizia e di libertà che ha segnato i progressi civili e sociali del mondo. Riparte da una semplice ma durissima campagna elettorale, riparte dalla bisogno di unità che la Costituente ha messo in marcia raccogliendo dentro di se vecchi e nuovi socialisti. Riparte dall’entusiasmo e dalla passione di tanti militanti che dovranno scendere nelle strade e nelle piazze delle mille e mille città italiane per far valere il senso di una importante proposta politica. Per parlare agli italiani il linguaggio semplice delle proposte del riformismo socialista, ben diverso e distinto dalle ipocrisie mediatiche dei cosiddetti grandi partiti. Per rilanciare un progetto di verità contro il declino anche democratico dell’attuale momento politico, contro lo sfascio dello stato e delle istituzioni, dalla parte delle tante persone illuse e imbrogliate dai nuovisti di oggi che sono anche i nuovisti di ieri. Quelli che hanno voluto e costruito la seconda repubblica togliendo ai cittadini, insieme alle libertà e ai redditi, persino il diritto di scegliere i propri eletti. Sul programma tutto sarà chiarito nei prossimi giorni. Ma una cosa è chiara, al di là dei programmi ancora più chiaro è che da più di 100 anni, come dice Zapatero, i socialisti sono quelli che hanno gli stessi valori e si battono per quell’uguaglianza e quei diritti che sono ancora da conquistare. Il partito delle donne, dei giovani, della gente che lavora e che pensa con la propria testa. Che non si lascia sottomettere e difende la propria libertà.
IL PARTITO CHE DOVREBBE RAPPRESENTARE IN ITALIA IL CENTROSINISTRA SCEGLIE DI PIETRO E NON I SOCIALISTI
Altro che far credere di essere in Italia il vero partito della sinistra riformista, quello che con il resto del mondo sarebbe alleato alla socialdemocrazia europea e al partito democratico americano. Il Pd di Veltroni è un'altra cosa: un mix di conservazione e di populismo a buon mercato, che con la tradizione democratica internazionale non c’entra nulla. Scegliere Di Pietro contro i Socialisti vuol dire scegliere il giustizialismo contro la tradizione riformista del socialismo internazionale.
Il Pd ha messo la parola fine rispetto ad una possibile alleanza con il PSE europeo. In fondo non è cambiato niente Veltroni è fermo al 1993, sceglie di stare dalla parte dei girotondi, con tangentopoli, usa delle vicende giudiziarie per ammazzare i socialisti e si unisce aDi Pietro.
Ma i socialisti italiani non devono preoccuparsi più di tanto. Devono andare avanti per la loro strada, presentare il loro simbolo e puntare alto.
IL SOCIALISMO IN ITALIA RINASCE DALLA BATTAGLIA PER IL 4%, POTREBBE PROPRIO ESSERE COSI'
Adesso che si sono messi tutti insieme, che hanno saputo raccoglire il consenso di altri filoni del riformismo italiano, quello post diessino, laico e liberale, adesso i socialisti si potrebbero trovare nella condizione di correre da soli alle prossime elezioni politiche. Prendere di più del 4% e avere un proprio gruppo parlamentare dentro un nuovo quadro politico, oppure non riuscire a farcela e dedicarsi anima e corpo alla costruzione del nuovo partito. Inizia una nuova fase, una attraversata nel deserto che potrebbe essere il punto di partenza per la loro rinascita, senza i salvagenti del'Ulivo e della Casa delle Libertà. Ma cosa ne pensano gli italiani?
IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO DI FRONTE ALLA PRIME DIFFICOLTA’
Il Partito Socialista che stava affrontando in questi mesi la sua fase costituente è già di fronte alle prime difficoltà. Prima fra tutte quella di dover affrontare le eventuali elezioni anticipate ad aprile, interrompendo di fatto il percorso che avrebbe dovuto proprio ad aprile condurre alla celebrazione del Primo Congresso costitutivo. Seconda, come affronterà le elezioni ? Da solo fuori da qualsiasi coalizione, sfidando lo sbarramento del 4% a legge elettorale invariata o ricercando qualche alleanza anche con il Pd mettendosi al sicuro di una percentuale di ingresso pari al 2%? Terza, riuscirà a far capire all’elettorato italiano il valore della novità e del grande progetto politico europeo? Scelte non facili e percorso accidentato, a meno di non riscoprire il coraggio della grande iniziativa. Si può a condizione di far valere i caratteri di una significativa scelta autonomista. Cogliendo in toto la fase politica nuova in cui proprio in virtu’ della fase nuova, finalmente il socialismo può riprendere fiato.
ITALIA, LA SINISTRA IN GRAVE DIFFICOLTA’, FASE POLITICA NUOVA DOPO IL PRODISMO
“È la fine di una stagione politica. D’ora in poi il centrosinistra non sarà più lo stesso, tutto si è sfilacciato…”lo ha dichiarato Romano Prodi, fotografando la situazione attuale, dopo una crisi di governo aperta per responsabilità oggettiva di Mastella, per responsabilità politiche del PD e perché il progetto prodiano dell’Ulivo si è infranto per la seconda volta, messo alla prova dall’esperienza di governo. Prendiamo per buone le sue parole, Prodi e il prodismo sono pressoché morti e rischiano di affondare tutti coloro che pensano ancora di aggrapparsi a loro. Adesso per la sinistra tutto è più difficile, perché l’equivoco prodiano che puntava a tenere insieme tutti non sembra ripetibile. Adesso è più difficile perché la sinistra è sfilacciata, appare ancor meno credibile di prima e Prodi ha finito il suo corso ed è sotto le macerie con un tasso mai raggiunto prima di impopolarità. Adesso è ancora più difficile perché la sinistra, e Prodi compreso, appaiono come i veri responsabili di un possibile ritorno di Berlusconi che la maggioranza reale degli italiani avrebbe preferito mandare a casa insieme a Prodi stesso. Adesso la transizione è zoppa. Nata 14 anni fa sulle gambe di Prodi e Berlusconi, proseguita in uno scontro a due che è stato anche il modo migliore per tenersi vicendevolmente in piedi, adesso ha bisogno di evolvere verso un quadro politico nuovo, oggi del tutto incerto.
ITALIA. IL MANIFESTO DEI VALORI DEL NUOVO PARTITO SOCIALISTA
Il Partito Socialista è una novità nel panorama politico italiano, una speranza per il rinnovamento e la modernizzazione del Paese, contro ogni forma di conservazione politica, economica e culturale. Una forza politica rivolta a valorizzare i meriti e a rispondere ai bisogni individuali e collettivi. Per queste ragioni il socialismo democratico è oggi di attualità per saldare le attese delle vecchie e delle nuove generazioni, per dare un contributo a una moderna società della conoscenza, per riaffermare, insieme alla battaglia per nuovi diritti, l’etica dei doveri e della responsabilità.
Il Partito Socialista, in Italia come nel resto d’Europa, intende riunire uomini e donne che, partendo da esperienze, culture e sensibilità diverse, si riconoscono in politiche riformiste, democratiche e liberali; si rivolge a tutti i cittadini senza distinzioni di genere e di orientamento sessuale, di etnia, di nazionalità e di religione e vuole dare voce a tutti coloro a cui vengono negati diritti ed interessi fondamentali.
Il Partito Socialista si propone di realizzare, con forme nuove e adeguate ai tempi e per via democratica nella partecipazione dei cittadini, una società che sia retta da valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia, di responsabilità, di solidarietà e di progresso.
Il Partito Socialista crede nella libertà e nelle libertà, intese come possibilità di scegliere sulla base della propria responsabilità: contrasta i ricorrenti tentativi di invadenza delle burocrazie statali, delle religioni e delle ideologie nella sfera della libertà individuale; fonda la sua azione sul rispetto dei diritti civili ed umani in Italia come nel mondo.
Il Partito Socialista crede nel valore dell’uguaglianza che si realizza attraverso l’allargamento delle libertà; opera concretamente affinché sia garantito a tutti il massimo delle opportunità; promuove le condizioni perché ciascun individuo possa decidere il proprio destino. L’uguaglianza e la libertà delle persone sono indivisibili.
Il Partito Socialista difende il principio di laicità, che garantisce la convivenza tra culture e idee diverse; crede nella libertà di pensiero e nel valore della diversità delle opinioni e delle fedi. Contrasta ogni forma di fondamentalismo che vuole trasformare i propri precetti in leggi dello Stato.
Il Socialismo considera il lavoro come l’espressione più alta della persona e persegue politiche della piena occupazione, secondo principi di flessibilità e sicurezza, promuovendo l’istruzione e la formazione durante l’arco di tutta la vita.
Il Par tito Socialista vuole che il lavoro sia adeguatamente retribuito e riconosciuto, e sostiene la necessità per tutti coloro che non siano in condizioni di lavorare di ricevere un reddito di base adeguato ai loro meriti e alla loro condizione.
Il Partito Socialista continua la sua battaglia secolare per una maggiore giustizia sociale lottando contro le diverse forme di povertà e di emarginazione, fin da quelle che riguardano i primi anni di vita. I sistemi di sicurezza sociale, a cominciare da quelli della casa, della sanità, dell’istruzione e della previdenza devono contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini, devono prevenire i rischi di impoverimento e di esclusione e devono essere completati abolendo privilegi e garanzie corporative che danneggiano gli interessi dei più bisognosi.
Le politiche per la giustizia sociale comprendono la lotta contro il crimine e contro le cause che lo producono, per rimuovere le condizioni che incentivano i comportamenti violenti e comunque illegali. La difesa della sicurezza non ammette acquiescenza nei confronti della grande criminalità, della violenza razzista e xenofoba, dei fenomeni diffusi di violenza, con particolare riferimento alle donne ed ai minori, e nei confronti della piccola criminalità che colpisce soprattutto gli strati deboli della società.
I socialisti e le socialiste lavorano per ampliare i diritti e le libertà che le donne hanno conquistato e continuano a lottare per eliminare le gravi discriminazioni ancora esistenti. Il Partito Socialista garantisce nelle sue strutture e nella pratica politica le pari opportunità tra uomini e donne.
Il Partito Socialista s’impegna per lo sviluppo della democrazia economica, politica e culturale; opera per un rafforzamento continuo della democrazia rappresentativa, per dare più credibilità delle istituzioni e per consentire al cittadini attraverso il voto libero e segreto di scegliere una politica, un partito e i propri rappresentanti.
L’ANNO DEI SOCIALISTI A MILANO INIZIA CON UNA MANIFESTAZIONE CONTRO LA MORATTI E CONTRO IL COSIDDETTO ECOPASS
Un provvedimento inutile che non serve a ridurre il traffico, che aumenterà all’intorno del centro storico, e non serve a ridurre l’inquinamento.
Il Partito socialista è l’unico partito che con chiarezza si messo di traverso contro questa iniziativa, a differenza dei Verdi che l’appoggiano e degli altri partiti del centrosinistra che pur mugugnando non hanno avuto il coraggio di contrapporsi con decisione.
Sbagliando e non comprendendo il malessere dell’opinione pubblica che ha invece ben compreso il significato dell’operazione Moratti. Tutta propagandistica, fatta addirittura per accreditarsi a scala internazionale, ma facendo pagare i costi di questa operazione demagogica e d’immagine alle casse comunali e a tutti i cittadini.
I socialisti continuano la loro protesta e dopo un mese di denuncie, di distribuzione di volantini sull’inutilità del ticket .
L’ecopass della Moratti è una tassa a carico dei più deboli, non ridurrà il traffico e non ridurrà l’inquinamento, anzi peggiorerà traffico e inquinamento in tutte le altre zone della città.
E’ un provvedimento iniquo: chi può pagare continuerà ad inquinare e chi è costretto ad usare la macchina per ragioni di lavoro sarà costretto a pagare per entrare in centro.
Insieme ad alcune iniziative dimostrative, verrà inoltre richiesto attraverso una petizione di sottoporre al giudizio dei cittadini con un referendum il provvedimento dell’ecopass.
Non ci fermeremo - si dice in casa socialista - dimostreremo che questo esperimento sarà un disastro ed è un imbroglio gigantesco.
Basta leggere i dati degli esperti e le relazioni dell’Arpa.
“Pensare di combattere l’inquinamento riducendo del 10% il traffico in centro storico è un errore aritmetico che capisce anche un bambino.
I dati parlano chiaro, l’inquinamento a Milano si accentua d’inverno e dipende dal traffico solo in misura ridotta. Tra aprile e settembre non è mai stata superata la soglia minima stabilita dall’Europa e il traffico non diminuisce d’estate” si legge in un comunicato dei Partito Socialista a margine dell’iniziativa promossa il 2 gennaio in Porta Venezia.
“Nonostante il traffico in Lombardia sia sempre in aumento, dal 1977 ad oggi le concentrazioni di Pm sono andate via via sempre diminuendo, per rimanere stazionarie negli ultimi anni.
Continueremo la nostra battaglia fino in fondo e dimostreremo di avere ragione.
Dalla nostra parte c’è la maggioranza dei cittadini milanesi e lombardi e tutti i cittadini di buonsenso.
Nei prossimi giorni presenteremo un pacchetto di proposte alternative e concrete per ridurre il traffico e migliorare la qualità dell’aria.”
E' ANCORA GIUSTO PARLARE DI CONTROLLO DELLE NASCITE?
“E’ fortemente auspicabile che la Chiesa cattolica, la cui influenza è grande anche negli organismi internazionali che sono in grado di appoggiare le politiche di controllo delle nascite, abbandoni quel divieto ormai obsoleto e in fondo crudele (quegli scheletrini nati per soffrire nei paesi della miseria nera sono un quadro straziante).
La Chiesa cattolica non molto tempo fa stava per abbandonare quel divieto ammettendo eccezioni in caso di assoluta necessità: le Chiese protestanti hanno abbandonato quel divieto da settant’anni (John Stuart Mill nel 1848 si era convinto che il controllo delle nascite fosse una buona cosa per gli operai e si mise a fare propaganda nei quartieri poveri: per questo fu arrestato, Mill,1882).”
Questa frase è tratta da uno degli ultimi contributi di Paolo Sylos Labini scritto nel 2005 pochi giorni prima della sua morte.
In questi giorni di feste il nostro pensiero va un'altra volta ai paesi più poveri e alle condizioni più difficili dei popoli numerosi e con poche risorse.
LAICITA' UNA QUESTIONE DI FONDO
Per i socialisti difendere i principi di laicità significa battarsi per la convivenza tra culture e idee diverse, credere nella libertà di pensiero e nel valore delle diversità di opinione e delle fedi. Significa contrastare ogni forma di fondamentalismo che vuole trasformare i propri precetti in leggi dello Stato. Significa garantire a tutti la possibilità di scegliere come organizzare il proprio destino e la propria vita. Significa battersi per la separazione tra Stato e Chiesa e battersi per ottenere anche in Italia come nel resto d'Europa riforme fondamentali per garantire tra gli altri alcuni importanti diìrittii.
Significa battersi perchè il governo faccia qualcosa e lo faccia subito. Invece non succede niente, tutto è fermo al palo. In parlamento sono fermi tutti i progetti di legge sul divorzio breve, sulla legge 40, sul riconoscimento delle coppie di fatto, sul testamento biologico, per non parlare dell'eutanasia che di questo passo discuteremo tra cinquant'anni. Come spiega bene Pellicani in un articolo pubblicato nella sezione editoriali la laicità è la nostra trincea.
DUE BLOCCHI OLTRE IL SOCIALISMO di Emanuele Macaluso
Dai giornali ho appreso che oggi l’atto di nascita della Cosa rossa sarà firmato anche da Achille Occhetto e Pietro Ingrao. Al quale - data la sua età e la sua storia - rivolgo un saluto affettuoso. Del resto questo è un approdo coerente con la sua scelta fatta nell’89 quando si oppose alla svolta di Occhetto. Il quale, invece, dopo un viaggio tortuoso e accidentato si ritrova “ingraiano” cioè torna al punto di partenza giovanile.
In queste mie osservazioni non c’è nessun richiamo morale alla coerenza, c’è invece la lettura di un processo politico che il Partito democratico ha accelerato e messo a nudo, chiudendo un cerchio: da una parte c’è il partito di Veltroni e dall’altro la coalizione rossa in cui si ritrovano Ingrao, Cossutta, Occhetto, Bertinotti, Mussi, Diliberto, e altri. Due blocchi che hanno sempre teso a “superare” il riformismo socialista. E infatti in Europa entrambi vogliono andare “oltre” il Partito del socialismo europeo.
Non mi stupirei se in futuro saranno questi i due poli che si incontreranno per formare una maggioranza di governo. È triste vedere come tanti esponenti del riformismo socialista, da Amato a Ruffolo, da Ranieri a Morando, siano coinvolti in questo approdo. Ne riparleremo
LA SINISTRA ITALIANA NELLO SCOMPIGLIO
Bertinotti ha dichiarato chiusa l’esperienza dell’Unione e sembra privilegiare ormai un’altra volta come nel 1998 l’opposizione. Mussi che si era staccato dai DS in nome di una politica di governo e socialista rischia di finire all’opposizione con Bertinotti. I cosiddetti partiti piccoli Verdi e Pdci nella Cosa Rossa non si capisce cosa vogliono. Veltroni s’è mosso con determinazione ma sono bastati pochi giorni perché finisse sostanzialmente in minoranza battuto dai prodiani, dai democristiani e dai dalemiani. I socialisti sono alle prese con la costruzione del Partito Socialista che può rappresentare una grande attesa, proprio nella società che male ha sopportato quindici anni di inconcludente transizione. Ma purtroppo fanno fatica a comunicare e la maggioranza degli italiani non sa che sta per nascere un Partito Socialista nuovo che riunisce tutti i socialisti storici (Boselli, De Michelis, Craxi, Formica ecc.) con alcune importanti personalità ex diessine e non che non sono confluite nel PD (Angius, Grillini, Cinzia Dato). A favore del Partito Socialista sembra muoversi la componente sindacale della UIL. D’altra parte un Partito Socialista senza un riferimento sindacale non sarebbe un partito socialista.
E’ MORTO MARIO DIDO’
Ricorderemo sempre la sua grande tenacia, la sua grande passione politica, il suo grande amore per il socialismo, insieme alla sua grande umanità.
La scomparsa improvvisa di Mario Didò ci coglie tutti di sorpresa. Eravamo abituati a considerare la sua presenza, il suo impegno e il suo lavoro, oggi rivolto alla nascita del Partito Socialista, come “qualcosa” che non sarebbe mai venuta meno. Mario lascia un vuoto in tutti noi, in chi lo conosceva da molti anni nel sindacato e nella lunga battaglia dentro il PSI e in chi lo ha conosciuto più recentemente nello SDI. Lui aveva un ’unico obiettivo: quello di costruire in Italia un grande partito del Socialismo europeo. E a questo si stava dedicando silenziosamente con grande determinazione. Ciao Mario, noi ti ricorderemo.
Al suo funerale saremo, come avrebbe desiderato lui, con tutte le bandiere della sua storia sindacale e socialista
ROTTURA TRA I SOCIALISTI ITALIANI E PRODI
Il sodalizio con Prodi, che per alcuni socialisti durava da vecchia data per altri è più recente, si è rotto sulla precarietà e sulla politica sociale del governo. Si è rotto perchè Prodi e il suo governo non ha mantenuto i patti e si è rimangiato la promessa di accogliere la proposta dell’indennità di disoccupazione o reddito minimo di cittadinanza per i precari nel provvedimento sull ’Welfare. Provvedimento pealtro non appoggiato neppure da altri partiti del centrosinistra e dai sindacati, Cgil soprattutto.
Ma forse significa qualcosa di più. Significa che tutte le solidarietà uliviste appartengono al pasato e la riorganizzazione della sinsitra è ormai cosa fatta.
Il partito socialista inizia il suo percorso con le mani libere rispetto al Governo e con una finalmente ritrovata autonomia.
TEDESCA, REFERENDUM O CRISI
Berlusconi e Veltroni cercano la strada di una nuova legge elettorale, forse tedesca, ma dietro l'angolo tengono aperta la porta del referendum che ai due partiti maggiori va ancora meglio.
Ma se per i cosiddetti piccoli partiti, che esistono ovunque, anche in Germania dove vengono spesso persino sostenuti dai partiti grandi per condizionare le future coalizioni, si dovessero mettere di traverso, allora la prospettiva di crisi non é impossibile.
E così si va a votare con la legge attuale. Nelle mani di Berlusconi e di Veltroni c'é quindi anche il peggio.
NASCE IL PPL O COME SI CHIAMERA'
Nasce il Partito del Popolo delle Libertà. Nome non male. Trovata di Berlusconi efficace per spiazzare Casini e Fini. Pronto a fare le elezioni con la vecchia legge e se non ne esce una nuova (nel caso lui a trattare con Veltroni ci sarà) si acconterà della legge che uscirà dal referendum che a lui va ancora meglio.
Ultima annotazione. Tutti coloro che 15 anni fa avevano paura del nome Partito adesso hanno cambiato idea. Partito Democratico, Partito Socialista, Partito del Popolo delle Libertà, poi arriveranno anche gli altri.
CON LE ADESIONI NASCE IL PARTITO SOCIALISTA
Proseguono le adesioni al Partito Socialista attraverso il nostro sito.
Partecipa anche tu inviando una mail a ilsocialista@virgilio.it. L’elenco pubblicato qui di seguito sarà inviato a Roma al comitato nazionale della Costituente.
Adesioni 16 Novembre 2007
Salvatore Vento, Latina - Gianni Gigliotti, Presidente "Azione Riformista - l’Europa del Cittadini", Savona - Maurizio Molinari, agente di commercio, Santena, Torino - Alessandro Cortesi,Consigliere Comunale SDI, Pozzo d’Adda - Pamela De Rosa, Vice-Segretario Sdi di Parabiago - Carmelo Bongiovanni, giornalista, Milano - Vanetti Claudio, consigliere comunale, Varese - Gerardo Antolini,assemblea regionale SDI, Lodi - CENTRO DI AZIONE POLITICA IVANOE BONOMI, Mantova - Pier Luigi Mariani, Presidente del Consiglio comunale di Varedo (Milano) – Pietro Simoni, Varedo (Milano) – Mario Viviani, avvocato, Milano - Enzo Collio, Presidente Assemblea Regionale SDI Lombardia, Milano - Ruggiero Destefano, Esecutivo Provinciale SDI, Milano - Giuseppe Ferrante, Consigliere Comunale Segrate, Segrate - Lorenzo M. Cinquepalmi Avvocato, Brescia - Silvia Coscienza, medico, iscritta C.G.I.L - Michele Coloru, imprenditore, Milano - Saverio Rocchino, ingegnere, Nocera Terinese (Catanzaro) - Aulo Chiesa, Editore, Milano - Antimo De Col, sindacalista Cgil, Milano - Nanni Rossi, ex dirigente Psi, Gazzoldo degli Ippoliti (Mantova) – Raoul Terreni Consigliere Comunale SDI di Parabiago e membro del Direttivo Provinciale di Milano, Parabiago (Milano) - Max Marra, docente e artista, Lissone (Milano) – Ersilio Del Ninno, medico, Milano - Scarmato Rita, assessore Comune di San Pietro di Caridà (Reggio C.) – Perego Ezio, avvocato, Milano – Meduri Carmelo, assessore Paterno Dugnano (Milano) – Mariani Gianni, ex dirigente Psi, San Giuliano Milanese (Milano) – Sergio Dario Merzario, presidente ACR il Milanese, Milano – Fiscella Luciano, sindaco di Cislago (Varese) – Giorgio Riva, vice segr. Regionale FVG, Udine – Concetta Bosco, vice presidente ACR il Milanese, Milano) - Giorgio Di Dio Parlapoco, funzionario pubblico, Segrate (Milano) – Francesco Tortora, sindacalista CGIL, Corsico (Milano) - Achilli On. Michele, architetto, Milano - Molè Massimo, Beinasco (Torino) - Cassone Andrea, architetto, Milano - De Marco Antonio, ingegnere, Milano - Condina Raffaella, Consulente di direzione e docente, Vercelli - Fabi Cannella Osvaldo, Direttivo Nas Aem Di Milano, Milano - Bertussi Claudio, perito industriale, Brescia - Vanetti Luigi, dipendente ASPEM Varese e presidente Cooperativa di Valle Olona, Varese - Contardo Marino, ingegnere, Cassina de’ Pecchi (Milano) - Garbini Franco, ingegnere, Vimodrone (Milano) - Davide Massimiliano, impiegato presso il Teatro della Scala, Milano - Nicosia Giulio, sindacalista, Milano - Rizzo Giuseppe, imprenditore, Agrate Conturbia (Novara) - Manis Giovanni, ingegnere, Quartucciu (Cagliari) - Raimondo Mario, giornalista, Milano - Floris Martegani Laura, architetto, consigliere comunale Gallarate, Gallarate (Varese) - Magni Giovanni, consigliere comunale Pavia, Vidigulfo (Pavia) - Tamagnini Secondo, medico, Rimini - Tamburini Aldo, segretario Sdi Andora, Garlenda (Savona) - Coppola Filippo, sindacalista, Cernusco sul Naviglio (Milano) - Russo Giuseppe, Landriano (Pavia) - Zucca Emilio, sindaco di Belgioioso, Belgioioso (Pavia) – Federici Antonio, Viadana (Mantova) – Nucera Carmelo Giuseppe, Direzione nazionale Sdi e Presidente Circolo di Cultura Greca Apodiafazzi, Reggio Calabria – Antono Lorenzo, geometra tecnico senior c/o Metropolitana Milanese S.p.A, Bollate (Milano) – Carion Giuliano, Seregno (Milano) – Noacco Armando, Consigliere comunale Rescaldina, Rescaldina (Milano) – Sarritzu Guido, Consigliere comunale e capogruppo Sdi al Comune di Quartu S.Elena (Cagliari) – Stucchi Davide, assicuratore, Bellusco (Milano) – Simonini Ermanno, Segretario provinciale SDI. Sondrio, Ponte in Valtellina (Sondrio) – Lanocita Oliviero, funzionario pubblico, Abbiategrasso (Milano) – Facchetti Giorgio, Capogruppo Rodano Viva, Rodano (Milano) – Pileggi Pietro, Senago (Milano) – Boi Franco (Cagliari) – Conte Mario, Direttivo provinciale di Varese, Varese – De Muro Sergio, co-Coordinatore Cellula Coscioni Lecco e membro della Giunta di Segreteria Associazione Radicale Lecco, Lurago D’Erba (Como) – Troiano Vito, giornalista, Milano – Delugan Alvise, consulente, Cerro al Lambro (Milano) – Rotundo Gainfranco, consigliere comunale, Cadorago (Como) - Tamburini Aldo, Andora (Savona) - Associazione politico culturale Azione Comunitaria, Cafasse (Torino) -Vanetti Claudio, ingegnere, Consigliere comunale Varese -Dambrosio Francesco, medico, Milano - Pugnara Luca, Carrara (Massa) - Cammarata Orazio segetario Sdi Gallarate (varese) - Mangiagalli Rita architetto esperto Comunicazione aziendale, Cambiago (Milano) - Meda Giancarlo, Milano - Sala Fabio Vittorio, dirigente aziendale, Milano - Nigro Giuseppe, ricercatore, Saronno (Varese)
CON LE ADESIONI NASCE IL PARTITO SOCIALISTA
Proseguono le adesioni al Partito Socialista attraverso il nostro sito. Partecipa anche tu inviando una mail a ilsocialista@virgilio.it. L’elenco pubblicato qui di seguito sarà inviato a Roma al comitato nazionale della Costituente.
Adesioni 13 Novembre 2007 Gianni Gigliotti, Presidente "Azione Riformista - l'Europa del Cittadini", Savona - Maurizio Molinari, agente di commercio, Santena, Torino - Alessandro Cortesi,Consigliere Comunale SDI, Pozzo d’Adda - Pamela De Rosa, Vice-Segretario Sdi di Parabiago - Carmelo Bongiovanni, giornalista, Milano - Vanetti Claudio, consigliere comunale, Varese - Gerardo Antolini,assemblea regionale SDI, Lodi - CENTRO DI AZIONE POLITICA IVANOE BONOMI, Mantova - Pier Luigi Mariani, Presidente del Consiglio comunale di Varedo (Milano) – Pietro Simoni, Varedo (Milano) – Mario Viviani, avvocato, Milano - Enzo Collio, Presidente Assemblea Regionale SDI Lombardia, Milano - Ruggiero Destefano, Esecutivo Provinciale SDI, Milano - Giuseppe Ferrante, Consigliere Comunale Segrate, Segrate - Lorenzo M. Cinquepalmi Avvocato, Brescia - Silvia Coscienza, medico, iscritta C.G.I.L - Michele Coloru, imprenditore, Milano - Saverio Rocchino, ingegnere, Nocera Terinese (Catanzaro) - Aulo Chiesa, Editore, Milano - Antimo De Col, sindacalista Cgil, Milano - Nanni Rossi, ex dirigente Psi, Gazzoldo degli Ippoliti (Mantova) – Raoul Terreni Consigliere Comunale SDI di Parabiago e membro del Direttivo Provinciale di Milano, Parabiago (Milano) - Max Marra, docente e artista, Lissone (Milano) – Ersilio Del Ninno, medico, Milano - Scarmato Rita, assessore Comune di San Pietro di Caridà (Reggio C.) – Perego Ezio, avvocato, Milano – Meduri Carmelo, assessore Paterno Dugnano (Milano) – Mariani Gianni, ex dirigente Psi, San Giuliano Milanese (Milano) – Sergio Dario Merzario, presidente ACR il Milanese, Milano – Fiscella Luciano, sindaco di Cislago (Varese) – Giorgio Riva, vice segr. Regionale FVG, Udine – Concetta Bosco, vice presidente ACR il Milanese, Milano) - Giorgio Di Dio Parlapoco, funzionario pubblico, Segrate (Milano) – Francesco Tortora, sindacalista CGIL, Corsico (Milano) - Achilli On. Michele, architetto, Milano - Molè Massimo, Beinasco (Torino) - Cassone Andrea, architetto, Milano - De Marco Antonio, ingegnere, Milano - Condina Raffaella, Consulente di direzione e docente, Vercelli - Fabi Cannella Osvaldo, Direttivo Nas Aem Di Milano, Milano - Bertussi Claudio, perito industriale, Brescia - Vanetti Luigi, dipendente ASPEM Varese e presidente Cooperativa di Valle Olona, Varese - Contardo Marino, ingegnere, Cassina de’ Pecchi (Milano) - Garbini Franco, ingegnere, Vimodrone (Milano) - Davide Massimiliano, impiegato presso il Teatro della Scala, Milano - Nicosia Giulio, sindacalista, Milano - Rizzo Giuseppe, imprenditore, Agrate Conturbia (Novara) - Manis Giovanni, ingegnere, Quartucciu (Cagliari) - Raimondo Mario, giornalista, Milano - Floris Martegani Laura, architetto, consigliere comunale Gallarate, Gallarate (Varese) - Magni Giovanni, consigliere comunale Pavia, Vidigulfo (Pavia) - Tamagnini Secondo, medico, Rimini - Tamburini Aldo, segretario Sdi Andora, Garlenda (Savona) - Coppola Filippo, sindacalista, Cernusco sul Naviglio (Milano) - Russo Giuseppe, Landriano (Pavia) - Zucca Emilio, sindaco di Belgioioso, Belgioioso (Pavia) – Federici Antonio, Viadana (Mantova) – Nucera Carmelo Giuseppe, Direzione nazionale Sdi e Presidente Circolo di Cultura Greca Apodiafazzi, Reggio Calabria – Antono Lorenzo, geometra tecnico senior c/o Metropolitana Milanese S.p.A, Bollate (Milano) – Carion Giuliano, Seregno (Milano) – Noacco Armando, Consigliere comunale Rescaldina, Rescaldina (Milano) – Sarritzu Guido, Consigliere comunale e capogruppo Sdi al Comune di Quartu S.Elena (Cagliari) – Stucchi Davide, assicuratore, Bellusco (Milano) – Simonini Ermanno, Segretario provinciale SDI. Sondrio, Ponte in Valtellina (Sondrio) – Lanocita Oliviero, funzionario pubblico, Abbiategrasso (Milano) – Facchetti Giorgio, Capogruppo Rodano Viva, Rodano (Milano) – Pileggi Pietro, Senago (Milano) – Boi Franco (Cagliari) – Conte Mario, Direttivo provinciale di Varese, Varese – De Muro Sergio, co-Coordinatore Cellula Coscioni Lecco e membro della Giunta di Segreteria Associazione Radicale Lecco, Lurago D’Erba (Como) – Troiano Vito, giornalista, Milano – Delugan Alvise, consulente, Cerro al Lambro (Milano) – Rotundo Gainfranco, consigliere comunale, Cadorago (Como) - Tamburini Aldo, Andora (Savona) - Associazione politico culturale Azione Comunitaria, Cafasse (Torino) -Vanetti Claudio, ingegnere, Consigliere comunale Varese -Dambrosio Francesco, medico, Milano - Pugnara Luca, Carrara (Massa) - Cammarata Orazio segetario Sdi Gallarate (varese) - Mangiagalli Rita architetto esperto Comunicazione aziendale, Cambiago (Milano) - Meda Giancarlo, Milano - Sala Fabio Vittorio, dirigente aziendale, Milano - Nigro Giuseppe, ricercatore, Saronno (Varese)
I SOCIALISTI ITALIANI SOLI NELLA DIFESA DELLA LAICITA’
Vergogna, vergogna, vergogna! E’ la sintesi più efficace per definire il comportamento di tutta quella sinistra a parole laica e liberale da Veltroni a Bertinotti che insieme alla destra clericale e berlusconiana hanno bocciato in Senato un provvedimento elementare riproposto ogni anno dai socialisti per equiparare l’ICI delle attività commerciali delle aziende private alle attività commerciali della Chiesa. Come ai tempi dei comitati civici di Luigi Gedda del 1948, il richiamo alla coerenza per la difesa degli interessi della Chiesa non trova insensibile una grande parte della sinistra italiana che pur era indicata come il nemico da battere. Un’altra volta l’Italia politica e il Parlamento si ripiega sugli interessi anche materiali del Vaticano e si pone fuori dall’Europa che proprio sulla materia dell’ICI delle attività economiche e produttive della Chiesa ha chiesto al governo di fare luce.
POLITICA, POLITICA, POLITICA - MILANO CON UNA MORATTI E SENZA I SOCIALISTI
Ma veramente grazie Letizia? Dopo Formentini e Albertini, secondo la vecchia regola che non c’è mai limite al peggio, oggi c’è la signora Moratti, giudicata dalla città, a poco più di un anno dal voto, un vero disastro. La maggioranza dei cittadini sono contro di lei perchè non ha fatto nulla per la sicurezza, per il traffico, per i quartieri maggiormente in difficoltà, per i giovani e per le imprese. Pochi giorni fa tutti gli imprenditori le hanno rinfacciato che non ha un idea sulla città. Che ha bloccato l’economia insieme al blocco di lavori già decisi dalla giunta precedente. Nella sua maggioranza c’è il massimo della contestazione. Su ticket, parcheggi, traffico, opere pubbliche, pulizia ecc. ecc. Il Giornale e Libero sono diventati i suoi più tenaci oppositori. I milanesi hanno capito che da ministro per la sua città non mosse un dito e adesso fa solo propaganda. Hanno capito che non si può vivere solo in nome di un Expo che se arriverà si farà nel 2015. E senza i socialisti non c’è un’idea sullo sviluppo di questa città che sia una. Si vive alla giornata. L’opposizione egemonizzata da chi oggi è nel Pd balbetta senza intercettare i sentimenti diffusi nella città. Si può continuare così?
WALTER VELTRONI ELETTO PRIMO SEGRETARIO DEL PD
La prima parte del percorso è stata compiuta. Eletto Il segretario, ma incerta la politica. Nonostante tutto il processo appare virtuoso agli occhi di chi auspicava un soggetto del cambiamento della politica italiana, senza ancoraggi al passato. In questo difficile dire che il Pd non rappresenti una novità. Troppo americana forse. Che sarà veramente americana se dopo aver eletto il segretario con le primarie dovessero decidere di fare il partito “senza tessere”.
Tra le novità di Veltroni un giudizio negativo sull’uso dei politici di andare troppo in tv, sulla formula magica della pars condicio. Ma non era stato proprio lui a rivendicarla anni fa quando sembrava che Berlusconi fosse strabordante in tv?
SIAMO ALLA FINE - MA VOTARE CON IL PORCELLUM E' PROPRIO UNA PORCATA
Casini, Prodi, Berlusconi, i primi due presi dallo scoramento, il terzo che vede realizzarsi il suo sogno di vendetta, sembrano dire tutti la stessa cosa: Ormai si vota. E quendo si inizia a parlare di elezione anticipate prima poi si fanno.
Ma si può votare con il porcellum? Certo che si può. Ma può una classe politica ammettere lo stato della propria crisi accettando di votare con un sistema che tutti dichiarano inadueguato, sbagliato, ingiusto e persino (diciamo noi) non dmocratico?
Ci ricordiamo la vicenda dei senatori della Rosa nel Pugno ancora fuori nonostante siano stati sostanzialmente eletti?
Il Pd fa orecchie da mercante, ma per Veltron è meglio votare subito sull'onda del succeso delle primarie, piuttosto che fra un anno con un Pd probabilmente allora più in difficoltà.
VELTRONI ELETTO SEGRETARIO CON IL 75% DEI VOTI
Come avevamo previsto, ma non era difficile, Walter veltroni è stato eletto e incoronato segretario del Pd.
Da oggi il progetto dell’Ulivo che diventa partito nelle versione grosso modo ispirata da Romano Prodi si è compiuto. Da oggi si è compiuto il progetto di tutti coloro che dal 1989 o 1993, volendo sdoganare il vecchio Pci nella politica italiana senza passare per il Partito Socialista, hanno auspicato un nuovo partito non più ancorato alle tradizioni politiche europee. Da oggi Veltroni, con il sostegno di un voto diretto, forte nelle percentuali e enorme nel numero dei votanti, avrà in mano buona parte delle responsabilità della politica italiana, della coalizione del centrosinistra, piaccia o non piaccia agli altri partiti. Vedremo a quel punto se la nascita del Pd, come ci è stato detto in tutti questi anni, sarà di aiuto alla coalizione, sarà di aiuto al governo, sarà di aiuto al paese. Oppure se porterà il paese in braccio alla destra prima ancora di quanto sarebbe accaduto senza il suo contributo. Vedremo se darà un contributo alla politica o un contributo all’antipolitica.
VELTRONI ELETTO SEGRETATIO DEL PD
Lunedì 15 ottobre il nuovo Partito Democratico sarà nato e avrà eletto e incoronato il suo nuovo segretario Walter Veltroni. Lo diciamo scusandoci in anticipo con Rosy Bindi e Enrico Letta. Da quel giorno il progetto dell’Ulivo che diventa partito nelle versione grosso modo ispirata da Romano Prodi sarà compiuto. Da quel giorno sarà compiuto il progetto di tutti coloro che dal 1989 o 1993, volendo sdoganare il vecchio Pci nella politica italiana senza passare per il Partito Socialista, hanno auspicato un nuovo partito non più ancorato alle tradizioni politiche europee. Da quel giorno Veltroni, con il sostegno di un voto diretto, avrà in mano buona parte delle responsabilità della politica italiana, della coalizione del centrosinistra, piaccia o non piaccia agli altri partiti. Vedremo a quel punto se la nascita del Pd, come ci è stato detto in tutti questi anni, sarà di aiuto alla coalizione, sarà di aiuto al governo, sarà di aiuto al paese. Oppure se porterà il paese in braccio alla destra prima ancora di quanto sarebbe accaduto senza il suo contributo. Vedremo se darà un contributo alla politica o un contributo all’antipolitica.
NASCE IL PARTITO SOCIALISTA SOTTO LA BENEDIZIONE DEL PSE
E’ stato Rasmussen in persona ad arrivare dalla Danimarca per benedire la nascita del nuovo Partito Socialista davanti ad una platea di circa duemila militanti socialisti vecchi e nuovi. Per la verità molti nuovi. Attenti alla due giorni di dibattito.
Avrà successo questo nuovo partito? Molti se lo domandano. Molti non hanno dubbi. Dovrà essere il punto di riferimento della sinistra di governo del paese.
E il Pd, sembra andare alla deriva, tra Prodi che lo ha voluto e Veltroni che lo dovrebbe guidare. Un partito schizofrenico e anche un po’ bollito prima ancora di nascere. E’ un peccato che tanto patrimonio della sinistra riformista, anche quella migliorista e riformista del vecchio Pci, sia buttata al vento, che siano buttate al vento tante battaglie per trasformare il Pci in un partito socialista. Un vero peccato se queste battaglie finiscano tutte nelle braccia di una nuova opzione centrista
LE PRIMARIE DELLE IDEE - CONFERENZA PROGRAMMATICA DELLA COSTITUENTE SOCIALISTA
venerdì 5 e sabato 6 ottobre
Roma, all’auditorium della Tecnica in via Tupini 65
I lavori si apriranno venerdì mattina alle 9,30 con la relazione del senatore della Costituente socialista Roberto Barbieri. Seguirà la prima tavola rotonda coordinata da Gianni de Michelis dal titolo “Un fisco per la crescita e l’equità” , che vedrà gli interventi di Francisco Fernandez Marugan, Antonio Di Maio, Giuseppe Bortolussi, Antonio Gozzi, Alessandro Roncaglia, Enrico Cisnetto, Salvatore Tutino, Ada Girolamini.
Gli interventi di Roberto Villetti, Pia Locatelli, Valdo Spini e Bobo Craxi, concluderanno la mattinata.
Nel pomeriggio, alle 15, i lavori riprenderanno con la relazione di Elke Ferner, vicepresidente della Spd. Di seguito Lanfranco Turci coordinerà la tavola rotonda “Welfare e lavoro: un patto tra le generazioni”, Paolo Benesperi, Daniela Brancati, Maurizio Cinelli, Antonio Foccillo, Pietro Ichino, Franco Liso, Marcello Pedrazzoli.
Di seguito gli interventi di Gavino Angius, Ugo Intini, Rino Formica, Cinzia Dato, Saverio Zavettieri, Mauro Del Bue.
I lavori riprenderanno la mattina di sabato alle 9, 30 con la tavola rotonda coordinata da Franco Grillini “Laicità, diritti, garanzie”, alla quale interverranno Luciano Pellicani, Cesare Pinelli, Maria Rosaria Manieri, Cinzia Dato, Fulco Lanchester.
Alle 11 gli interventi del segretario della Uil Luigi Angeletti, del presidente del Partito socialista europeo, Poul Rasmussen e del segretario dello Sdi Enrico Boselli.
NASCE IL PS – PARTITO SOCIALISTA in Italia come in Europa
Sarà la conferenza programmatica che si terrà a Roma il 5 e 6 ottobre all’Auditorium dell’Eur a sancire la nascita del nuovo partito socialista – Ps come fase intermedia del processo avviato a luglio con la Costituente socialista, che si concluderà con il primo congresso di gennaio-febbraio. Proseguono le adesioni alla Costituente del nuovo partito attraverso il nostro sito. Partecipa anche tu inviando una mail a ilsocialista@virgilio.it. L’elenco pubblicato qui di seguito sarà inviato a Roma al comitato nazionale della Costituente.
Adesioni al 30 settembre 2007 Maurizio Molinari, agente di commercio, Santena, Torino - Alessandro Cortesi,Consigliere Comunale SDI, Pozzo d’Adda - Pamela De Rosa, Vice-Segretario Sdi di Parabiago - Carmelo Bongiovanni, giornalista, Milano - Vanetti Claudio, consigliere comunale, Varese - Gerardo Antolini,assemblea regionale SDI, Lodi - CENTRO DI AZIONE POLITICA IVANOE BONOMI, Mantova - Pier Luigi Mariani, Presidente del Consiglio comunale di Varedo (Milano) – Pietro Simoni, Varedo (Milano) – Mario Viviani, avvocato, Milano - Enzo Collio, Presidente Assemblea Regionale SDI Lombardia, Milano - Ruggiero Destefano, Esecutivo Provinciale SDI, Milano - Giuseppe Ferrante, Consigliere Comunale Segrate, Segrate - Lorenzo M. Cinquepalmi Avvocato, Brescia - Silvia Coscienza, medico, iscritta C.G.I.L - Michele Coloru, imprenditore, Milano - Saverio Rocchino, ingegnere, Nocera Terinese (Catanzaro) - Aulo Chiesa, Editore, Milano - Antimo De Col, sindacalista Cgil, Milano - Nanni Rossi, ex dirigente Psi, Gazzoldo degli Ippoliti (Mantova) – Raoul Terreni Consigliere Comunale SDI di Parabiago e membro del Direttivo Provinciale di Milano, Parabiago (Milano) - Max Marra, docente e artista, Lissone (Milano) – Ersilio Del Ninno, medico, Milano - Scarmato Rita, assessore Comune di San Pietro di Caridà (Reggio C.) – Perego Ezio, avvocato, Milano – Meduri Carmelo, assessore Paterno Dugnano (Milano) – Mariani Gianni, ex dirigente Psi, San Giuliano Milanese (Milano) – Sergio Dario Merzario, presidente ACR il Milanese, Milano – Fiscella Luciano, sindaco di Cislago (Varese) – Giorgio Riva, vice segr. Regionale FVG, Udine – Concetta Bosco, vice presidente ACR il Milanese, Milano) - Giorgio Di Dio Parlapoco, funzionario pubblico, Segrate (Milano) – Francesco Tortora, sindacalista CGIL, Corsico (Milano) - Achilli On. Michele, architetto, Milano - Molè Massimo, Beinasco (Torino) - Cassone Andrea, architetto, Milano - De Marco Antonio, ingegnere, Milano - Condina Raffaella, Consulente di direzione e docente, Vercelli - Fabi Cannella Osvaldo, Direttivo Nas Aem Di Milano, Milano - Bertussi Claudio, perito industriale, Brescia - Vanetti Luigi, dipendente ASPEM Varese e presidente Cooperativa di Valle Olona, Varese - Contardo Marino, ingegnere, Cassina de’ Pecchi (Milano) - Garbini Franco, ingegnere, Vimodrone (Milano) - Davide Massimiliano, impiegato presso il Teatro della Scala, Milano - Nicosia Giulio, sindacalista, Milano - Rizzo Giuseppe, imprenditore, Agrate Conturbia (Novara) - Manis Giovanni, ingegnere, Quartucciu (Cagliari) - Raimondo Mario, giornalista, Milano - Floris Martegani Laura, architetto, consigliere comunale Gallarate, Gallarate (Varese) - Magni Giovanni, consigliere comunale Pavia, Vidigulfo (Pavia) - Tamagnini Secondo, medico, Rimini - Tamburini Aldo, segretario Sdi Andora, Garlenda (Savona) - Coppola Filippo, sindacalista, Cernusco sul Naviglio (Milano) - Russo Giuseppe, Landriano (Pavia) - Zucca Emilio, sindaco di Belgioioso, Belgioioso (Pavia) – Federici Antonio, Viadana (Mantova) – Nucera Carmelo Giuseppe, Direzione nazionale Sdi e Presidente Circolo di Cultura Greca Apodiafazzi, Reggio Calabria – Antono Lorenzo, geometra tecnico senior c/o Metropolitana Milanese S.p.A, Bollate (Milano) – Carion Giuliano, Seregno (Milano) – Noacco Armando, Consigliere comunale Rescaldina, Rescaldina (Milano) – Sarritzu Guido, Consigliere comunale e capogruppo Sdi al Comune di Quartu S.Elena (Cagliari) – Stucchi Davide, assicuratore, Bellusco (Milano) – Simonini Ermanno, Segretario provinciale SDI. Sondrio, Ponte in Valtellina (Sondrio) – Lanocita Oliviero, funzionario pubblico, Abbiategrasso (Milano) – Facchetti Giorgio, Capogruppo Rodano Viva, Rodano (Milano) – Pileggi Pietro, Senago (Milano) – Boi Franco (Cagliari) – Conte Mario, Direttivo provinciale di Varese, Varese – De Muro Sergio, co-Coordinatore Cellula Coscioni Lecco e membro della Giunta di Segreteria Associazione Radicale Lecco, Lurago D’Erba (Como) – Troiano Vito, giornalista, Milano – Delugan Alvise, consulente, Cerro al Lambro (Milano) – Rotundo Gainfranco, consigliere comunale, Cadorago (Como) - Tamburini Aldo, Andora (Savona) - Associazione politico culturale Azione Comunitaria, Cafasse (Torino) -Vanetti Claudio, ingegnere, Consigliere comunale Varese -Dambrosio Francesco, medico, Milano - Pugnara Luca, Carrara (Massa) - Cammarata Orazio segetario Sdi Gallarate (varese) - Mangiagalli Rita architetto esperto Comunicazione aziendale, Cambiago (Milano) - Meda Giancarlo, Milano - Sala Fabio Vittorio, dirigente aziendale, Milano - Nigro Giuseppe, ricercatore, Saronno (Varese)
NOI E I RADICALI. LETTERA DI BOSELLI AL CORRIERE DELLA SERA
"Noi oggi ci proponiamo non solo di mettere fine alla diaspora socialista, ma di costruire una forza riformista che sia parte integrante del socialismo europeo. E' questo il senso della Costituente socialista che avvieremo con un'assemblea del prossimo 13 e 14 luglio". Così, il segretario dello Sdi, Enrico Boselli interviene sul "Corriere della sera", rispondendo a un articolo di Pierluigi Battista nel quale si esprimevano dubbi sulla " ricerca di una nuova, improbabile sintesi che dovrebbe comporre i frammenti del mosaico che si rifà al socialismo" e si accusava lo Sdi, con particolare riferimento alla Rosa nel Pugno, di " incapacità di tenere un progetto in tempi sufficientemente credibili". "Il rapporto tra socialisti e radicali - scrive Boselli - non è affatto chiuso" e è comunque "igeneroso" attribuire solo allo Sdi la responsabilità di non essere riuscito a trasformare un'alleanza elettorale in un partito.
MORATORIA CONTRO LA PENA DI MORTE - GRAZIE A PANNELLA UN GRANDE RISULTATO
La tenacia dei Radicali e di Pannella che hanno dapprima saputo coinvolgere tutto il parlamento iatliano, poi il governo con Prodi e D'Alema in testa, hanno fatta delle questione Moratoria contro la pena di morte una questione europea. Quando le battaglie vengono combattute fino in fondo si possono vincere.
Adesso la battaglia è per il consenso internazionale e all'Onu.
Grazie a Pannella un grande risultato.
“Un grande risultato – è il commento di Roberto Villetti capogruppo della Rosa nel Pugno - è stato raggiunto dall’Italia grazie all’impegno che è stato profuso da Marco Pannella e dai radicali. Va anche apprezzato l’atteggiamento di coerenza con le deliberazioni del Parlamento italiano, assunto dal ministro degli esteri Massimo D’Alema.
Avremmo preferito che la questione andasse immediatamente in Assemblea, ma la soluzione che è stata adottata – conclude il parlamentare socialista – può rispondere ugualmente alle necessità di condurre una battaglia di civiltà e di umanità come quella della moratoria della pena di morte”.
SOCIALISTI, COSTITUENTE E FEDERALISMO IN LOMBARDIA
Senza regia, ma forse non a caso per iniziativa di socialisti dello Sdi o vicini allo Sdi, quasi in contemporanea, prima a Brescia alla fine di Maggio e poi a Mantova l’8 giugno si sono tenuti due convegni sul tema dell’autonomia regionale, sul federalismo fiscale, sullo stato delle regioni nell’attuale assetto istituzionale.
Tra i promotori Vittorino Baruffi a Brescia e Nanni Rossi a Mantova. Ad entrambi gli incontri sono intervenuti molti consiglieri regionali di tutte le forze politiche: Lucchini, Rossoni, Peroni di FI, Albertoni e Galli della Lega, Cipriano di Sd, Viotto e Macani dei Ds, Galperti e Adiamoli della Margherita, Biscardini per lo Sdi
In un messaggio di saluto all’incontro di Mantova Biscardini scrive:
“Caro Nanni,
un improvvisa riunione della direzione regionale dello Sdi, mi impedisce questa sera di essere con voi e di partecipare a questo interessante appuntamento.
Non posso dilungarmi in poche righe nel merito dell’argomento, affascinante da Cattaneo alle povere Regioni di oggi, passando per la storia gloriosa del regionalismo italiano.
Nobile antesignano del federalismo nostrano, ma anche per certi versi migliore di un invocato federalismo che rinnega sempre la cultura paritaria e interistituzionale di formazione cattaniana. Per diventare esso stesso anello forte, prigione e imprigionato, di un modello centralista, dentro competenze pietrificate e quindi per definizione non paritario, né nei confronti dello stato centrale, nè nei confronti dello stato locale delle autonomie locali e dei comuni.
L’esperienza socialista che volle le regione, poi subito rinnegata dai governi centralismi che sottomisero le regioni al rispetto delle cosiddette “funzioni di indirizzo statale” con il DPR 616 del 1977 (ciò niente e quindi tutto, siamo agli albori del compromesso storico), fu una grande esperienza e dovrebbe con più coraggio essere riscoperta oggi, perché aveva in sè una impostazione, anche se in fieri, costruttiva e fortemente riformista che le logiche centraliste hanno poi mortificato. Come ho detto logiche centraliste che venivano da Roma, ma anche logiche centraliste indigene tutte interne alla logica di potere delle regioni stesse e poi logiche centraliste nascenti e crescenti anche dal basso, si veda ad esempio quanto centralismo malsano e infestante ci sia tuttora nell’esperienza delle province. Forse anche solo per questo dovrebbero essere abolite o fortemente trasformate come enti territoriali di secondo livello, per perché possano garantire la funzione di autocoordinamento dei comuni che hanno perso o in alcuni casi non hanno mai neppure tentato di esercitare.
Ma arriviamo a noi.
Bene l’ipotesi di lavoro bipartisan per un futuro statuto fortemente autonomo.
Ma occorre fare un premessa perché solo ora, la legge di riforma che offriva alle regioni questa opportunità è del novembre 1999. Da allora a oggi il tempo passato invano, ha consentito di rafforzare le distorsioni che pur in quella legge costituzionale sono contenute.
Prima fra tutte l’elezione diretta del Presidente della giunta, oggi chiamato con furbizia e volgarità dalla stampa e da loro stessi “governatore”.
Forma di governo ed elezione diretta del presidente o meno, sono i nodi che il nuovo statuto regionale dovrà affrontare per primi e con il massimo della chiarezza.
L’elezione diretta del presidente, con annesso premio di maggioranza alla coalizione a lui collegata, che fa parte esso stesso del consiglio, che può mandare a casa i suoi colleghi consiglieri, ma non vale viceversa e non può essere sfiduciato, è un mostro al confine della dittatura.
Alla faccia dell’america e del tanto vituperato presidenzialismo. Una norma di questo genere farebbe rigirare nella tomba i padri fondatori della Costituzione americana, che stabilirono addirittura che i membri dell’esecutivo non potevano neppure entrare nelle aule dell’assemblea.
Tutto diverso dal bivacco quotidiano delle giunte regionali di oggi nelle aule parlamentari dei consigli regionali.
Ben sapendo come diceva Popper che il problema principale di una democrazia non è solo quello di stabilire come si eleggono i governanti ma soprattutto quello di potersene liberare senza bisogno di spargimento di sangue.
Questo sarà l’oggetto dello scontro dal quale bisogna uscire nella massima chiarezza. Le vie sono solo due o sistema presidenziale tipo tedesco (o anche italiano prima repubblica perché no) o sistema presidenziale di tipo americano con netta separazione di poteri e separazione nell’elezione del presidente e del parlamento regionale in questo caso.
Cito e ricito sempre un importante passaggio di Darhendorf, uno dei più importanti costituzionalisti mondiali. “Il pericolo maggiore nel darsi nuove istituzioni democratiche è quello di commettere un errore di ibridazione, combinando cioè un pezzo del sistema presidenziale”… con un pezzo del sistema presidenziale.
Persino la Francia dopo la grande vittoria di Sarkozy sembra voler rivedere il solo avvicinamento temporale delle elezioni presidenziale con l’ elezione della assemblea nazionale. Questo lungo turno, prima mai coincidente, sarebbe per la democrazia francese già vulnus.
Per concludere mi auguro che l’accordo bipartisan non porti al un altro ibrido poco democratico e fallimentare come quello attuale. E mia auguro che vada al sodo. Solo una regione democraticamente forte sarà autonoma.
Ma avete notato dal consiglio regionale, per definizione organo di controllo, sono venuti nei giorni scorsi dei flebili segnali affinché si avvii una commissione di indagine sui costi della politica che la maggioranza dipendente da Formigoni dovrà decidere se concedere o meno, ma nel frattempo Formogoni comunica i suoi dati alla stampa.
Probabilmente siamo già ormai a parti invertite.”
C’è materia per discuterne.
VERSO LA COSTITUENTE, SI MUOVE LA UIL DI MILANO
Un documento di qualche settimana fa, prodotto da un gruppo di compagni della Uil di Milano sposa sostanzailmente il progetto lanciato a Fiuggi dallo Sdi della Costituente socialista.
Giovedì 7 giugno a MIlano alla 17,30 in via Matteotti il primo incontro insieme a tanti esponenti socialisti e non, per iniziativa dei Socialisti della UIL, con la nostra Associazione, il Circolo della Riforma e Socialismo è Libertà.
Ecco il programma sintetico.
Giovedì 7 Giugno, dalle 17.30 alle 22.00
Auditorium San Carlo, corso Matteotti 14 - Milano -(MM San Babila)
PER UN SOCIALISMO EUROPEO IN ITALIA
UNA SOCIETA' CHE NON CREA ESCLUSIONE
Presiede Paolo Pillitteri
Intervengono Roberto Monticelli, Roberto Biscardini, Gianfranco Pagliarulo, Alessandro Pollio Salimbeni, Nella Condorelli, Teresa Palese, Tomaso Greco, Luigi Corbani, Giuseppe Doria, Felice Besostri.
LA SPALLATA NON C’E’ STATA, L’AUTOSPALLATA SI
Il centro sinistra perde le elezioni amministrative. Prodi fa finta ma esce malconcio perchè esce malconcio il suo governo. Agli italiani non è piaciuto questo primo anno, non è piaciuta la finanziaria e per il resto non ha capito cosa vuole fare Prodi. Forse fa il massimo per tenere in piedi questo governo, poverino. Ma certo che quello che decide suona contro tutti, imprese e lavoratori, famiglie e omosessuali. Ma quello che non decide è ancora peggio, pensioni,Tav e persino immondizia per esempio.
Il paese dopo non aver apprezzato l’inutile scampagnata alla Reggia di Caserta, si domanda ma i famosi dodici punti dove sono finiti? E Sircana non doveva parlare per tutti, ministri compresi, mentre gli altri tutti zitti? Non ci pare, caro Presidente che le cose vadano così. A partire da D’Alema che ci ha spiegato che stiamo finendo in un disastro tipo 1992. Beh, ma se stiamo andando alla rovina, perché votare per un governo che porta al disastro. Ma poi che stress. Prima il caso Telecom, poi il caso Napoli con il meraviglioso governo dei rifiuti da parte di Bassolino e Iervolino, poi il caso Visco-Guardia di Finanza.
E poi capolavoro dei capolavori, Prodi ha risvegliato la Lega che sembrava morta solo un anno fa. E oggi torna a tirare e a rappresentare il nord. Il Pd che ha tanto impegnato il governo, non va certamente bene. Ma si è forse buttato via del tempo?
PANNELLA,TORNI RNP CONTRO INTESA VATICANO-SINISTRA COMUNISTA
''Con Enrico Boselli decideremo se convocare una seduta straordinaria della segreteria della Rosa nel Pugno: gia' per questa sera o al piu' tardi in nottata.
L'iniziativa si impone stante le notizie di queste ore, di una chiarezza accecante''. E' l'annuncio dato da Marco Pannella nel corso di un intervento su 'Radio Radicale'.
Pannella sottolinea che da una parte ci sono le posizioni difficili del ministro Tommaso Padoa-Schioppa e di Mario Monti, l'unica linea politica che puo' davvero rivendicare un contatto sociale con le urgenze e le necessita' sociali e civili delle attuali e future generazioni. Contro questa linea, denuncia il leader radicale c'e' una alleanza tra le gerarchie vaticane e la sinistra estrema: ''C'e' una sospetta e accecantemente chiara sintonia tra la parte comunista e pseudosindacale e le posizioni da padroni di Italia, dopo aver occupato militarmente il Vaticano, delle attuali gerarchie clerical-cattoliche'' che ormai, insiste, hanno posizioni identiche a quelle di fine 800, posizioni da 'Rerum novarum'.
Dunque, secondo Pannella, ''e' necessaria una grande mobilitazione straordinaria piu' ampia e di fondo di quella che gia' abbiamo assicurato il 12 maggio a piazza Navona''.
''Le prossime ore - aggiunge - potranno portare ad altre e importanti mobilitazioni e novita', contro l'alleanza e la saldatura delle forze clericali, antisociali e antipopolari che abbiamo conosciuto di gia': di quel Vaticano che si mobilito' a contro lo Stato laico e liberale da una parte; e i fondamentalismi comunisti dall'altra. Sara' opportuno parlarci tutti con molto franchezza e durezza; ed e' quello che cercheremo insieme di fare''.
La segreteria straordinaria della Rnp dovrebbe affrontare anche il tema dell'azione dell'Italia per la moratoria sulla pena di morte: ''Sono tanti i problemi sul tappeto - conclude Pannella - non ultimo la sotterranea, ma non per questo meno evidente, azione delle burocrazie di Bruxelles contro lo stesso operato della presidenza tedesca, per boicottare e far fallire le iniziative per una moratoria universale delle esecuzioni capitali''
DOPO IL CASO FERIGO, UN APPELLO DI BISCARDINI AL COMUNE PER CAMPAGNA CONTRO LA DISCRIMINAZIONE E LA VIOLENZA
“Rinnoviamo la nostra solidarietà a Paolo Ferigo, presidente milanese dell’Arci Gay, per l’aggressione subita in un ristorante l’altro ieri. Ma bisogna fare di più. Bisogna denunciare il clima di violenza che, anche nella nostra città, è alimentato proprio da tutte quelle forze politiche che stanno facendo della questione sicurezza, non un problema serio da affrontare concretamente, ma solo propaganda ed estremizzazione politica.”
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini che ha aggiunto:
“E’ anche dal sindaco Moratti che dovrebbe venire un messaggio forte affinché Milano sia la capitale della civiltà e quindi del rispetto anche per le persone omosessuali.
Viviamo in un città che invece continua ad alimentare una cultura di odio e di intolleranza nei confronti di un arco sempre più grande di cittadini. Prima gli estracomunitari, poi Rom, i cinesi, le prostitute, poi i loro clienti, e quindi oggi come sempre anche gli omosessuali. C’è un escalation pesante. Avanti di questo passo il clima di insofferenza e poi di odio e di inciviltà si può estende sempre di più.
Dobbiamo ricreare le condizioni affinchè Milano e il nostro paese riscoprano il valore laico e civile della convivenza e del rispetto.
Per questo rivolgiamo un appello al Comune. Faccia di più. O meglio, faccia qualcosa. Avvii una campagna di civiltà per la convivenza civile, contro la discriminazione e la criminalizzazione di tutti e lasci alle spalle la marcia per la sicurezza, perché da lì sono arrivati solo segnali esasperati e benzina sul fuoco.”
IN PIAZZA PER LA LAICITA'
Eravamo in quindicimila, certo molto meno dei duecento/trecentomila (e non un milione come hanno detto gli oganizatori o un milione e cinquecetomile come hanno detto il giorno dopo molti quotidiani clericali di provincia), però da soli e senza il bisogno delle bandiere della quercia, abbiamo difeso la laicità dello Stato e quindi tutte le famiglie, quelle sposate e quelle no, quelle con due genitori e quelle con uno solo, quelle etero e quelle omosessuali. Abbiamo quindi chiamato in piazza, senza risorse, su inizaitiva socialista e radicale altri militanti di altri partiti e semplici cittadini. E abbiamo rappresentato la maggioranza (non silenziosa) ma cosciente del Paese. Non abbiamo aperto il conflitto, ma abbiamo risposto alla battagla aperta dalla Chiesa. E sarà una battaglia lunga anni.
12 MAGGIO 2007 GIORNATA DEL CORAGGIO LAICO
La nostra Associazione sarà presenta a Roma in Piazza Navona alla giornata del Coraggio Laico. Abbiamo aderito per difendere la laicità dello Stato. Abbiamo aderito per ricordare che le battaglie per la laicità e per i diritti sono parte indissolubile del patrimonio di lotta del movimento socialista italiano. E lo saranno ancora. Tanto più oggi che l'Italia sembra sempre meno laica e più condizionata dal fondamentalismo delle religioni. Abbiamo aderito per ricordare il 12 e 13 maggio del 1974 quando le donne italiane e gli italiani in nome della loro libertà di coscienza hanno detto si al divorzio e no alla Chiesa e alla DC.
I FRANCESI VERSO IL BALLOTTAGGIO. POVERO FASSINO
Nonostante l'amico di Rutelli e di Prodi , Bayrou, abbia deciso che prima viene la fondazione del suo Partito Democratico e poi viene in ordine di importanza l'elezione del Presidente della Repubbblica, noi continuiamo a sperare nella vittoria di Segolene Royal. Perchè stiamo con tutti i socialisti europei e perchè non vogliamo ancora la destra al governo della Francia. Bayrou invece lascia libertà di voto al suo elettorato e se vincono i socialisti o la destra di Sarkozy a lui per ora non interessa. Viva il Pd mondiale di Romano Prodi, alla faccia di quelli che speravano che il Pd italico, anche senza aderire al Pse, lo avrebbe potuto almeno appoggiare. Invece no. Una vera sberla per Piero Fassino e compagni. Povero Piero.
MILANO – INIZIATIVA PER LA COSTITUENTE SOCIALISTA DOPO I CONGRESSI SDI E DS
La prima iniziativa politica della Costituente socialista a Milano è fissata per Lunedì 23 aprile al Palazzo delle Stelline.
Per iniziativa dell’Osservatorio Laico Riformista, Roberto Biscardini, Peppino Caldarola, Gianni Cervetti, Gianni De Michelis, Biagio Marzo e Paolo Pilletteri presenteranno il libro di Antonio Ghirelli “Aspettando la Rivoluzione” . Una bella occasione si spera anche per parlare d’altro a una settimana dal congresso dello Sdi ed il giorno dopo la fine del congresso Ds.
L’ASSOCIAZIONE “IL SOCIALISTA” HA VINTO LA SUA BATTAGLIA
Il Congresso nazionale dello Sdi ha scelto la linea della Costituente Socialista per la nascita anche in Italia di un grande partito del socialismo europeo che si chiamerà Psi.
LA SPERANZA DELLO SDI
Nasce in Italia un nuovo partito socialista. Dopo anni di assoluta difficoltà questa speranza si fa strada. Il congresso nazionale dello Sdi apre questa prospettiva. Si avvia il percorso per la nascita di un nuovo soggetto socialista laico e liberale in Italia. Un partito socialista di tipo europeo al quale, nel processo che sarà avviato da domani, potranno partecipare in tanti. Socialisti, radicali e rosapugnisti, ex diessini, liberali e progressisti. Tutti coloro che ci crederanno, senza barriere e senza chiusure concettuali contro nessuno.
Il vincolo e il cemento è il socialismo europeo, le battaglie liberali e i contenuti del socialismo democratco.
Un partito nuovo che se avvaiato con entusiamo, buon senso e responsabilità, crescerà, crescerà. crescerà.
La nostra associazione, che si sente impegnata su questo terreno politico dal giorno in cui è nata, fa un appello a tutti coloro che a questo progetto "rivoluzionario" potrebbero dare il loro contributo. Nella sinistra italiana è in corso una grossa trasformazione e l'occasione va colta.
FASSINO E VIOLANTE - DUE PERSONAGGI INCREDIBILI E DETTA DA LORO UN PO’ CRIMINALI
Nei giorni scorsi Fassino, parlando del caso Moro, ha dichiarato che è stato un grave errore per l’allora Pci attestarsi sulla linea della fermezza e non dare ascolto al Psi.
Oggi Violante dice che su questo argomento non è d’accordo con Fassino ma che è stato un grave errore per il Pci-Pds criminalizzare i socialisti nel ’92 e non dare ascolto a Craxi quando ha chiamato in correo la politica italiana sulla questione morale.
Nel primo caso ci lascio’ le penne Aldo Moro, nel secondo caso oltre ai morti ci lasciarono le penne migliaia di militanti socialisti fatti fuori dalla politica per essere sostituiti dagli sciacalli comunisti e forzisti.
Ma Fassino e Violante, deputati e dirigenti già allora del Pci, non si sentono anche personalmente responsabili di questi errori e crimini connessi? E in politica quando si commettono errori cosi’ gravi, non bisognerebbe andare a casa?
Non ci andranno.
DAL RIMESCOLAMENTO DELLE CARTE PUO’ NASCERE IL NUOVO PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
Quali sono le forze favorevoli alla costruzione di un grande partito socialista? La strada del Partito Democratico segnerà la fine dei Ds, cioè la fine dell’esperienza storica del comunismo italiano. Lo sdi rilancia l’idea di una costituente socialista chiamando l’appello i socialisti del vecchio Psi, i Radicali, i Liberali e i Diessini che non accettano l’abbraccio mortale con la Margherita e il clericalismo. Anche a sinistra si parla un linguaggio sempre più vicino alla tradizione del socialismo europeo
MILANO - GRANDE MANIFESTAZIONE PER LA COSTITUENTE LAICA SOCIALISTA E LIBERALE
Ascolta gli interventi su Radio Radicale - clicca qui
Più di 200 persone hanno gremito la sala del Circolo della Stampa di milano al convegno promosso dall’associazione "il Socialista" verso una Costituente laica, socialista e liberale. Dopo la relazione di Roberto Biscardini più di 40 interventi, dal mattino alle 17 del pomeriggio, di esponenti politici di diverse formazioni. Tra questi Susanna Camusso e Walter Galbusera segretari regionali della Cgil e della Uil, Paolo Pillitteri, Alberto Grancini e Roberto Caputo dello Sdi, Gianni Cervetti dei Ds, Michele Salvati, Alessandro Pollio della componente Mussi, Tomaso Greco di Socialismo é libertà, Alessandro Capone del Nuovo Psi, Sabino Fusto dei Socialisti di Bobo Craxi, e ancora Nando Vertemati, Enrico Landoni, Luciano Belli Paci, Felice Besostri, e tanti tantissimi altri. Nei prossimi giorni saranno pubblicati gli interventi di tuti i partecipanti.
MILANO. SOCIALISTI LIBERALI: L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 10 MARZO AL CIRCOLO DELLA STAMPA
Per iniziativa dell’associazione “il Socialista”
I socialisti milanesi su iniziativa dell’Associazione “il Socialista” si danno appuntamento al Circolo della Stampa sabato 10 marzo dalle ore 10 alle 17.30. Il convegno, aperto a tutti coloro che si richiamano ai valori del socialismo riformista, democratico, laico e liberale, ha come obiettivo il rilancio dell’iniziativa socialista a Milano e in Lombardia, in sintonia con la ripresa di un dibattito nazionale sulla questione socialista. L’invito è rivolto a tutti, vecchi e nuovi socialisti che militano in organizzazioni politiche diverse, in circoli e associazioni culturali, ma anche a singoli senza tessera di partito. Nell’intenzione degli organizzatori, l’appuntamento di Milano non sottintende un appello generico all’unità socialista, di cui si parla da anni senza successo, come sommatoria ormai datata delle anime del partito socialismo italiano, ma un appello a quanti vogliono impegnarsi da socialisti moderni e liberali per il futuro del nostro paese. Temi del confronto saranno i problemi di Milano e della Lombardia, anche alla luce delle difficoltà e degli errori commessi da una sinistra rimasta ferma e ancorata ad una cultura troppo spesso massimalista e conservatrice, quindi incapace dal 1993 ad oggi di costruire una vera e credibile alternativa al governo del centrodestra in comune e in regione. Roberto Biscardini, presidente dell’associazione “il Socialista” che ha promosso questo incontro ha dichiarato: “Credo nell’importanza di questo appuntamento. Ci sono tutte le condizioni, oggi più di ieri, per rimettere in fila le questioni guardando con fiducia ad un processo costituente dei socialisti liberali milanesi. Milano e i suoi cittadini non possono essere condannati ad una politica sempre più discriminante ed esclusiva, produttrice di ingiustizie e di disuguaglianze. Milano ha bisogno di un nuovo soggetto politico di ispirazione socialista, laica e liberale, per battere la cultura corporativa e conservatrice che blocca l’esigenza di modernizzazione e di crescita della nostra società. Ma è anche un contributo che ciascuno di noi da Milano può dare affinché il dibattito nazionale sulla costituente liberalsocialista possa concretizzarsi e rafforzarsi. Il socialismo nel mondo – aggiunge Biscardini – non è morto ed è inaccettabile che lo si dia per morto nel nostro paese. Noi non rinunciamo all’idea di costruire anche in Italia un grande partito socialista e liberale di tipo europeo e per certi versi la prospettiva del Partito democratico, come centro moderato della coalizione, rafforza ed accelera il nostro progetto. L’obiettivo è dare il ‘la’ ad una operazione di grande respiro, destinata a cambiare il quadro politico attuale.” Il manifesto dell’iniziativa non è ancora definito, ma questa potrebbe rappresentare una prima sintesi: “Rinunciare alla battaglia per un maggiore libertà degli individui, rinunciare alla giustizia sociale, perdere di vista il bisogno di uguaglianza reale e nuovo che c’è nei cittadini, significa rinunciare al socialismo. Noi proprio per questo non rinunciamo. Vogliamo percorrere e ricostruire la via di un socialismo riformatore e di ispirazione liberale che creda nel ruolo e nella capacità degli individui di costruire il proprio destino. Non crediamo che la nostra società abbia bisogno dei titolari delle verità assolute, religiose, ideologiche o politiche esse siano. Il socialismo è libertà e razionalità contro ogni visione dogmatica e fondamentalista della società.”
QUANDO NON C’E’ LA MAGGIORANZA SI VA A CASA – LA CRISI DEL BIPOLARISMO
“Quando non c’è la maggioranza si va a casa”. Lo ha detto Massimo D'Alema poche ore prima del voto in Senato nel quale si è registrato che il governo non ha la maggioranza. Non ce l’ha per la seconda vola sulla politica estera e questo costituisce certamente un dato di assoluta gravità. Non è chiaro ancora cosa può accadere, ma come è sempre in politica non c’è mai limite al peggio: “Si può andare a rivotare con questa legge, con un pericolo concreto che vinca questa destra, il governo può tirare a campare ma sarebbe un governo moribondo, terzo potrebbe nascere un governo istituzionale per cambiare la legge elettorale, ma non è detto che la nuova legge sia meglio di quella in vigore. L’unica cosa di cui non si discute a sufficienza è la crisi del bipolarismo.
L'Italia e le sue tre sinistre italiane post e comuniste
Dopo Vicenza le cose sono chiare. Alla sinistra radicale dei problemi della popolazione di Vicenza poco importa. La manifestazione pacifica, ci mancava altro, serviva per marcare le proprie posizioni antiamericane, antigovernative (ma non sono anche loro al governo?) e antimilitariste.
E cosi la sinsitra dai Ds in là, si divide in tre e ciascuna rincorre l'altra. I Ds non possono essere del tutto riformisti per non perdere il contatto con la sinistra post comunista. Questa rappresentata dai Comunisti Italiani e da Rc si distingue dal governo per non perdere i contatti con la sinsitra più estrema che sta fuori dal parlamento. Ma questa sinistra ha posizioni del tutto in contrasto con il governo. E il gioco dell'oca non torna.
E’ INIZIATA LA CAMPAGNA ELETTORALE DI SEGOLENE ROYAL – IL PATTO PRESIDENZIALE PER LA FRANCIA
La candidata socialista alle elezioni presidenziali Segolene Royal ha pronunciato il suo comizio di presentazione del programma. Potere d'acquisto, diritto alla casa e al lavoro, scuola: sono tra i temi centrali. Un "patto per le presidenziali" in cento punti, interrotto da applausi e grida di sostegno da parte dei presenti. Segolene ha ricordato di aver voluto prendere del tempo per ascoltare la Francia e i francesi nell'ambito del suo piano di 'democrazia partecipativa', promettendo di puntare alla costruzione di una Francia che si riunisce. Tra gli interventi a breve Royal ha ricordato l'impegno a portare la retribuzione minima garantita a 1.500 euro il mese, di alzare del 5% le pensioni minime e di adottare diversi indici dei prezzi in relazione al reddito. Sulla casa ha promesso azioni mirate per garantire a tutti un'abitazione, fino a misure di requisizioni e acquisizioni e ad azioni di sostituzione in caso di inazione dei Comuni, obbligati a dedicare aree per l'edilizia popolare. Molti passi sono stati dedicati ai giovani, sia per i problemi legati alla scuola sia per il diritto al lavoro per quanti escono dalle scuole e dalle università. Al riguardo ha proposto l'istituzione di cantieri dove poter far lavorare i giovani che non hanno trovato lavoro nei sei mesi successivi all'uscita dal mondo scolastico. Interessanti le idee, ma anche tra i socialisti c’è qualcuno che ha qualche dubbio sulla concretezza del programma di Segolene…
LA SINISTRA DEL DICO
Avremo modo e tempo per far conoscere la nostra posizione su quello che i più hanno chiamato “un compromesso al ribasso” o meglio ancora una prototipo di quella che anche in futuro potrebbe essere la legislazione del Partito Democratico, se mai si farà. La parte laica si porta a casa una bandierina da sventolare, il cervello, la furbizia e le diavolerie ce l’ha messi la parte cattolica. Ma la cosa più ridicola è nel nome. Per non dirla alla francese Pacs o all’italiana, come noi avremmo preferito e cioè Coppie o Unioni di fatto, il PD inventa DICO. Ma Dico che? Democristiani e Comunisti. E i giochi di parole non avranno limite. Io mi rifiuterei di dire in giro che sono andato in Comune a fare un Dico.
LA SITUAZIONE ITALIANA VISTA DA UN FRANCESE
Nella prefazione al suo nuovo libro dedicato al berlusconismo Marc Lazar dice della situazione italiana: "la sinistra comunista si da fare come può dappertutto in Europa per costruire un neocomunismo che oscilla tra la fedeltà ai fondamenti del bolscevismo e l'apertura a tematiche nuove. La Rosa nel Pugno cerca di difendere la idee libertarie e laiche. I Ds mancano drammaticamente di ambizione e il loro progetto di partito unico con i centristi, che difendono giustamente in nome dell'efficacia politica, priva il contenuto delle eventuali fondamenta di questo nuovo edificio. La Margherita è annebbiata dal moderatismo e dall'elettorato cattolico. ........."
IL PRIMO GRAVE SCIVOLONE
Il primo grande scivolone oppure un errore politico calcolato. Uscire dall'incontro con Zapatero in Spagna, nella laicissima Spagna di Zapatero e Aznar e far intendere al mondo intero che il cattocomunismo italiano c'è ancora, come ai tempi di Togliatti, e lui che lo raprresenta, nel ruolo istituzioanle di Presidente della Repubblica, sta con la Chiesa di Papa Benedetto XVI.
Ma caro presidente, non pensa che l'Italia di oggi non sia più quella di Togliatti di 60 anni fa? E lei così sensibile non riesce ad interpretare l'Italia della cultura laica?
GIORNATA DELLA MEMORIA vi regaliamo una poesia di INGE AUERBACHER
IO SONO UNA STELLA
Solo bimbi ‘speciali’ han sul petto una stella,
sin da lontano io sono vista per quella.
Mi han messo un marchio proprio sul cuore,
lo porterò fiera in tutte le ore.
La stella, si dice, è un premio, ma strano,
un uso che giunge da un tempo lontano.
Io so tutto quanto la stella rivela
e cercherò che essa diventi una vela.
IO SONO UNA STELLA
Papà mi diceva di scansare i guai,
ritorna presto chè non si sa mai.
Per me il giallo stella è come oro,
non voglio offenderlo e farne il mio alloro.
Ora sto qui eretta e orgogliosa,
urla, mia voce, ma silenziosa:
“sono ancora persona in realtà,
mio è lo spirito, la volontà”.
IO SONO UNA STELLA
Poesia composta durante l’internamento nel campo di Terezin da INGE AUERBACHER , bambina ebrea di sette anni.
FERRANTE SE NE VA, LA SINISTRA A MILANO SEMPRE IN DIFFICOLTA’
Un altro candidato sconfitto nella campagna elettorale contro il centrodestra lascia Palazzo Marino per un importante incarico nazionale. Ancora una volta il candidato della sinistra Bruno Ferrante, scelto per guidarla anche all’opposizione abbandona il campo e rinuncia ad essere il capo della coalizione di centrosinistra. Un grazie sincero andrebbe rivolto a Nando Della Chiesa che ha lavorato per impallinare Umberto Veronesi e si è vantato di aver scelto un grande leader e un riferimento sicuro. Non capiamo come mai Bruno Ferrante si dimette dal Consiglio Comunale anche se non incompatibile. La sinistra a Milano senza socialisti è sempre allo sbando, non vince e i cittadini non hanno nemmeno una sponda all’opposizione del centrodestra.
DOPO NICOLA ROSSI, GIUSEPPE CALDAROLA
Nei giorni scorsi Nicola Rossi ha lasciato i Ds per il basso contenuto riformista della loro politica e chi ha espresso qualche dubbio sulle sue ragioni (gli amici liberal di quel partito soprattutto) ne hanno avuto una conferma al summit di Caserta. Oggi Giuseppe Caldarola, che aveva fatto il tentativo di presentazione di una mozione congressuale per dare “uno sbocco socialista” ai Ds, si arrende. Non straccia la tessera ma non parteciperà al congresso. Il che vuole dire che potrebbe lasciarli subito dopo e dichiara di essere disposto a spendere il suo tempo per la prospettiva socialista, come aspirazione al riformismo per la trasformazione. Esattamente come noi, che da tempo siamo disposti a lavorare solo per questo. Caldarola sostiene che il compito storico sia quello di riunificate socialisti e liberal-socialisti. Anche Caldarola con le su posizioni dimostra che la Rosa nel Pugno è stata in qualche modo l’avamposto di questa prospettiva.
LA ROSA NEL PUGNO E' VIVA
La Rosa nel Pugno non se la passa bene, ma non è morta. Anzi è viva, nonostante gli errori che sono stati commessi in questi mesi. Dopo la direzione dei giorni scorsi la situazione è più chiara, il soggetto politico Rosa nel Pugno non si trasformerà nell’immediato futuro in unico partito e per il momento SDI e radicali rimarranno distinti. Ma la RnP continua a vivere come soggetto politico e soprattutto conferma la validità della prospettiva politica più generale, quella di dar vita ad una forza laica liberale e socialista autonoma, da costruire sopratutto su grandi battaglie di modernizzazione sia nel campo dei diritti e delle libertà sia sul terreno economico. Usando quello che c’è: la rappresentanza di governo che rimane unitaria. I gruppo parlamentare che può svolgere (forse di più di quanto non abbia fatto finora) un’iniziativa fondamentale per trasformare le tante battaglie politiche in durissime battaglie parlamentari. E già qualcosa.
MILANO, ASSOCIAZIONE “IL SOCIALISTA”, UN RITROVATO CLIMA UNITARIO PER AFFRONTARE LA QUESTIONE SOCIALISTA
La cena di Natale dell’associazione “il Socialista” ha assunto un significato politico, che è andato ben al di là dell’attività ordinaria dell’Associazione. E’ stata l’occasione per rimettere in moto un percorso unitario tra tutti coloro che credono nella necessità di affrontare a Milano, come nel resto del paese, il tema irrisolto della questione socialista. Che è anche il tema dell’assenza in Italia di una forza politica socialista autonoma di tipo europeo. Oltre agli iscritti e ai simpatizzanti dell’associazione, alla cena hanno partecipato in molti, tra loro numerosi esponenti politici dell’area socialista e militanti di diverse formazioni politiche. Invitati da Roberto Biscardini, erano presenti tra gli altri Michele Achilli, Paolo Pillitteri, Giovanni Manzi, Alberto Grancini e Nando Vertemati dello Sdi, Felice Besostri e Carlo Cerami dei Ds, Alessandro Capone e Antonio Perini Segretari provinciali e regionali del Nuovo Psi, Sabino Fusto della segreteria regionale dei socialisti di Bobo Caxi, trattenuto a Roma dallo sciopero dell’Alitalia. Quasi 200 persone che hanno colto l’importanza di questa occasione. Un incontro, come ha detto Roberto Biscardini, che rappresenta un primo passo per avviare da Milano un lavoro comune per la ricostruzione di un’area socialista e liberale. L’associazione “il Socialista”, nata tre anni fa, quando il termine socialista sembrava ancora improponibile – ha spiegato Biscardini - si mette a disposizione come punto di riferimento per un confronto sul tema della questione socialista, aperto a tutti coloro che sono interessati a discuterne e che nell’area socialista dichiarano di riconoscersi. E’ questo il modo concreto per affrontare il tema della necessaria trasformazione edlla sinistra italiana, che si dibatte da più di dieci anni intorno alla questione della contaminazione tra area cattolica a area postcomunista. Che non ha voluto affrontare la questione socialista né dal punto di vista dei contenuti né dal punto di vista di un necessario quanto indispensabile soggetto politico autonomo.
Una sinistra che in Italia inspiegabilmente ha tentato in questi anni di mettere insieme soggetti politici per tradizione e per cultura tra loro molto diversi, come la Margherita e i Ds, in una logica non molto diversa, anche se molto più fragile, del grande accordo di potere stipulato dalla Dc e dal Pci a metà degli anni ’70 e che andò sotto il nome di compromesso storico. Vogliamo verificare – ha detto Biscardini – se tutti insieme, in modo molto aperto e senza pregiudizi, siamo in grado di avviare un percorso per riunire i soggetti e le formazioni politiche tra loro più vicine, a partire da quelle che si ispirano ai contenuti e ai valori delle tradizioni socialiste democratiche, laiche e liberali del nostro Paese. L’appuntamento è ai primi mesi dell’anno prossimo, quando sarà proprio l’associazione culturale “il Socialista”, che chiamerà tutti i socialisti, vecchi a nuovi, a discutere della questione socialista a Milano, dei ritardi e degli insuccessi che la sinistra a Milano ha accumulato negli ultimi 15 anni, ma anche dalla necessità di ripartire proprio da Milano a riparlare di socialismo e di una nuova politica riformista.
LA ROSA NEL PUGNO NON E’ MORTA. Alle amministrative con la lista dello Sdi o quella della Rosa?
Il progetto è valido – hanno dichiarato i rappresentanti dello Sdi e dei Radicali nell’ultima segreteria della Rosa e hanno aggiunto – adesso si cerca la strada per proseguire. A questo proposito la Segreteria della Rosa nel Pugno “ha deciso di portare alla riunione della Direzione, entro sabato 16 dicembre, la proposta di nuove forme per il proseguimento del progetto della Rosa nel Pugno capaci di coinvolgere più ampiamente tutta l'area laica, liberale e socialista che trova sempre meno risposte negli altri progetti politici.”
Se questa è una vera e propria svolta rispetto alla fase di incomprensione e di afasia di questi ultimi sei mesi lo vedremo. Certo è che se si dichiara che il progetto non è morto bisogna anche dimostrare concretamente di volerlo sostenere. Da questo punto di vista la decisioni di presentare alle prossime elezioni amministrative il simbolo dello Sdi e non quello della Rosa del Pugno non sembra certo una mossa coerente.
Ségoléne Royal vince le primarie, adesso deve vincere le elezioni
I socialisti francesi nelle loro primarie interne hanno votato per il candidato che gode, forse proprio perché donna, delle maggiori opportunità per vincere le elezioni presidenziali contro la destra di Chirac e di Sarkozy. Anzi come dice Le Monde adesso ha delle possibilità in più perché ha già dimostrato di saper battere di uomini di rango come Fabius e Strass-Kahn. E poi si chiama "royal "e in Francia questo può contare molto.
Adesso la politica. Viva il Ps francese.Viva Ségoléne Royal.
UN ALTRO PEZZO DELLA CRISI DI SISTEMA
La Lega potrebbe dare l’appoggio esterno al centrosinistra se il governo iniziasse a discutere più o meno di federalismo. Fin qui niente di nuovo. Ciò che c’è di nuovo è che i Ds attraverso il ministro Chiti auspicano il sostegno esterno della Lega o l’ingresso della Lega in maggioranza e fanno alla lega delle precise “offerte”.
Ma questa sarebbe la fine del governo Prodi e di Prodi primo ministro.
IN GERMANIA SI TEME PER LA DEMOCRAZIA
Da un recente sondaggio la Grosse Koalition in Germania ha fatto cadere la fiducia nella democrazia; la stessa cosa accadde già durante la Grosse Koalition dal 1966 al 1969. Ma cosa succederebbe se lo stesso sondaggio si facesse in Italia dove non c'e un governo né istituzionale né di larghe intese?
LA ROSA NEL PUGNO DEVE MORIRE?
Alleghiamo l'appello di Antonio Landolfi: ridiamo subito fiducia e speranza a quanti come Biagio Di Giovanni, in Italia, hanno scommesso sulla Rosa nel Pugno.
Biagio De Giovanni ha ragione: la cultura della sinistra socialista, liberale, laica e radicale era ed è rimasta minoritaria all’interno dell’Unione e scarsamente presente nelle scelte complessive del suo Governo.
Ma è proprio da questa situazione che nasce la Rosa nel Pugno: nuovo partito, in prospettiva, ma nuovo progetto e nuovo modo di fare politica, qui ed oggi.
C’è, e rimane, un grande vuoto da riempire, un’attesa da soddisfare, una domanda di iniziativa e di partecipazione politica cui rispondere.
Per Boselli e Pannella, per noi tutti, è una chiamata in causa; un richiamo alle nostre responsabilità. Non possiamo, da una parte, affermare costantemente l’importanza del progetto e, quindi, la necessità di andare avanti e rimanere, nel contempo, paralizzati dalle nostre dispute interne senza esprimere una sola iniziativa politica comune; “andare avanti” in questo modo ci porterebbe, ben presto, alla bancarotta e prima ancora di avere avviato l’attività dell’azienda.
Un esito siffatto sarebbe devastante e non per la causa del socialismo liberale che rimane, comunque, sul tappeto. Ma per quanti hanno promosso il progetto, in particolare nella componente socialista.
Ma c’è ancora tempo e modo di raddrizzare la barca e di ripartire. Rafforzando dall’interno del Partito Radicale, la dimensione dell’anima comune e il senso pieno della propria, nostra presenza nell’Unione. E facendo riscoprire, ai socialisti, il valore dell’iniziativa, e della battaglia politica e culturale che è poi l’unica a giustificare il ruolo di un socialismo indipendente.
Le occasioni di intervento sono davanti a noi, sono evidenti e urgono: imporre il rispetto dei risultati delle elezioni al Senato, come pregiudiziale rivendicazione di legalità e di democrazia delle istituzioni; i temi “etici” e della libertà di ricerca; il giudizio sulla finanziaria e la nostra politica mediorientale; rilancio di una grande politica ambientale e delle autonomie, questione sia locale sia mondiale; aggiungendo nelle elezioni amministrative anche gli obiettivi della trasparenza e della riduzione del costo della politica.
E fra le tante battaglie garantiste occorre rilanciare –come lui vuole e praticò- anche l’impegno meridionalista ereditato da Giacomo Mancini.
Sta a noi raccoglierle, queste occasioni, queste urgenze. Per ridare subito fiducia e a quanti come Biagio Di Giovanni, in Italia, hanno scommesso, in prima persona, sulla Rosa nel Pugno
Antonio Landolfi, della Direzione Nazionale della RnP
Per sottoscrivere e sostenere l’appello: iniziative@rosanelpugno.it
LA ROSA NEL PUGNO COME FEDERAZIONE DI SOGGETTI?
La Rosa nel Pugno non sembra in grado di trasformarsi in breve tempo da soggetto politico a partito unico, nella forma tradizionale del partito retto sulla democrazia degli iscritti. Ma riuscirà il dibattito interno tra Sdi e Radicali ad avviare il processo verso un partito nuovo, meno tradizionale, in cui oltre gli iscritti potranno contare i cittadini e gli elettori? Esclusa l’ipotesi pannelliana di trasformare la Rosa nel Pugno in un partito radicale più grande, l’unica proposta attendibile è quella di fare della Rosa nel Pugno un centro di aggregazione di soggetti politici diversi. Una federazione che salvaguardando l’autonomia dei soggetti federati riesca ad andare oltre, federandone sempre di nuovi. A quel punto tutti saranno depositari del logo Rosa nel Pugno e avranno disponibilità dell’uso del simbolo. Ma una federazione non può non avere una direzione strategica, un coordinamento politico nazionale e centri di coordinamento politici regionali e locali.
IL PD GUARDA AL SOCIALISMO EUROPEO, PERCHE’ I SOCIALISTI IN EUROPA CONTANO
Scrive Piero Fassino: “Il Partito Democratico italiano non può nascere senza definire la sua collocazione europea. Lo può fare scegliendo tra due opzioni. La prima… Un’altra pare a me più credibile. Ed è agire insieme alle forze riformiste esistenti in Europa per costruire un più ampio campo progressista, un centrosinistra europeo. Per farlo il primo ed ineludibile passo è stabilire un rapporto con la famiglia socialista. Non per un’adesione ideologica alla socialdemocrazia, ma perché è quella oggi l’unica famiglia riformista presente in tutti i Paesi dell’Unione. …” Sembra dire: noi non siamo socialisti, ma ci raccordiamo con i socialisti europei, perché in Europa contano e hanno “una consolidata esperienza di governo.” Veramente un po’ poco e un po’ deludente.
PER IL SOCIALISMO LIBERALE
La nostra associazione e' nata qualche anno, fa in un momento di pieno oscurantismo, per rilanciare la proposta politica del socialismo italiano. Siamo sempre più convinti che la scelta che abbiamo perseguito è stata giusta. E con questo spirito abbiamo sostenuto ogni tentativo politico che nel paese e' andato sinceramente in quella direzione. Prima lo Sdi e poi di conseguenza la Rosa nel Pugno. Oggi siamo di fronte a nuovi problemi e a nuove difficoltà. .Ma vogliamo essere ottimisti e chiari. Si chiami Rosa nel Pugno, si chiami in altro modo, Partito socialista o Partito socialista democratico, ma il punto e' questo: dopo la fine del socialismo realizzato nel comunismo internazionale e perchè finisca anche in Italia nella sinistra l'egemonia postcomunista, una forza politica che si proponga come socialista e liberale può finalmente essere vincente.
CRAXI, UNA VITA, UN’ERA POLITICA
Si avvicinano le vacanze, che possono essere un momento di riflessione e approfondimento sulla storia del socialismo italiano. Vi consigliamo a questo proposito il libro di Massimo Pini, dedicato a Bettino Craxi, alla sua vita politica e al ruolo che ha svolto nel socialismo italiano fino alla distruzione del Psi. Una lettura interessante per capire se le condizioni di riorganizzazione di una forza socialista dopo il ’94 non ci siano state per responsabilità del gruppo dirigente nazionale e locale o perché le condizioni politiche generali erano talmente sfavorevoli da non renderli possibili. Craxi è caduto anche sui suoi errori, ma non c’è dubbio che un insieme di forze hanno lavorato scientificamente per la distruzione di Craxi e quindi del Psi.
Le difficoltà della sinistra socialista
Le difficoltà della sinistra sono tante, divertiamoci ed elencare quelle che per ciascuno di noi sono le difficoltà maggiori. Di linea strategica, per esempio dopo il referendum i socialisti tutti ovunque siano potrebbero sostenure la necessita di un assemblea costituente e non accettare o consentire inciuci. Di linea sui contenuti, la Rosa nel Pugno nonostante le sue difficoltà potrebbe diventare la sede del confronto e della proposta di contenuti socialisti nuovi. Di linea sul progetto, se l’obiettivo è quello dell nacita di una forza, grande possibilmente, del socialismo liberale nel nostro paese perchè non trovarci tutti a discutere le condizioni affinchè questo nuovo partito possa prendere forma, e la Rosa nel pugno poterbbe essere il primo avanposto di questa prospettiva. In giro per l’Italia e nella grandi città soprattutto io penso che sia utile iniziare a discutere e a riunire nelle forme più diverse tutti coloro che dichiarano di riferirsi alla tradizione politica del socialsmo riformista, ne troveremmo tanti al di là dei vecchi steccati.
TANTE RAGIONI PER VOTARE NO NO NO. Ma che brutta la parte di Scalfaro
Sono tante le ragioni per votare no a questa riforma costituzionale. Perchè è un pasticcio, confusionaria senza nè capo nè coda. Non affronta il tema serio del Federalismo, anzi per certi versi è più centralistica, contro i comuni e le regioni soprattutto che non federalista. Il tema della forma di governo confusa. Siamo in un sistema parlamentare, ma il primo ministri ha poteri abnormi, a partire da quella cosa che non c'è in nessun paese del mondo secondo la quale il primo ministro può sciogliere le camere. Anzi una camera sola perchè il senato rimarre in vita, con il risultato che le due camere ad elezioni avvenute potrebbro avere maggioranza molto dievrse. Non c'è nella proposta un vero senato delle regioni. Perchè ad eleggerlo sono i tutti gli elettori senza vincolo con le maggioranze e i governi regionali. Il potere legislativo è un casino e i conflitti davanti alla corte costituzionale saranno moltissimi. E molte altre incongruenze compresa la balla della diminuzione dei parlamentari. Cosa sacrosanta ma secondo questo testo entrerebbe, se entrerà, in vigore soilo nel 2016. Anche noi l'abbiamo più volte proposta nelle varie bicamerali e nei nosti testi di modifica costituzionale, ma c'è da domandarsi e veramente un grande problema? Penso proprio di no. Di frnte alla crisi del sistema tra non molto l'unico baluardo affinche il parlamneto non sia del tutto omologato alle oligarchie dei partiti sono i parlamnetari. Ma poi la democrazia si misura sul numero di parlamentari? O peggio ancora il bilancio dello stato si misura sull'emolumento dei noi rappresentanti?
Ma se perdiamo una bella responsabilità se la deve prendere Oscar Luigi Scalfaro che nella battaglia per il No ha rappresentato la conservazione e non la verità.
MILANO. LA ROSA NEL PUGNO PER RIUNIRE FORZE LAICHE E SOCIALISTE
“Il progetto della Rosa nel Pugno come forza alternativa alla sinistra cattocomunista e a quella massimalista, non è incompatibile con l’esigenza tuttora esistente di riunire le forze laiche e socialiste disperse tuttora in diversi partiti.”
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini, che ha aggiunto: “Ciò vale soprattutto in Lombardia e a Milano, dove l’ennesimo insuccesso del centrosinistra è tutto da ascrivere alle responsabilità di una sinistra massimalista e illiberale che poco ha a che fare con la storia del riformismo liberale e socialista di questa città. A Milano la Rosa nel Pugno può aprire il dialogo con tutte le forze e le personalità politiche che si richiamano alla cultura liberale, laica e socialista per un progetto della città che vada oltre il conservatorismo della destra e della sinistra. In questo senso poco importa discutere di una cosa che non c’è come il partito democratico”.
APPELLO PER PER BISCARDINI E PER LA ROSA NEL PUGNO A MILANO
Firmato da: Michele Achilli, Remo Arduni, Giovanni Baccalini, Giacomo Benevelli, Giancarlo Bentivoglio, Carmelo Bongiovanni, Andrea Cassone, Maria Teresa Coglitore, Enzo Collio, Achille Cutrera, Antonio De Marco, Ersilio Del Ninno, Remo Galetti, Fabrizio Garavaglia, Franco Garbini, Fiorenzo Grassi, Roberto Festa, Pia Locatelli, Federico Lottersberger, Elio Luraghi, Massimo Mariotti, Walter Marossi, Andrea Monzani, Simona Morini, Giovanna Moscatelli, Mario Raimondo, Vito Redaelli, Giovanni Scirocco, Clara Sestilli, Luca Solari, Anna Speranza, Renato Tacconi, Nicola Vasile, Luigi Vertemati, Mario Viviani
Cari amici, la Rosa nel Pugno, nata dall’alleanza tra socialisti, radicali e personalità del mondo politico e della cultura che credono nelle idee del socialismo liberale, è stata decisiva nelle recenti elezioni politiche per sconfiggere il centrodestra.
Nella sola città di Milano ha ottenuto più di 31 mila voti pari al 3,8 % e nel centro storico ha raggiunto quasi il 6% dei consensi.
Questo risultato destinato a crescere sarà decisivo il 28 e 29 maggio per dare alla nostra Città un governo di centrosinistra e per eleggere un gruppo di consiglieri comunali in rappresentanza delle forze del socialismo riformista, laico e radicale.
Ci rivolgiamo a voi per chiedere di sostenere alle prossime elezioni amministrative la Rosa nel Pugno e dare l’unica preferenza che si può esprimere a Roberto Biscardini, noto dirigente politico, architetto, già consigliere e assessore regionale, Senatore nell’ultima legislatura.
Biscardini ha le qualità e l’esperienza per impegnarsi affinché Milano sia capace di valorizzare le straordinarie energie creative e professionali presenti nella Città e riscopra il valore delle grandi realizzazioni, proprie di una grande città europea, e dei grandi progetti dentro un disegno strategico complessivo che garantisca qualità degli interventi, riduzione del traffico, lotta agli inquinamenti, difesa degli interessi collettivi e sociali dei cittadini.
Vota il simbolo della Rosa nel Pugno, scrivi BISCARDINI.
MILANO. TRASFORMIAMO LE ZONE IN VERI E PROPRI MUNICIPI
Roberto Biscardini intervenendo lunedì 15 maggio ad un’assemblea alla Comasina ha detto:
“La Rosa nel Pugno vuole trasformare gli attuali Consigli di zona in veri e propri Municipi sul modello già esistente a Roma e in modo ancora più deciso a Parigi. Solo così – ha aggiunto Biscardini – i gravi problemi delle periferie urbane, la qualità della vita nei quartieri più popolari, i problemi della casa, dei servizi sociali, degli anziani e della sicurezza possono essere affrontati con un impegno amministrativo più qualificato e più incisivo. Palazzo Marino non è più in grado di arrivare a tutto e di rispondere a tutte le esigenze del territorio. Vogliamo nove nuovi Municipi, vicini ai bisogni del cittadino. Ognuno di loro avrà circa 150 mila abitanti e saranno Comuni della dimensione di Sesto, di Monza e di quelli maggiori della Lombardia. Il Comune di Milano – ha concluso Biscardini - dovrà dedicarsi ai grandi interventi strategici e al coordinamento delle politiche sovracomunali, per il governo dell’area metropolitana, nella prospettiva del superamento della Provincia.”
LA ROSA NEL PUGNO VERSO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI MAGGIO
Dopo il voto si è aperto il dibattito sul futuro della Rosa nel Pugno intorno a questi temi: perchè il risultato è minore rispetto alle aspettative, in che tempi e modi si potrà dar vita ad una nuova forza politica liberalsocialista, come affrontare le prossime elezioni amministrative del 28 maggio. Apriamo un confronto anche tra gli amici della nostra associazione, chiaramente e convinta sostenitrice della Rosa nel Pugno, a partire da una frase tratta dall’intervento di Biscardini alla riunione della Direzione di mercoledì 19 aprile: le elezioni amministrative non sono elezioni di serie B, i comuni, le province e le regioni non sono una parte dello stato di serie B rispetto ad uno stato centrale e centralista di serie A, primo dovere di un partito è affrontare le scadenza della politica secondo le regole che la democrazia impone, quindi affrontiamo le prossime elezioni del 28 maggio con lo stesso entusiasmo con il quale abbiamo fatto le elezioni politiche del 10 aprile e organizziamo la presenza del nuovo partito negli enti locali e su tutto il territorio nazionale.
LA ROSA NEL PUGNO ANCHE ALLE AMMINISTRATIVE
Il nuovo banco di prova per la Rosa nel pugno è costituito dalle elezioni amministrative e provinciali dove elettrici ed elettori si attendono una nostra riconfermata presenza. Gli esponenti della RnP nella prima giornata dei lavori della riunione straordinaria della direzione nazionale, convocata a Roma all’hotel Palatino mercoledì 19 aprile, ribadiscono la validità del progetto che unisce socialisti e radicali. L’obiettivo è quello di definire i tempi e le tappe di un processo costituente per il nuovo soggetto politico.
SCUOLA: LETTERA DI ALCUNI DOCENTI UNIVERSITARI AD ANGIUS
Nel dibattito con Prodi, il Primo Ministro ha dichiarato che la meravigliosa riforma dell’università aprirà le porte ai giovani e che è finito il tempo dei concorsi in cui passano solo gli amici dei baroni. E’ una frottola gigantesca, non vi è nulla, ma proprio nulla nelle leggi promosse da questo governo che faccia anche un minimo passo in queste direzioni. Al contrario la cosiddetta riforma imbarca chiunque non abbia vinto un concorso da 15 anni, mentre ai “baroni” è data discrezionalità vastissima su tutti i nuovi ingressi a contratto. Ma si può continuare così? C’è davvero qualcuno che vuole altri cinque anni del governo delle imposture? Se sei d’accordo con queste affermazioni, invia una mail a c.angius@repubblica.it
LA ROSA NEL PUGNO E’ LA CASA DI TUTTI I SOCIALISTI
Oggi primo aprile a Milano hanno aderito alla Rosa nel Pugno molti compagni socialisti che negli ultimi anni avevano fatto scelte diverse. Si tratta di socialisti che hanno militato negli ultimi anni in Forza Italia, nei Ds, nel Nuovo Psi ed altri ancora che invece dal ’94 erano usciti dalla vita politica attiva. Tra i nomi più significativi: Pasquale Cioffi presidente della zona 7 di Milano, Michele Coloru del Nuovo Psi, Franco D’Alfonso Michele Achilli, Achille Cuprea, Guido Martinotti e Giovanni Baccalini. Secondo Roberto Biscardini la Rosa nel Pugno, che è il simbolo dell’Internazionale socialista, sarà presto anche in Italia la casa di tutti i socialisti.
SI VOTA PER LE LISTE E NON SOLO PER I LEADER
Il proporzionale senza preferenze è un disastro, ma comunque è proporzionale, quindi gli elettori non troveranno sulla scheda la possibilità di votare né Prodi né Berlusconi. Devono esprimersi votando un partito o una lista. Questo cambia le regole del gioco: ogni partito chiedendo un voto per sé ha il dovere di spiegare perché è in una coalizione anziché nell’altra, ma ha anche il dovere di spiegare le differenze con i partiti della sua stessa coalizione. Tutti coloro che non vogliono votare centrodestra, ma vogliono una sinistra diversa possono votare la Rosa nel Pugno, il simbolo della prospettiva liberalsocialista.
I SOCIALISTI LASCIANO CRAXI E ADERISCONO ALLA ROSA
Trasmigrazione dal partito dei Socialisti di Bobo Craxi verso la Rosa nel pugno. Quasi la metà, secondo quanto annuncia Giuseppe Graziani, della direzione nazionale e presidente di Iniziativa riformista. Graziani ha informato che dopo la decisione di Bobo Craxi di candidarsi in quota Ds, lo hanno seguito 80 consiglieri nazionali su 180, e 18 membri della direzione nazionale su 40. “La Rosa nel pugno - ha affermato Graziani - è l'unico approdo naturale per tanti socialisti come noi, che sin dal Congresso del Nuovo PSI svoltosi il 21-22-23 ottobre hanno inteso lasciare la fallimentare esperienza con la CDL per costruire uno spazio politico socialista, laico, riformista nel centro-sinistra”.
PARTE LA CAMPAGNA DELLA ROSA NEL PUGNO
In molti comuni d'Italia è partita la campagna elettorale per la Rosa nel Pugno. Volantinaggi, banchetti, gazebi e manifesti per spiegare che questo è il simbolo dei socialisti dei radicali e di tutti quelli che vogliono un Italia civile, laica e liberale. All'insegna di alcune parole d'ordine chiare: salario minimo per tutti i disoccupati, pacs, no ai finanziamenti dello Stato alle scuole private.
E i primi ad essere preoccupati e infastiditi della Rosa nel Pugno sembrano essere i Ds.
NO AL FINANZIAMENTO DELLE SCUOLE PRIVATE
’’Abolizione del bonus per le scuole private’’ perche’ anticostituzionale e no alle scuole ’’confessionali’’ che rappresentano un grande rischio sul terreno dell’integrazione’’. Lo ha dichiarato Enrico Boselli, che avverte: “Noi ribadiamo di essere nettamente contrari al finanziamento delle scuole private, paritarie o no che siano". Il primo obiettivo deve essere quello di garantire ’’una buona scuola pubblica’’, ma per raggiungerlo ’’c’e’ bisogno di denari’’. Ovviamente, in uno Stato moderno deve essere garantita ’’la liberta’ di insegnamento ed una qualita’ delle scuole non statali sufficiente’’, ma ’’quello che mi preoccupa e’ che la liberta’ di insegnamento sia garantita rispettando la Costituzione’’.
PRIMARIE MILANO. VINCE FERRANTE, ALTA L’AFFLUENZA
Sarà Bruno Ferrante il candidato del centrosinistra nella sfida con Letizia Moratti per la carica di sindaco di Milano. Gli elettori dell’Unione hanno partecipato numerosissimi alle primarie. Secondo i gli organizzatori sono 82.496 le persone che si sono recate nei 124 seggi aperti in tutta la città. L’ex prefetto (appoggiato dall’ampia coalizione della maggior parte dei partiti di centrosinistra) ha attestato la proprio vittoria sui concorrenti con il 67,85% dei consensi. A Dario Fo (sostenuto da Rifondazione comunista) è andato invece il 23,09% delle preferenze. Più staccati poi Milly Moratti (espressione di una parte dei Verdi) con il 5,78% e Davide Corritore (indipendente) con il 3,28.
IL GIORNO DELLA MEMORIA
Il 27 gennaio si celebra il sesto Giorno della memoria, in ricordo dello sterminio del popolo ebraico, dei deportati militari e dei politici italiani nei campi nazisti. Tale progetto venne attuato dal Terzo Reich nel corso della seconda guerra mondiale e realizzato con la collaborazione dei governi o dei movimenti politici di altri Stati; venne interrotto dalla vittoria militare dell’Alleanza degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza. Perché questa data, diventi un forte e comune ammonimento contro tutti coloro che sono stati i persecutori di troppe vittime innocenti, e nello stesso tempo, sia utile a far riflettere su tutti i nobili valori, necessari ad ogni società civile.
SUCCESSO DEI SOCIALISTI NELLE ELEZIONI IN CILE
Michelle Bachelet è il nuovo presidente del Cile. La leader socialista si è infatti imposta, in occasione del ballottaggio tenutosi domenica 15 gennaio, sul candidato della coalizione del centrodestra Sebastian Pinera. Bachelet ha conquistato oltre il 53% dei voti contro il 47% scarso del suo avversario. Il numero uno del partito conservatore ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con Bachelet per la vittoria. Il centrosinistra governa in Cile ormai da sedici anni. Bachelet è il quarto presidente consecutivo eletto nelle fila del partito socialista. Per il continente sud-americano si tratta della prima volta in assoluto di una donna eletta capo dello stato.
APPELLO DI BIAGIO DE GIOVANNI A SOSTEGNO DELLA ROSA NEL PUGNO
Che la Rosa nel Pugno non si spenga sul nascere, per questo noi ci appelliamo alle donne e agli uomini civili di questa Italia che ha bisogno di una forza liberale, socialista, laica e radicale, punto di convergenza di nobili tradizioni, le quali divise, disperse, introverse non riescono più a far sentire la loro voce, e rischiano di rimaner sottoposte a sistemi di potere nei quali sempre più pericolosamente si riducono le possibilità del confronto pubblico democratico.
Che alla Rosa nel Pugno sia data la possibilità di vedersi affidata dagli elettori la forza necessaria per aggregare quell’Italia civile che vuole la rinascita del paese. La Rosa nel Pugno ha già fatto, con assoluta convinzione, la sua scelta di campo per le prossime elezioni politiche. Ora vuole contribuire a dare a quel campo un contenuto liberale socialista, laico e radicale, capace di parlare a chi vuole la vittoria di una religione civile che possa far uscire l’Italia dal vicolo cieco in cui sembra rinchiusa.
Che sulla Rosa nel Pugno si riapra il dibattito pubblico, oscurato da un’informazione che ha rinunciato a interpretare le ragioni della sua costituzione, e sembra anche così aver scelto invece di esprimere quelle di un sistema politico che si involve sempre più, guardando solo al proprio interno.
I firmatari di questo appello, di diversa provenienza culturale e politica, e forti proprio di questa diversità, invitano gli italiani a far sentire la loro voce, di liberali e di democratici, di credenti attenti alla laicità dello Stato, di radicali memori delle grandi battaglie civili che hanno cambiato il paese, di socialisti eredi di una tradizione che non si è mai riusciti ad oscurare e che oggi può avere tutta la forza per tornare in campo.
Queste forze, queste idee tornano a manifestarsi dopo una lunga apparente eclissi, finalmente unite, rinforzate come annunci di una evoluzione radicalmente civile e democratica. Sono, questi, annunci di un futuro ben diverso da quello che troppe rovine del passato sembravano cancellare dall’orizzonte italiano, e non solo.
La Rosa nel Pugno appare oggi come il concepimento in corso di una nuova possibile grande Riforma, anziché il continuare a raschiare il fondo consunto della botte del vecchio possibile. Occorre, vale la pena accorrere per soccorrerne quanto meno il difficile, prezioso, inizio del cammino della Rosa nel Pugno.
È quanto, con questo appello, decidiamo noi stessi di tentare, di fare, di proporre a quanti condividessero questi nostri sentimenti e valutazioni.
Per aderire all’appello, manda una mail a il socialista@virgilio.it indicando nome, cognome e professione
Primi firmatari Alessandro Figà Talamanca, Ordinario di Matematica, Università La Sapienza di Roma Corrado Bohm, Professore Emerito di Teoria e Applicazione delle macchine calcolatrici all’Università "La Sapienza" di Roma Carla Rossi, Ordinario di Statistica, Università “Tor Vergata” di Roma Romano Scozzafava, Ordinario di calcolo delle probabilità, Università La Sapienza di Roma Alfonso Vignoli, Ordinario di Matematica, Università Tor Vergata di Roma Gino Roghi, Ordinario di Analisi Matematica, Università La Sapienza di Roma Stefano Marchiafava, Ordinario di Geometria, Università La Sapienza di Roma Carlo Flamigni, Ordinario di Ginecologia e Ostetricia, Università di Bologna e membro Comitato Nazionale di Bioetica Gilberto Corbellini, Ordinario di Storia della medicina Demetrio Neri, Ordinario di Bioetica; Giulio Cossu, Ordinario di Istologia ed Embriologia Antonino Forabosco, Ordinario di Genetica Medica Francesco Orzi, Ordinario di Neurologia Niccolò Figà Talamanca, Giurista Fabrizio Bolletta, Ordinario, Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Antonio Cavicchia Scalamonti, Professore Ordinario di Sociologia presso l’Università "La Sapienza" di Roma Ernesto Damiani, Ordinario di Informatica, Dipartimento di Tecnologie dell’informazione Università di Milano Anthony L. Johnson, Ordinario di Letteratura inglese Antonello Miranda, Professore Straordinario di Diritto Privato Comparato presso l’Università degli studi di Palermo Gian Carlo Montanari, Ordinario di Tecnologie Elettriche Innovative Mario Montorzi,Ordinario di Storia del diritto medievale e moderno -Facoltà di Giurisprudenza Giovanni Sindona, Ordinario di Chimica Organica, Dipartimento di Chimica Gian Domenico Sorarù, Ordinario di Scienza e Tecnologia dei Materiali Mino Vianello, Ordinario di Sociologia Economica Paolo Beltrame, Ordinario di Processi e Impianti chimici, Milano Carlo Bernardini, Ordinario di Fisica Roma La Sapienza Pierangiolo Berrettoni, Professore Ordinario di Linguistica Generale Università di Pisa Franco Brezzi, Ordinario di Analisi Matematica, Pavia Gabriele Mazzacca, Emerito di Gastroenterologia Federico II, Napoli Antonio Scalia, Ordinario di Fisica Matematica, Catania Renato Spigler, Professore Ordinario di Analisi Matematica Facoltà di Ingegneria a "Roma Tre " Vittorio Villa, Ordinario di Filosofia del Diritto, Palermo Amedeo Alpi, Ordinario di Agraria, Pisa Luciano De Bonis, Associato di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università del Molise Bruno Filippone, Professore Ordinario di Lingua Inglese, Napoli Luigi Pepe, Ordinario di Storia delle matematiche, Ferrara Paolo Costantino, Professore ordinario di Biologia Molecolare, "La Sapienza" di Roma Giorgio Gambosi, Ordinario di Informatica, Dipartimento di matematica presso l’Università di Tor Vergata di Roma Daniele Cusi, Ordinario di Nefrologia, Università di Milano Gianfranco Pasquino, Ordinario di Scienze Politiche, Università di Bologna Salvatore M. Aloj, Ordinario di Patologia Molecolare Universita’ di Napoli Federico II Giacomo Ghiringhelli, Associato di Fisica Sperimentale Politecnico di Milano Augusto Muracchini, Professore Ordinario di Fisica Matematica presso l’Università degli studi di Bologna. Angelo Gilio, Professore Ordinario di Calcolo delle probabilità presso l’Università degli studi "La Sapienza" di Roma Giuseppe Anachini, Ordinario di Analisi Matematica, Fac. Ingegneria, Firenze Sergio Bernasconi, Ordinario di Pediatria Mario Ciampolini, Prof. Università di Firenze Valerio Giannellini, Docente Universitario Univ. Firenze Carlo Alberto Graziani, Ordinario di Diritto Privato, Università di Macerata
LA MARCIA DI NATALE NON MINACCIA LA SICUREZZA DEL CITTADINO
Non solo una richiesta di clemenza per tanti cittadini che nelle carceri italiane vivono in condizioni disumane. Non solo un appello perché nelle carceri italiane possa riprendere con la riduzione delle presenze un percorso di riabilitazione che la nostra costituzione impone. (Già molti di coloro che vogliono difendere la vecchia costituzione contro la nuova si sono dimenticati l’art.27 sulla rieducazione del condannato.) Non solo per ridurre il numero dei processi pendenti per consentire alla giustizia di riprendere il suo corso, colpendo i crimini più gravi e pericolosi. Ma una marcia contro una giustizia che fa finta di funzionare ma non funziona, per tutelare proprio la sicurezza e l’incolumità dei cittadini. Oggi nelle carceri italiane con ci sono i delinquenti veri. Quelli sono fuori, protetti dai grandi avvocati, quelli riescono a trascinare i processi e per loro arriva sempre la prescrizione del reato. Adesso il governo per i reati finanziari ha abbassato anche i tempi della prescrizione, quindi oggi nel nostro c’è non una amnistia giusta per i reati minori ma un amnistia ingiusta per i reati gravi. Oggi in carcere ci sono tanti stranieri spesso colpiti da reati poco gravi, in attesa di giudizio, perché non si conoscono le loro generalità, perché non parlano italiano, perché non hanno il permesso di soggiorno. Per loro non occorre il carcere, per loro occorre o l’estradizione o il recupero e inserimento sociale se sono innocenti. In carcere ci sono tanti giovani tossicodipendenti, per loro non occorre il carcere, per loro occorrono delle strutture sanitarie sociali di riabilitazione. Oggi le nostre carceri non sono più il luogo dove il reo sconta la pena, ma il parcheggio infernale di un sistema sociale in crisi.
ANTONIO FAZIO SI E’ DIMESSO
Sono state formalizzate la mattina del 20 dicembre davanti al Consiglio superiore della Banca d'Italia le dimissioni annunciate il giorno prima dal governatore Antonio Fazio. Intanto il Consiglio dei ministri ha varato gli emendamenti alla legge sul risparmio. La reggenza di Bankitalia è stata affidata a Vincenzo Desario, direttore generale dell'istituto, che assume la funzione di governatore "facente funzioni", al posto di Antonio Fazio. Nel corso della riunione il Consiglio superiore di Palazzp Koch non ha affrontato il nodo del nome da designare per il prossimo incarico di governatore. L'assise dei "saggi" di via Nazionale è stata riconvocata per il 26 gennaio prossimo.
ARRESTATO GIANPIERO FIORANI
Gianpiero Fiorani e altri quattro dirigenti di BPI sono stati arrestati la notte del 13 dicembre per associazione a delinquere, riciclaggio, aggiotaggio, appropriazione indebita e finanziamento occulto a politici nazionali. Fiorani ha avuto in questi anni complicità interne alla banca ed esterne, tra personaggi politici come nella Banca d’Italia. Hanno pagato tutto questo gli azionisti versando negli utlimi anni 1,7 miliardi in aumenti di capitale per un titolo che in 3 anni ha perso in borsa il 40% e i clienti della banca, oggetto di sottrazione indebita di patrimoni e di addebito di spese e commissioni inesistenti.
DISCRIMINAZIONI CONTRO LA ROSA NEL PUGNO
I Senatori e i Deputati dello Sdi insieme ai dirigenti dei Radicali hanno manifestato martedì 29 novembre davanti al Senato contro la legge elettorale che discrimina la lista della Rosa nel Pugno, in quanto obbliga solo questa formazione politica a raccogliere le firme che devono essere con notevoli costi autentificate attraverso cancellieri e notai. La legge elettorale vuole impedire di fatto la partecipazione di questa formazione politica alla campagna elettorale.
CHE FINE FANNO I LABURISTI IN ISRAELE?
Data la svolta di Sharon i laburisti possono essere penalizzati dal voto ma anche premiati, a condizione che l’opinione pubblica riconosca nei laburisti un ruolo determinante nella futura coalizione di governo. Una cosa è certa. La politica di Sharon per quanto riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese è diversa da quella dei laburisti e non gode tuttavia della fiducia del popolo palestinese.
DEVOLUTION. UN IBRIDO PERICOLOSO E CONFUSO
La riforma costituzionale approvata dalla maggioranza deve essere annullata dal referendum, perché è una mostruosità e un ibrido pericoloso e confuso, che non definisce in modo chiaro né la forma di governo né la struttura dello Stato. Un ibrido che produrrà solo conflitti fra poteri centrali e poteri locali, fra esecutivo e legislativo. Tutti i partiti della maggioranza hanno voluto infilare la propria bandierina e alla fine il prodotto è un’accozzaglia che non garantisce né la conservazione del sistema che abbiamo nè la sua necessaria modernizzazione.
CARCERI SOVRAFFOLLATE, MA IL GOVERNO NON APPLICA LE LEGGI CHE HA APPROVATO
Il 32% dei detenuti nei sovraffollati istituti penitenziari italiani è costituito da stranieri, ma molti di questi potrebbero essere espulsi anziché detenuti. La legge Bossi Fini prevede infatti che chi deve scontare una pena inferiore ai due anni possa essere rinviato al suo paese di origine. Purtroppo, il magistrato di sorveglianza, che dovrebbe disporre l’espulsione, ottiene le informazioni in tempi così lunghi che, praticamente, queste persone scontano di fatto tutta o gran parte della pena, continuando ad affollare le nostre carceri. Sempre in base alla stessa Legge, nelle carceri dovrebbero operare mediatori culturali a vantaggio degli stranieri detenuti, ma il loro numero è totalmente insufficiente.
I SOCIALISTI CONTRO LA FINANZIARIA
Questa finanziaria è l’ultimo tassello di una politica economica fallimentare ed il giudizio di molti organismi internazionali, a partire dal Fondo Monetario, sulla poca credibilità dei nostri conti pubblici, ne è la conferma. Le prime Finanziarie del Governo Berlusconi - ha dichiarato il Sen. Biscardini intervenendo nel dibattito in Aula sul maxiemendamento alla Finanziaria - si caratterizzavano per la cosiddetta finanza creativa. L’ultima può essere definita semplicemente di "finanza elettorale", come dimostra anche il colpo di teatro dei cosiddetti aiuti alla famiglia: mille euro per i nati nel 2005, sperando di raccogliere un po’ di voti per il 2006. Una politica della famiglia davvero a breve termine
SEGRETERIA PROVINCIALE SDI. PER ORA FERRANTE PROPOSTO SOLO DA DS E MARGHERITA
Lo Sdi e´ pronto a presentare un proprio candidato, insieme a Nuovo Psi e radicali, alle primarie dell´Unione per Milano. La decisione e´ stata presa dalla segreteria provinciale del partito che si e´ riunita la mattina del 5 novembre. ´´Per ora - ha sottolineato il senatore Roberto Biscardini - Ferrante e´ il candidato di Margherita e Ds, in solitaria autonomia rispetto all´Unione, tanto che all´Unione non e´ stato presentato´´. Quindi ´´ci siamo riservati di individuare un nostro candidato alle primarie, anche se puo´ succedere di tutto. Si puo´ aprire una discussione con l´ex prefetto, ma ancora non sappiamo quali progetti vuole realizzare per la citta´´.
NASCONO I COMITATI PER L’UNITA’ SOCIALISTA
Il nuovo soggetto socialista e radicale proposto dallo Sdi, ha raggiunto in pochi mesi due importanti obiettivi. Ha avviato il processo di unità socialista e ha riportato i radicali nell’area originaria del socialismo democratico e liberale. Adesso bisogna proseguire per riportare nel nuovo soggetto socialista tutti i socialisti che ancora non vi hanno aderito, quelli che sono rimasti nel Nuovo Psi, quelli che sono ancora in altri partiti e quelli che in tutti questi anni erano andati ad ingrossare le fila dell’astensione. Tra i compagni si riallacciano nuovi rapporti, nascono comitati per l’unità socialista e la maggioranza dei socialisti dimostra di voler chiudere la pagina delle divisioni.
UN CONGRESSO IMPORTATE PER L’UNITA’ DEI SOCIALISTI
Dichiarazione del sen. Roberto Biscardini dell’esecutivo nazionale dello Sdi.
"Per ora non poteva che finire così. - Ha dichiarato Biscardini immediatamente dopo la conclusione del congresso del Nuovo PSI - La maggioranza del congresso era a favore dell’unità socialista e dell’alleanza con lo Sdi e i radicali. L’orientamento della stragrande maggioranza degli interventi sono stati a sostegno della linea espressa da Bobo Craxi e al di là degli aspetti formali questo è il dato politico significativo. Questo congresso apre una prospettiva nuova sulla strada della costruzione dell’unità di tutti i socialisti ed ha risposto ad una domanda politica che non poteva essere rinviata.
DEVOLUTION. VERSO UN NUOVO REFERENDUM?
La CdL approva la sua riforma costituzionale e la passa al Senato per l’ultimo e definitivo passaggio. Già la prossima settimana sarà in Commissione a Palazzo Madama.
Mentre il centrodestra esulta, Prodi attacca “Oggi è veramente un grande passo indietro del Paese. Solo il popolo italiano intero, col referendum, lo potrà correggere”. Se la devolution passerà in Senato, dovrà infatti essere confermata da un referendum popolare. Saranno in quel caso i cittadini italiani a decidere con il loro voto, se affondarla o meno.
COME INTERPRETARE QUESTO VOTO?
Si completa lo scrutinio delle primarie: gli elettori sono 4.311.149 e Prodi si attesta sul 74,1% del totale. Arrivano anche i risultati definitivi regione per regione. In sintesi: Prodi stravince al nord, ma al sud regala voti a Mastella; Bertinotti, costante in tutta Italia, ottiene il miglior risultato in Umbria e il peggiore in Emilia Romagna: expolit di Di Pietro in Molise: Pecoraro piace più nel Meridione: Scalfarotto supera l'1% in Veneto, Simona Panzino mai.
SODDISFAZIONE DEI SOCIALISTI PER L’ACCORDO TURCHIA-UE
I 25 Paesi membri hanno in questi giorni approvato il documento sull'avvio dei negoziati di adesione della Turchia all'Unione europea scaturito da un accordo a quattro tra Gran Bretagna, Turchia, Austria e Cipro. L'accordo è stato raggiunto sulla base di un testo che accoglie le esigenze di Ankara, Nicosia e Vienna: la Turchia vede sparire la possibilità di accedere all'Ue solo attraverso un «partenariato speciale» (a vantaggio, quindi, della piena adesione), e l'obbligo di acconsentire l'accesso di Cipro alle organizzazioni internazionali. Su richiesta austriaca, invece, c'è «un rafforzamento» della verifica della «capacità di assorbimento dell'Ue» di nuovi membri.
BLAIR: PREPARARSI ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE E PUNTARE SULL’EDUCAZIONE
Tony Blair ha enunciato ieri il suo programma politico, tutto volto a preparare il paese alle sfide della globalizzazione. Blair intende intensificare i colloqui sul commercio mondiale, aprendo i mercati dei ricchi ai poveri del mondo. Secondo il primo ministro inglese, bisogna accettare l’immigrazione e respingere ogni forma di chiusura. Ha proposto di «proteggere i lavoratori con regolamenti, le aziende con i sussidi del governo, le industrie con i dazi, perché la concorrenza non può essere chiusa fuori, ma solo battuta». Secondo Blair è importante puntare sull’educazione: spendere di più per le scuole, perché la garanzia del futuro economico del paese sta nella «conoscenza, qualificazione, intelligenza»
LA GERMANIA DOPO IL VOTO
La CDU non ha vinto e L'SPD non ha perso, sconfessando ogni previsione. Adesso si apre la partita di un governo di coalizione che può coinvolgere insieme ai socialdemocratici, la sinistra radicale Linke, i liberaldemocratici FDP o il partito della Merkel aprendo così la strada della grande coalizione.
Tanti politologi italiani gridano allo scandalo perchè verrebbe sconfessato il bipolarismo, ma i cittadini tedeschi hanno votato secondo coscienza, utilizzando il proporzionale per non dare una vittoria sicura nè alla CDU nè all'SPD. Hanno votato proprio contro il bipolarismo.
Viva il proporzionale.
UNITA’ SOCIALISTA
I prossimi mesi saranno decisivi per capire se c’è una vera volontà da parte di tutti i socialisti italiani di rimettersi insieme per fare ciò che non si è fatto in molti anni, dal 1994 ad oggi quando finì l’esperienza del Psi. D’altra parte la crisi della politica italiana, prima ancora della crisi stessa del bipolarismo, sta mettendo in evidenza come in Italia la vera anomalia non sia l’assenza di un partito di centro, ma l’assenza di un partito socialista e socialdemocratico, con un cultura di governo ed espressione di una politica in grado di ottenere i consensi anche di una parte importante dell’elettorato non di sinistra. La nostra associazione è nata con questo obiettivo.
LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UNO SCONTRO DI CIVILTA’?
La guerra al terrorismo non è una guerra imperialista, né uno scontro di civiltà. La guerra di oggi, secondo Paul Berman, autore del libro "Terrore e liberalismo" (Einaudi, 2004), non è nulla di inedito: è il proseguimento della Seconda guerra mondiale, è la battaglia tra le forze libertarie e i totalitarismi. L’Islam è solo l’arena in cui al momento questa guerra si combatte. L’autore descrive le correnti e i conflitti interni al radicalismo islamico e illumina i punti di contatto tra movimenti politici diversi, rivelando come l’estremismo islamico ricordi a tratti episodi ben noti della storia americana e europea.
PERCHE' I NOSTRI MILITARI DEVONO TORNARE?
I nostri militari -dice Biscardini, che nei giorni
scorsi si è recqto in Iraq nell´ambito di una missione
delle commissioni Esteri e Difesa del Senato- stanno
svolgendo un ruolo importante sia sul piano umanitario
che nell´addestramento delle forze di esercito e
polizia irachene. i nostri militari sono l´unico punto
di riferimento concreto di un processo di
democratizzazione e sostegno delle istituzioni e della
nuova classe politica eletta il 30 gennaio. I nostri
militari sono portatori di cultura democratica, in un
percorso che non si conclude da un giorno all´altro.
Ma allora perchè i nostri militari dovrebbero tornare?
Pera attacca i matrimoni gay
Il presidente del Senato in Spagna incontra Aznar e attacca Zapatero: "E' il trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i capricci in diritti. Non sono conquiste civili""
L'Unione: a ottobre le primarie.
L’8 e il 9 ottobre si terranno le primarie per la premiership del centrosinistra.
Quello che ci si chiede ora è a chi servono. A tutti o solamente a Prodi per essere legittimato completamente e “regnare governando”?
Quali sarebbero le opzioni? Ormai è scontato che solo lui al momento può rappresentare la mediazione tra le varie forze dell’Unione. E nonostante le lotte degli ultimi mesi sembra chiaro che Prodi è anche l’unica opzione per la Margherita; tutto sommato Dl ha molto più in comune col professore che con Bertinotti o chiunque altro.
A questo punto non sarebbe stato meglio lavorare subito insieme su un programma?
Referendum: non raggiunto il quorum
I quattro referendum per cancellare alcune parti della legge sulla procreazione assistita non hanno raggiunto il quorum. Secondo il Viminale ha votato soltanto il 25,9% degli aventi diritto.
La Costituzione stabilisce che, per la validità dei referendum, deve recarsi alle urne almeno il 50% più uno degli elettori. Norma già criticata dai sostenitori dei referendum, secondo i quali quel limite fissato di validità è viziato dall'astensionismo fisiologico che oscilla fra il 25 e il 40% degli elettori.
E’ stata una vittoria per l’astensionismo e per la Chiesa. Ma ora che ci ritroviamo con una delle legislazioni più rigide in Europa, cosa farà il Parlamento?
L'ULIVO SENZA PACE
Nel centrosinistra e nella Fed dopo la decisione della Margherita, quasi inrevocabile, di presentare la propria lista alle elezioni del 2006, si è riaperta la tensione. Prodi invece che cercare un'intesa per ricomporre il ricomponibile butta benzina sul fuoco e senza concordare con nessuno le prossime mosse rilancia le primarie che aveva qualche mese fa scartato. Ma questo riapre un nuovo conflitto anche con i DS.
SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA
Schroeder va al voto anticipato dopo la sconfitta della Spd nel NordReno-Westfalia. Una decisione coraggiosa che gli consentirà forse di rimontare. Ma sul suo percorso ci sono due ostacolio: uno esterno rappresentato dal nuovo leader della Cdu, una nuova donna di ferro, Angela Merkel e l'altra viene dall'interno. Riguarda l'ex presidente del Partito Oskar Lafontaine che ha annunciatol'abbandono dell'Spd, per presentarsi alle elezioni anticipate con una coalizione di sinistra. L'ex ministro delle finanze era
da tempo ai ferri corti con il cancelliere Gerhard Schroeder causa delle piano di riforme economiche noto come "Agenda 2010" e del progetto di modifica del sistema degli ammortizzatori sociali, meglio noto "Harz IV". Lafontaine si ripromette di formare una coalizione mettendo insieme gli ex comunisti del Partito del Socialismo Democratico (Psd) e una nuova formazione di sinistra. La maledizione colpisce ancora la socialdemocrazia?
Tony Blair vince per la terza volta
Tony Blair ha vinto per la terza volta e dopo questo successo sembra prevalere nella sinistra italiana non solo la presa d’atto di un successo indiscutibile, ma anche la soddisfazione per una politica economica e sociale che ha dato buoni frutti. Le riserve nei confronti di Blair, considerato da alcuni un socialista da ripudiare, e persino i giudizi critici sulla sua politica atlantica e sulla posizione inglese sulla guerra irachena, sembrano oggi sostanzialmente svaniti. Nasce nella sinistra italiana una domanda: forse per vincere bisogna imitare Blair, lasciando le nostre truppe in Iraq ancora per un po’.
TURCHIA
I socialisti europei hanno approvato l'apertura del negoziato per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.
Cosa ne pensi?
MATRIMONI GAY
La decisione della Camera e del Goiverno spagnolo di dare il via libera ai matrimnoni gay ha sollevato polemiche nella Chiesa e delle forze conservatrici di tutta europa.
In italia i toni sono stati sommessi forse per un certo rispetto verso un altro paese euorpeo, ma non sono stati meno duri.
Ma il dibattito si è aperto forse a favore del riconoscimento delle coppie di fatto, per il quale giacciono in parlamneto numerose proposte di legge, compresa quella socialista presentata in Senato dallo SDI.
IL NUOVO PAPA E I LAICI.
Joseph Ratzinger, è il nuovo Papa eletto in un tempo record, succede a Giovanni Paolo II con il nome di Benedetto XVI.
Il Papa non è extracomunitario, come molti speravano ma tedesco e comunitario non perché bavarese, ma soprattutto per il programma di riconquista cristiana dell’Europa, che rimane al centro della sua riflessione.
E per i laici?.
Nonostante tutti parlino di continuità, noi crediamo che Benedetto XVI sarà diverso da Woityla e non solo per i diversi aspetti comunicativi.
E’ un teologo, uomo dell’Etica e della Morale e in qualche modo speriamo che seguendo alla lettera questi stessi rigidi principi, possa scegliere per un distaccamento dalla Politica, un’Etica integerrima infatti dovrebbe spingere a preoccuparsi più dell’anima e del futuro della chiesa che versa in crisi profonda per mancanza di certezze e soprattutto per la cosiddetta crisi di vocazioni.
Quindi forse, come ha detto qualcuno, il suo predecessore ha rimpito le piazze (da ottimo uomo politico e comunicatore) mentre lui punterà a riempire le chiese.
Nonostante tutti i segnali di chiusura verso alcuni temi siano stati molto chiari, sia quando Giovanni Paolo era in vita, sia nell’omelia prima dell’inizio del Conclave, in cui ha attaccato senza mezzi termini il relativismo, come tra l’altro aveva già fatto in alcuni scritti (che però hanno diversa rilevanza rispetto a un evento di massa come l’ultima messa prima del Conclave), non è detto che il suo Pontificato non abbia disegni diversi da quelli molto “politicizzati” di Woityla.
NERIO NESI ADERISCE ALLO SDI
Nerio Nesi, dirigente lombardiano del Psi poi passato a Rifondazione Comunista e ministro dei lavori pubblici nel governo Prodi, ha deciso di iscriversi allo SDI individuandolo come il partito
più adatto a riorganizzare nel centrosinistra una forza socialista autonoma. Un passo aventi significativo nella direzione dell'unità socialista. Sarà un caso isolato o no?
LOMBARDIA. BISCARDINI (SDI): LA LISTA UNITI NELL'ULIVO E' STATA UN ERRORE
Il Senatore Roberto Biscardini, commentando i risultati elettorali della
Lombardia, ha dichiarato:
Anche la Lombardia ha conosciuto un trend favorevole per il centrosinistra,
che ha consentito un grosso recupero dell'intera coalizione.
Il risultato positivo di Sarfatti conferma che il centrosinistra in Lombardia
avrebbe potuto vincere, se a livello nazionale si fosse creduto nella possibilità
di battere Formigoni e se si fosse scelto per tempo un candidato con maggiore
esperienza politica.
A fronte della soddisfazione per il risultato dell'Unione, non si può tacere
l'amarezza per lo SDI, che al momento non elegge alcun Consigliere.
Elio Luraghi candidato a Milano e tutti i candidati dello SDI presenti nella
lista Uniti nell'Ulivo, anche nelle altre province, hanno ottenuto un risultato
positivo, che è andato oltre le nostre aspettative e che è testimonianza
di un riconoscimento diffuso.
Ciò non è bastato però per battere con le preferenze i candidati di DS e
Margherita in ragione di un rapporto di forza troppo diverso fra i partiti
che hanno dato vita a questa lista.
Questo risultato conferma che la presentazione della lista Uniti nell'Ulivo
in Lombardia è stata un errore anche dal punto di vista tattico. Errore
sul quale bisognerà riflettere con grande serietà.
IN ITALIA SI VOTA
Il 3 e 4 aprile in Italia si vota per il rinnovo di 14 regioni, 2 province e moltisimi comuni.
Elezioni amministrative, ma come sempre dall'importante risvolto politico. Dopo queste elezioni nel paese possono cambiare molte cose. Nel centrodestra soprattutto, visto la sua possibile sconfitta, ma anche nel centrosinistra vista la sua posiibile vittoria.
Possono cambiare gli equilibri tra i poli e dentro i poli. Per i socialisti la partita è anch'essa aperta. A destra ci si domanda che fine faranno i socialisti (sic!) in Forza Italia, che faranno i socialisti del nuovo PSI e a sinistra ci si domanda che faranno i socialisti dello SDI presenti in 5 regioni con il proprio simbolo e in altre 9 confusi nella lista Uniti nell'Ulivo.
Vedremo i risultati e le reazioni.
DA SETTEMBRE COMINCIA LA EXIT STRATEGY
La Camera vota il ritiro graduale E Berlusconi annuncia la data.
La Fed prende le distanze dai comunisti.
Il ritiro delle truppe comincerà già a settembre. Mentre alla Camera i deputati discutono di finanziamento della missione in Iraq e di ritiro delle truppe, da Porta a Porta Silvio Berlusconi annuncia il ritiro parziale del contingente italiano in Iraq entro quest’anno. Per poi chiarire, si capisce, che tutto «dipende dalla capacità che il governo iracheno avrà nel dotarsi di adeguate forze dell’ordine e di sicurezza» e sottolineando l’importanza di «una exit strategy precisa», che sarà costruita in accordo con gli alleati. Luciano Violante a nome della Fed annuncia il ritiro di tutti gli emendamenti, invoca una discussione di più largo respiro sul futuro, sottolinea l’importanza delle elezioni irachene e raccoglie pure il pubblico apprezzamento del capogruppo di Forza Italia. La Fed non partecipa al voto. Va detto però che lo fa con le migliori intenzioni, cioè innanzi tutto con l’intenzione di non votare l’ordine del giorno presentato dai comunisti italiani per il ritiro totale e immediato, marcando così per la prima volta un confine a sinistra sulla missione in Iraq.
Storia socialista: ora ce ne è per tutti!
A ciascuno il suo, ovviamente: se il mese scorso i Ds hanno celebrato a Roma il loro primo congresso socialista rivalutando e facendo rientrare Craxi tra i loro padri, adesso tocca a Rifondazione riprendersi un pezzo di garofano, e non solo la falce e martello che un tempo s'accompagnava al fiore nel simbolo del Psi, in questo caso però in chiave lombardiana, operaista e nazionalizzatrice.
D'altra parte, fu quella del Psi la prima tessera di partito che Fausto Bertinotti si mise in tasca, e quella del Psiup la seconda, prima di approdare al Pci nel 1972. Riccardo Lombardi il suo punto di riferimento nel gioco di correnti interno.
I socialisti dovrebbero riconoscere questo come processo importante, esserne orgogliosi ma non con quel senso di legittimazione che abbiamo visto nelle ultime settimane, dopo il congresso DS.
Alla fin fine sono gli altri che riconoscono l’importanza di una storia importante (e forse gli errori di valutazione della parte che rappresentavano o rappresentano), prendendo in prestito una parte importante. La storia socialista.
IL SENATO VOTA LA COSTITUZIONE LEGHISTA
La riforma costituzionale voluta da Bossi e accettata dalla Casa delle Libertà, nella solita logica della spartizione interna alla coalizione, è il risultato più umiliante che il Parlamento è riuscito a votare in questi ultimi anni.
Un inno alla stupidità che non contiene un’idea di Stato forte all’altezza del processo di modernità che il Paese ha bisogno.Non c’è alcuna idea chiara circa la forma di governo del paese.
Non c’è il federalismo, anzi se mai c’è centralismo. Non c’è la riforma dei poteri a partire dalla riforma del Coinsiglio superiore della Magistratura.
Di fronte a questi fallimenti meglio buttare via tutto e mettere tutto nelle mani di una Assemblea Costiituente da eleggere direttamente con sistema proporzianale. Il maggioritario non è in grado di riformare la nostra Costituzione.
Quale il ruolo dello SDI nella Lista Unitaria? Protagonisti o all'ombra dei Ds e della Margherita? Dilloadalice.it intervista Roberto Biscardini.
Il ruolo dello SDI nella lista unitaria dell'Ulivo non è diverso da quello che svolgiamo nella cosiddetta Federazione riformista e più in generale nella coalizione di centrosinistra. Lo SDI nacque dieci anni fa con l'obiettivo di mantenere viva nella sinistra una forza di ispirazione socialista, riunire i socialisti nella prospettiva di dar vita anche in Italia ad un grande partito della Socialdemocrazia europea, ristrutturare la sinistra in senso riformista. Questa è la funzione che abbiamo ancora oggi.
I consiglieri socialisti, che saranno eletti alle prossime regionali nella lista dell'Ulivo in nove Regioni e nelle liste autonome dello SDI nelle altre cinque, porteranno nei consigli regionali la cultura e la politica del socialismo riformista, dentro una coalizione di centrosinistra che per la verità è ancora troppo poco riformista e poco socialista
Salta l’accordo tra l’Unione e i Radicali.
La conclusione del vertice di mercoledì - dice il Pannella dai microfoni di Radioradicale «è sbagliata, inaccettabile anche dal punto di vista del galateo politico e della diplomazia». Pannella considera la «comunicazione» - così la chiama - avvenuta ieri da parte dell’Unione, che di fatto ha chiuso la porta a ogni ipotesi di intesa, «come se non fosse avvenuta».
Ma poi ribadisce che sulla candidatura della Lista Luca Coscioni non si tratta. Anzi annuncia una sicura "lista Coscioni" nel Lazio.
E poche ore dopo arriva la risposta di Romano Prodi. «Credo che sia stato un atto di coerenza e serietà, e credo che gli amici radicali capiranno le ragioni profonde e il rispetto che abbiamo portato loro dicendo che l’accordo è impossibile» dice Romano Prodi.
SI E' APERTO NELLO SDI IL DIBATTITO SUL SUO FUTURO E SUL FUTURO DEI SOCIALISTI ITALIANI
Boselli ha dichiarato rispondendosi ad una domanda se anche in Italia ci si debba porre la meta di un partito socialdemocratico eurpeo. "Noi siamo convinti che questa possibilità è stata persa quando, dopo l’89, non si è arrivati ad una unificazione tra la maggioranza del PCI, il PSI e il PSDI, da cui sarebbe potuta nascere una importante formazione politica, in altrenativa alla Democrazia Cristiana."
Come dire che la socialdemocrazia in Italia non ha più una prospettiva?
SOCIALISTI: BISCARDINI (SDI). L’ASSOCIAZIONE “IL SOCIALISTA” PUO’ ORGANIZZARE IL CONFRONTO PROPOSTO DA PENATI.
Il senatore Biscardini accoglie la proposta di Penati e mette a disposizione l’associazione “il Socialista” di cui è presidente per organizzare il convegno sul socialismo riformista.
“Mettiamo a disposizione la nostra organizzazione già aperta a tutti coloro che si sentono socialisti o che vogliono discutere con i socialisti.
In queste prospettiva qualche anno fa abbiamo dato vita all’associazione il socialista pensando che sarebbe arrivato il giorno in cui del socialismo si sarebbe potuto discutere anche con chi socialista non è mai stato. Sono d’accordo con Penati quindi, organizziamo insieme un confronto vero, serio e approfondito sul riformismo socialista e sul ruolo del partito socialista nella sinistra italiana e milanese.
Congresso dei Democratici di Sinistra: Questioni di identità.
“Sappiamo di essere parte di una sinistra più larga, di cui siamo protagonisti da Gramsci a Berlinguer, ma non i soli. In quella sinistra c’era anche un’altra grande famiglia, che si è riconosciuta in due partiti del socialismo riformista da Turati a Nenni, da Saragat a Craxi, anche loro parte della sinistra e del Socialismo italiano”.
Imbarazzo in sala, qualche applauso, il grosso dei delegati è rimasto immobile. Come Mussi, capo del Correntone, che ironicamente ha sottolineato: “La notizia è che ha messo nel nostro Olimpo anche Gramsci e Berlinguer”.
CONGRESSO DS.
La relazione di Fassino sembrerebbe più in linea con uno slogan elettorale piuttosto che con un appuntamento congressuale. Disegna la sua "sfida riformista". Sfida delicata, da prospettare con equilibrio a un partito erede del Pci che torna a candidarsi al governo del Paese. Ad ascoltarlo c'è lo stato maggiore del suo partito e quello di tutto il centrosinistra. Ma anche il presidente della Camera Casini, La Russa di An, il vicepremier Follini, il sottosegretario Letta, il vicepresidente di Fi Giulio Tremonti, il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. E poi il leader radicale Pannella, quello della Cgil Epifani.
I RADICALI POSSONO ENTRARE NEL CENTROSINISTRA?
Roberto Biscardini non solo si è dichiarato a favore di un alleanza tra centrosinistra e radicali ma anche ha aggiunto: "con i Radicali bisogna trovare un accordo sia per le regionali del 2005 che sulle politiche del 2006.
L’adesione dei Radicali al centrosinistra avrebbe un grande significato: sarebbe la prova che la GAD è capace di attrarre forze politiche e culturali nuove rispetto a quelle tradizionali.
Diversamente, un accordo regione per regione, avrebbe un significato molto limitato in una competizione come quella delle regionali che ha già di per sé un significato politico nazionale."
SARFATTI-BISCARDINI-COLLIO: IL RUOLO DEI SOCIALISTI NON E' FUMOSO
Il senatore Roberto Biscardini ed Enzo Collio presidente dello SDI lombardo,
a seguito delle dichiarazioni rilasciate ieri dal candidato del centrosinistra
in Lombardia Riccardo Sarfatti, hanno dichiarato:
?Definendo "cosa fumosa" la valorizzazione del ruolo della tradizione socialista
milanese e lombarda, Sarfatti non solo umilia tutti i socialisti ma ignora, senza alcun criterio, lo SDI che è parte significativa di quel centrosinistra che dovrebbe sostenerlo.
Così facendo Sarfatti si dimostra debole di fronte alla necessità di rappresentare le vere componenti riformiste della grande alleanza e conferma la nostra sensazione che questa candidatura sia purtroppo ancora una volta tanto verticistica
da essere lontana dal vero mondo della sinistra democratica. Ciò pone allo SDI la necessità di distinguersi per tutelare nella coalizione la propria autonomia e il proprio ruolo.?
Fassino : “Ma i DS pesano troppo poco”
All’indomani della vittoria di Niki Vendola alle primarie in Puglia, si apre la discussione all’interno della Gad e all’interno del partito di maggioranza.
“Nella Grande alleanza si è passato il segno. Manca la chiarezza sulle regole. Ma adesso è arrivato il momento che i partiti contino per quello che pesano per i voti che hanno”
Il centrosinistra è visibilmente in agitazione e non c’è bisogno certo che lo facciano notare quelli del Polo e soprattutto di Forza Italia, visto che anche a casa loro le cose non vanno poi così bene ( un esempio Formigoni vs Berlusconi).
Comunque, tornando al centrosinistra, da una parte c’è Rutelli con quelle sparate sulla Socialdemocrazia e dall’altra Fassino che difende lo spirito del socialismo (sempre e solo europeo per carità…) accusando Rutelli di aver spostato, con quell’affermazione,voti su Vendola,portando quindi il cosiddetto “pericolo” a sinistra.
Fassino comunque dice di non essere preoccupato per quello che è successo in Puglia, anzi ammette di essere sereno anche se ridimensiona l’entusiasmo espresso dallo stesso Prodi.
Quindi dalle parole del Segretario sembra proprio che i DS vogliano tornare a fare gioco di forza, a contarsi. A questo punto è legittimo chiedersi quali ulteriori conseguenze politiche avrà questa affermazione/volontà espressa oggi, su un partito piccolo che all’interno della coalizione dell’Ulivo (o come lo chiameranno..) risultà già abbastanza schiacciato da due titani.
Emanuele Macaluso da "Le Ragioni del Socialismo".
Va bene il programma, come da ultimo ha sottolineato Rutelli. Ma, come si diceva una volta, il problema è politico. Perché il centrosinistra è «imballato» come tutto il sistema (e contribuisce anch’esso all’«imballamento» del sistema) per motivi soprattutto politici. Dunque, per venir fuori da un permanente stato di crisi e di incertezza, ha bisogno di politica. Se non c’è spazio per un «soggetto unitario» (e pare non ce ne sia), allora bisogna «ridefinire le ragioni dell’alleanza riformista e il profilo dei partiti che lo compongono». E il primo a rifletterci su dovrebbe essere, tra qualche settimana, nel suo congresso, il partito più forte, i Ds.
Ciampi rinvia legge su ordinamento
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rinviato alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal ministro della Giustizia Roberto Castelli e duramente contestata da magistratura e opposizione. Lo riferisce una nota del Quirinale. E' la sesta volta che Ciampi rinvia un provvedimento alle Camere. L'ultimo caso risale al 15 dicembre 2003, e riguardava la legge Gasparri di riforma del sistema radio-televisivo.
ULIVO - BISCARDINI (SDI): SENZA LISTA UNITARIA IN TUTTA ITALIA NON SI FA NEPPURE IN lOMBARDIA - Mercoledi, 8 Dicembre 2004
”Anche per la Lombardia vale la stessa regola - ha dichiarato il senatore Biscardini dello SDI - O la lista unitaria è il frutto di un disegno politico e viene presentata in tutte le regione oppure è meglio non farla da nessuna parte. Questa è stata da sempre la posizione dello SDI che adesso dobbiamo sostenerla. Fuori da un disegno politico nazionale, la lista Uniti nell´Ulivo non ha senso neppure in Lombardia. Anzi sarebbe il segno della massima debolezza del centrosinistra proprio nella regione in cui bisogna contrastare con la massima decisione il centrodestra. Se la Margherita e i Ds vogliono presentare una lista regionale insieme possono farlo, ma non dimentichiamo che già nel 2000 lo SDI si presentò da solo e non condivise l´esperimento della lista Martinazzoli.”
Gli ultimi giorni della Seconda Repubblica - Di Emanuele Macaluso - Il Riformista 23 Novembre 2004
Ricordate gli ultimi anni della Prima Repubblica? Il mondo cambiava, crollava il muro di Berlino (1989), implodeva il regime sovietico (1991), i grandi partiti socialisti, in Inghilterra e in Germania, rinnovavano profondamente cultura politica e piattaforme programmatiche, e dopo 15 anni di opposizione si ripresentavano come alternativa ai governi conservatori. Il mondo si globalizzava, e crescenti masse di disperati iniziavano a spostarsi verso l'occidente.
L'Italia, però, sembrava chiusa in uno scafandro impermeabile a tutto ciò che si muoveva nel mondo: il vecchio centro-sinistra, con Andreotti, Forlani, Craxi, si consumava, ma intanto si continuavano a fare organigrammi per il governo e la presidenza della Repubblica. Occhetto faceva la svolta della Bolognina, e sembrò che solo il nome del Pci cambiasse in uno scacchiere politico dove tutto restava fermo. Alle elezioni del 1992 ognuno recitava le proprie litanie, disturbate solo dal voto della Lega che elesse 80 parlamentari: un buco nello scafandro. Nel 1993 arrivò Tangentopoli e successe il finimondo: i magistrati issarono le loro bandiere e si proposero come garanti di un nuovo sistema etico; le forze politiche, tutte, si liquefecero. Lo scafandro si squagliò ed emerse un verminaio e un'impotenza a capire, a parlare, a cambiare. Dopo arrivò il Cavaliere in sella a un cavallo variopinto.
Mi ricordo il '92. E' così che ricordo quegli anni. Quelle immagini mi sono tornate in mente guardando «il teatrino della politica», con la regia del Cavaliere, sia quando è in sella con l'uniforme da battaglia, sia quando scende da cavallo si veste con gli abiti del più logoro doroteismo. Il mondo ancora una volta cambia. C'è stato l'11 settembre e l'emergere del fondamentalismo islamico che aggredisce, non solo con le armi, le conquiste sociali, politiche e civili dell'occidente, frutto anche delle lotte del socialismo europeo. Si è risposto, sbagliando, con una guerra e con una battaglia ideologica che richiama il fondamentalismo cristiano. Eppure si era parlato di «morte delle ideologie».
Negli anni '90 ai partiti tradizionali si sostituivano, da una parte, il Cavaliere con le sue aziende e un gruppo di reduci sconfitti del vecchio pentapartito, che issava la bandiera dell'antipolitica, del giustizialismo, dell'efficientismo manageriale; dall'altra parte la sinistra divisa, con pezzi di finta «società civile», metteva insieme una «macchina da guerra» giustizialista, senza cannoni, senza munizioni e senza esercito. Sono trascorsi dieci anni, e siamo punto e a capo. Il Cavaliere si è mosso come un doroteo, tra verifiche, rimpasti, finanziarie da rabberciare, emendamenti, diserzioni parlamentari e votazioni che non tornano. Ora ha indossato l'armatura, e, risalito a cavallo, minaccia elezioni. Scene già viste. In ogni caso, fa rimpiangere la Dc, la peggiore Dc.
L'afasia dei partiti. L'aria che tira mi ricorda il 1992: la crisi del berlusconismo è crisi di sistema e coinvolge l'opposizione. La quale registra e incassa il fallimento del Cavaliere, ma non riesce a definire se stessa, una sua cultura politica in rapporto ai mutamenti cui abbiamo accennato. A sinistra continua l'altalena tra il partito ulivista e quello socialdemocratico. Nella Margherita crescono i petali, ma il fiore sfiorisce per mancanza di radici e di prospettiva. La battaglia politico-culturale è affidata, in ordine sparso, a ciò che si legge su Repubblica o sul Riformista. Attenzione: o c'è un recupero di identità e di ruolo dei partiti, in grado di esprimere il nuovo che si agita nel mondo, o la Seconda Repubblica imploderà come la prima. Ma sarà peggio di prima.
Margherita - Federazione riformista in pericolo con concorrenzialità interna - di Roberto Biscardini.
La prospettiva dei socialisti non è quella di un approdo nella Margherita, ma la costruzione di una nuova grande forza del socialismo riformista.” Si è espresso così il senatore Roberto Biscardini (SDI) sulle dichiarazioni con cui Rutelli ha accompagnato l' adesione al suo partito di Po.Lis, aggiungendo che ” Po.Lis e Manca, al di là delle motivazioni individuali con le quali hanno deciso la loro adesione, si sono prestati ad una iniziativa che la Margherita ha messo in campo per tentare di intercettare, prima dello SDI, i segnali di attrazione che si stanno mostrando anche da parte di coloro che finora più vicini sono stati attratti dal centro destra. In definitiva - ha concluso Biscardini - è una iniziativa messa in campo contro lo SDI e contro tutti coloro che stanno lavorando per ricostruire l´unità dei socialisti all´interno del centrosinistra. E´ un altro segnale di pericolo per la federazione riformista tra DS, SDI e Margherita, che è minata anche da concorrenzialità interne.
REGIONE – BISCARDINI (SDI): NO ALLA LISTA UNITI NELL’ULIVO SOLO IN LOMBARDIA.
“La lista Uniti nell’Ulivo o si fa in tutte le Regioni o non ha senso presentarla in Lombardia.
Questa è da tempo la posizione dello SDI a livello nazionale, una posizione ragionevole che è bene confermare anche qui.
In molte Regioni d’Italia - ha precisato Biscardini - la Federazione Riformista si appresta ad andare alle regionali con tre liste distinte, quelle dei DS, Margherita e SDI.
Presentare la lista dell’Ulivo solo in Lombardia e in qualche altra Regione, senza che il progetto della Federazione si concretizzi in una lista nazionale, sarebbe un segno di debolezza sia dei partiti che la promuovono sia per tutto il centrosinistra.
Una lista dell’Ulivo solo in Lombardia rappresenterebbe soltanto la ripetizione, peraltro non fortunata, della lista Martinazzoli del 2000.
D’altra parte - ha concluso Biscardini - le elezioni regionali sono elezioni politiche e i partiti hanno il dovere di presentarsi in modo chiaro e con un’identità ben riconoscibile su tutto il territorio nazionale.
Questo non è solo un problema nostro, ma anche dei DS e della Margherita con i quali bisognerà ancora confrontarsi.”
Elezioni Usa: Think global act local (titolo nostro) Di E. Macaluso da "Il Riformista" del 4 Novembre 2004.
Mentre scrivo, sembra che George W. Bush abbia vinto. Tuttavia l’incertezza ha dominato la giornata elettorale non solo in Usa, ma in tutto il mondo. Il duello tra i due candidati è stato seguito, anche in Italia, con la stessa passione con cui si seguono le elezioni nel proprio paese. Forse mai come in questi giorni abbiamo misurato il ruolo che oggi l’unica superpotenza esercita nel mondo globalizzato. In Italia la spaccatura passava lungo la linea che divide gli amici e gli avversari del governo Berlusconi. In passato i leader che guidavano la maggioranza parlamentare, nel nostro paese, erano considerati, dalla sinistra, uomini al servizio degli Usa, a prescindere dal colore del presidente americano. Non ricordo nessun presidente del Consiglio che avesse legato il proprio nome e impegno politico a un presidente americano: da De Gasperi a Fanfani, da Moro ad Andreotti, da Spadolini a Craxi. Oggi le cose sono cambiate, il capo del governo ha tifato apertamente per Bush. E l’opposizione ha parteggiato per Kerry: non era mai avvenuto. E non perché c’è la guerra, ma perché tutti pensano che la vittoria dell’uno o dell’altro avrebbe influenzato le elezioni italiane. Ma sarà così?
D´Alema sbaglia: partiti e gruppi proliferano col maggioritario. Di Roberto Biscardini - Martedi, 19 Ottobre 2004
”Solo coloro che sono convinti che le cose vadano bene così possono credere che si possa andare avanti senza metter mano alla legge elettorale” - ha detto il senatore Roberto Biscardini (SDI) tornando sul tema della proporzionale. ” Naturalmente - ha aggiunto- bisogna che la maggioranza ricerchi una intesa larga, evitando colpi di mano come quello messo in atto per le riforme costituzionali. Il sistema di governo che la maggioranza ha scelto (e sul quale restano tutte le critiche e le riserve già espresse) non è in contrasto con un sistema proporzionale simile a quello già in vigore per le regionali, che ha garantito governi più stabili e Consigli più rappresentativi di quanto sia accaduto anche a livello nazionale. Non è vero che, come sostiene D´Alema, il proporzionale produce di per sé tanti gruppi e tanti partiti. Il record è stato raggiunto proprio con il maggioritario, che ha talmente accentuato l´elemento personalistico rispetto all´elaborazione mediata delle grandi idee politiche, che abbiamo ormai 4 partiti cattolici, 3 partiti socialisti, 2 partiti comunisti, 2 repubblicani, 3 partiti di destra e una miriade di partitini, spesso ad personam.” ”Il proporzionale - ha concluso Biscardini- aiuterebbe i partiti a rafforzare le loro basi politiche e alzerebbe sicuramente il tasso di partecipazione al voto. Inoltre, con un ritorno delle preferenze, consentirebbe la selezione dal basso dei futuri dirigenti politici.”
SINISTRA. HO ADERITO ALLA MOZIONE FASSINO PER FARE LA FED. Di Franco DeBenedetti Da Il Riformista, 20 Ottobre 2004.
Dov’è il posto dei riformisti nella Gad?
Accogliamo la proposta di Romano Prodi di dare vita alla federazione dell’Ulivo, come motore di una più vasta Alleanza Democratica di centrosinistra». Per i riformisti della mozione Morando, questa frase nell’introduzione della «mozione Fassino» (e la relativa tesi 24) segna il raggiungimento di un obbiettivo indicato e perseguito anche in tempi in cui erano in pochi a crederci. Perciò hanno - abbiamo - deciso di non presentare una propria mozione separata al congresso di gennaio.
Sono poi successe diverse cose, in modo particolare il vertice che ha dato luce verde alla Grande Alleanza Democratica: e già questo giornale ha parlato di contrapposizione tra Fed e Gad, di vittoria di questa e di sconfitta di quella. E’ quindi il caso di rendere esplicite alcune considerazioni sulla decisione presa in vista del congresso: quali sono i presupposti che l’hanno determinata? Quali conseguenze ne derivano?
Diventa non banale ricordare quella che per me è una certezza. Che esiste nel centrosinistra una posizione che chiamerò sinteticamente «riformista» con una propria identità che la distingue all’interno dello schieramento. Che è presente, in forme organizzative diverse, in tutti i partiti della Federazione dell’Ulivo, e non solo nei Ds. Che contribuisce in modo essenziale al complessivo profilo politico della coalizione, per combattere il populismo massimalista, e il conformismo del politically correct.
C’è contraddizione tra questa convinzione e la decisione di confluire nella mozione Fassino? Da un punto di vista logico, no. Non solo a causa delle legittima soddisfazione di vedere il successo di una proposta, la federazione dell’Ulivo, che abbiamo sostenuto superando un iniziale isolamento. Significa ritenere che, in questo momento, la scelta federativa è discriminante e qualificante, discriminante verso chi ancora non la condivide; qualificante per la visione riformista di chi vi aderisce. Significa ritenere che il modo di prendere le decisioni all’interno di una struttura federata apre al nostro programma riformista maggiori orizzonti, consente di allargare l’area del consenso di più di quanto sarebbe possibile puntando a una maggiore differenziazione, e chiudendosi intorno ad una più autonoma identità.
Dov’era, nel tavolo del vertice della Gad, il nostro posto? Gli elettori hanno potuto percepire una nostra presenza? Sono le domande che viene inevitabile porsi leggendo i resoconti sui giornali. Sono il primo a riconoscere che Gad e Fed sono due cose diverse, che hanno tempi diversi, che non si può stare fermi fino a gennaio, aspettando l’esito del congresso Ds, che è anche necessario delimitare i confini della Gad, dopo che si sono definiti quelli della federazione. Ma sono le prime uscite quelle che contano nello stampare nella testa degli elettori la fisionomia di un soggetto politico: i breviari programmatici, li leggono in pochi e non impegnano nessuno.
Avevo capito una cosa diversa. Avevo capito, per citare la rappresentazione - semplificatoria ma efficace - fatta da uno dei massimi dirigenti della coalizione, che sarebbe andata più o meno così: Romano Prodi alla mattina si incontra con gli organismi della federazione, al pomeriggio concorda con gli altri partiti della coalizione quanto è stato deciso. E’ evidente che c’è un rapporto diretto tra le regole per formare le decisioni e il tipo di decisione che viene presa, tra forma organizzativa e profilo politico che ne emerge. Invertendo l’ordine degli eventi cambia non solo il risultato, cambia la natura stessa dell’alleanza. Se il «motore centrale», che Piero Fassino pone in testa alla sua proposta programmatica, dovesse girare a vuoto e non essere in presa diretta con la coalizione, diventerebbe perfino impossibile per il segretario esercitare la delega che implicitamente gli viene data dai «riformisti».
Conclusioni? Primo: occorre tenere bene a mente, che la decisione della Federazione è tutt’uno con la mozione Fassino e quindi con l’adesione dei riformisti. Secondo: che non ci si può fermare al rispetto delle intese, bisogna cogliere il vento politico e attrezzarsi, raddoppiando l’impegno organizzativo e le occasioni di comunicazione della nostra identità riformista.
Borgini. Da "Il Riformista" 13 0ttobre 2004
L’ingresso di Piero Borghini nella giunta lombarda guidata da Roberto Formigoni apre le danze delle “liste personalizzate” che Berlusconi non vorrebbe, in ambito polista, alle prossime regionali. Ma la mossa del presidente lombardo con l’operazione Borghini ha il pregio di assumere un significato e un obiettivo dichiaratamente politico, a differenza della mera personalizzazione del potere sin qui manifestata dalle analoghe iniziative in preparazione nel Lazio di Storace o in Puglia con Fitto. Includendo un esponente proveniente dal mondo riformista meneghino che alla città ha dato negli anni grandi sindaci, Formigoni con la sua lista si candida a lanciare un messaggio a quel vasto mondo di elettori del polo alle ultime elezioni ormai incerti o delusi, anche se non per questo pronti a riconoscersi nella patrimoniale voluta da Bertinotti e dalla Cgil di Epifani. Sono quasi il trenta per cento, gli ex elettori polisti incerti sul da farsi a Milano e in Lombardia, secondo alcuni sondaggi riservati che gli ambienti formigoniani compulsano da settimane. Sin qui, il premier ha fatto intendere la propria contrarietà alle liste personalizzate, convinto che esse rappresentassero l’ennesimo furto elettorale ai danni di Forza Italia. Ma quando diventassero lo strumento per “agganci” politici esterni alla casa delle libertà, il giudizio di Berlusconi forse potrebbe - o dovrebbe, nel suo stesso interesse - cambiare. Per Forza Italia, il sì di un Borghini a Formigoni da una parte mette a disagio tutta l’ala ex socialista del partito, che si vede progressivamente svuotata di capacità d’interlocuzione e rappresentanza. Dall’altra, conferma invece le intuizioni di chi, come i Maurizio Sacconi, ha tessuto una tela magari avvicinandosi direttamente alla Compagnia delle opere e alle imprese, piuttosto che estenuarsi nella lotta interna al partito contro l’ala ex democristiana. Il no della Lega non può sorprendere, perché sta scritto che l’ottima tenuta alle amministrative della scorsa primavera obbliga la formazione di Bossi a cercare “vie autonome”. A una prima lettura, per il centrosinistra la lista Formigoni potrebbe risultare assai più indigesta del previsto. E, di conseguenza, a Berlusconi assai più utile del temuto.
IL SOCIALISTA BORREL: “BUTTIGLIONE? MEGLIO CHE SI OCCUPI DI BARBABIETOLE”
La nomina alla Giustizia di Rocco Buttiglione, commissario europeo designato a Luglio dal Governo Berlusconi, crea forti polemiche, divide i partiti e rompe l’equilibrio che Barroso ha cercato con difficoltà di costruire.
Le audizioni dei giorni scorsi proprio non sono piaciute. I pareri negativi per questa nomina alla giustizia vengono soprattutto dai socialisti.
La dichiarazione del Presidente dell’Europarlamento, lo spagnolo Joseph Borrel, ha rischiato quasi di creare un incidente istituzionale. “Sinceramente non vorrei avere da cittadino spagnolo, un ministro della Giustizia che ritiene l’omosessualità un peccato, che la donna debba restare a casa a procreare sotto la protezione del marito. Per me sono parole scioccanti. Non mi pare che in questo momento si possano avere responsabili della giustizia, proprio della giustizia, che la pensano così. Se si occupasse di barbabietole non sarebbe tanto grave”.
Il fatto che un “integralista” come Buttiglione rappresenti l’Italia, con un ministero centrale come quello della giustizia, rischia di affossare anche internamente i tentativi che a fatica, parte della sinistra italiana sta cercando di condurre per garantire alcuni diritti che nelle altre nazioni dell’unione rappresentano ormai un dato di fatto (unioni civili, fecondazione assistita, diritto all’aborto che nel nostro paese va difeso, contro il tentativo di revisione della 194).
COLLEGATI. LA «VERA» FINANZIARIA DEVE ANCORA NASCERE - di Luca Iezzi- dal Riformista di Lunedì 4 Ottobre.
Oggi il ministro dell’Economia, Siniscalco, illustrerà alla Camera la manovra appena approvata. Il suo compito sarà quello di difenderla dai ripensamenti degli alleati, poi da domani s’inizierà a parlare del cosidetto "collegato" dove dovrebbero essere presenti gli interventi su riforma fiscale, revisione degli incentivi per le imprese, difesa del potere d’acquisto e competitività del sistema-Italia. Un elenco eterogeneo, ulteriormente complicato dalla varietà di proposte annunciate dai partiti della Cdl su ogni argomento.
È improbabile che il percorso del collegato rimanga a lungo solo parallelo alla legge Finanziaria: non lo è mai stato dal punto di vista politico, e difficilmente lo rimarrà dal punto di vista procedurale. E’ evidente che l’appoggio alla manovra da 24 miliardi da parte dei vari partiti della Cdl varierà anche in funzione dei provvedimenti che finiranno realmente dentro questo provvedimento. Ad esempio, i dubbi della Lega su parti importanti della Finanziaria, come l’intervento sugli studi di settore che dovrebbe portare extragettito per 7 miliardi, potrebbero diventare molto più sfumati se contemporaneamente il resto della manovra si avvicinasse di più alle loro richieste. La minaccia più grande, paventata dagli stessi esponenti del governo, è che senza scadenze certe il dibattito all’interno della maggioranza potrebbe concludersi con un nulla di fatto. Ecco dunque le necessità di passare attraverso un decreto legge oppure trasformare questi collegati in maxi-emendamenti da far rientrare nella Finanziaria durante l’approvazione parlamentare. Un percorso tortuoso che nasce dall’incapacità dell’alleanza di governo di definire una sintesi delle diverse proposte di politica economica, fino al punto da arrivare a promuovere una "Finanziaria in due tempi". E gli incontri di questa settimana non saranno certo risolutivi, troppo ampia la distanza tra le varie proposte concrete. Forza Italia pone su tutto la priorità del taglio dell’Irpef, cui seguono gli altri capitoli emersi durante la verifica di maggioranza a luglio: incentivi alle imprese per favorire la competitività. Si tratta degli stessi argomenti che stanno a cuore agli altri partiti della Cdl anche se con pesi e gerarchie diverse. Ad esempio nell’Udc sono decisamente più freddi sulla necessità di intervenire sulla tassazione dei redditi personali mentre hanno elaborato delle proposte che guardano alle imprese, attraverso incentivi mirati e non a pioggia, che premino chi punta sulla ricerca, sull’internazionalizzazione, sull’accorpamento dimensionale, sulla formazione e sull’innovazione dei processi e dei prodotti. Sulla riduzione dell’Irap sulla ricerca anche a scapito dell’intervento sull’Irpef, l’Udc sarà in compagnia di An. I centristi sono sensibili naturalmente anche al capitolo famiglia. Su questo punto è la Lega che si appresta a riproporre il bonus di 1.000 euro per il figli, da estendere anche per il primo nato, con una spesa quindi di 530 milioni. Una possibilità sarebbe anche quella di superare il frazionamento degli incentivi alla famiglia, per costituire invece un grosso fondo di 2-3 miliardi.
Alcuni esempi, che dimostrano come i progetti nascondano strategie di politica economica praticamente antitetiche: l’impostazione di Forza Italia e del premier cerca di far ripartire lo sviluppo puntando sui consumi interni, quindi vuole aumentare il reddito disponibile, diminuendo il prelievo fiscale, e difendendo il potere d’acquisto delle famiglie. Gli altri alleati sono più cauti, guardano piuttosto alla possibilità di utilizzare la leva del bilancio pubblico aiutando le imprese e "barattando" il mantenimento dell’attuale pressione fiscale con interventi più efficienti. I due grandi problemi per Siniscalco, che sarà chiamato ad una mediazione, sarà riuscire a mediare tra queste due impostazioni, mantenendo comunque una coerenza di fondo alla manovra, visto che è alto il pericolo che finisca per prevalere un meccanismo di alleanze variabili sui singoli provvedimenti. E soprattutto c’è l’enorme scoglio della copertura per le misure che saranno poi decise. A partire dal taglio dell’Irpef, che costerebbe 6 miliardi. Il dibattito non si esaurisce certo all’interno della maggioranza, specie dopo che anche la manovra da 24 miliardi ha suscitato la critica unanime di tutte le parti sociali, a cominciare dai sindacati, ma anche Confindustria che sarà parte in causa al momento in cui ci si troverà a rivedere il meccanismo degli incentivi pubblici alle attività. L’idea del ministro e degli esperti economici della Cdl è quella di finire il lavoro entro ottobre, quando la Finanziaria vera e propria approderà nell’aula di Montecitorio, per un incontro inevitabile, ma certo non indolore.
Oggi il ministro dell’Economia, Siniscalco, illustrerà alla Camera la manovra appena approvata. Il suo compito sarà quello di difenderla dai ripensamenti degli alleati, poi da domani s’inizierà a parlare del cosidetto "collegato" dove dovrebbero essere presenti gli interventi su riforma fiscale, revisione degli incentivi per le imprese, difesa del potere d’acquisto e competitività del sistema-Italia. Un elenco eterogeneo, ulteriormente complicato dalla varietà di proposte annunciate dai partiti della Cdl su ogni argomento.
È improbabile che il percorso del collegato rimanga a lungo solo parallelo alla legge Finanziaria: non lo è mai stato dal punto di vista politico, e difficilmente lo rimarrà dal punto di vista procedurale. E’ evidente che l’appoggio alla manovra da 24 miliardi da parte dei vari partiti della Cdl varierà anche in funzione dei provvedimenti che finiranno realmente dentro questo provvedimento. Ad esempio, i dubbi della Lega su parti importanti della Finanziaria, come l’intervento sugli studi di settore che dovrebbe portare extragettito per 7 miliardi, potrebbero diventare molto più sfumati se contemporaneamente il resto della manovra si avvicinasse di più alle loro richieste. La minaccia più grande, paventata dagli stessi esponenti del governo, è che senza scadenze certe il dibattito all’interno della maggioranza potrebbe concludersi con un nulla di fatto. Ecco dunque le necessità di passare attraverso un decreto legge oppure trasformare questi collegati in maxi-emendamenti da far rientrare nella Finanziaria durante l’approvazione parlamentare. Un percorso tortuoso che nasce dall’incapacità dell’alleanza di governo di definire una sintesi delle diverse proposte di politica economica, fino al punto da arrivare a promuovere una "Finanziaria in due tempi". E gli incontri di questa settimana non saranno certo risolutivi, troppo ampia la distanza tra le varie proposte concrete. Forza Italia pone su tutto la priorità del taglio dell’Irpef, cui seguono gli altri capitoli emersi durante la verifica di maggioranza a luglio: incentivi alle imprese per favorire la competitività. Si tratta degli stessi argomenti che stanno a cuore agli altri partiti della Cdl anche se con pesi e gerarchie diverse. Ad esempio nell’Udc sono decisamente più freddi sulla necessità di intervenire sulla tassazione dei redditi personali mentre hanno elaborato delle proposte che guardano alle imprese, attraverso incentivi mirati e non a pioggia, che premino chi punta sulla ricerca, sull’internazionalizzazione, sull’accorpamento dimensionale, sulla formazione e sull’innovazione dei processi e dei prodotti. Sulla riduzione dell’Irap sulla ricerca anche a scapito dell’intervento sull’Irpef, l’Udc sarà in compagnia di An. I centristi sono sensibili naturalmente anche al capitolo famiglia. Su questo punto è la Lega che si appresta a riproporre il bonus di 1.000 euro per il figli, da estendere anche per il primo nato, con una spesa quindi di 530 milioni. Una possibilità sarebbe anche quella di superare il frazionamento degli incentivi alla famiglia, per costituire invece un grosso fondo di 2-3 miliardi.
Alcuni esempi, che dimostrano come i progetti nascondano strategie di politica economica praticamente antitetiche: l’impostazione di Forza Italia e del premier cerca di far ripartire lo sviluppo puntando sui consumi interni, quindi vuole aumentare il reddito disponibile, diminuendo il prelievo fiscale, e difendendo il potere d’acquisto delle famiglie. Gli altri alleati sono più cauti, guardano piuttosto alla possibilità di utilizzare la leva del bilancio pubblico aiutando le imprese e "barattando" il mantenimento dell’attuale pressione fiscale con interventi più efficienti. I due grandi problemi per Siniscalco, che sarà chiamato ad una mediazione, sarà riuscire a mediare tra queste due impostazioni, mantenendo comunque una coerenza di fondo alla manovra, visto che è alto il pericolo che finisca per prevalere un meccanismo di alleanze variabili sui singoli provvedimenti. E soprattutto c’è l’enorme scoglio della copertura per le misure che saranno poi decise. A partire dal taglio dell’Irpef, che costerebbe 6 miliardi. Il dibattito non si esaurisce certo all’interno della maggioranza, specie dopo che anche la manovra da 24 miliardi ha suscitato la critica unanime di tutte le parti sociali, a cominciare dai sindacati, ma anche Confindustria che sarà parte in causa al momento in cui ci si troverà a rivedere il meccanismo degli incentivi pubblici alle attività. L' idea del ministro e degli esperti economici della Cdl è quella di finire il lavoro entro ottobre, quando la Finanziaria vera e propria approderà nell’aula di Montecitorio, per un incontro inevitabile, ma certo non indolore.
FRANCIA: FABIUS DIVIDE IL PARTITO SOCIALISTA
La sinistra francese è divisa sulla carta costituzionale europea e il partito di maggioranza dell’opposizione, quello socialista, sembra diviso al suo interno.
Laurent Fabius, ex primo ministro durante la presidenza di Mitterand e Ministro delle Finanze durante l’ultimo governo della sinistra ha dichiarato il suo dissenso nei confronti della Carta costituzionale europea, trovando anche l’appoggio di una parte di militanti del partito, che in Francia verrà sottoposta a un Referendum caldamente voluto dal Presidente Chirac.
La cosa che colpisce è il cambiamento dell’ex premier, numero due del Partito Socialista Francese. Sembra che dopo la Vittoria socialista alle regionali, quella che ha portato in prima fila Hollande, si stia cercando un altro sbocco. I commentatori politici d’oltralpe, più o meno apertamente, dicono che la scelta di votare contro la carta sia una radicalizzazione, un tentativo di aprire a sinistra e di trovare l’appoggio di comunisti e verdi. L’aspetto più d’impatto, che comunque trova sicuramente giustificazione in aspetti di comunicazione e immagine, è il cambiamento fisico, l’abbigliamento. Ora, abbandonate cravatte e abiti gessati, l’ex Ministro preferisce dei Jeans e giubbotto.
Il segretario Hollande, Strauss Khan il riformista più convinto dei socialisti francesi, Jack Lang e altri, denunciano i rischi di affossamento della costituzione europea e di paralisi del processo di integrazione oltre che il pericolo di isolamento dei socialisti francesi all’interno della sinistra europea e temono che la posizione di Fabius rischi di saldarsi al tradizionale nazionalismo dei francesi e alle posizioni antieuropeiste del Fronte Nazionale di Le Pen.
FRANCIA: FABIUS DIVIDE IL PARTITO SOCIALISTA
La sinistra francese è divisa sulla carta costituzionale europea e il partito di maggioranza all’interno dell’opposizione, quello socialista, sembra diviso al suo interno.
Laurent Fabius, ex primo ministro durante la presidenza di Mitterand e Ministro delle Finanze durante l’ultimo governo della sinistra ha dichiarato il suo dissenso nei confronti della Carta costituzionale europea, trovando anche l’appoggio di una parte di militanti del partito, che in Francia verrà sottoposta a un Referendum caldamente voluto dal Presidente Chirac.
La cosa che colpisce è il cambiamento dell’ex premier, numero due del Partito Socialista Francese. Sembra che dopo la Vittoria socialista alle regionali, quella che ha portato in prima fila Hollande, si stia cercando un altro sbocco. I commentatori politici d’oltralpe, più o meno apertamente, dicono che la scelta di votare contro la carta sia una radicalizzazione, un tentativo di aprire a sinistra e di trovare l’appoggio di comunisti e verdi. L’aspetto più d’impatto, che comunque trova sicuramente giustificazione in aspetti di comunicazione e immagine, è il cambiamento fisico, l’abbigliamento. Ora, abbandonate cravatte e abiti gessati, l’ex Ministro preferisce dei Jeans e giubbotto.
Il segretario Hollande, Strauss Khan il riformista più convinto dei socialisti francesi, Jack Lang e altri, denunciano i rischi di affossamento della costituzione europea e di paralisi del processo di integrazione oltre che il pericolo di isolamento dei socialisti francesi all’interno della sinistra europea e temono che la posizione di Fabius rischi di saldarsi al tradizionale nazionalismo dei francesi e alle posizioni antieuropeiste del Fronte Nazionale di Le Pen.
RICCARDO LOMBARDI
Vent’anni fa moriva Riccardo Lombardi. Un grande socialista molto dimenticato. Un grande riformista, scomodo, che ha contribuito a fare la storia del PSI. In modo decisivo dal 1946 al 1963 quando, dopo esserne stato il padre, rompe con il primo centro sinistra e assume una posizione critica rispetto alla collaborazione tra PSI e DC. Riccardo è stato per molti anni un punto di riferimento per molte generazioni di socialisti. Autonomista e dritico rispetto alla politica del Fronte popolare di Pietro Nenni, consentirà proprio a Nenni la svolta dopo i fatti di Ungheria, con lui rese possibile la nascita del primo centrosinistra. Padre delle riforme di Struttura. Riformista rivoluzionario come dirà di lui Martinet. E infine padre della prospettiva dell’alternativa di sinistra pur dichiarandosi acomunista, favorì di fatto l’avvicinamento al PSI di nuove leve studentesse e sessantottine dopo i primi anni ’70. La sinistra ha ancora bisogno di figure come la sua.
Il velo una questione di identità. Di Alberto Benzoni in "L'Avanti della domenica" 5 Settembre 2004.
Il velo, questione di identità. Di Alberto Benzoni in "L'Avanti della Domenica" 5 Settembre 2004
Il confronto sul velo (più esattamente, sullo scialle) islamico in Francia è tutto aperto; anche a complicazioni impreviste. Ragione di più per cercare di capire quale sia la posta in giuoco. Così come la vedono i due protagonsti. Da una parte il “fronte repubblicano” francese; dall’altra, l’ala “comunitarista” dell’islam d’oltralpe. Per l’uno e per l’altra non sono in discussione questioni di libertà. Né di libertà religiosa (lo scialle, per tacere del velo e del burqa non sono affatto precetti coranici). Né di libertà della donna (checchè ne pensino le femministe, la decisione di portare lo scialle a scuola è una presa di posizione che con il maschilismo familiare a poco a che fare). La partita vera riguarda piuttosto l’identità. Quella dello stato, anzi della “Rèpublique” .E quella della comunità islamica in Francia. Nello Specifico, è bene ricordarlo, le autorità scolastiche disponevano degli strumenti per gestire il problema. I simboli religiosi (islamici; ma non solo) dovevano essere proibiti solo se “ostentatori”, Così la sentenza del consiglio di Stato; e le circolari ministeriali. Ai presidi ed ai consigli d’istituto il valutare la situazione. Regolandosi di conseguenza. Già; ma cosa si doveva intendere per “ostentatorio”? La grandezza e/o la visibilità del simbolo? Oppure, , più esattamente, l’intenzione, formalmente individuale più spesso “collettiva” che vi sta dietro, così da trasformarlo da manifestazione di libertà individuale in rivendicazione identitaria di gruppo? Ora, è proprio quest’ultimo il pericolo denunciato, in misura sempre più consistente, da autorità scolastiche, traumatizzate, tra l’altro, dal moltiplicarsi di episodi di violenza “comunitaria”; e che, quindi, non potevano essere “lasciate sole” a difendere i principi e i valori della scuola laica e, perciò stesso, della tradizione repubblicana. L’appello è stato accolto dalla classe politica. A stragrande maggioranza “bipartisan”; così come saranno trasversali le perplessità di singole voci, laiche, e religiose. Ciò che contava, comunque, era l’atteggiamento dell’islam francese. Un atteggiamento aperto, almeno nelle voci ufficiali. Si contesta la legge in linea di principio. Ma, in linea di fatto, la si accetta e si invitano i fedeli ad accettarla, Si apre, però, così il campo alle “minoranze attive”. A quanti sperano di costruire, con una campagna politica e di disobbedienza civile, un Islam politico e, quindi, una comunità separata, convinti, come sono, che ciò offrirà loro una effettiva egemonia all’interno della comunità stessa. Tutto si giocherà sull’entità della protesta. Se questa sarà limitata la stessa proibizione diventerà inutile. In caso contrario sarà rimesso in discussione il modello “repubblicano” di cittadinanza.
GIULIANI: L'ITALIA DI CRAXI DEBOLE CON IL TERRORISMO
Alla Convention repubblicana al Madison Square Garden, si sono susseguite diverse personalità e rappresentanti di partito.
Anche l’ex Sindaco di New York, che ha aumentato il suo indice di gradimento e notorietà proprio in occasione del tragico evento dell’11 Settembre, è intervenuto tra il popolo dei “neoconservatori”, parlando soprattutto di terrorismo.
Giuliani si è fatto portavoce di un messaggio che dimostra un’estrema apertura al dialogo con la “Vecchia Europa”, forse ha seguito il metodo del nostro Presidente del Senato, Marcello Pera, che dalle pagine di un quotidiano dichiarava la necessità di “un patto solidale dell’occidente contro il terrore”. In fatti in nome di questa solidarietà, Giuliani ha attaccato l’Italia e la Germania, prendendoli come casi in cui l’ Europa anche in passato si è dimostrata debole con il terrorismo. “Alcuni dei terroristi dell’Achille Lauro furono arrestati ma poi il governo italiano li lasciò scappare per timore di rappresaglie”. Lo stesso, afferma l’ex Sindaco, fu fatto dalla Germania con i responsabili della strage di Monaco.
La politica italiana, di ieri e di oggi, risponde alle critiche. Andreotti, che all’epoca ricopriva il ministero degli esteri, ricorda come fu proprio il Dipartimento di Stato americano a suggerire la trattativa con gli egiziani.
Di certo la lettura storica risente di qualche pesante distorsione. Forse anche questa è stata strumentale, come tutta l’intera Convention, a dare l’effetto scenico desiderato, di un’ apertura epic
a al Messia Bush, che come dice la moglie sarà colui che salverà l’America e il mondo dal terrorismo.
LA QUESTIONE SOCIALISTA ANNO 2004
Pubblichiamo il testo della lettera inviata da Rino Formica a Enrico Boselli e a Gianni De MIchelis il 2 agosto 2004 e pubblicata su l’Opinione del 4 agosto
Caro Enrico,
Caro Gianni,
Il mese di luglio dell’anno scorso si portò via la speranza dell’unità dei socialisti per le elezioni europee.
Lo SDI fu suggestionato dal sogno prodiano, il N.Psi non volle modificare il rapporto di concretezza con Berlusconi ed il suo Governo.
In politica gli errori producono un lascito: si può solo evitare di ripetere gli stessi sbagli.
Il mese di luglio di quest’anno si chiude con due avvisi, sia pure deboli, di segno opposto.
L’incidente di Montecitorio tra Lega e socialisti, ed il garbato corsivo di Macaluso sul “Riformista” del 31 u.s.
La questione socialista viene riaperta in modo truce e bieco dalla Lega, ed in versione politica, razionale e mite, da un dirigente storico dell’ala unitaria e riformista del comunismo italiano.
Perché due modi così diversi nel valutare le conseguenze di un timido ritorno dei socialisti?
Proviamo a dare una risposta fredda e razionale.
La fine degli anni ’80 portano in Italia un vento impetuoso di paure e di panico.
Il crollo del comunismo nel mondo sblocca il sistema politico italiano e rende possibile la democrazia dell’alternativa.
L’ingresso in Europa e gli accordi di Maastricht distruggono le basi materiali per un grande capitalismo assistito, espongono alla competizione il nascente tessuto produttivo delle partite IVA, mettono in discussione una protezione sociale universale, fondata sul principio della crescita continua ed esponenziale.
Queste paure si riversano sopra le forze politiche tradizionali che non sono pronte a gestire l’insicurezza diffusa.
La degradazione e la decapitazione delle classi dirigenti più esposte non avviene attraverso la via della lotta democratica, ma si materializza con una offensiva mediatico-giudiziaria e con l’introduzione di meccanismi costrittivi artificiali (leggi elettorali).
Le conseguenze sono devastanti per l’evoluzione democratica del Paese e producono effetti differenziati nell’area di centro-destra e in quella di centro-sinistra.
Nel centro-destra vi è il massimo di concentrazioni delle forze avvantaggiate da una rivolta animata dal panico e dalla manipolazione della verità. I post-fascisti emarginati, i leghisti, schiuma di visceralità mai assorbita dalla ragione, e Berlusconi alla testa di imprenditori che si ingrassarono nel sistema bloccato della prima repubblica non avrebbero mai potuto aspirare ad essere classi dirigenti per governare .
Il centro-destra ( è bene che il N.Psi lo tenga sempre presente), negli eventi del ’92-’94 ha le radici fondative della sua ragione di esistenza politica. Senza la memoria di quella matrice non potrebbe essere legittimata a governare!
Non si tratta di negoziare un nuovo patto con il Cavaliere. Si deve prendere atto che le divergenze tra socialisti e centro-destra non sono solo di programmi o di prospettive ideali, ma sono di natura fondativa.
Di diversa qualità è la difficoltà dei socialisti nel centro-sinistra.
In questa area la rivolta epuratrice contro i socialisti fu accompagnata da un rigurgito di culture giustizialiste, giacobina e salvifica della sinistra.
Ma a sinistra vi è anche un’altra cultura maggioritaria e silenziosa che si nutre di dialogo, di tolleranza, di liberalità e di rispetto. Comunque, la sinistra per essere al governo non ha bisogno di ricercare, come deve fare il centro-destra, una legittimazione nella giustizia sommaria dei primi anni ’90.
Mi rivolgo a voi perché possiate prendere atto che con il centro-destra vi è incompatibilità fondativa mentre con il centro-sinistra deve essere aperta una battaglia politica senza tregua per emarginare le tendenze illiberali e forcaiole.
Perché non cominciare dalle poche e chiare parole di Macaluso sul “Riformista”:
......................................”Ma, se c’è una questione socialista, il tema resta. Bertinotti è fuori dall’Ulivo e lo condiziona: da sinistra (radicale). Perché non potrebbe farlo un partito socialista autonomo?”……………………………………….
Non è questa l’ora dei chiarimenti di cortesia: il passato non può tornare, ma il nuovo mostra la corda.
Il bipolarismo, artificiale e manipolato, sprofonda nella sua miseria morale e materiale.
I socialisti possono salvare le cose sacre senza litigare su chi deve montare la guardia ai sacrari.
“Socialismo è Libertà” sarà al vostro fianco se vorrete riprendere un cammino comune che la forza delle cose vi obbliga a seguire.
Fraterni saluti.
Il Presidente Socialismo è Libertà - On. Rino Formica
IRAN: LE DONNE CONTRO LE DONNE
Un ultimo attacco a questa democrazia vacillante.
Il Parlamento iraniano ha bocciato il testo di legge proposto dal governo dei Riformatori, che prevedeva un piano quinquiennale che avrebbe avuto tra i suoi punti cardine la difesa dei diritti delle donne e la promozione di una parità femminile in campo giuridico, sociale ed economico.
A febbraio i Conservatori avevano escluso dalle candidature i parlamentari riformatori, ed hanno quindi “riottenuto” la maggioranza. I Riformatori sono stati messi a tacere. Non hanno più rappresentanza, anche lo stesso Khatami, leader del partito riformista, sembra ormai inerte, quasi fosse “ostaggio” della nuova maggioranza.
Il consiglio dei guardiani aveva sospeso il testo di legge perché contrario alle norme islamiche, quindi tornato al Parlamento per essere rivotato, è stato “ovviamente” bocciato.
Un aspetto particolarmente indicativo del basso livello di democrazia, è il voto paradossale delle quindici donne presenti in Parlamento, che hanno bocciato (volontariamente?) “la parità dei sessi”.
La questione femminile, che sembrava poter intravedere finalmente uno spiraglio di luce, pare nuovamente ricadere nell’oscurantismo estremista di un regime religioso, in un “Regno dei Padri”, usando le parole della femminista Adrienne Rich, in cui la dignità umana alle donne non viene in alcun modo riconosciuta ma subordinata alla famiglia, al clan, all’Imam.
Si parla spesso delle ripercussioni sociali di questo “fenomeno”, senza pensare alle fortissime conseguenze psicologiche, che a loro volta, come in un circolo vizioso, scaturiscono nel sociale.
Così ci sono migliaia di donne che per fuggire al loro destino di sottomissione e violenza all’interno della famiglia, scappano, diventando nuovamente vittime di quel “maschilismo” che le condanna.
La prostituzione, l’ospedale psichiatrico o la lapidazione, sono gli scenari possibili che si possono aprire a chi cerca di evadere da questo sistema fatto di coercizioni, obblighi e dogmi religiosi.
ALLA SINISTRA PIACCIONO I TECNICI
Una gran parte del centrosinistra sembra riscoprire nel neo ministro Siniscalco un possibile interlocutore: la vera alternativa a Giulio Tremonti, con il quale non ha mai saputo costruire un rapporto positivo.Ma tutti sanno che Siniscalco non è altro che il continuatore, forse con un po’ meno di spocchia, del suo predecessore.
Come dire: la sinistra rischia di soffrire due contraddizioni. La prima è forse quella di non aver capito che Tremonti prima o poi sarebbe stato rimpianto, come disse in un lucidissimo articolo il Senatore diessino Franco De Benedetti.
La seconda contraddizione è più imbarazzante perché fa coincidere l’imbarazzo dei Ds con quella di Fini, che ha fatto di tutto per mandare via Tremonti senza saperne spiegare tuttora le ragioni, e deve apprezzare Siniscalco come tecnico continuatore della politica dell’ex ministro.
Forse una certa sinistra vive ancora nell’antipolitica e quindi ha un debole per i tecnici. Ma lo stesso succede anche a Fini.
Rutelli e Fassino divisi da Geremek
La prossima settimana apre il nuovo parlamento europeo, e Fassino si è augurato ieri che «l’intergruppo degli eletti della lista Prodi possa consentire un’opera preziosa di tessitura unitaria». In attesa della tessitura, gli eletti diessini si apprestano a votare il socialista spagnolo Josep Borrell per la presidenza del parlamento, mentre gli eletti della Margherita si apprestano a votare per il polacco Bronislaw Geremek.
Non solo, ma Rutelli definisce «inaccettabile» l’accordo tra socialisti e popolari che punta alla elezione di Borrell e si chiede se non sia piuttosto Geremek, l’ex portavoce di Solidarnosc, l’uomo più adatto a rappresentare la grande novità ideale dell’allargamento nella nuova Europa (e sul valore simbolico che assumerebbe l’elezione di Geremek non gli si può certo dar torto).
Nel frattempo, gli eletti diessini nel parlamento europeo si apprestano a votare contro la nomina di Barroso a presidente della Commissione (insieme ai francesi) mentre gli eletti della Margherita, stavolta insieme ai popolari, si apprestano a votare a favore dell’ex premier portoghese, che Prodi stesso definì un’ottima scelta per la sua successione. Aspettando la tessitura unitaria.
Rutelli e Fassino divisi da Geremek
La prossima settimana apre il nuovo parlamento europeo, e Fassino si è augurato ieri che «l’intergruppo degli eletti della lista Prodi possa consentire un’opera preziosa di tessitura unitaria». In attesa della tessitura, gli eletti diessini si apprestano a votare il socialista spagnolo Josep Borrell per la presidenza del parlamento, mentre gli eletti della Margherita si apprestano a votare per il polacco Bronislaw Geremek.
Non solo, ma Rutelli definisce «inaccettabile» l’accordo tra socialisti e popolari che punta alla elezione di Borrell e si chiede se non sia piuttosto Geremek, l’ex portavoce di Solidarnosc, l’uomo più adatto a rappresentare la grande novità ideale dell’allargamento nella nuova Europa (e sul valore simbolico che assumerebbe l’elezione di Geremek non gli si può certo dar torto).
Nel frattempo, gli eletti diessini nel parlamento europeo si apprestano a votare contro la nomina di Barroso a presidente della Commissione (insieme ai francesi) mentre gli eletti della Margherita, stavolta insieme ai popolari, si apprestano a votare a favore dell’ex premier portoghese, che Prodi stesso definì un’ottima scelta per la sua successione. Aspettando la tessitura unitaria.
BARROSO : SOLO UNA CANDIDATURA DI COMPROMESSO?
Jose' Manuel Durao Barroso, attualmente alla guida del governo di centrodestra portoghese, e' stato ufficialmente proposto da Bertie Ahern, il premier irlandese che e' il presidente di turno dell'Unione Europea, come il successore di Romano Prodi.
Essendo un candidato di compromesso non andava enfatizzata troppo la sua appartenenza al centro-destra, per cui ad oggi solo il Partito Popolare ha ufficializzato il suo appoggio al voto di fiducia necessario per l’investitura nel corso della prima sessione di lavori del nuovo Parlamento Europeo, prevista in luglio. L'annuncio della sua candidatura da parte di Ahern e' arrivata nonostante che i rappresentanti del Pse, il partito socialista europeo, avevano espresso forti dubbi sulla sua ''esperienza europeista'' e la sua capacita' di ''comunicare l'idea di Europa in un'Unione allargata'', mantre i verdi si annunciano impegnati in una campagna anti-Barroso e i liberali, per bocca del loro capogruppo Graham Green, «non hanno ancora sciolto la riserva».
Compiacimento per la nomina del premier portoghese a presidente della Commissione europea è stato espresso dal presidente Bush. Il Portogallo ha ospitato il summit delle Azzorre durante il quale, il 16 marzo 2003, Stati Uniti, Gran Bretagna e la Spagna dell'ex premier Aznar annunciarono l'intenzione di attaccare l'Iraq di Saddam Hussein ed ha in seguito appoggiato gli Usa nel dopoguerra iracheno. Bush, attraverso un portavoce della Casa Bianca, si e' detto pronto a "continuare a lavorare con l'Unione europea dopo il successo del vertice Ue-Usa della settimana scorsa in Irlanda".
L’appuntamento della fiducia non si annuncia quindi così scontato, ma non si può non notare che l’ammorbidimento dell’asse Parigi-Berlino potrebbe essere il segnale di un faticoso “patto di stabilità” comunitario. Nelle prossime intense giornate toccherà proprio al premier portoghese, pago anche dell’appoggio del neoeletto primo ministro spagnolo Zapatero, cercare di convincere i più perplessi con una sapiente opera di distribuzione dei 25 posti di Commissario.
Per quanto riguarda invece il governo italiano, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha cercato anche in questa occasione di fare pubblicità al premier, affermando che "la nomina di Barroso e' motivo di grande soddisfazione per il governo italiano", che gli fornira' "il massimo appoggio" . "Nelle ultime settimane il presidente Berlusconi ha sviluppato una serie di intensi contatti con i leader europei per sostenere la candidatura del primo ministro portoghese e per far convergere sul suo nome il massimo dei consensi", ha affermato il titolare della Farnesina. "Si conferma, con questo risultato - ha aggiunto - la leadership del presidente Berlusconi nell'ambito del Partito popolare europeo, come del resto numerosi capi di governo hanno riconosciuto anche di recente". Sembrerebbe che visto l’enorme perdita di consensi e credibilità politica all’interno della sua coalizione, ora cerchi disperatamente la leadership almeno nel Ppe.
ITALIA: IL PESO DELLE AMMINISTRATIVE
Il ballottaggio per l’elezione di alcuni Presidenti di Provincia assumerà un significato politico nazionale. L’elezione di Penati a Milano rappresenterebbe l’inizio di una nuova fase positiva per il centrosinistra, ma anche contemporaneamente l’inizio della crisi del centrodestra, che verrebbe colpito proprio nel “centro nevralgico” della politica berlusconiana. Ma la vittoria di Penati assumerebbe anche un altro significato. Vince il centrosinistra unito, compresa Rifondazione Comunista, senza togliere nulla al ruolo dei partiti che lo compongono. Tutto ciò potrebbe spostare l’asse del dibattito interno al centrosinistra, a favore del Ressemblement e a sfavore del proseguimento dell’ esperienza della lista “Uniti nell’Ulivo”.
I SOCIALISTI VERSO IL VOTO DEL 12 E 13 GUIGNO
I socialisti vanno al voto alle europee e alle amministrative ancora divisi. Lo SDI si presenta con proprie liste alle provinciali e alle comunali, coerentemente alleato, salvo qualche eccezione, con le altre forze del centrosinistra. I cosiddetti Socialisti Uniti, di De Michelis, Craxi, Signorile, alle amministrative, si presentano talvolta fuori dai poli e talvolta alleati della Casa delle Libertà. Con qualche contraddizione. De Michelis invoca la sua alleanza con Berlusconi, Signorile sembra volersi distinguere.
Per le europee lo SDI si presenta con i propri candidati nella lista UNITI nell’ULIVO, mentre si presentano con la propria lista i Socialisti Uniti. E poi ci sono quelli che pensano di poter fare i socialisti in Forza Italia, ma questa scelta si commenta da sé
LA SINISTRA ITALIANA E LA GUERRA IN IRAQ
Già un anno fa quando si trattava di decidere contro la missione italiana in Iraq la sinistra si divise tra quelli contrari senza se e senza ma, e quelli favorevoli a condizione che ci fosse il coinvolgimento dell’ONU. Poi la divisione popolare e trasversale della sinistra è sembrata chiarirsi sul piano politico con la nascita della Lista Uniti nell’Ulivo, riconoscendo all’alleanza DS, SDI e Margherita il campo riformista e agli altri quello massimalista, pacifista antiamericano. La cosa ha retto fino a qualche giorno fa, quando Prodi ha accelerato i tempi proponendo per il 20 maggio in Parlamento una mozione a favore del ritiro immediato del contingente italiano. Come dire, Prodi ha imposto e messo in minoranza coloro che sulla linea del disimpegno non ci sono mai stati. L’ala riformista di DS, D’Alema, Amato che solo qualche giorno prima aveva annunciato il suo voto contrario ad un ipotesi di questo genere, il piccolo ma sempre coerente SDI, Letta nella Margherita ed anche Cacciari, Debenedetti ed altri. Sta forse già accadendo che la lista unitaria e i riformisti stanno subendo i condizionamenti del correntone, che a sua volta subisce i condizionamneti degli estremisti pacifisti no global e bertinottiani? Può essere, ma il ruolo di Prodi presidente della commissione europea dovrebbe essere un altro. O sul cambio di posizione ci sono le foto delle torture?
BOCCIATURA AMATO: UN SEGNALE A DS E SDI?
Giuliano Amato, uno degli esponenti più prestigiosi della sinistra europea, è stato battuto per sei voti dal Danese Poul Rasmussen, perdendo la possibilità di dare ai socialisti italiani la carica di presidente del Partito del socialismo europeo. Il neo eletto presidente del Pse, Poul Rasmussen, ha offerto la collaborazione del gruppo socialista europeo e la sua presenza durante la campagna in Italia alla lista Uniti nell’Ulivo. Ma è stato molto chiaro e deciso sui confini delle caratteristiche e prospettive del partito europeo.
“Il gruppo socialista - ha dichiarato Rasmussen- deve restare com’è, mantenendo la sua identità che è stata definita in modo chiaro proprio nel congresso appena terminato di Bruxelles”.
Queste parole, che in un certo senso vanno a marcare le differenze, sembrano stravolgere le prospettive di allargamento del gruppo, tanto sponsorizzate dalla Quercia e dallo SDI.
Dall’altra parte con una la reazione forse un po’ risentita, Beppe Fiorani della margherita sostiene che ora, diventato evidente che la vecchia socialdemocrazia rimarrà invariata, sarà più facile investire in un gruppo nuovo.
ECCO IL PENSIERO DI ENRICO BOSELLI SUL FUTURO PARTITO RIFORMISTA
Tratto dalle conclusioni del 3° Congresso nazionale dello SDI - Fiuggi 4 aprile 2004
"Per le elezioni europee possiamo contare soprattutto sulla forza innovativa delle nostre idee. Quando ci diamo come meta il partito riformista, dobbiamo approfondire i modi e le forme in cui questo processo potrà avvenire. Noi abbiamo chiamato il nuovo partito, per la cui costruzione vogliamo lavorare, riformista perché questa definizione risponde ad un’antica a vocazione che non è solo del movimento operaio socialista ma anche del cattolicesimo democratico in Italia.
Non vogliamo però fare una questione di nomi. Questo nuova formazione potrebbe a giusta ragione chiamarsi "partito dell’Ulivo": sarebbe questo il modo per sancire meglio un’innovazione ancora più forte che ci troverebbe sicuramente favorevoli.
Ci poniamo, tuttavia, il problema di quale potrebbe essere la differenza tra il "partito dell’Ulivo" e il partito riformista che ci siamo posti come obiettivo strategico. Oggi, infatti, ci troviamo di fronte ad una articolazione del centrosinistra che è fondata su più cerchi concentrici: c’è la cooperazione rafforzata tra i partiti che hanno dato vita alla lista Prodi; c’è l’Ulivo che comprende, oltre alla Margherita, ai DS e allo SDI, anche l’Udeur, i Comunisti italiani e i Verdi; c’è un’intesa più vasta che si estende all’Italia dei Valori di Di Pietro e di Occhetto; c’è una alleanza ancora più larga, ancora da definire, con Rifondazione comunista.
Si tratta, dopo le elezioni, di semplificare l’alleanza di centrosinistra. Innanzitutto, bisognerà chiarire il rapporto che deve esistere tra la cooperazione rafforzata dei riformisti e le regole che presiedono all’unità dell’Ulivo. Noi siamo convinti che la cooperazione rafforzata dei riformisti dovrà avviarsi a coincidere con l’Ulivo, con un chiarimento inevitabile di rilevante portata politica e programmatica. Innanzitutto, si deve stabilire come condizione di appartenenza all’Ulivo la regola della maggioranza per la quale chi vi appartiene deve seguire politicamente e in Parlamento l’orientamento prevalente. Non vogliamo estromettere nessuno dall’Ulivo, ma non vogliamo neppure che l’Ulivo perda qualsiasi significato politico e non abbia alcuna fisionomia. Se dovessi abbozzare il futuro, vedo un Ulivo, come nucleo riformista, che è il timone di una più vasta alleanza di centrosinistra e di sinistra."
IN EUROPA VINCONO I SOCIALISTI
Vogliamo dedicare l''argomento del mese al successo elettorale dei socialisti in Spagna e alle regionali francesi. La questione è questa. Spira in Europa un vento a favore di tutta la sinistra o sono questi due casi isolati? Il centro sinistra italiano può essere anche indirettamnete favorito nelle prossime elezioni europee ed amministrative? Questi successi possono incoraggiare la nascita di una forza socialista in Italia?
CERCANSI ANTIDOTI AL SONNO DI MILANO - Lettera al Corriere della Sera del 6 Marzo 2004
Siamo stati molto stimolati dal fondo di Franco Morganti sul Corriere Milano di qualche giorno fa.. Ci piacerebbe molto che si aprisse un grosso dibattito sul perché del sonno Milano. Alle tre opzioni presentate se ne potrebbero aggiungere molte altre, forse anche “la disperazione” di quanti pensano sia inutile confrontarsi, impegnarsi, discutere e….ricominciare. Però, poi, è proprio vero che ci sia questo sonno e che sia così profondo?
Sono scomparsi, è vero, i circoli, quelli con la lettera maiuscola; sono cambiati sicuramente i modi di incontro, i modi di discutere. Oggi ad un dibattito di idee, si preferisce parlare di concretezza, di realtà spicciola.
Ma non sarà anche perchè mancano i socialisti? Non è forse vero che si sente la necessità di una cultura di libertà e di giustizia sociale, quella che transitava dai Convegni, dagli incontri e dai dibattiti nella presenza impegnata nelle istituzioni dove le idee si trasformavano in atti concreti?
Da parte nostra, fedeli allo spirito del riformismo socialista europeo, abbiamo dato vita all’Associazione Culturale Il Socialista con sede in via Andrea Costa, che si propone come luogo di confronto tra le forze del socialismo europeo e quelle che si richiamano ai valori del riformismo cattolico e democratico. La nostra Associazione mira ad essere “il forum” per il rilancio di una nuova iniziativa politica e culturale che riapra per Milano una stagione di speranza e di “concretezza” illuminata.
Per l’associazione Giandomenico Ferrari
I POLITICI SONO TUTTI LADRI parola di Silvio Berlusconi
Ha scosso le aule della politica la frase di Silvio Berlusconi socondo il quale "i politici che hanno una casa al mare o in montagna o una barca sono ladri, come hanno fatto a fare questi soldi se non hanno mai fatto niente?" Un tema interessante al quale hanno risposto in tanti (tra questi vi consigliamo la lettera di Francesco Cossiga riportata nella rubrica Documenti del nostro Museo Virtuale). Noi vi vogliamo far soffermare l’attenzione sul fatto che fare politica per Berlusconi significa "non far niente". Ore e ore buttate via. Sacrifici inutili, Ma perché c’è la politica se non serve a niente?
82MILA FAMIGLIE NELLA POVERTA’ A MILANO
Ottantaduemila famiglie a rischio a Milano, sono il 13% del totale e vivono sotto la soglia di povertà. Sono anziani soli, pensionati e donne capofamiglia disoccupate.
Tra i nuovi poveri ci sono anche famiglie apparentemente ‘normali’, basta un figlio in più, un anziano a carico o una malattia, per finire nella fascia della povertà. “Tutti gli indicatori statistici - spiega Roberto Biscardini, capogruppo dello Sdi in Regione Lombardia e presidente de ‘il Socialista’ - dicono che un figlio a carico costa ogni mese tra i seicento e i milleduecento euro, mentre un anziano non autosufficiente o un disabile costa tra i seicento e gli ottocento euro”.
Rispunta la P2
Emanuele Macaluso dalle pagine del “Riformista” commenta le recenti uscite sulla P2, utile per una riflessione
Nei giorni in cui il Parlamento approvava la legge Gasparri, l'Unità notò che quel testo era come quello a suo tempo proposto dalla P2 di Licio Gelli. L'allusione era al presidente del Consiglio, il cui nome si poteva leggere nella lista degli associati a quella loggia coperta. Per quel che abbiamo saputo e capito della vecchia P2, Berlusconi allora era solo una comparsa. Oggi sarebbe il regista. E sarebbe stato lui, quindi, a ripescare quella proposta che coincide con i suoi interessi di padrone di Mediaset. Ieri su Repubblica abbiamo letto un'intervista di Guido Passalacqua a Bossi, il quale dice che «c'è una nuova P2, che è organizzata trasversalmente». Abbiamo avuto un sussulto: parla di corda in casa dell'impiccato? Invece si capisce che il Cavaliere nella nuova P2 non c'è. Ci sarebbero i “potenti” che sono nella CdL e nell'Ulivo. Si tratta dice, il senatur, di un «coacervo forte di tipo economico e politico che vuole i soldi e che è trasversale alla politica». Esattamente come la P2 di Gelli. Insomma lo scontro in atto sarebbe pilotato dalla vecchia P2, da una parte, e dalla nuova P2, dall'altra: entrambe trasversali. Siamo tornati al bipolarismo imperfetto?
FINANZA E FRODI CONTABILI: OCCORRONO REGOLE E TRASPARENZA
Secondo il Financial Times, il caso Parmalat rappresenta la più grossa frode contabile (l'ammanco è di circa lo 0,8 % del Pil italiano) nella storia finanziaria europea e non è sorprendente sia avvenuto in Italia piuttosto che in Finlandia. Il Governo è intervenuto con un decreto che stabilisce una procedura accelerata di amministrazione straordinaria, al fine di conservare la posizione di mercato dell'impresa. E' un provvedimento opportuno? O piuttosto rafforza l'immagine di un Paese dove si approvano leggi ad hoc per sanare situazioni di crisi e dove le regole esistono solo per essere disattese? Gli esempi, dal falso in bilancio ai vari condoni, non mancano. Il sistema delle nostre imprese è attrezzato per competere nel mercato globale, dove trasparenza e fiducia degli investitori sono cruciali? Costruire un sistema di regole stringenti e credibili è una delle priorità per il governo della nostra economia. In particolare, è necessario il riordino del sistema di vigilanza e controllo sui mercati finanziari. Verso quale modello di regolamentazione ci si dovrebbe indirizzare?
ANCORA LISTA UNICA
Sia chi è contro, sia chi è a favore ha il dovere e il diritto di chiarire e di confrontarsi con chiunque per chiarire. Infatti i contorni non sono ancora definiti, quindi bisogna uscire dal chiuso del dibattito tra i leader per costriure idee condivise. Ma c'è chi sostiene che più si discute, più emerge la Balele dei linguaggi, dei fini e delle radici
MANCA UN SOGGETTO POLITICO CHE SAPPIA DARE VALORE ALLA POLITICA
Abbiamo scelto come argomento di discussione il tema “Manca un soggetto politico che sappia dare valore alla politica”, prendendo spunto da un messaggio ricevuto qualche giorno fa, inviatoci da un nostro lettore-utente. Il tema non è da poco. Siamo stimolati a discutere ed a rispondere alla domanda: “Manca alla politica italiana un soggetto politico che fa politica?”
Forse ne manca più di uno per essere una moderna e matura democrazia. Forse mancano partiti che ritrovano la forza dei propri programmi e della propria identità nelle più storiche e importanti tradizioni politiche italiane ed europee. Viviamo sotto le macerie della cultura politica e dell’antipolitica. E i progetti in campo hanno tutti un respiro corto e a termine. La tattica prevale sulla grande passione e sul grande disegno riformatore. In sintesi quali saranno i partiti della seconda repubblica? O continuerà il trasformismo della seconda.
LISTA UNICA, PARTITO UNICO
Intorno alla proposta di Romano Prodi di fine luglio di dar vita per le elezioni europee ad una lista unica dell'Ulivo, si è concentrato il dibattito del mese di agosto nel centro sinistra. Comunisti Italiani, Verdi e Udeur di Mastella hanno detto no. Negli altri partiti DS, Margherita e SDI si sono detti molti si, molti di questi poco convinti e con molta tattica. Dopo di che si è rilanciato nella direzione di un percorso a due tappe: prima la lista dei riformisti e poi il via ad un unico partito riformista. Su questo il dibattito si è aperto dentro i singoli partiti con alcuni favorevoli ed altri contrari. Ma la sintesi potrebbe non essere semplice: DS, Margherita e SDI, se l'operazione dovesse andare in porto, potrebbero perdere dei pezzi.
La democrazia italiana ha bisogno del proporzionale?
Si è riaperto nel dibattito politico nazionale il tema del sistema elettorale: maggioritario o proprozionale? La ragione è semplice gli obiettivi che il paese si prefisse quando introdusse il maggioritario sono pressochè tutti falliti. Non si sono ridotti il numero dei partiti (che anzi sono nel frattempo aumentati) e il potere di ricatto dei piccoli partiti dentro le caolizioni è molto maggiore che nella cosidetta Prima Repubblica. I governo non sono più stabili di prima: dal 1994 in poi si sono succeduti più governi di più di quelli che si sono succeduti negli otto anni precedenti. I governi attuali non sono molto diversi dai precedenti governi di caolizione. Il maggioritario avrebbe ridotto il peso della rappresentanza democratica non aumentano la stabilità e la governabilità del sistema.
Il futuro della democrazia
Il dibattito sul futuro della Democrazia si è riaperto a partire dalla convinzione che la democrazia anche nel nostro paese sia sempre più in crisi. Da molti sono giudicati in crisi i sistemi di governo, presidenziali e parlamentari, in crisi i sistemi di controllo democratico di chi detiene il potere, in estrema difficoltà la possibilità per il popolo di avere voce nell'esercizio del potere.
Dopo anni di profonde trasformazioni e di tanta antipolitica sembra che il popolo abbia sempre meno voce in Italia come nel resto del mondo.
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